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2021-03-02
Dal nylon ripescato in mare alla pelle mela: il green è il nuovo colore del lusso
È la «sciura milanese» la donna più di moda del prossimo inverno. Borghese nell'anima, sa come vestire, come ingioiellarsi, come porsi. Mette, magari, un Fay active con un abito super sexy di N21 di Alessandro Dell'Acqua. Abbinare è un imperativo. La moda guarda a lei, al suo stile che resiste al tempo e travalica i confini. Ed è sempre lei che pone molta attenzione all'ambiente, ancora di più in era Covid. Questa la tendenza della Milano fashion week, che si è chiusa ieri. Come dice Claudio Marenzi, patron di Herno, «la sostenibilità deve diventare un non tema, essere la normalità». Per ora non è così per tutti e la parola sostenibilità è solo un termine di «moda», quando non ci sono altri argomenti per descrivere un prodotto. Ma Marenzi ciò che dice fa e con la sua linea Herno Globe ha dato e dà il meglio. Il filo conduttore è una storia autenticamente green iniziata in casa Herno da oltre un decennio e che si potrebbe definire made in lago Maggiore. Si comincia dal nylon che si decompone in materia organica in soli cinque anni rispetto ai 50 del comune nylon, fino al nylon riciclato partendo dalle reti da pesca recuperate dai mari del mondo e dai tappeti destinati alla discarica. Così la lana riciclata e la piuma rigenerata.
La sostenibilità, come dimostra Herno, è sempre più glamour. Parola magica per Tod's nella collezione disegnata da un magistrale Walter Chiapponi, capace di dare una svolta stilistica al brand di Diego Della Valle. Alla base eleganza, sofisticatezza, ricercatezza, citazioni couture e grande cultura che già si respira nel coinvolgente video di presentazione girato a Casa Corbellini-Wassermann (1934-36) disegnata da Piero Portaluppi e oggi galleria di Massimo De Carlo. Materiali eccelsi diventano piumini a «forme estreme come un tubino» e con colli a gorgiera, gonne grembiule di pelle o di batista trasparente, trench oversize, camicie con fiocchi. Le borse, da molto grandi a piccole, (TTimeless e Oboe) sono la summa del più alto artigianato, requisito essenziale di ogni oggetto Tod's. Si va a teatro con Valentino che sceglie il Piccolo Teatro mentre Msgm ambienta il suo straordinario video al Teatro Manzoni. Un progetto di moda di Massimo Giorgetti che accomuna l'arte e la musica, che guarda all'energia dei giovani capaci di riavvolgere il nastro (le modelle vanno all'indietro) e ripartire con la massima energia vestiti di colore, di vinile riciclato, econappa e ecopelliccia. Si cambia totalmente atmosfera da Elisabetta Franchi, che sceglie di girare il suo video in un maneggio. Ovvio che lo stile sia quello da cavallerizza, un'eleganza aristocratica che va dal rigore di giacche perfette a camicie con stampa a staffe, fino alla sexy amazzone in gonne soleil, mini e cuissards, raffinati abiti da sera.
Elementi che rimandano all'equitazione e dall'aria british anche da Eleventy, marchio ben noto per i tessuti di pregio sempre utilizzati per capi sartoriali. Questa volta presenta una lana davvero speciale 14 micron, ovvero lavorata con aghi sottilissimi con cui si facevano le calze. Risultato, cappotti e giacche/camicia (uno dei capi clou) impalpabili, fusione di confort e sartorialità. «È tornata la voglia di vestire bene», spiega Paolo Zuntini, cofondatore del brand con Marco Baldassari, «il made in Italy anche negli accessori made in Marche». Si chiama «pelle mela» ed è ottenuta dagli scarti delle mele il materiale della serie di borse di Genny, marchio disegnato da Sara Cavazza, da sempre molto attenta alla sostenibilità. Nella collezione sono tante le orchidee, il fiore del brand, che si fa stampa, bottoni, intarsi. E poi le farfalle che diventano perfino in 3D. Gli smoking sono un leit motiv accanto ad abiti da sera che rispecchiano la voglia di tornare alla vita normale.
Gilberto Calzolari è sempre stato coerente sul tema del rispetto dell'ambiente. Ha ambientato la sua capsule al Teatro Parenti per solidarietà con i teatri chiusi. E punta su lane maschili Eco in lana riciclata e antibatterica; su tessuti fondi di magazzino che verrebbero buttati. Filati naturali come alpaca, mohair da Momonì. Belle le sete disegnate a stampe lacustri e i cappottoni vestaglia da abbinare a pantaloni jogging e felpe. Lana compatta invece, da Calcaterra. Si passa al cashmere e lane da Cividini, che unisce la preziosità dei materiali alla cultura: maglie con disegni ispirati liberamente a quadri e opere dei musei. Il prossimo inverno ci si potrà scaldare con le pellicce finte. Quelle di Alabama Muse, disegnate da Alice Gentilucci, sono da toccare per credere. Lavorate con stile sartoriale, sono un tutt'uno di intarsi e patchwork e colori. Anche da Oof la pelliccia è magistralmente fake. Altra musica da Moorer, dove la qualità di capospalla premium luxury è fatta di piuma e fibre pregiate come cachemire e cincillà, lana vergine e angora per proposte a dir poco esclusive, sia da donna che da uomo. Simonetta Ravizza vede in Jane Birkin la sua musa ispiratrice. Quindi moda di carattere con montoni taglio over color arancio, stampe giraffa, cappotti e piumini in cachemire e in morbida «pelle guanto». Chiara Boni, con il suo jersey sostenibile, ha creato la Leisure collection, una serie di capi comfy super performanti come pantaloni palazzo, dalla vestibilità skinny o baggy con elastico in vita da portare con top, bluse e bomber. Per Luisa Spagnoli il must di stagione è la tuta, in jersey di lana stretch o raso stampato da alternare ad abiti di lana merino con orlo a balza. Cristina Parodi e Daniela Palazzi hanno creato Crida, storia di moda e amicizia tra donne, dove il capo emblema è l'abito. Le camicie più belle, e non solo, sono firmate shi.RT di Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, che mescolano motivi geometrici a madras e scozzesi.
Lavinia Biagiotti ha presentato la nuova collezione Laura Biagiotti con un corto girato al Museo dell'Ara Pacis. «L'Ara Pacis», ha detto Lavinia, «è un luogo fortemente evocativo e significativo: simbolo dell'inizio di una nuova era di prosperità, intreccia una trama tra passato e futuro. Lì è nata l'età d'oro di Augusto». Si volta pagina con Blumarine disegnata da Nicola Brognano, dove si scorda il momento: luccichii, trasparenze, desiderio di sedurre sono un remake del marchio visto con gli occhi pop del giovane stilista. Antonio Marras è il più felice di tutti: gira il video nella sua Sardegna. E gli fa il pari Daniel Del Core, alla sua prima esperienza in passerella. Anche l'unica fisica. Una haute couture degli anni a venire. Scolastica, Philosophy di Lorenzo Serafini.
La scarpa torna con i piedi per terra
Ridurre, riutilizzare, riciclare. Ripensare, ridisegnare, rispettare. La nuova filosofia della moda ha ingranato la marcia e arriva nella collezione Hogan-3r, realizzata con amore verso la terra e le persone che la abitano, fatta con materiali riciclati pensati per creare un prodotto di qualità e valore.
«Come azienda abbiamo la responsabilità di promuovere processi innovativi di sostenibilità ambientale, oltre che sociale, nell'interesse di salvaguardare il nostro pianeta e il suo delicato equilibrio», ha spiegato Andrea Della Valle, presidente di Hogan e vicepresidente del Gruppo Tod's. «È in atto un importante cambiamento socioculturale. Insieme alle nuove generazioni, sempre più informate e impegnate, dobbiamo condividere non solo valori ma anche azioni. Dobbiamo farlo con la consapevolezza che ogni piccolo passo intrapreso oggi costituisce le fondamenta per un futuro migliore». Incentivare percorsi progettuali innovativi, privilegiare scelte di qualità, funzionalità ed estetica, favorendo l'heritage alle tendenze, sono elementi che da sempre fanno parte delle virtù di Hogan. «A powerful environmental collage» è il titolo del videoclip firmato dall'artista inglese Quentin Jones per Hogan. La nuova sneaker Hogan-3r è realizzata con un particolare materiale composto da pellami rigenerati e plastiche riciclate. Innovativo design 3D per le suole ultraleggere con caratteristico logo H passante su tomaia e battistrada, prodotte dal recupero di scarti industriali che prevengono lo smaltimento dei rifiuti.
I pilastri di Geox come traspirabilità, termoregolazione e impermeabilità, che significano salvaguardia del benessere di un pubblico evoluto e consapevole, finiscono in una collezione trendy. Décolleté o stivali alla caviglia e al ginocchio in pelle stampa cocco, ma anche décolleté in suede o stivali in nappa alti o bassi con fascia elastica rappresentano la collezione del prossimo inverno. Il tema della sostenibilità è sempre più rilevante per Geox e il debutto della calzatura Spherica in versione green rappresenta il manifesto dell'impegno del brand in questa direzione. Tecnologia e sostenibilità si coniugano nella sneaker dall'attitude sportiva, perfetto complemento di un look casual. «In un momento di difficoltà che non è solo italiano ma del mondo, siamo l'unica azienda italiana del settore che ha una distribuzione diretta a livello mondiale in 100 Paesi, con negozi e corner», spiega Mario Moretti Polegato, presidente di Geox, «vogliamo mantenere questa nostra posizione ma occorre gestirla in maniera diversa da come abbiamo fatto finora. C'è un processo al quale stiamo lavorando. Mezzo milione di paia di scarpe vendute vuol dire che la tecnologia abbinata al gusto è vincente». Philippe Model Paris, brand francese leader nel segmento sneaker high-end, ha lanciato, in occasione dei Mondiali di sci di Cortina d'Ampezzo, Rocx, la nuova sneaker, realizzata in limited, ispirata al mondo del trekking e della montagna.
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La Fashion week di Milano propone una donna sempre più innamorata dello stile e dell'ambiente. In una sintesi estrema tra materiali di pregio e tessuti di scartoTod's lancia la sneaker Hogan-3r realizzata con pellami rigenerati e plastiche riciclate.Il manifesto dell'impegno di Geox si chiama Spherica e non rinuncia a essere trendyLo speciale contiene due articoliÈ la «sciura milanese» la donna più di moda del prossimo inverno. Borghese nell'anima, sa come vestire, come ingioiellarsi, come porsi. Mette, magari, un Fay active con un abito super sexy di N21 di Alessandro Dell'Acqua. Abbinare è un imperativo. La moda guarda a lei, al suo stile che resiste al tempo e travalica i confini. Ed è sempre lei che pone molta attenzione all'ambiente, ancora di più in era Covid. Questa la tendenza della Milano fashion week, che si è chiusa ieri. Come dice Claudio Marenzi, patron di Herno, «la sostenibilità deve diventare un non tema, essere la normalità». Per ora non è così per tutti e la parola sostenibilità è solo un termine di «moda», quando non ci sono altri argomenti per descrivere un prodotto. Ma Marenzi ciò che dice fa e con la sua linea Herno Globe ha dato e dà il meglio. Il filo conduttore è una storia autenticamente green iniziata in casa Herno da oltre un decennio e che si potrebbe definire made in lago Maggiore. Si comincia dal nylon che si decompone in materia organica in soli cinque anni rispetto ai 50 del comune nylon, fino al nylon riciclato partendo dalle reti da pesca recuperate dai mari del mondo e dai tappeti destinati alla discarica. Così la lana riciclata e la piuma rigenerata.La sostenibilità, come dimostra Herno, è sempre più glamour. Parola magica per Tod's nella collezione disegnata da un magistrale Walter Chiapponi, capace di dare una svolta stilistica al brand di Diego Della Valle. Alla base eleganza, sofisticatezza, ricercatezza, citazioni couture e grande cultura che già si respira nel coinvolgente video di presentazione girato a Casa Corbellini-Wassermann (1934-36) disegnata da Piero Portaluppi e oggi galleria di Massimo De Carlo. Materiali eccelsi diventano piumini a «forme estreme come un tubino» e con colli a gorgiera, gonne grembiule di pelle o di batista trasparente, trench oversize, camicie con fiocchi. Le borse, da molto grandi a piccole, (TTimeless e Oboe) sono la summa del più alto artigianato, requisito essenziale di ogni oggetto Tod's. Si va a teatro con Valentino che sceglie il Piccolo Teatro mentre Msgm ambienta il suo straordinario video al Teatro Manzoni. Un progetto di moda di Massimo Giorgetti che accomuna l'arte e la musica, che guarda all'energia dei giovani capaci di riavvolgere il nastro (le modelle vanno all'indietro) e ripartire con la massima energia vestiti di colore, di vinile riciclato, econappa e ecopelliccia. Si cambia totalmente atmosfera da Elisabetta Franchi, che sceglie di girare il suo video in un maneggio. Ovvio che lo stile sia quello da cavallerizza, un'eleganza aristocratica che va dal rigore di giacche perfette a camicie con stampa a staffe, fino alla sexy amazzone in gonne soleil, mini e cuissards, raffinati abiti da sera. Elementi che rimandano all'equitazione e dall'aria british anche da Eleventy, marchio ben noto per i tessuti di pregio sempre utilizzati per capi sartoriali. Questa volta presenta una lana davvero speciale 14 micron, ovvero lavorata con aghi sottilissimi con cui si facevano le calze. Risultato, cappotti e giacche/camicia (uno dei capi clou) impalpabili, fusione di confort e sartorialità. «È tornata la voglia di vestire bene», spiega Paolo Zuntini, cofondatore del brand con Marco Baldassari, «il made in Italy anche negli accessori made in Marche». Si chiama «pelle mela» ed è ottenuta dagli scarti delle mele il materiale della serie di borse di Genny, marchio disegnato da Sara Cavazza, da sempre molto attenta alla sostenibilità. Nella collezione sono tante le orchidee, il fiore del brand, che si fa stampa, bottoni, intarsi. E poi le farfalle che diventano perfino in 3D. Gli smoking sono un leit motiv accanto ad abiti da sera che rispecchiano la voglia di tornare alla vita normale. Gilberto Calzolari è sempre stato coerente sul tema del rispetto dell'ambiente. Ha ambientato la sua capsule al Teatro Parenti per solidarietà con i teatri chiusi. E punta su lane maschili Eco in lana riciclata e antibatterica; su tessuti fondi di magazzino che verrebbero buttati. Filati naturali come alpaca, mohair da Momonì. Belle le sete disegnate a stampe lacustri e i cappottoni vestaglia da abbinare a pantaloni jogging e felpe. Lana compatta invece, da Calcaterra. Si passa al cashmere e lane da Cividini, che unisce la preziosità dei materiali alla cultura: maglie con disegni ispirati liberamente a quadri e opere dei musei. Il prossimo inverno ci si potrà scaldare con le pellicce finte. Quelle di Alabama Muse, disegnate da Alice Gentilucci, sono da toccare per credere. Lavorate con stile sartoriale, sono un tutt'uno di intarsi e patchwork e colori. Anche da Oof la pelliccia è magistralmente fake. Altra musica da Moorer, dove la qualità di capospalla premium luxury è fatta di piuma e fibre pregiate come cachemire e cincillà, lana vergine e angora per proposte a dir poco esclusive, sia da donna che da uomo. Simonetta Ravizza vede in Jane Birkin la sua musa ispiratrice. Quindi moda di carattere con montoni taglio over color arancio, stampe giraffa, cappotti e piumini in cachemire e in morbida «pelle guanto». Chiara Boni, con il suo jersey sostenibile, ha creato la Leisure collection, una serie di capi comfy super performanti come pantaloni palazzo, dalla vestibilità skinny o baggy con elastico in vita da portare con top, bluse e bomber. Per Luisa Spagnoli il must di stagione è la tuta, in jersey di lana stretch o raso stampato da alternare ad abiti di lana merino con orlo a balza. Cristina Parodi e Daniela Palazzi hanno creato Crida, storia di moda e amicizia tra donne, dove il capo emblema è l'abito. Le camicie più belle, e non solo, sono firmate shi.RT di Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, che mescolano motivi geometrici a madras e scozzesi. Lavinia Biagiotti ha presentato la nuova collezione Laura Biagiotti con un corto girato al Museo dell'Ara Pacis. «L'Ara Pacis», ha detto Lavinia, «è un luogo fortemente evocativo e significativo: simbolo dell'inizio di una nuova era di prosperità, intreccia una trama tra passato e futuro. Lì è nata l'età d'oro di Augusto». Si volta pagina con Blumarine disegnata da Nicola Brognano, dove si scorda il momento: luccichii, trasparenze, desiderio di sedurre sono un remake del marchio visto con gli occhi pop del giovane stilista. Antonio Marras è il più felice di tutti: gira il video nella sua Sardegna. E gli fa il pari Daniel Del Core, alla sua prima esperienza in passerella. Anche l'unica fisica. Una haute couture degli anni a venire. Scolastica, Philosophy di Lorenzo Serafini. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/dal-nylon-ripescato-in-mare-alla-pelle-mela-il-green-e-il-nuovo-colore-del-lusso-2650845092.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-scarpa-torna-con-i-piedi-per-terra" data-post-id="2650845092" data-published-at="1614623367" data-use-pagination="False"> La scarpa torna con i piedi per terra Ridurre, riutilizzare, riciclare. Ripensare, ridisegnare, rispettare. La nuova filosofia della moda ha ingranato la marcia e arriva nella collezione Hogan-3r, realizzata con amore verso la terra e le persone che la abitano, fatta con materiali riciclati pensati per creare un prodotto di qualità e valore. «Come azienda abbiamo la responsabilità di promuovere processi innovativi di sostenibilità ambientale, oltre che sociale, nell'interesse di salvaguardare il nostro pianeta e il suo delicato equilibrio», ha spiegato Andrea Della Valle, presidente di Hogan e vicepresidente del Gruppo Tod's. «È in atto un importante cambiamento socioculturale. Insieme alle nuove generazioni, sempre più informate e impegnate, dobbiamo condividere non solo valori ma anche azioni. Dobbiamo farlo con la consapevolezza che ogni piccolo passo intrapreso oggi costituisce le fondamenta per un futuro migliore». Incentivare percorsi progettuali innovativi, privilegiare scelte di qualità, funzionalità ed estetica, favorendo l'heritage alle tendenze, sono elementi che da sempre fanno parte delle virtù di Hogan. «A powerful environmental collage» è il titolo del videoclip firmato dall'artista inglese Quentin Jones per Hogan. La nuova sneaker Hogan-3r è realizzata con un particolare materiale composto da pellami rigenerati e plastiche riciclate. Innovativo design 3D per le suole ultraleggere con caratteristico logo H passante su tomaia e battistrada, prodotte dal recupero di scarti industriali che prevengono lo smaltimento dei rifiuti. I pilastri di Geox come traspirabilità, termoregolazione e impermeabilità, che significano salvaguardia del benessere di un pubblico evoluto e consapevole, finiscono in una collezione trendy. Décolleté o stivali alla caviglia e al ginocchio in pelle stampa cocco, ma anche décolleté in suede o stivali in nappa alti o bassi con fascia elastica rappresentano la collezione del prossimo inverno. Il tema della sostenibilità è sempre più rilevante per Geox e il debutto della calzatura Spherica in versione green rappresenta il manifesto dell'impegno del brand in questa direzione. Tecnologia e sostenibilità si coniugano nella sneaker dall'attitude sportiva, perfetto complemento di un look casual. «In un momento di difficoltà che non è solo italiano ma del mondo, siamo l'unica azienda italiana del settore che ha una distribuzione diretta a livello mondiale in 100 Paesi, con negozi e corner», spiega Mario Moretti Polegato, presidente di Geox, «vogliamo mantenere questa nostra posizione ma occorre gestirla in maniera diversa da come abbiamo fatto finora. C'è un processo al quale stiamo lavorando. Mezzo milione di paia di scarpe vendute vuol dire che la tecnologia abbinata al gusto è vincente». Philippe Model Paris, brand francese leader nel segmento sneaker high-end, ha lanciato, in occasione dei Mondiali di sci di Cortina d'Ampezzo, Rocx, la nuova sneaker, realizzata in limited, ispirata al mondo del trekking e della montagna.
Regina Corradini D’Arienzo (Ansa)
Risorse a tassi agevolati e contributi a fondo perduto fino al 30% per contrastare il caro energia e il blocco dello Stretto di Hormuz. La misura, operativa dal 25 maggio, protegge le aziende esportatrici e le filiere strategiche dagli choc del conflitto nel Golfo Persico.
La diplomazia non ha ancora trovato una via d’uscita al conflitto con l’Iran e la crisi energetica legata al blocco del canale di Hormuz si aggrava.
Gli analisti stimano che anche a fronte di una risoluzione a breve, per rimettere in moto il meccanismo dei rapporti con quell’area a cominciare dagli approvvigionamenti, serviranno mesi. Alla luce di questo scenario la Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del gruppo Cdp (Cassa depositi e prestiti) lancia un nuovo intervento strategico da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese colpite dagli effetti del conflitto nel Golfo Persico e dal perdurare delle tensioni sui costi energetici. Le risorse sono destinate alle aziende esportatrici e a quelle che, pur non vendendo direttamente direttamente all’estero i propri prodotti, fanno parte di filiere produttive strategiche. Cuore del pacchetto, attivato nell’ambito dello strumento «Transizione digitale ed ecologica», è la nuova linea «Energia per la competitività internazionale», concepita per offrire una risposta mirata per fronteggiare gli effetti della crisi sui costi energetici e sul fatturato, in modo da salvaguardare la solidità finanziaria e la capacità di continuare a investire all’estero delle imprese.
Potranno accedere al sostegno le realtà imprenditoriali che, nel primo trimestre o quadrimestre del 2026, abbiano registrato un incremento dei costi energetici o una riduzione del fatturato pari ad almeno il 10% rispetto allo stesso periodo del 2025, a causa del conflitto. Il sostegno avverrà attraverso la concessione di finanziamenti agevolati accompagnati da una quota a fondo perduto fino al 30% per le Pmi e fino al 20% per le altre imprese.
Le risorse sono finalizzate a essere utilizzate principalmente per operazioni di rafforzamento patrimoniale (fino al 90% del finanziamento) oppure per finanziamenti di soci, con possibilità di destinare fino a 1,5 milioni di euro a incrementi di capitale e supporto alle società controllate. L’anticipo può arrivare a coprire fino al 50% della somma richiesta mentre la durata del finanziamento sarà di otto anni. Parallelamente, viene ulteriormente rafforzata la misura dedicata alle imprese energivore, cioè a favore dei comparti più esposti al caro energia, con condizioni migliorative affinché possano continuare ad operare e a investire. Si prevede un contributo a fondo perduto fino al 20%, l’esenzione dalla presentazione delle garanzie; poi finanziamenti fino al 90% per il rafforzamento patrimoniale, l’incremento fino a 1,5 milioni di euro della quota da destinare alla capitalizzazione delle controllate e l’innalzamento dell’anticipo fino al 50%. Infine l’estensione della durata dei finanziamenti fino a otto anni.
Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 maggio fino al 31 dicembre 2026. Per garantire una gestione ordinata delle richieste, nei primi cinque giorni di apertura della misura, sarà attivato un sistema di «coda virtuale» nel caso di accessi simultanei elevati alla piattaforma.
«Vogliamo dare una risposta concreta e tempestiva alle imprese che stanno affrontando gli effetti di un quadro internazionale sempre più instabile, segnato dalle tensioni geopolitiche e dal forte aumento dei costi energetici, che rischiano di incidere sulla competitività del nostro sistema produttivo. L’obiettivo è sostenere non solo le aziende esportatrici, ma anche tutte le filiere strategiche del Made in Italy, rafforzandone la capacità di continuare a investire e crescere sui mercati internazionali», ha affermato l’amministratore delegato di Simest, Regina Corradini D’Arienzo.
Il Fondo monetario internazionale ha segnalato che, insieme al Regno Unito, l’Italia è fra i Paesi europei più esposti a causa della forte dipendenza dalle centrali a gas. Le importazioni italiane di beni energetici dal Medio Oriente nel 2025 hanno superato i 15 miliardi di euro. L’intervento di Simest quindi vuole accompagnare le imprese non solo nella gestione della fase emergenziale, ma anche nella gestione del periodo successivo, contribuendo al rafforzamento strutturale.
Ecco #DimmiLaVerità del 15 maggio 2026. Il deputato del M5s Marco Pellegrini commenta gli sviluppi della guerra in Iran e la crisi economica in Italia.
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Con il bando delle auto con il motore a scoppio dal 2035 (poi inutilmente annacquato) Bruxelles ha invece direttamente spalancato tutte le porte all’industria automobilistica cinese. Del resto, dato il quadro di ciò che è possibile fare, le case automobilistiche si organizzano. La globalizzazione consente ai capitali di muoversi attorno al globo a seconda della convenienza, per sfruttare le migliori condizioni di mercato. L’abbraccio della Germania alla Cina, che risale a qualche decennio fa, ha man mano sancito un’alleanza tra l’industria automobilistica tedesca e quella cinese. Una coalizione che oggi è sfociata nel dominio cinese del settore dell’auto elettrica e ibrida, con i tedeschi in grave crisi nel mercato cinese tanto da minacciare i livelli occupazionali in patria. Tutta l’industria europea dell’auto è stata travolta dalla capacità produttiva cinese, in termini di costi, produttività e persino qualità. Nonostante i dazi e i prezzi minimi che l’Ue ha imposto sulle auto fabbricate in Cina, le quote di mercato che i marchi del Dragone stanno conquistando in Europa sono significative. Forse anche per via dei dazi, ora i cinesi stanno iniziando a stabilirsi direttamente in Europa.
Gli esempi sono moltissimi. Byd ha già investito circa 4 miliardi di euro a Szeged, in Ungheria, dove la fabbrica entrerà in produzione nel 2026 con la piccola Dolphin Surf, per poi arrivare a regime con una capacità di 300.000 unità annue. Parallelamente, Byd sta negoziando con Stellantis e altri produttori europei per rilevare stabilimenti sottoutilizzati, con l’Italia esplicitamente nel mirino come obiettivo di acquisizioni. Il nome che circola con più insistenza sul fronte italiano è Cassino, dove lo stabilimento Stellantis ha prodotto appena 19.000 vetture nel 2025, il 28% in meno rispetto all’anno precedente. Il candidato all’acquisto sarebbe la casa cinese Dongfeng, che potrebbe puntare su una auto elettrica da città sotto i 20.000 euro, un segmento nel quale il mercato italiano è molto sensibile. Non è ancora chiaro se Stellantis venderà o si limiterà ad affittare gli impianti, e i tempi non sono ancora noti. Per un passaggio completo però potrebbero volerci un paio d’anni. Sul fronte sindacale l’ipotesi è stata accolta con favore, ma a scatola chiusa, dato che le intenzioni dei possibili nuovi padroni potrebbero non essere così favorevoli, né c’è stato ancora un confronto sui temi della produttività.
In Spagna c’è ancora più affollamento. Chery è già operativa a Barcellona nell’ex stabilimento Nissan della Zona Franca, con 17.300 veicoli prodotti nel 2025 e un obiettivo di 50.000 nel 2026, puntando a 150.000 entro il 2029. Geely è in trattativa avanzata per acquisire il reparto Body 3 della fabbrica Ford di Almussafes, vicino Valencia, un’area oggi inattiva dopo il pensionamento di Mondeo, Galaxy e S-Max, mentre Ford continua a produrre la sua Kuga su altre linee. Le parti starebbero anche valutando se Geely possa produrre un modello per conto di Ford. Saic, il gruppo proprietario di MG, ha lasciato trapelare che nelle prossime settimane potrebbe arrivare un annuncio su espansioni in Spagna. Le indiscrezioni indicano Ferrol, in Galizia, come sede di un nuovo impianto con una capacità fino a 120.000 veicoli annui. Non è un caso che il presidente di quella regione si sia recato personalmente in Cina per incontrare il vertice del gruppo.
Il marchio Changan sta effettuando sopralluoghi nel nord della Spagna, con l’Aragona tra le opzioni, valutando sia la costruzione di un nuovo impianto sia l’acquisizione di strutture esistenti. Leapmotor, in partnership con Stellantis, si prepara a produrre il Suv elettrico B10 a Saragozza, dove CATL e Stellantis stanno costruendo una gigafactory da 4,1 miliardi di euro per batterie, con produzione attesa entro fine 2026. La scelta della Spagna da parte di così tanti operatori non è casuale. Lì vi sono impianti moderni ma sottoutilizzati, cioè esattamente il tipo di asset che i cinesi cercano, con infrastrutture collaudate, indotto già formato e costi del lavoro più bassi.
Se è vero che i sindacati pensano che l’arrivo dei capitali cinesi sia una buona notizia per i livelli occupazionali, potrebbero andare incontro ad un amaro risveglio. Le manifattura cinese, in qualunque settore, costruisce il proprio vantaggio competitivo su una esasperata efficienza di costo, innanzitutto, e su una produttività a base di robotica e IA. Chiunque non stia al passo dello standard asiatico sarà tagliato fuori.
Come questo giornale ha scritto sin dal 2021, il Green deal non è mai stata una rivoluzione industriale a favore dell’Europa, ma un vincolo esterno industriale disegnato a Berlino e impacchettato a Bruxelles. Dietro la retorica del «fare la nostra parte» per salvare il pianeta (sic) si nascondeva la necessità di ridare fiato al morente settore automobilistico tedesco riscrivendo per legge le regole dell’intero mercato europeo. Un affare gigantesco, come forse mai nella storia si era prospettato. Solo che l’affarone si è involato e da Berlino è atterrato a Pechino. La «vera e propria rivoluzione industriale» annunciata trionfalmente sette anni fa da Frans Timmermans è effettivamente in corso. Semplicemente, non è la nostra.
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Nell’era della digitalizzazione e dell’Intelligenza artificiale, però, gli sprovveduti sono una platea molto più numerosa e facilmente aggirabile per la perfezione dell’inganno. Ieri vi abbiamo raccontato della truffa ai danni dei risparmiatori realizzata clonando la mia identità e immaginando uno scontro con il ceo di Intesa Sanpaolo negli studi di Porta a Porta. Nella trasmissione di Bruno Vespa avrei «sbugiardato» il banchiere cattivo, nella fattispecie Carlo Messina, e lanciato una piattaforma di trading online che, al contrario del sistema creditizio, avrebbe in cura i risparmi degli italiani e con un investimento minimo di 250 euro avrebbe assicurato una buona rendita.
Questa truffa - per la quale mi sto muovendo legalmente con il mio avvocato Eugenio Piccolo, anche a tutela del giornale - l’abbiamo raccontata perché ne avevamo trovato traccia in un banner pubblicitario inserito nella homepage di Repubblica (come da foto pubblicate). Cliccando si apriva l’articolo fake con la grafica di Repubblica altrettanto fake e le foto della finta trasmissione di Vespa. Ovviamente tutti i protagonisti sono all’oscuro: da me a Messina, da Vespa ai colleghi di Repubblica.
Abbiamo anche spiegato il meccanismo. Un’azienda anonima (nel mio caso la Url riporta a una certa «woodupp«) carica la sua pubblicità su uno o più network pubblicitari internazionali. Qui si tratta di MediaGo, di proprietà del colosso cinese Baidu, il secondo motore di ricerca dopo Google. In automatico MediaGo distribuisce su molti grandi siti italiani con cui ha accordi commerciali, inclusa Repubblica, attraverso aste in tempo reale (programmatic advertising) che «atterrano» sulla base del cliente meglio profilato. È il meccanismo con cui lavorano tutti i top player del settore. Repubblica non sceglie quella pubblicità: la riceve automaticamente. La redazione di Repubblica non sa nemmeno che qualcuno ha creato un articolo «come se fosse di Repubblica»: lo sa a segnalazione avvenuta. Però Repubblica incassa perché la raccolta pubblicitaria si contrae e la prende come tutti dai «predatori», i cosiddetti Ott, gli Over the Top (Amazon, Meta, Google…) che raccolgono tutto e smistano alle condizioni di mercato che vogliono. Nel calderone pubblicitario c’è tutto, anche le truffe che quand’anche non fossero create da loro, nei loro vettori viaggiano che è una bellezza, quindi indirettamente ci guadagnano. Perché questo è il far west del Capitalismo della sorveglianza, generato secondo la legge del più forte.
Lo stesso meccanismo distorto è la linfa dell’Intelligenza artificiale, la quale si sta imponendo esattamente replicando la pirateria delle Big Tech quando cominciarono a lavorare sui nostri dati senza avere il permesso di farlo.
Sì può fare qualcosa? Si deve, ma la classe dirigente è troppo impegnata a difendere se stessa. Alcuni mesi fa, Marina Berlusconi, nel ruolo di presidente di Mondadori, aveva lanciato un monito scrivendo una lettera al Corriere e pubblicando contemporaneamente tre titoli per i tipi della Silvio Berlusconi Editore, tre «pezzi» per capire le potenzialità e le minacce della nuova frontiera digitale: Careless People, Gente che se ne frega» (libro boicottato da Zuckerberg) di Sarah Wynn-Williams; La Repubblica tecnologica, di Alex Karp, ceo di Palantir, socio di Peter Thiel (quello delle lezioni sull’anticristo), e La Società Tecnologica», un libro del filosofo e teologo Jacques Ellul.
Vi riporto alcune riflessioni di Marina Berlusconi in quella lettera di presentazione. «Oggi le prime cinque Big Tech assieme - Nvidia, Microsoft, Apple, Alphabet, Amazon - sono arrivate a superare il Pil dell’area euro. Ma attenzione: ridurre tutto ai valori economici non basta, il potere dei giganti della tecnologia va ben oltre. È un potere che rifiuta le regole, cioè la base di qualsiasi società davvero funzionante. Noi editori tradizionali paghiamo le tasse, rispettiamo le leggi, tuteliamo il diritto d’autore e i posti di lavoro - basti pensare che in Italia le piattaforme occupano appena un trentesimo dei lavoratori del settore. Eppure, quasi due terzi del mercato pubblicitario globale vengono inghiottiti dai colossi della Silicon Valley, che fanno esattamente il contrario: per dirla con il titolo del saggio firmato dalla ex-Meta Sarah Wynn-Williams, sono Careless People, “gente che se ne frega”. È concorrenza sleale bella e buona».
E ancora: «I giganti del Tech mettono sul piatto generosi finanziamenti e i dati di miliardi di persone […] Questi colossi non sono più solo aziende private, sono attori politici». Ha ragione!
Si può fare qualcosa, per contrastare questo mondo messo in piedi da predoni e pirati, di cui noi siamo vittime più o meno consapevoli? Sì. E lo dico al governo di centrodestra, al governo «sovranista»: mettete un tetto alla raccolta pubblicitaria di questi Ott, oppure obbligateli a destinare delle quote all’editoria che stanno uccidendo. Lo dice Marina Berlusconi, lo dice la Confindustria del settore col presidente Antonio Marano, lo dicono i grandi, i medi e i piccoli editori. Proprio discutendo di Careless People, Gente che se frega con il deputato di Forza Italia, Francesco Battistoni, riflettevamo che tutti siamo coinvolti, dalla politica alle università, dal giornalismo ai centri studi e persino alla Chiesa: è un tema di libertà, di sicurezza, di resistenza rispetto a questi nuovi Padroni. Che si credono dio.
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