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2021-03-02
Dal nylon ripescato in mare alla pelle mela: il green è il nuovo colore del lusso
È la «sciura milanese» la donna più di moda del prossimo inverno. Borghese nell'anima, sa come vestire, come ingioiellarsi, come porsi. Mette, magari, un Fay active con un abito super sexy di N21 di Alessandro Dell'Acqua. Abbinare è un imperativo. La moda guarda a lei, al suo stile che resiste al tempo e travalica i confini. Ed è sempre lei che pone molta attenzione all'ambiente, ancora di più in era Covid. Questa la tendenza della Milano fashion week, che si è chiusa ieri. Come dice Claudio Marenzi, patron di Herno, «la sostenibilità deve diventare un non tema, essere la normalità». Per ora non è così per tutti e la parola sostenibilità è solo un termine di «moda», quando non ci sono altri argomenti per descrivere un prodotto. Ma Marenzi ciò che dice fa e con la sua linea Herno Globe ha dato e dà il meglio. Il filo conduttore è una storia autenticamente green iniziata in casa Herno da oltre un decennio e che si potrebbe definire made in lago Maggiore. Si comincia dal nylon che si decompone in materia organica in soli cinque anni rispetto ai 50 del comune nylon, fino al nylon riciclato partendo dalle reti da pesca recuperate dai mari del mondo e dai tappeti destinati alla discarica. Così la lana riciclata e la piuma rigenerata.
La sostenibilità, come dimostra Herno, è sempre più glamour. Parola magica per Tod's nella collezione disegnata da un magistrale Walter Chiapponi, capace di dare una svolta stilistica al brand di Diego Della Valle. Alla base eleganza, sofisticatezza, ricercatezza, citazioni couture e grande cultura che già si respira nel coinvolgente video di presentazione girato a Casa Corbellini-Wassermann (1934-36) disegnata da Piero Portaluppi e oggi galleria di Massimo De Carlo. Materiali eccelsi diventano piumini a «forme estreme come un tubino» e con colli a gorgiera, gonne grembiule di pelle o di batista trasparente, trench oversize, camicie con fiocchi. Le borse, da molto grandi a piccole, (TTimeless e Oboe) sono la summa del più alto artigianato, requisito essenziale di ogni oggetto Tod's. Si va a teatro con Valentino che sceglie il Piccolo Teatro mentre Msgm ambienta il suo straordinario video al Teatro Manzoni. Un progetto di moda di Massimo Giorgetti che accomuna l'arte e la musica, che guarda all'energia dei giovani capaci di riavvolgere il nastro (le modelle vanno all'indietro) e ripartire con la massima energia vestiti di colore, di vinile riciclato, econappa e ecopelliccia. Si cambia totalmente atmosfera da Elisabetta Franchi, che sceglie di girare il suo video in un maneggio. Ovvio che lo stile sia quello da cavallerizza, un'eleganza aristocratica che va dal rigore di giacche perfette a camicie con stampa a staffe, fino alla sexy amazzone in gonne soleil, mini e cuissards, raffinati abiti da sera.
Elementi che rimandano all'equitazione e dall'aria british anche da Eleventy, marchio ben noto per i tessuti di pregio sempre utilizzati per capi sartoriali. Questa volta presenta una lana davvero speciale 14 micron, ovvero lavorata con aghi sottilissimi con cui si facevano le calze. Risultato, cappotti e giacche/camicia (uno dei capi clou) impalpabili, fusione di confort e sartorialità. «È tornata la voglia di vestire bene», spiega Paolo Zuntini, cofondatore del brand con Marco Baldassari, «il made in Italy anche negli accessori made in Marche». Si chiama «pelle mela» ed è ottenuta dagli scarti delle mele il materiale della serie di borse di Genny, marchio disegnato da Sara Cavazza, da sempre molto attenta alla sostenibilità. Nella collezione sono tante le orchidee, il fiore del brand, che si fa stampa, bottoni, intarsi. E poi le farfalle che diventano perfino in 3D. Gli smoking sono un leit motiv accanto ad abiti da sera che rispecchiano la voglia di tornare alla vita normale.
Gilberto Calzolari è sempre stato coerente sul tema del rispetto dell'ambiente. Ha ambientato la sua capsule al Teatro Parenti per solidarietà con i teatri chiusi. E punta su lane maschili Eco in lana riciclata e antibatterica; su tessuti fondi di magazzino che verrebbero buttati. Filati naturali come alpaca, mohair da Momonì. Belle le sete disegnate a stampe lacustri e i cappottoni vestaglia da abbinare a pantaloni jogging e felpe. Lana compatta invece, da Calcaterra. Si passa al cashmere e lane da Cividini, che unisce la preziosità dei materiali alla cultura: maglie con disegni ispirati liberamente a quadri e opere dei musei. Il prossimo inverno ci si potrà scaldare con le pellicce finte. Quelle di Alabama Muse, disegnate da Alice Gentilucci, sono da toccare per credere. Lavorate con stile sartoriale, sono un tutt'uno di intarsi e patchwork e colori. Anche da Oof la pelliccia è magistralmente fake. Altra musica da Moorer, dove la qualità di capospalla premium luxury è fatta di piuma e fibre pregiate come cachemire e cincillà, lana vergine e angora per proposte a dir poco esclusive, sia da donna che da uomo. Simonetta Ravizza vede in Jane Birkin la sua musa ispiratrice. Quindi moda di carattere con montoni taglio over color arancio, stampe giraffa, cappotti e piumini in cachemire e in morbida «pelle guanto». Chiara Boni, con il suo jersey sostenibile, ha creato la Leisure collection, una serie di capi comfy super performanti come pantaloni palazzo, dalla vestibilità skinny o baggy con elastico in vita da portare con top, bluse e bomber. Per Luisa Spagnoli il must di stagione è la tuta, in jersey di lana stretch o raso stampato da alternare ad abiti di lana merino con orlo a balza. Cristina Parodi e Daniela Palazzi hanno creato Crida, storia di moda e amicizia tra donne, dove il capo emblema è l'abito. Le camicie più belle, e non solo, sono firmate shi.RT di Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, che mescolano motivi geometrici a madras e scozzesi.
Lavinia Biagiotti ha presentato la nuova collezione Laura Biagiotti con un corto girato al Museo dell'Ara Pacis. «L'Ara Pacis», ha detto Lavinia, «è un luogo fortemente evocativo e significativo: simbolo dell'inizio di una nuova era di prosperità, intreccia una trama tra passato e futuro. Lì è nata l'età d'oro di Augusto». Si volta pagina con Blumarine disegnata da Nicola Brognano, dove si scorda il momento: luccichii, trasparenze, desiderio di sedurre sono un remake del marchio visto con gli occhi pop del giovane stilista. Antonio Marras è il più felice di tutti: gira il video nella sua Sardegna. E gli fa il pari Daniel Del Core, alla sua prima esperienza in passerella. Anche l'unica fisica. Una haute couture degli anni a venire. Scolastica, Philosophy di Lorenzo Serafini.
La scarpa torna con i piedi per terra
Ridurre, riutilizzare, riciclare. Ripensare, ridisegnare, rispettare. La nuova filosofia della moda ha ingranato la marcia e arriva nella collezione Hogan-3r, realizzata con amore verso la terra e le persone che la abitano, fatta con materiali riciclati pensati per creare un prodotto di qualità e valore.
«Come azienda abbiamo la responsabilità di promuovere processi innovativi di sostenibilità ambientale, oltre che sociale, nell'interesse di salvaguardare il nostro pianeta e il suo delicato equilibrio», ha spiegato Andrea Della Valle, presidente di Hogan e vicepresidente del Gruppo Tod's. «È in atto un importante cambiamento socioculturale. Insieme alle nuove generazioni, sempre più informate e impegnate, dobbiamo condividere non solo valori ma anche azioni. Dobbiamo farlo con la consapevolezza che ogni piccolo passo intrapreso oggi costituisce le fondamenta per un futuro migliore». Incentivare percorsi progettuali innovativi, privilegiare scelte di qualità, funzionalità ed estetica, favorendo l'heritage alle tendenze, sono elementi che da sempre fanno parte delle virtù di Hogan. «A powerful environmental collage» è il titolo del videoclip firmato dall'artista inglese Quentin Jones per Hogan. La nuova sneaker Hogan-3r è realizzata con un particolare materiale composto da pellami rigenerati e plastiche riciclate. Innovativo design 3D per le suole ultraleggere con caratteristico logo H passante su tomaia e battistrada, prodotte dal recupero di scarti industriali che prevengono lo smaltimento dei rifiuti.
I pilastri di Geox come traspirabilità, termoregolazione e impermeabilità, che significano salvaguardia del benessere di un pubblico evoluto e consapevole, finiscono in una collezione trendy. Décolleté o stivali alla caviglia e al ginocchio in pelle stampa cocco, ma anche décolleté in suede o stivali in nappa alti o bassi con fascia elastica rappresentano la collezione del prossimo inverno. Il tema della sostenibilità è sempre più rilevante per Geox e il debutto della calzatura Spherica in versione green rappresenta il manifesto dell'impegno del brand in questa direzione. Tecnologia e sostenibilità si coniugano nella sneaker dall'attitude sportiva, perfetto complemento di un look casual. «In un momento di difficoltà che non è solo italiano ma del mondo, siamo l'unica azienda italiana del settore che ha una distribuzione diretta a livello mondiale in 100 Paesi, con negozi e corner», spiega Mario Moretti Polegato, presidente di Geox, «vogliamo mantenere questa nostra posizione ma occorre gestirla in maniera diversa da come abbiamo fatto finora. C'è un processo al quale stiamo lavorando. Mezzo milione di paia di scarpe vendute vuol dire che la tecnologia abbinata al gusto è vincente». Philippe Model Paris, brand francese leader nel segmento sneaker high-end, ha lanciato, in occasione dei Mondiali di sci di Cortina d'Ampezzo, Rocx, la nuova sneaker, realizzata in limited, ispirata al mondo del trekking e della montagna.
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La Fashion week di Milano propone una donna sempre più innamorata dello stile e dell'ambiente. In una sintesi estrema tra materiali di pregio e tessuti di scartoTod's lancia la sneaker Hogan-3r realizzata con pellami rigenerati e plastiche riciclate.Il manifesto dell'impegno di Geox si chiama Spherica e non rinuncia a essere trendyLo speciale contiene due articoliÈ la «sciura milanese» la donna più di moda del prossimo inverno. Borghese nell'anima, sa come vestire, come ingioiellarsi, come porsi. Mette, magari, un Fay active con un abito super sexy di N21 di Alessandro Dell'Acqua. Abbinare è un imperativo. La moda guarda a lei, al suo stile che resiste al tempo e travalica i confini. Ed è sempre lei che pone molta attenzione all'ambiente, ancora di più in era Covid. Questa la tendenza della Milano fashion week, che si è chiusa ieri. Come dice Claudio Marenzi, patron di Herno, «la sostenibilità deve diventare un non tema, essere la normalità». Per ora non è così per tutti e la parola sostenibilità è solo un termine di «moda», quando non ci sono altri argomenti per descrivere un prodotto. Ma Marenzi ciò che dice fa e con la sua linea Herno Globe ha dato e dà il meglio. Il filo conduttore è una storia autenticamente green iniziata in casa Herno da oltre un decennio e che si potrebbe definire made in lago Maggiore. Si comincia dal nylon che si decompone in materia organica in soli cinque anni rispetto ai 50 del comune nylon, fino al nylon riciclato partendo dalle reti da pesca recuperate dai mari del mondo e dai tappeti destinati alla discarica. Così la lana riciclata e la piuma rigenerata.La sostenibilità, come dimostra Herno, è sempre più glamour. Parola magica per Tod's nella collezione disegnata da un magistrale Walter Chiapponi, capace di dare una svolta stilistica al brand di Diego Della Valle. Alla base eleganza, sofisticatezza, ricercatezza, citazioni couture e grande cultura che già si respira nel coinvolgente video di presentazione girato a Casa Corbellini-Wassermann (1934-36) disegnata da Piero Portaluppi e oggi galleria di Massimo De Carlo. Materiali eccelsi diventano piumini a «forme estreme come un tubino» e con colli a gorgiera, gonne grembiule di pelle o di batista trasparente, trench oversize, camicie con fiocchi. Le borse, da molto grandi a piccole, (TTimeless e Oboe) sono la summa del più alto artigianato, requisito essenziale di ogni oggetto Tod's. Si va a teatro con Valentino che sceglie il Piccolo Teatro mentre Msgm ambienta il suo straordinario video al Teatro Manzoni. Un progetto di moda di Massimo Giorgetti che accomuna l'arte e la musica, che guarda all'energia dei giovani capaci di riavvolgere il nastro (le modelle vanno all'indietro) e ripartire con la massima energia vestiti di colore, di vinile riciclato, econappa e ecopelliccia. Si cambia totalmente atmosfera da Elisabetta Franchi, che sceglie di girare il suo video in un maneggio. Ovvio che lo stile sia quello da cavallerizza, un'eleganza aristocratica che va dal rigore di giacche perfette a camicie con stampa a staffe, fino alla sexy amazzone in gonne soleil, mini e cuissards, raffinati abiti da sera. Elementi che rimandano all'equitazione e dall'aria british anche da Eleventy, marchio ben noto per i tessuti di pregio sempre utilizzati per capi sartoriali. Questa volta presenta una lana davvero speciale 14 micron, ovvero lavorata con aghi sottilissimi con cui si facevano le calze. Risultato, cappotti e giacche/camicia (uno dei capi clou) impalpabili, fusione di confort e sartorialità. «È tornata la voglia di vestire bene», spiega Paolo Zuntini, cofondatore del brand con Marco Baldassari, «il made in Italy anche negli accessori made in Marche». Si chiama «pelle mela» ed è ottenuta dagli scarti delle mele il materiale della serie di borse di Genny, marchio disegnato da Sara Cavazza, da sempre molto attenta alla sostenibilità. Nella collezione sono tante le orchidee, il fiore del brand, che si fa stampa, bottoni, intarsi. E poi le farfalle che diventano perfino in 3D. Gli smoking sono un leit motiv accanto ad abiti da sera che rispecchiano la voglia di tornare alla vita normale. Gilberto Calzolari è sempre stato coerente sul tema del rispetto dell'ambiente. Ha ambientato la sua capsule al Teatro Parenti per solidarietà con i teatri chiusi. E punta su lane maschili Eco in lana riciclata e antibatterica; su tessuti fondi di magazzino che verrebbero buttati. Filati naturali come alpaca, mohair da Momonì. Belle le sete disegnate a stampe lacustri e i cappottoni vestaglia da abbinare a pantaloni jogging e felpe. Lana compatta invece, da Calcaterra. Si passa al cashmere e lane da Cividini, che unisce la preziosità dei materiali alla cultura: maglie con disegni ispirati liberamente a quadri e opere dei musei. Il prossimo inverno ci si potrà scaldare con le pellicce finte. Quelle di Alabama Muse, disegnate da Alice Gentilucci, sono da toccare per credere. Lavorate con stile sartoriale, sono un tutt'uno di intarsi e patchwork e colori. Anche da Oof la pelliccia è magistralmente fake. Altra musica da Moorer, dove la qualità di capospalla premium luxury è fatta di piuma e fibre pregiate come cachemire e cincillà, lana vergine e angora per proposte a dir poco esclusive, sia da donna che da uomo. Simonetta Ravizza vede in Jane Birkin la sua musa ispiratrice. Quindi moda di carattere con montoni taglio over color arancio, stampe giraffa, cappotti e piumini in cachemire e in morbida «pelle guanto». Chiara Boni, con il suo jersey sostenibile, ha creato la Leisure collection, una serie di capi comfy super performanti come pantaloni palazzo, dalla vestibilità skinny o baggy con elastico in vita da portare con top, bluse e bomber. Per Luisa Spagnoli il must di stagione è la tuta, in jersey di lana stretch o raso stampato da alternare ad abiti di lana merino con orlo a balza. Cristina Parodi e Daniela Palazzi hanno creato Crida, storia di moda e amicizia tra donne, dove il capo emblema è l'abito. Le camicie più belle, e non solo, sono firmate shi.RT di Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, che mescolano motivi geometrici a madras e scozzesi. Lavinia Biagiotti ha presentato la nuova collezione Laura Biagiotti con un corto girato al Museo dell'Ara Pacis. «L'Ara Pacis», ha detto Lavinia, «è un luogo fortemente evocativo e significativo: simbolo dell'inizio di una nuova era di prosperità, intreccia una trama tra passato e futuro. Lì è nata l'età d'oro di Augusto». Si volta pagina con Blumarine disegnata da Nicola Brognano, dove si scorda il momento: luccichii, trasparenze, desiderio di sedurre sono un remake del marchio visto con gli occhi pop del giovane stilista. Antonio Marras è il più felice di tutti: gira il video nella sua Sardegna. E gli fa il pari Daniel Del Core, alla sua prima esperienza in passerella. Anche l'unica fisica. Una haute couture degli anni a venire. Scolastica, Philosophy di Lorenzo Serafini. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/dal-nylon-ripescato-in-mare-alla-pelle-mela-il-green-e-il-nuovo-colore-del-lusso-2650845092.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-scarpa-torna-con-i-piedi-per-terra" data-post-id="2650845092" data-published-at="1614623367" data-use-pagination="False"> La scarpa torna con i piedi per terra Ridurre, riutilizzare, riciclare. Ripensare, ridisegnare, rispettare. La nuova filosofia della moda ha ingranato la marcia e arriva nella collezione Hogan-3r, realizzata con amore verso la terra e le persone che la abitano, fatta con materiali riciclati pensati per creare un prodotto di qualità e valore. «Come azienda abbiamo la responsabilità di promuovere processi innovativi di sostenibilità ambientale, oltre che sociale, nell'interesse di salvaguardare il nostro pianeta e il suo delicato equilibrio», ha spiegato Andrea Della Valle, presidente di Hogan e vicepresidente del Gruppo Tod's. «È in atto un importante cambiamento socioculturale. Insieme alle nuove generazioni, sempre più informate e impegnate, dobbiamo condividere non solo valori ma anche azioni. Dobbiamo farlo con la consapevolezza che ogni piccolo passo intrapreso oggi costituisce le fondamenta per un futuro migliore». Incentivare percorsi progettuali innovativi, privilegiare scelte di qualità, funzionalità ed estetica, favorendo l'heritage alle tendenze, sono elementi che da sempre fanno parte delle virtù di Hogan. «A powerful environmental collage» è il titolo del videoclip firmato dall'artista inglese Quentin Jones per Hogan. La nuova sneaker Hogan-3r è realizzata con un particolare materiale composto da pellami rigenerati e plastiche riciclate. Innovativo design 3D per le suole ultraleggere con caratteristico logo H passante su tomaia e battistrada, prodotte dal recupero di scarti industriali che prevengono lo smaltimento dei rifiuti. I pilastri di Geox come traspirabilità, termoregolazione e impermeabilità, che significano salvaguardia del benessere di un pubblico evoluto e consapevole, finiscono in una collezione trendy. Décolleté o stivali alla caviglia e al ginocchio in pelle stampa cocco, ma anche décolleté in suede o stivali in nappa alti o bassi con fascia elastica rappresentano la collezione del prossimo inverno. Il tema della sostenibilità è sempre più rilevante per Geox e il debutto della calzatura Spherica in versione green rappresenta il manifesto dell'impegno del brand in questa direzione. Tecnologia e sostenibilità si coniugano nella sneaker dall'attitude sportiva, perfetto complemento di un look casual. «In un momento di difficoltà che non è solo italiano ma del mondo, siamo l'unica azienda italiana del settore che ha una distribuzione diretta a livello mondiale in 100 Paesi, con negozi e corner», spiega Mario Moretti Polegato, presidente di Geox, «vogliamo mantenere questa nostra posizione ma occorre gestirla in maniera diversa da come abbiamo fatto finora. C'è un processo al quale stiamo lavorando. Mezzo milione di paia di scarpe vendute vuol dire che la tecnologia abbinata al gusto è vincente». Philippe Model Paris, brand francese leader nel segmento sneaker high-end, ha lanciato, in occasione dei Mondiali di sci di Cortina d'Ampezzo, Rocx, la nuova sneaker, realizzata in limited, ispirata al mondo del trekking e della montagna.
Dal Brasile arriva pollo contaminato da salmonella che invade il mercato europeo senza alcun controllo. Nella partita del Mercosur per l’Italia c’è anche un’aggravante, se così si può dire: aveva fatto fronte comune con gli altri Paesi per bloccarlo, ma alla fine ha detto sì al trattato di libero scambio con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay con annessa Bolivia. Il ministro per la Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, anche su consiglio di Giorgia Meloni, si era fatto convincere perché la Commissione Ue ha promosso l’applicazione della clausola di reciprocità: i prodotti agricoli importati dal Mercosur devono avere le stesse garanzie di salubrità e qualità di quelli europei.
Promessa immediatamente smentita da quanto è accaduto in Grecia: è sbarcato un carico di carne di pollo contaminato il 2 maggio, il giorno seguente all’entrata in vigore ufficiale del Mercosur. Ursula von der Leyen ha fatto il diavolo a quattro per far ratificare l’accordo il prima possibile, ha sfidato il Parlamento europeo che ha chiesto alla Corte di giustizia di verificare se l’accordo violi o meno i Trattati europei e lo ha fatto applicare in via provvisoria infischiandosene del pronunciamento dei giudici. Il che espone l’Ue, nel caso in cui la Corte di Lussemburgo sancisse l’illegittimità dell’accordo, a un contenzioso lungo e oneroso assai. Pur di vendere le vecchie Mercedes, le Bmw e le Audi ai brasiliani che ci rimpinzano di ogni schifezza agricola, la baronessa non è andata tanto per il sottile. Ma, come si dice, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. E la prima, gravissima conseguenza del Mercosur si è materializzata in Grecia, Paese che, dopo la batosta della crisi monetaria del 2009, di fatto è a trazione tedesca e il leader di Nea Democratia e premier, Kyriakos Mitsotakis, ha già pagato un prezzo alto in popolarità. Ha seguito la stessa traiettoria dell’Italia anche se i contadini greci sono tutt’ora sul piede di guerra, soprattutto i coltivatori di riso Ndel nord, gli allevatori del Peloponneso e gli olivicoltori e vignaioli di Creta dove ci sono state le proteste più violente.
E hanno ragione perché l’80% del primo carico di pollo congelato, pari a 3 tonnellate in totale, giunto in Grecia dal Brasile, era contaminato da salmonella. Lo ha rivelato la Federazione panellenica degli ingegneri geotecnici. Quanto accaduto solleva seri interrogativi sull’efficacia dei meccanismi di controllo dell’Ue sulla sicurezza degli alimenti importati. Secondo i risultati dei laboratori veterinari di Agia Paraskevi, nella periferia di Atene, 8 su 10 dei primi lotti analizzati sono risultati contaminati da salmonella e il presidente della Federazione panellenica degli ingegnergeotecnici pubblici, Nikos Kakavas, lo ha confermato esprimendo forti preoccupazioni circa l’adeguatezza dei controlli sui prodotti importati.
Nikos Kakavas ha denunciato peraltro le gravi ripercussioni sull’agricoltura greca a causa delle importazioni selvagge via Mercosur, in un Paese che, avendo solo il 40% dei tecnici che servirebbero, non è in grado di controllare la merce che arriva. Come direbbero i francesi: è solo l’inizio. In Italia la mobilitazione anti Mercosur, per chiedere controlli e lotta alle contraffazioni, non si è mai arrestata. Migliaia di agricoltori della Coldiretti si ritroveranno alla Fiera di Cagliari domani per protestare e con loro ci sarà anche il ministro Francesco Lollobrigida che sul Mercosur avrà forse da ridire.
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Papa Leone (Imagoeconomica)
A rivelarlo pubblicamente è stato un caro amico di Robert Prevost, padre Tom McCarthy, nel corso di un incontro con alcuni fedeli a Naperville nell’Illinois il cui contenuto è stato poi diffuso dal New York Times.
I fatti, secondo il racconto di McCarthy, sono avvenuti a due mesi dall’elezione al soglio pontificio di Prevost; quando, cioè, il suo nome - pur già noto in precedenza negli States - era divenuto di fama planetaria. In breve, è accaduto che papa Leone XIV abbia contattato telefonicamente la sua banca di Chicago per aggiornare, per ovvie ragioni, il suo numero di telefono e il suo indirizzo. In tale tentativo, si è trovato d interloquire con una addetta che gli ha posto tutta una serie di domande di verifica.
Ebbene, il Santo Padre ha risposto correttamente a tutti i quesiti postigli; eppure ciò non è bastato per ottenere lo scopo che si era prefissato con la telefonata, che a un certo punto ha visto la zelante addetta alla sicurezza scandire queste parole al suo interlocutore: «Deve venire di persona in filiale». A quel punto, sempre secondo il racconto di McCarthy, l’utente - dopo aver manifestato una cauta perplessità («Beh, non credo di poterlo fare») - avrebbe tentato la sua ultima carta per uscire dall’angolo: «Cambierebbe qualcosa se le dicessi che sono papa Leone?». Una domanda a fronte della quale l’addetta - la quale forse non aveva sufficiente familiarità con la voce del pontefice, benché suo connazionale - ha riattaccato. Fine della conversazione e delle speranze, da parte di papa Prevost, di sbrigare con quella telefonata una faccenda semplice, come milioni di persone potranno confermare, solo sulla carta. Com’è finita? Che il pontefice ha poi contattato un altro sacerdote di Chicago, il quale l’ha messo in contatto con il presidente della banca, che a sua volta avrebbe fatto resistenza rimarcando, dura lex sed lex, che le regole impongono la presenza fisica del correntista. Leone XIV a questo punto avrebbe fatto capire che avrebbe cambiato banca, eventualità che avrebbe fatto cedere anche il presidente.
Fine di questa storia, che torna utile sotto almeno due punti di vista. Il primo, senza dubbio, è quello dell’umiltà d’un capo di Stato - perché questo è il Papa - il quale, pur potendo delegare numerosissimi sottoposti, sceglie di sbrigarsi da solo faccende per giunta snervanti. Già si sapeva, in realtà, come Prevost fosse un uomo di grande umiltà, ma episodi come questo sono comunque significativi e rivelatori di chi sia e di come ragioni il successore di Pietro. In secondo luogo, come già si diceva in apertura, il racconto di padre McCarthy funge da monito: mai osare mettere alla prova l’impermeabilità d’un servizio di assistenza clienti. Neppure se si è il Papa.
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Ecco #DimmiLaVerità del 7 maggio 2026. La deputata della Lega Tiziana Nisini ci parla della carenza di senologi in Italia, una emergenza nazionale
Papa Leone XIV (Ansa)
L’ennesimo codazzo del disordine sinodale è la pubblicazione del rapporto finale del nono Gruppo di studio sulle «questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti». In sostanza, il rapporto con i fedeli Lgbt. L’ennesima mina che a Robert Francis Prevost toccherà disinnescare, dopo il caso delle benedizioni gay in Germania.
La relazione, infatti, cerca di occultare, dietro l’uso della neolingua catto-woke, un vero e proprio assalto al magistero. Lo si intuisce già dallo slittamento semantico che propone: gli autori dicono di ritenere «più appropriato qualificare le questioni in oggetto come questioni “emergenti” piuttosto che come questioni “controverse”». Essi annunciano, così, un «cambio di paradigma», che consentirebbe di trattare certe situazioni non più alla stregua di un «problema» da risolvere, evidenziando invece «la qualità globale dell’impegno che concerne l’insieme della comunità ecclesiale e l’integralità della persona», oltre che rimandando a «una possibile risorsa da discernere nella “conversazione nello Spirito” e nella “conversione relazionale”». Cristallino, eh? Se Gesù si fosse espresso in questi termini, non si sarebbe capito nemmeno da solo.
Quel che si capisce benissimo è dove che vogliano andare a parare le 24 pagine (su 32 totali) che precedono la prima occorrenza della parola «omosessuali»: a legittimare, appunto, le relazioni gay. Se non il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Al volumetto sono state allegate alcune testimonianze anonime, in particolare una proveniente dal Portogallo e l’altra dagli Stati Uniti, di cattolici Lgbt accolti dalle locali comunità ecclesiali, dopo un periodo di travagli e discriminazioni.
Il fedele lusitano allude apertamente al «mio matrimonio» e a «mio marito». Matrimonio. Marito. La Chiesa ritiene che l’unione omosessuale sia equiparabile alle nozze tra uomo e donna? Strano, perché il Dicastero per la Dottrina della fede, pur retto dal bergogliano Víctor Manuel Fernández, ha appena diffuso il testo di una lettera che il cardinale, nel 2024, indirizzò a monsignor Stephen Ackermann, vescovo di Trier, in risposta alla posizione della Conferenza episcopale tedesca sulle «benedizioni per le coppie che si amano». Il capo dell’ex Sant’Uffizio spiegava che, nonostante Fiducia Supplicans avesse liberalizzato - in modo maldestro - la pratica di benedire le unioni irregolari, la Chiesa di Germania si stava spingendo troppo in là. Tucho ricordava che la Chiesa «non ha il potere di conferire la sua benedizione liturgica» a coppie omosessuali e divorziati risposati, che non voleva «legittimare nulla» né «sancire […] nulla» e che non bisognava, dunque, «creare confusione», introducendo un «rito liturgico» o «forme di benedizioni simili a sacramentali». Tirare fuori quella missiva è stata la risposta della Santa Sede, ora guidata dal pontefice americano, all’ennesima fuga in avanti dei teutonici: il cardinale Reinhard Marx ha chiesto ai sacerdoti della sua diocesi, Monaco e Frisinga, di mettere a «fondamento della pratica pastorale» le benedizioni già bocciate dal Dicastero della Fede.
Ma nel rapporto del Gruppo di studio n. 9 del Sinodo compare un’intervista dagli Usa, che è ancora più esplicita di quella realizzata in Portogallo. La corrispondente vaticana Diane Montagna ha identificato il testimone statunitense, il quale ringrazia Dio «per mio marito» e si presenta come l’autore del libro Lgbtq catholic ministry, past and present, che reca la prefazione del noto prete arcobaleno, il gesuita James Martin. L’innominato, allora, non può che essere Jason Steidl: è l’uomo la cui foto con il compagno, mentre entrambi venivano benedetti dallo stesso padre Martin, comparve il 21 dicembre 2023 sul New York Times, scatenando un vespaio di polemiche. L’immagine, in effetti, somigliava alla celebrazione di un matrimonio gay.
D’altronde, nel comitato di teologi che ha prodotto il documento compaiono figure quali Maurizio Chiodi, sostenitore della pastorale Lgbt e convinto che, in alcune circostanze, gli atti omosessuali siano «moralmente buoni». Tutto coerente con i toni della relazione sinodale, che per giustificare l’inosservanza della dottrina pattina tra espressioni alate e retoriche evanescenti: la «narrazione», la «cultura della trasparenza» e quella «del rendiconto e della valutazione», il dovere di accogliere le «istanze che le pratiche credenti esprimono e mettono in atto», nonché di piegare i principi alle esigenze dei «contesti».
Se la decisione di nominare vescovi senza il consenso di Roma romperà, per ovvi motivi, la comunione della Fraternità San Pio X con la Santa Sede, sarebbe bizzarro se il Vaticano non iniziasse a prendere provvedimenti seri anche per arginare queste martellanti campagne di demolizione del magistero «da sinistra». Per il Papa chiamato a riparare le crepe che si erano aperte durante il pontificato di Francesco, lo scisma arcobaleno è più allarmante degli attacchi di Trump. Il presidente Usa non è eterno e le sue sparate, semmai, stanno compattando i cattolici. La vera grana - il Vangelo insegna - un regno ce l’ha quando si divide in sé stesso.
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