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2021-03-02
Dal nylon ripescato in mare alla pelle mela: il green è il nuovo colore del lusso
È la «sciura milanese» la donna più di moda del prossimo inverno. Borghese nell'anima, sa come vestire, come ingioiellarsi, come porsi. Mette, magari, un Fay active con un abito super sexy di N21 di Alessandro Dell'Acqua. Abbinare è un imperativo. La moda guarda a lei, al suo stile che resiste al tempo e travalica i confini. Ed è sempre lei che pone molta attenzione all'ambiente, ancora di più in era Covid. Questa la tendenza della Milano fashion week, che si è chiusa ieri. Come dice Claudio Marenzi, patron di Herno, «la sostenibilità deve diventare un non tema, essere la normalità». Per ora non è così per tutti e la parola sostenibilità è solo un termine di «moda», quando non ci sono altri argomenti per descrivere un prodotto. Ma Marenzi ciò che dice fa e con la sua linea Herno Globe ha dato e dà il meglio. Il filo conduttore è una storia autenticamente green iniziata in casa Herno da oltre un decennio e che si potrebbe definire made in lago Maggiore. Si comincia dal nylon che si decompone in materia organica in soli cinque anni rispetto ai 50 del comune nylon, fino al nylon riciclato partendo dalle reti da pesca recuperate dai mari del mondo e dai tappeti destinati alla discarica. Così la lana riciclata e la piuma rigenerata.
La sostenibilità, come dimostra Herno, è sempre più glamour. Parola magica per Tod's nella collezione disegnata da un magistrale Walter Chiapponi, capace di dare una svolta stilistica al brand di Diego Della Valle. Alla base eleganza, sofisticatezza, ricercatezza, citazioni couture e grande cultura che già si respira nel coinvolgente video di presentazione girato a Casa Corbellini-Wassermann (1934-36) disegnata da Piero Portaluppi e oggi galleria di Massimo De Carlo. Materiali eccelsi diventano piumini a «forme estreme come un tubino» e con colli a gorgiera, gonne grembiule di pelle o di batista trasparente, trench oversize, camicie con fiocchi. Le borse, da molto grandi a piccole, (TTimeless e Oboe) sono la summa del più alto artigianato, requisito essenziale di ogni oggetto Tod's. Si va a teatro con Valentino che sceglie il Piccolo Teatro mentre Msgm ambienta il suo straordinario video al Teatro Manzoni. Un progetto di moda di Massimo Giorgetti che accomuna l'arte e la musica, che guarda all'energia dei giovani capaci di riavvolgere il nastro (le modelle vanno all'indietro) e ripartire con la massima energia vestiti di colore, di vinile riciclato, econappa e ecopelliccia. Si cambia totalmente atmosfera da Elisabetta Franchi, che sceglie di girare il suo video in un maneggio. Ovvio che lo stile sia quello da cavallerizza, un'eleganza aristocratica che va dal rigore di giacche perfette a camicie con stampa a staffe, fino alla sexy amazzone in gonne soleil, mini e cuissards, raffinati abiti da sera.
Elementi che rimandano all'equitazione e dall'aria british anche da Eleventy, marchio ben noto per i tessuti di pregio sempre utilizzati per capi sartoriali. Questa volta presenta una lana davvero speciale 14 micron, ovvero lavorata con aghi sottilissimi con cui si facevano le calze. Risultato, cappotti e giacche/camicia (uno dei capi clou) impalpabili, fusione di confort e sartorialità. «È tornata la voglia di vestire bene», spiega Paolo Zuntini, cofondatore del brand con Marco Baldassari, «il made in Italy anche negli accessori made in Marche». Si chiama «pelle mela» ed è ottenuta dagli scarti delle mele il materiale della serie di borse di Genny, marchio disegnato da Sara Cavazza, da sempre molto attenta alla sostenibilità. Nella collezione sono tante le orchidee, il fiore del brand, che si fa stampa, bottoni, intarsi. E poi le farfalle che diventano perfino in 3D. Gli smoking sono un leit motiv accanto ad abiti da sera che rispecchiano la voglia di tornare alla vita normale.
Gilberto Calzolari è sempre stato coerente sul tema del rispetto dell'ambiente. Ha ambientato la sua capsule al Teatro Parenti per solidarietà con i teatri chiusi. E punta su lane maschili Eco in lana riciclata e antibatterica; su tessuti fondi di magazzino che verrebbero buttati. Filati naturali come alpaca, mohair da Momonì. Belle le sete disegnate a stampe lacustri e i cappottoni vestaglia da abbinare a pantaloni jogging e felpe. Lana compatta invece, da Calcaterra. Si passa al cashmere e lane da Cividini, che unisce la preziosità dei materiali alla cultura: maglie con disegni ispirati liberamente a quadri e opere dei musei. Il prossimo inverno ci si potrà scaldare con le pellicce finte. Quelle di Alabama Muse, disegnate da Alice Gentilucci, sono da toccare per credere. Lavorate con stile sartoriale, sono un tutt'uno di intarsi e patchwork e colori. Anche da Oof la pelliccia è magistralmente fake. Altra musica da Moorer, dove la qualità di capospalla premium luxury è fatta di piuma e fibre pregiate come cachemire e cincillà, lana vergine e angora per proposte a dir poco esclusive, sia da donna che da uomo. Simonetta Ravizza vede in Jane Birkin la sua musa ispiratrice. Quindi moda di carattere con montoni taglio over color arancio, stampe giraffa, cappotti e piumini in cachemire e in morbida «pelle guanto». Chiara Boni, con il suo jersey sostenibile, ha creato la Leisure collection, una serie di capi comfy super performanti come pantaloni palazzo, dalla vestibilità skinny o baggy con elastico in vita da portare con top, bluse e bomber. Per Luisa Spagnoli il must di stagione è la tuta, in jersey di lana stretch o raso stampato da alternare ad abiti di lana merino con orlo a balza. Cristina Parodi e Daniela Palazzi hanno creato Crida, storia di moda e amicizia tra donne, dove il capo emblema è l'abito. Le camicie più belle, e non solo, sono firmate shi.RT di Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, che mescolano motivi geometrici a madras e scozzesi.
Lavinia Biagiotti ha presentato la nuova collezione Laura Biagiotti con un corto girato al Museo dell'Ara Pacis. «L'Ara Pacis», ha detto Lavinia, «è un luogo fortemente evocativo e significativo: simbolo dell'inizio di una nuova era di prosperità, intreccia una trama tra passato e futuro. Lì è nata l'età d'oro di Augusto». Si volta pagina con Blumarine disegnata da Nicola Brognano, dove si scorda il momento: luccichii, trasparenze, desiderio di sedurre sono un remake del marchio visto con gli occhi pop del giovane stilista. Antonio Marras è il più felice di tutti: gira il video nella sua Sardegna. E gli fa il pari Daniel Del Core, alla sua prima esperienza in passerella. Anche l'unica fisica. Una haute couture degli anni a venire. Scolastica, Philosophy di Lorenzo Serafini.
La scarpa torna con i piedi per terra
Ridurre, riutilizzare, riciclare. Ripensare, ridisegnare, rispettare. La nuova filosofia della moda ha ingranato la marcia e arriva nella collezione Hogan-3r, realizzata con amore verso la terra e le persone che la abitano, fatta con materiali riciclati pensati per creare un prodotto di qualità e valore.
«Come azienda abbiamo la responsabilità di promuovere processi innovativi di sostenibilità ambientale, oltre che sociale, nell'interesse di salvaguardare il nostro pianeta e il suo delicato equilibrio», ha spiegato Andrea Della Valle, presidente di Hogan e vicepresidente del Gruppo Tod's. «È in atto un importante cambiamento socioculturale. Insieme alle nuove generazioni, sempre più informate e impegnate, dobbiamo condividere non solo valori ma anche azioni. Dobbiamo farlo con la consapevolezza che ogni piccolo passo intrapreso oggi costituisce le fondamenta per un futuro migliore». Incentivare percorsi progettuali innovativi, privilegiare scelte di qualità, funzionalità ed estetica, favorendo l'heritage alle tendenze, sono elementi che da sempre fanno parte delle virtù di Hogan. «A powerful environmental collage» è il titolo del videoclip firmato dall'artista inglese Quentin Jones per Hogan. La nuova sneaker Hogan-3r è realizzata con un particolare materiale composto da pellami rigenerati e plastiche riciclate. Innovativo design 3D per le suole ultraleggere con caratteristico logo H passante su tomaia e battistrada, prodotte dal recupero di scarti industriali che prevengono lo smaltimento dei rifiuti.
I pilastri di Geox come traspirabilità, termoregolazione e impermeabilità, che significano salvaguardia del benessere di un pubblico evoluto e consapevole, finiscono in una collezione trendy. Décolleté o stivali alla caviglia e al ginocchio in pelle stampa cocco, ma anche décolleté in suede o stivali in nappa alti o bassi con fascia elastica rappresentano la collezione del prossimo inverno. Il tema della sostenibilità è sempre più rilevante per Geox e il debutto della calzatura Spherica in versione green rappresenta il manifesto dell'impegno del brand in questa direzione. Tecnologia e sostenibilità si coniugano nella sneaker dall'attitude sportiva, perfetto complemento di un look casual. «In un momento di difficoltà che non è solo italiano ma del mondo, siamo l'unica azienda italiana del settore che ha una distribuzione diretta a livello mondiale in 100 Paesi, con negozi e corner», spiega Mario Moretti Polegato, presidente di Geox, «vogliamo mantenere questa nostra posizione ma occorre gestirla in maniera diversa da come abbiamo fatto finora. C'è un processo al quale stiamo lavorando. Mezzo milione di paia di scarpe vendute vuol dire che la tecnologia abbinata al gusto è vincente». Philippe Model Paris, brand francese leader nel segmento sneaker high-end, ha lanciato, in occasione dei Mondiali di sci di Cortina d'Ampezzo, Rocx, la nuova sneaker, realizzata in limited, ispirata al mondo del trekking e della montagna.
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La Fashion week di Milano propone una donna sempre più innamorata dello stile e dell'ambiente. In una sintesi estrema tra materiali di pregio e tessuti di scartoTod's lancia la sneaker Hogan-3r realizzata con pellami rigenerati e plastiche riciclate.Il manifesto dell'impegno di Geox si chiama Spherica e non rinuncia a essere trendyLo speciale contiene due articoliÈ la «sciura milanese» la donna più di moda del prossimo inverno. Borghese nell'anima, sa come vestire, come ingioiellarsi, come porsi. Mette, magari, un Fay active con un abito super sexy di N21 di Alessandro Dell'Acqua. Abbinare è un imperativo. La moda guarda a lei, al suo stile che resiste al tempo e travalica i confini. Ed è sempre lei che pone molta attenzione all'ambiente, ancora di più in era Covid. Questa la tendenza della Milano fashion week, che si è chiusa ieri. Come dice Claudio Marenzi, patron di Herno, «la sostenibilità deve diventare un non tema, essere la normalità». Per ora non è così per tutti e la parola sostenibilità è solo un termine di «moda», quando non ci sono altri argomenti per descrivere un prodotto. Ma Marenzi ciò che dice fa e con la sua linea Herno Globe ha dato e dà il meglio. Il filo conduttore è una storia autenticamente green iniziata in casa Herno da oltre un decennio e che si potrebbe definire made in lago Maggiore. Si comincia dal nylon che si decompone in materia organica in soli cinque anni rispetto ai 50 del comune nylon, fino al nylon riciclato partendo dalle reti da pesca recuperate dai mari del mondo e dai tappeti destinati alla discarica. Così la lana riciclata e la piuma rigenerata.La sostenibilità, come dimostra Herno, è sempre più glamour. Parola magica per Tod's nella collezione disegnata da un magistrale Walter Chiapponi, capace di dare una svolta stilistica al brand di Diego Della Valle. Alla base eleganza, sofisticatezza, ricercatezza, citazioni couture e grande cultura che già si respira nel coinvolgente video di presentazione girato a Casa Corbellini-Wassermann (1934-36) disegnata da Piero Portaluppi e oggi galleria di Massimo De Carlo. Materiali eccelsi diventano piumini a «forme estreme come un tubino» e con colli a gorgiera, gonne grembiule di pelle o di batista trasparente, trench oversize, camicie con fiocchi. Le borse, da molto grandi a piccole, (TTimeless e Oboe) sono la summa del più alto artigianato, requisito essenziale di ogni oggetto Tod's. Si va a teatro con Valentino che sceglie il Piccolo Teatro mentre Msgm ambienta il suo straordinario video al Teatro Manzoni. Un progetto di moda di Massimo Giorgetti che accomuna l'arte e la musica, che guarda all'energia dei giovani capaci di riavvolgere il nastro (le modelle vanno all'indietro) e ripartire con la massima energia vestiti di colore, di vinile riciclato, econappa e ecopelliccia. Si cambia totalmente atmosfera da Elisabetta Franchi, che sceglie di girare il suo video in un maneggio. Ovvio che lo stile sia quello da cavallerizza, un'eleganza aristocratica che va dal rigore di giacche perfette a camicie con stampa a staffe, fino alla sexy amazzone in gonne soleil, mini e cuissards, raffinati abiti da sera. Elementi che rimandano all'equitazione e dall'aria british anche da Eleventy, marchio ben noto per i tessuti di pregio sempre utilizzati per capi sartoriali. Questa volta presenta una lana davvero speciale 14 micron, ovvero lavorata con aghi sottilissimi con cui si facevano le calze. Risultato, cappotti e giacche/camicia (uno dei capi clou) impalpabili, fusione di confort e sartorialità. «È tornata la voglia di vestire bene», spiega Paolo Zuntini, cofondatore del brand con Marco Baldassari, «il made in Italy anche negli accessori made in Marche». Si chiama «pelle mela» ed è ottenuta dagli scarti delle mele il materiale della serie di borse di Genny, marchio disegnato da Sara Cavazza, da sempre molto attenta alla sostenibilità. Nella collezione sono tante le orchidee, il fiore del brand, che si fa stampa, bottoni, intarsi. E poi le farfalle che diventano perfino in 3D. Gli smoking sono un leit motiv accanto ad abiti da sera che rispecchiano la voglia di tornare alla vita normale. Gilberto Calzolari è sempre stato coerente sul tema del rispetto dell'ambiente. Ha ambientato la sua capsule al Teatro Parenti per solidarietà con i teatri chiusi. E punta su lane maschili Eco in lana riciclata e antibatterica; su tessuti fondi di magazzino che verrebbero buttati. Filati naturali come alpaca, mohair da Momonì. Belle le sete disegnate a stampe lacustri e i cappottoni vestaglia da abbinare a pantaloni jogging e felpe. Lana compatta invece, da Calcaterra. Si passa al cashmere e lane da Cividini, che unisce la preziosità dei materiali alla cultura: maglie con disegni ispirati liberamente a quadri e opere dei musei. Il prossimo inverno ci si potrà scaldare con le pellicce finte. Quelle di Alabama Muse, disegnate da Alice Gentilucci, sono da toccare per credere. Lavorate con stile sartoriale, sono un tutt'uno di intarsi e patchwork e colori. Anche da Oof la pelliccia è magistralmente fake. Altra musica da Moorer, dove la qualità di capospalla premium luxury è fatta di piuma e fibre pregiate come cachemire e cincillà, lana vergine e angora per proposte a dir poco esclusive, sia da donna che da uomo. Simonetta Ravizza vede in Jane Birkin la sua musa ispiratrice. Quindi moda di carattere con montoni taglio over color arancio, stampe giraffa, cappotti e piumini in cachemire e in morbida «pelle guanto». Chiara Boni, con il suo jersey sostenibile, ha creato la Leisure collection, una serie di capi comfy super performanti come pantaloni palazzo, dalla vestibilità skinny o baggy con elastico in vita da portare con top, bluse e bomber. Per Luisa Spagnoli il must di stagione è la tuta, in jersey di lana stretch o raso stampato da alternare ad abiti di lana merino con orlo a balza. Cristina Parodi e Daniela Palazzi hanno creato Crida, storia di moda e amicizia tra donne, dove il capo emblema è l'abito. Le camicie più belle, e non solo, sono firmate shi.RT di Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, che mescolano motivi geometrici a madras e scozzesi. Lavinia Biagiotti ha presentato la nuova collezione Laura Biagiotti con un corto girato al Museo dell'Ara Pacis. «L'Ara Pacis», ha detto Lavinia, «è un luogo fortemente evocativo e significativo: simbolo dell'inizio di una nuova era di prosperità, intreccia una trama tra passato e futuro. Lì è nata l'età d'oro di Augusto». Si volta pagina con Blumarine disegnata da Nicola Brognano, dove si scorda il momento: luccichii, trasparenze, desiderio di sedurre sono un remake del marchio visto con gli occhi pop del giovane stilista. Antonio Marras è il più felice di tutti: gira il video nella sua Sardegna. E gli fa il pari Daniel Del Core, alla sua prima esperienza in passerella. Anche l'unica fisica. Una haute couture degli anni a venire. Scolastica, Philosophy di Lorenzo Serafini. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/dal-nylon-ripescato-in-mare-alla-pelle-mela-il-green-e-il-nuovo-colore-del-lusso-2650845092.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-scarpa-torna-con-i-piedi-per-terra" data-post-id="2650845092" data-published-at="1614623367" data-use-pagination="False"> La scarpa torna con i piedi per terra Ridurre, riutilizzare, riciclare. Ripensare, ridisegnare, rispettare. La nuova filosofia della moda ha ingranato la marcia e arriva nella collezione Hogan-3r, realizzata con amore verso la terra e le persone che la abitano, fatta con materiali riciclati pensati per creare un prodotto di qualità e valore. «Come azienda abbiamo la responsabilità di promuovere processi innovativi di sostenibilità ambientale, oltre che sociale, nell'interesse di salvaguardare il nostro pianeta e il suo delicato equilibrio», ha spiegato Andrea Della Valle, presidente di Hogan e vicepresidente del Gruppo Tod's. «È in atto un importante cambiamento socioculturale. Insieme alle nuove generazioni, sempre più informate e impegnate, dobbiamo condividere non solo valori ma anche azioni. Dobbiamo farlo con la consapevolezza che ogni piccolo passo intrapreso oggi costituisce le fondamenta per un futuro migliore». Incentivare percorsi progettuali innovativi, privilegiare scelte di qualità, funzionalità ed estetica, favorendo l'heritage alle tendenze, sono elementi che da sempre fanno parte delle virtù di Hogan. «A powerful environmental collage» è il titolo del videoclip firmato dall'artista inglese Quentin Jones per Hogan. La nuova sneaker Hogan-3r è realizzata con un particolare materiale composto da pellami rigenerati e plastiche riciclate. Innovativo design 3D per le suole ultraleggere con caratteristico logo H passante su tomaia e battistrada, prodotte dal recupero di scarti industriali che prevengono lo smaltimento dei rifiuti. I pilastri di Geox come traspirabilità, termoregolazione e impermeabilità, che significano salvaguardia del benessere di un pubblico evoluto e consapevole, finiscono in una collezione trendy. Décolleté o stivali alla caviglia e al ginocchio in pelle stampa cocco, ma anche décolleté in suede o stivali in nappa alti o bassi con fascia elastica rappresentano la collezione del prossimo inverno. Il tema della sostenibilità è sempre più rilevante per Geox e il debutto della calzatura Spherica in versione green rappresenta il manifesto dell'impegno del brand in questa direzione. Tecnologia e sostenibilità si coniugano nella sneaker dall'attitude sportiva, perfetto complemento di un look casual. «In un momento di difficoltà che non è solo italiano ma del mondo, siamo l'unica azienda italiana del settore che ha una distribuzione diretta a livello mondiale in 100 Paesi, con negozi e corner», spiega Mario Moretti Polegato, presidente di Geox, «vogliamo mantenere questa nostra posizione ma occorre gestirla in maniera diversa da come abbiamo fatto finora. C'è un processo al quale stiamo lavorando. Mezzo milione di paia di scarpe vendute vuol dire che la tecnologia abbinata al gusto è vincente». Philippe Model Paris, brand francese leader nel segmento sneaker high-end, ha lanciato, in occasione dei Mondiali di sci di Cortina d'Ampezzo, Rocx, la nuova sneaker, realizzata in limited, ispirata al mondo del trekking e della montagna.
Silvia Salis (Ansa)
C’è chi sceglie di raggiungere la montagna insieme ai partigiani e chi, invece, preferisce raggiungere il lago, per combattere una guerra disperata sotto le bandiere della Repubblica sociale italiana. Ognuno arriva alla propria conclusione dopo enormi sofferenze. Lo stesso fanno gli Alpini. Chi va da una parte e chi dall’altra.
Portava però la penna nera Nuto Revelli che, dopo l’Armistizio di Cassibile, è tra i fondatori delle formazioni di Giustizia e Libertà, diventando poi un testimone chiave della lotta partigiana. Lo stesso fa Mario Rigoni Stern, tornato miracolosamente vivo dalla campagna di Russia per poi combattere sull’Altipiano di Asiago. E pure Enrico Martini Mauri, una delle 62 medaglie d’oro, e attivo in Piemonte. Scrive di lui l’Anpi: «Di sentimenti monarchici, con la mentalità del militare, Mauri (che, grazie ai rapporti preferenziali instaurati con la missione inglese del maggiore «Temple», riceve lanci regolari di armi, munizioni e vettovagliamento), tende a tenere sotto il suo controllo tutta la zona». È un militare di professione. Sa fare la guerra. Difende la sua terra, anche scontrandosi con i partigiani della Brigata Garibaldi. A Genova, attorno al partigiano cattolico e medaglia d’oro Aldo Gastaldi (morto in uno strano incidente a guerra finita a cui Giampaolo Pansa dedicò il libro Uccidete il comandante bianco) si radunano moltissimi alpini. Sanno muoversi e combattere in montagna, del resto. Sono il corpo più adatto per la guerriglia. Sono valorosi e lo dimostreranno in battaglia.
A distanza di 80 anni le Penne nere stanno per tornare a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza. Città che si è liberata da sola, prima ancora che arrivassero gli alleati, anche grazie al contributo di quei combattenti che provenivano dalle truppe alpine che oggi pare disprezzare. L’adunata annuale delle Penne nere è stata anticipata dalle solite polemiche. Le femministe di Non una di meno che vedono negli Alpini l’ultimo baluardo del patriarcato e la candidata di Alleanza verdi e sinistra che chiede che le Penne nere vadano altrove. Ma c’è anche chi, come l’alpino e consigliere comunale a Genova, Sergio Gambino, ha firmato un ordine del giorno per chiedere ufficialmente che, dopo le denigrazioni, la città valorizzasse gli Alpini. Una richiesta semplice in cui si domandava al sindaco Silvia Salis di «ribadire pubblicamente il valore sociale e culturale dell’Adunata, respingendo ogni tentativo di strumentalizzazione ideologica volta a dividere la cittadinanza». Ma soprattutto si chiedeva di «prendere pubblicamente le distanze, manifestando solidarietà agli Alpini, da quanto di grave è stato affermato sulle pagine social di Non una di meno».
La risposta che è arrivata dalla giunta della Salis, però, è stata un secco no. Questa la cronaca politica. Che è cronaca, quindi destinata a passare. A differenza delle 62 medaglie d’oro degli Alpini.
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Sono 337 i beni culturali rimpatriati dagli Stati Uniti e presentati alla Caserma «La Marmora», sede del reparto operativo dei Carabinieri TPC (Tutela Patrimonio Culturale), alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli e dell’ambasciatore Usa in Italia Tilman J. Fertitta.
Tra i reperti figurano oggetti archeologici di epoca romana, bizantina e della Magna Grecia, oltre a opere d’arte e materiali d’archivio, in larga parte provenienti da scavi clandestini o sottratti a istituzioni. Tra i pezzi più rilevanti anche una testa di Alessandro Magno proveniente dalla Basilica Aemilia del Foro Romano. Il rimpatrio è il risultato di operazioni concluse tra dicembre e aprile 2026. Dei 337 beni, 221 sono stati recuperati grazie alla collaborazione con il Manhattan District Attorney’s Office, mentre gli altri 116 sono stati restituiti attraverso attività congiunte di FBI e Homeland Security Investigations.
L'amministratore delegato di Italo, Gianbattista La Rocca (Imagoeconomica)
La Germania, spiega, non è una suggestione ma il primo passo di una strategia di internazionalizzazione. E non si parte da zero: la società tedesca è già stata costituita, la licenza ferroviaria è stata ottenuta e il percorso per il certificato di sicurezza è in corso. La macchina, insomma ha acceso il motore e non è più parcheggiata in garage.
C’è poi un altro elemento chiave che rende l’operazione particolarmente solida: l’accordo già impostato con Siemens per la fornitura dei treni. Qui entra in gioco uno dei passaggi più delicati di tutta la partita: i tempi. La Rocca lo dice chiaramente: entro maggio devono arrivare le autorizzazioni dall’Autorithy del settore. Servono indicazioni precise sugli orari e sugli spazi nelle stazioni. In altre parole: quando e dove potranno circolare i treni. Senza queste informazioni, non si può firmare con Siemens entro giugno. E quella scadenza non è negoziabile: se salta, non partirà l’ordine per acquistare i teni e l’intero progetto rischia di perdere sostenibilità economica. Un effetto domino che nessuno vuole innescare. Il piano industriale è ampio. Si parte con 26 convogli, con la possibilità di arrivare a 40 grazie a un’opzione già prevista. L’investimento iniziale per l’acquisto dell’armamenti è di circa 1,2 miliardi di euro. Ma è solo una parte del quadro: altri 2,4 miliardi serviranno per la manutenzione trentennale, la formazione del personale, i sistemi informatici e tutta l’organizzazione necessaria a far funzionare il servizio. Non si tratta quindi solo di comprare treni, ma di costruire un sistema. Anche la rete su cui opererà Italo in Germania è pensata per avere un impatto significativo. Il progetto prevede collegamenti tra 18 città, su circa 1.300 chilometri di rete, con 50 servizi giornalieri. Due le direttrici principali: Monaco di Baviera-Colonia-Dortmund e Monaco di Baviera-Berlino-Amburgo. Corridoi strategici, che attraversano alcune delle aree più importanti del Paese e intercettano una domanda già molto forte.
A dare una lettura più ampia dell’operazione è Luca Montezemolo, presidente e fondatore di Italo. Spiega che il mercato tedesco oggi ricorda quello italiano prima dell’arrivo della concorrenza. Un sistema dominato da un unico grande operatore, con margini di miglioramento evidenti. Ed è proprio in questo spazio che Italo vede un’opportunità.
Montezemolo sottolinea un aspetto spesso poco evidenziato: l’Italia è l’unico Paese europeo in cui l’alta velocità è gestita anche da un operatore interamente privato. Un modello che ha funzionato, al punto da essere preso come riferimento a livello europeo. L’introduzione della concorrenza, insieme a un sistema di regolazione più strutturato, ha portato a un miglioramento della qualità del servizio. Naturalmente, il percorso non è stato lineare. «Abbiamo imparato molto dagli errori», ammette Montezemolo. Ed è proprio questo uno degli elementi più interessanti dell’espansione in Germania: Italo non arriva come un operatore nuovo, ma come un’azienda che ha già attraversato una fase complessa di crescita, aggiustamenti e consolidamento. Un bagaglio di esperienza che ora diventa parte integrante dell’offerta.
L’obiettivo è chiaro: costruire fin dall’inizio un’attività sostenibile, evitando gli errori tipici delle fasi di avvio. E per farlo, oltre agli investimenti, sarà fondamentale il radicamento locale. Non a caso, l’azienda prevede di iniziare già nei prossimi mesi ad assumere personale in Germania, costruendo progressivamente la propria struttura operativa.
Il debutto è fissato tra aprile e metà del 2028. Una scadenza che sembra lontana, ma che in realtà richiede decisioni immediate. Perché progetti di questa dimensione non si improvvisano: hanno bisogno di preparazione, coordinamento e investimenti. Sullo sfondo resta una domanda che rende tutta la vicenda ancora più interessante: c’è spazio, in Germania, per un nuovo operatore ferroviario ad alta velocità? La risposta arriverà dal mercato, ma anche dalla capacità del sistema di aprirsi davvero alla concorrenza.
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l segretario generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, ha espresso soddisfazione per il nuovo decreto sul cosiddetto «salario giusto», a margine della conferenza stampa di presentazione del Concerto del 1° maggio.
«Siamo molto soddisfatti perché per la prima volta c’è un intervento legislativo che identifica il salario giusto con i contratti di Cgil, Cisl e Uil», ha dichiarato. Bombardieri ha ricordato il tema dei cosiddetti «contratti pirata», firmati da sigle non rappresentative che — secondo il sindacato — avrebbero contribuito ad abbassare i salari. Il nuovo impianto normativo, ha spiegato, punta invece a valorizzare i contratti comparativamente più rappresentativi e a condizionare gli sgravi fiscali al loro utilizzo.