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2019-11-23
Dai frammenti di porcellane pregiate nascono gioielli da collezione
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Ormai la parola riciclo la si può considerare magica. Tutto può avere una nuova vita, perfino un coccio di porcellana. Non un caso che a preziose creazioni sia stato attribuito un titolo che parla: Fracture, dove il riciclo diventa gioiello di design da indossare o da collezionare. Il 25 novembre 2019 saranno battute da Sotheby's a Milano i gioielli realizzati utilizzando frammenti in porcellana della Manifattura Richard Ginori e, per alcuni oggetti, l'Art Clay Silver, uno speciale materiale proveniente da processi di recupero e riciclaggio di materiali.
Al progetto hanno aderito gli allievi del terzo anno della scuola di oreficeria LAO, Le Arti Orafe Jewellery School di Firenze: Gabrielle de Sá Veras, Seohyun Jang, Silvia Omodei, Agnese Soave, Martina Zentilini, Ana Maria Stavrakakis Zubiaga, la ex allieva Jully Katherine Vargas Torres, e l'assistente Luigi Piantanida.
Il gruppo ha lavorato sotto la guida di Giò Carbone, direttore della scuola fiorentina, dal 1985 una delle più importanti realtà europee di oreficeria, da sempre impegnata nella ricerca e nella promozione della cultura del gioiello. L'asta, su invito, si terrà nella sede di Officine Saffi, nota galleria milanese specializzata in ceramica contemporanea, in occasione della quale saranno battuti circa 30 originali preziose creazioni realizzate oltre che dagli studenti, anche dai docenti Giò Carbone e Jasmina Carbone. L'anteprima, aperta al pubblico, è prevista sabato 23 e domenica 24 novembre dalle 11 alle 18 e sarà possibile lasciare un'offerta in galleria o via mail. Il progetto, ideato da LAO Le Arti Orafe Jewellery School e l'Associazione Amici di Doccia, in collaborazione con Officine Saffi e Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, è nato come contributo alla raccolta fondi per il restauro di opere conservate nel Museo di Doccia, situato a pochi chilometri dal centro di Firenze e chiuso al pubblico dal 2014. In attesa della sua riapertura, è doveroso contribuire alla tutela della sua collezione, una delle testimonianze più importanti al mondo della lavorazione della porcellana in Italia sin dal Settecento. Una collezione di valore inestimabile da restituire alla visione del grande pubblico in tutta la sua bellezza: 8.000opere in porcellana, maiolica, terracotta, piombo; oltre 13.000 tra disegni, lastre di metallo incise, pietre cromolitografiche, modelli in gesso, sculture in cera. Il Museo di Doccia è stato recentemente acquisito dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, entrando a far parte del patrimonio storico culturale dello Stato italiano.Utilizzando frammenti di scarto in porcellana della Manifattura Richard Ginori, gli studenti e i docenti si sono cimentati con un materiale inusuale rispetto ai tradizionali componenti della creazione orafa, ottenendo straordinari e inaspettati risultati: anelli, spille, collane, pazientemente costruiti abbinando argento, rame e pietre preziose al candore degli elementi in porcellana, che vivono così una seconda vita. Per la realizzazione di alcuni degli oggetti è stata utilizzata Art Clay Silver, una innovativa pasta d'argento che può essere modellata, sagomata o scolpita. Tutto è frutto di quella straordinaria artigianalità che deve essere tutelata come un gioiello. La Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, istituzione privata non profit, nata a Milano nel 1995 per volontà di Franco Cologni, che ne è il presidente, ha tra le sue iniziative un «nuovo Rinascimento» dei mestieri d'arte, rivolte soprattutto ai giovani: formare nuove generazioni di Maestri d'Arte, salvando le attività artigianali di eccellenza dal rischio di scomparsa che le minaccia, è infatti uno degli obiettivi che la Fondazione persegue. A questo scopo promuove, sostiene e realizza una serie di iniziative culturali, scientifiche e divulgative.
Arte e moda in mostra grazie a Domingo communications
Moda e arte è un binomio sempre vincente. Non c'è stilista che non si rifaccia a un certo periodo pittorico, che non parli d'influenze artistiche che si ripercuotono nel suo lavoro. Ma anche chi la moda la guarda dal punto di vista del business non ne tralascia il lato culturale. È il caso di Enzo Domingo che a ogni incontro tra la stampa e i suoi prestigiosi marchi abbina con costanza una mostra e una performance legate all'arte spesso dando un'opportunità ai giovani artisti di esporre le loro opere. La Domingo Communication si è consolidata negli anni come agenzia di comunicazione Omni-Channel, diventando un circuito non convenzionale ed un luogo per la divulgazione di contenuti che attingono a narrazioni sociali e ad espressioni creative sperimentali, connettendo persone, brand e progetti attraverso idee e linguaggi in costante trasformazione.
Alla quarta edizione consecutiva il progetto "SUNDAYS - connessioni senza barriere" vede l'agenzia impegnata a comunicare una riflessione sul senso delle relazioni nell'era digitale, con eventi trasversali, progetti culturali e creativi, che ospitano talenti da tutto il mondo.
Fotografia, letteratura, grafica e cinema sono le forme espressive presentate negli ultimi anni come valore inestimabile da supportare e preservare. «Dare voce a progetti creativi digital-oriented che possano nutrire di senso la comunicazione» spiega Enzo Domingo «è una prerogativa che ci poniamo da molto tempo. Con questo progetto abbiamo voluto celebrare con vivacità le arti grazie alla preziosa collaborazione di partners dal forte spessore culturale, per trasferire ancora una volta ai nostri stakeholders una prospettiva interconnessa, fluida e in costante trasformazione come del resto lo siamo anche noi».
Il progetto, in collaborazione con Stefano Coletto, Marignana Arte e Renata Fabbri, vede come protagonisti tre artisti contemporanei - Arthur Duff, Fabio Roncato e T-yong Chung - perfetti per raccontare la connessione autentica tra spazio, opera, abiti e pubblico. La mostra rimarrà aperta fino al 31 gennaio 2020 negli spazi dell'agenzia.
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Fracture è il progetto grazie a cui cocci di ceramica vengono trasformati in anelli, orecchini e bijoux. Fino al 31 gennaio l'agenzia Domingo Communication ospita nei suoi spazi «Sundays - connessioni senza barriere». In mostra le opere di tre artisti: Arthur Duff, Fabio Roncato e T-yong Chung.Lo speciale comprende due articoli.Ormai la parola riciclo la si può considerare magica. Tutto può avere una nuova vita, perfino un coccio di porcellana. Non un caso che a preziose creazioni sia stato attribuito un titolo che parla: Fracture, dove il riciclo diventa gioiello di design da indossare o da collezionare. Il 25 novembre 2019 saranno battute da Sotheby's a Milano i gioielli realizzati utilizzando frammenti in porcellana della Manifattura Richard Ginori e, per alcuni oggetti, l'Art Clay Silver, uno speciale materiale proveniente da processi di recupero e riciclaggio di materiali. Al progetto hanno aderito gli allievi del terzo anno della scuola di oreficeria LAO, Le Arti Orafe Jewellery School di Firenze: Gabrielle de Sá Veras, Seohyun Jang, Silvia Omodei, Agnese Soave, Martina Zentilini, Ana Maria Stavrakakis Zubiaga, la ex allieva Jully Katherine Vargas Torres, e l'assistente Luigi Piantanida.Il gruppo ha lavorato sotto la guida di Giò Carbone, direttore della scuola fiorentina, dal 1985 una delle più importanti realtà europee di oreficeria, da sempre impegnata nella ricerca e nella promozione della cultura del gioiello. L'asta, su invito, si terrà nella sede di Officine Saffi, nota galleria milanese specializzata in ceramica contemporanea, in occasione della quale saranno battuti circa 30 originali preziose creazioni realizzate oltre che dagli studenti, anche dai docenti Giò Carbone e Jasmina Carbone. L'anteprima, aperta al pubblico, è prevista sabato 23 e domenica 24 novembre dalle 11 alle 18 e sarà possibile lasciare un'offerta in galleria o via mail. Il progetto, ideato da LAO Le Arti Orafe Jewellery School e l'Associazione Amici di Doccia, in collaborazione con Officine Saffi e Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, è nato come contributo alla raccolta fondi per il restauro di opere conservate nel Museo di Doccia, situato a pochi chilometri dal centro di Firenze e chiuso al pubblico dal 2014. In attesa della sua riapertura, è doveroso contribuire alla tutela della sua collezione, una delle testimonianze più importanti al mondo della lavorazione della porcellana in Italia sin dal Settecento. Una collezione di valore inestimabile da restituire alla visione del grande pubblico in tutta la sua bellezza: 8.000opere in porcellana, maiolica, terracotta, piombo; oltre 13.000 tra disegni, lastre di metallo incise, pietre cromolitografiche, modelli in gesso, sculture in cera. Il Museo di Doccia è stato recentemente acquisito dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, entrando a far parte del patrimonio storico culturale dello Stato italiano.Utilizzando frammenti di scarto in porcellana della Manifattura Richard Ginori, gli studenti e i docenti si sono cimentati con un materiale inusuale rispetto ai tradizionali componenti della creazione orafa, ottenendo straordinari e inaspettati risultati: anelli, spille, collane, pazientemente costruiti abbinando argento, rame e pietre preziose al candore degli elementi in porcellana, che vivono così una seconda vita. Per la realizzazione di alcuni degli oggetti è stata utilizzata Art Clay Silver, una innovativa pasta d'argento che può essere modellata, sagomata o scolpita. Tutto è frutto di quella straordinaria artigianalità che deve essere tutelata come un gioiello. La Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte, istituzione privata non profit, nata a Milano nel 1995 per volontà di Franco Cologni, che ne è il presidente, ha tra le sue iniziative un «nuovo Rinascimento» dei mestieri d'arte, rivolte soprattutto ai giovani: formare nuove generazioni di Maestri d'Arte, salvando le attività artigianali di eccellenza dal rischio di scomparsa che le minaccia, è infatti uno degli obiettivi che la Fondazione persegue. A questo scopo promuove, sostiene e realizza una serie di iniziative culturali, scientifiche e divulgative.
Peraltro, si potrebbero citare diversi esempi di decisioni da prendere per ridestare un po’ di fiducia nella società civile. Il più emblematico è rappresentato dal «sistema della doppia sede» del Parlamento europeo, con la relativa transumanza mensile che ciò comporta: una settimana al mese, dal lunedì al giovedì, un esercito tra le 12 e le 15.000 persone percorre i 450 chilometri di distanza tra Bruxelles (sede operativa) e Strasburgo (sede ufficiale) e ritorno, per celebrare il rito della seduta plenaria. Il bell’edificio della cittadina alsaziana, costato 600 milioni di euro, rimane vuoto per le restanti settimane, per 317 giorni all’anno su 365.
Questo avviene perché nei Trattati fondativi e successive modificazioni è scritto che «12 riunioni plenarie all’anno del Parlamento europeo si tengono nella sede di Strasburgo». Lo pretesero i francesi, e allora (fine anni Cinquanta) la scelta aveva sia un senso sia un valore simbolico: Strasburgo, città di confine, bilingue, dominata a fasi alterne da francesi e tedeschi, simboleggiava perfettamente la volontà di riconciliazione e lo spirito unitario. La scelta venne confermata nel 1965 e definitivamente dal Protocollo n. 6 del trattato di Amsterdam del 1997. Oggi però i costi di questo sistema sono diventati insostenibili: una stima attendibile calcola che le spese di mantenimento dell’edificio, di trasferta e missione di deputati, assistenti, funzionari e personale di servizio ammontino ad almeno 180 milioni di euro all’anno, quasi un miliardo di euro per ogni legislatura. Senza contare la questione ambientale: gli spostamenti di auto, aerei, treni e dei mezzi logistici che trasportano i materiali spargono in atmosfera oltre 19.000 tonnellate di anidride carbonica. L’Ue impone ai Paesi membri regole sempre più stringenti e assurde in materia ambientale ma non fa nulla sulle cose che la riguardano direttamente.
Il Parlamento europeo, nelle annuali discussioni di bilancio, ha sollecitato più volte il Consiglio a operare una scelta in materia, visti i costi iperbolici: ma ogni volta che se ne discute, dovendosi modificare i Trattati, è proprio la Francia che si oppone ponendo il veto. Uno dei Paesi più attivi nel voler superare il voto all’unanimità utilizza a riguardo due pesi e due misure.
È giusto non dimenticare la storia, ma per celebrare la riconciliazione i due Paesi hanno già un simbolo: si tratta del monumento ai caduti di tutte le guerre di Strasburgo. Raffigura una madre che regge tra le braccia due figli morti in guerra, nudi e senza uniformi né insegne: due fratelli morti combattendo uno per i francesi e l’altro per i tedeschi, cosa non infrequente in Alsazia.
Ma oltre alle ragioni di natura storica, ve ne sono sottotraccia altre più meschinamente economiche: la presenza mensile di migliaia di persone, in una città di circa 280.000 abitanti, produce effetti benefici sull’economia e sull’indotto. Ma non è accettabile che il sostegno all’economia di Strasburgo sia a carico dei cittadini europei e italiani. Eppure, l’Unione europea va in direzione opposta. Vista l’impossibilità de facto di superare la doppia sede, si decide paradossalmente di ampliare quella di Strasburgo, prendendo in affitto un nuovo edificio appena costruito. Si chiama Osmose, ed è un immobile realizzato proprio di fronte al palazzo Louise Weiss, che ospita le sessioni plenarie, ottenuto, proposta di contratto alla mano, tramite un leasing di 99 anni, a un costo stimato di circa 2 milioni l’anno, più altri milioni spesi per l’arredo.
Che dire poi della presidente della Bce, Christine Lagarde, che riceve, oltre al suo stipendio, circa 140.000 euro all’anno come membro del consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali, nonostante la Banca centrale europea vieti i pagamenti da parte di terzi al proprio personale? Alla fine, tra l’una e l’altra cosa, ottiene per sé annualmente una cifra vicina ai 750.000 euro. Quattro volte di più del presidente della Fed. Una vergogna!
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(Totaleu)
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