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2024-09-10
La Raggi e Toninelli soccorrono Grillo. Lite pure sul sito Web
Danilo Toninelli e Virginia Raggi (Ansa)
Passano i giorni, ma la crepa tra il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, e il fondatore e oggi «garante», Beppe Grillo, si allarga sempre di più. Vecchi e nuovi esponenti si posizionano su una barricata o sull’altra.
L’ex parlamentare ed ex ministro Danilo Toninelli è tornato a prendere le parti di Grillo, commentando la definizione del comico genovese come «sopraelevato», coniata appunto dall’ex premier. «Grillo si definisce ironicamente “Elevato”, ma lo fa in contraddizione rispetto ai partiti tradizionali, dove il leader si attacca al potere e nomina i propri uomini. Grillo non ha mai chiesto incarichi, non ha fatto il ministro, né è entrato in parlamento o in una partecipata. Ha sempre rappresentato l’esempio più altruistico e generoso della politica italiana». Secondo Toninelli «quello di Conte è un attacco personale. Beppe ha sempre sostenuto due principi fondamentali: il limite dei due mandati e la democrazia diretta, mentre Conte, rispondendo con l’ironia del “sopraelevato”, si allontana da questi valori. Questa è una dialettica che vediamo più spesso nei partiti tradizionali, come in Renzi, piuttosto che nel Movimento 5 stelle».
Per Grillo si schierano le truppe cammellate. Anche l’ex sindaco di Roma, Virginia Raggi, difende il suo padre padrino. «Il Movimento nasce come idea, come metodo, come possibilità e io credo che oggi ci sia bisogno di tornare a quel metodo e a quel laboratorio, altrimenti si diventa solo la brutta copia degli altri partiti». E aggiunge: «Con Grillo ci sentiamo più o meno regolarmente, ci siamo fatti gli auguri per le vacanze», ha aggiunto. «Oggi il M5s ha uno statuto che è una sorta di regolamento che disciplina cosa si può fare e cosa non si può fare nel M5s. Se questo statuto dà a Beppe Grillo dei poteri e lui li esercita, fa bene. La cosa più brutta è trasformarsi in quello che si è sempre detto di voler combattere, è terribile». E alla domanda: «Se ci fosse una questione legale, a colpi di carte bollate tra Grillo e Conte?», risponde: «Sicuramente non sarei io l’avvocato, la questione mi lascia un po’ scossa, turbata. Mi dispiace molto, da persona che ha creduto molto e crede nel Movimento. Se si arriverà alle carte bollate se la vedranno gli avvocati». Per Roberta Lombardi, altra ex storica, è l’ora di voltare pagina: «Il M5s era un progetto biodegradabile», sostiene, «è ora di accettare la sua dissoluzione». E c’è chi, come Alessandro di Battista, raggiunto dalla Verità, proprio non vuole commentare.
Il vicepresidente del Movimento, Michele Gubitosa, è arrivato a mettere in dubbio la consulenza da 300.000 euro di Grillo per «inadempienza». La vicenda dalle parole è pronta a giocarsi tra statuti e regolamenti. della questione Grillo «se ne occuperanno gli avvocati», ha tuonato Conte dal palco della festa del Fatto Quotidiano. «Grillo non può fermare le votazioni degli iscritti», ancora Gubitosa, «al massimo può esprimere delle raccomandazioni».
Intanto da Campo Marzio esprimono soddisfazione per i numeri che stanno portando verso la costituente. Sono arrivati 22.000 contributi, di cui circa 3.000 da non iscritti al Movimento 5 stelle alla mezzanotte del 6 settembre, in cui si concludeva la prima fase. Loro vanno avanti senza tentennamenti. «Un grandissimo risultato», ha commentato Conte. E come prevedibile tra le idee prodotte dai grillini ci sono anche alcuni contributi che hanno a che vedere con nome, simbolo e regola dei due mandati. A dimostrazione, secondo l’ex premier, che sono temi caldi.
«Noi vogliamo guardare avanti, parlare di temi e partecipazione: c’è un’intera comunità che non si fa mettere il bavaglio e non vuole censure, ma vuole discutere di temi e partecipazione». Questo, apprende l’Adnkronos, l’umore che filtra dal quartier generale del M5S a Campo Marzio.
Ora ci saranno seconda e terza fase. Documenti preparatori per informare i partecipanti sui temi all’ordine del giorno; discussione tra gli iscritti; assemblea a Roma. All’orizzonte, sempre più vicino, c’è lo scontro finale. Conte o Grillo, insomma, c’è da scegliere da che parte stare. Sempre più probabile una scissione. Pochi giorni fa una circolare del Movimento invitava gli iscritti inattivi a rinnovare l’iscrizione con un clic entro cinque giorni, pena la disattivazione dell’account. Un modo secondo alcuni per evitare infiltrazioni di seguaci di Grillo, che potrebbero boicottare l’operazione di rinnovamento. «Siccome Beppe può chiedere di ripetere un voto e, nella seconda votazione, c’è il vincolo di raggiungere almeno il 50% più uno affinché il risultato sia valido», i vertici starebbero cercando di «portarsi avanti» per «diminuire la base votanti, applicando la regola del rinnovo che però nelle scorse votazioni non hanno mai applicato», fanno sapere alcune fonti. «Illazioni», replicano da Campo Marzio: lo statuto - viene spiegato - prevede la cancellazione degli utenti inattivi, che non hanno mai fatto un accesso e non hanno partecipato a votazioni.
Quella del Movimento 5 stelle rischia di diventare una breve storia triste, insomma. La fine di una parabola discendente inaugurato da Luigi Di Maio, che dal giugno 2023 serenamente ricopre la carica di rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo Persico.
Marattin lascia: in Italia viva resta in vita solo Renzi
Morti e feriti nel campo largo. Anche solo a parlarne. Come da tradizione è il solito Matteo Renzi a crear scompiglio. Mentre da una parte c’è chi promette guerra e fiamme all’idea di un suo possibile ingresso nella possibile alleanza ampliata della sinistra, dall’altra c’è chi, nel suo partito, di campo largo proprio non vuole sentir parlare. Si tratta di Luigi Marattin, deputato di Italia viva fino a ieri, da oggi nel gruppo misto. Non un membro qualsiasi, bensì un fedelissimo di Renzi già dai tempi del Partito democratico, dentro Italia viva si occupava perlopiù di dettare la linea economica. Da parlamentare, nella scorsa legislatura ha ricoperto il ruolo di capogruppo del Pd prima e di Italia viva all’interno della V commissione Bilancio di Montecitorio. Da luglio 2020 a ottobre 2022 (con la fine della XVIII legislatura) è stato presidente della commissione Finanze, naturalmente sempre alla Camera dei deputati.
In una conferenza stampa a Montecitorio, Marattin ha spiegato la sua scelta: «Con forte dispiacere personale ma altrettanto forte convincimento, chiarezza e determinazione politica annunciamo il nostro addio a Italia viva. Noi non condividiamo l’adesione al campo largo, nel metodo e nel merito, avrebbe dovuto essere presa in un congresso perché in un congresso era stata decisa la collocazione terzopolista di Italia viva». Marattin assicura che lo strappo si è consumato in maniera amichevole, ma chiarisce: «Non è l’esito che Italia viva merita, siamo ancora convinti che lì non ci sia niente di interessante per una proposta politica di governo del Paese: su fisco, ambiente, energia, politica estera, scuola, settore pubblico. Le posizioni del campo largo sono antitetiche a quelle di Italia viva su cui militanti e dirigenti di base hanno dato anima e cuore e ora si chiede di buttare tutto via in nome del bipolarismo, tutto questo avrebbe dovuto essere discusso».
A Marattin va riconosciuta la lucidità che agli altri della sinistra manca. Non esiste un tema su cui si trovino tutti d’accordo, lo dimostrano le tensioni montate in questi giorni, da cui alcuni preferiscono tirarsi fuori.
Marattin parla al plurale perché non è l’unico a lasciare il partito. «Le uscite da Italia viva sono già iniziate nei giorni scorsi, un paio di centinaia di persone sono con noi, cento dirigenti territoriali e altri arriveranno», assicura. Hanno fatto i bagagli quattro dirigenti territoriali: Emanuele Cristelli (Friuli Venezia Giulia), Valeria Pernice (Verona), Giorgia Bellucci (Rimini) e Alessandro Pezzini (Lodi). Non nomi di spicco, ma c’è chi è pronto a scommettere che altri big segurianno l’esempio. Uno potrebbe essere Luciano Nobili, collega a Montecitorio e amico di Marattin. Proprio ieri scriveva un post di commento al rapporto di Mario Draghi, elogiandone la visione. Mentre il collega Marattin in conferenza stampa diceva: «L’obiettivo nei prossimi anni è creare un partito liberaldemocratico e riformatore per le prossime elezioni politiche, che sarà l’interfaccia politica di quel rapporto Draghi che ora non ha interpreti in Italia».
Marattin, infatti, non trasloca in altri partiti (si parlava di Forza Italia). Lancia un progetto: «Fonderemo una associazione che si chiamerà Orizzonti liberali, un’associazione perché sarebbe velleitario e infantile uscire da un partito e fondare un partito, i partiti sono una cosa seria, soprattutto se devono colmare un vuoto di rappresentanza». Ennesimo contenitore inutile, un po’ come Italia viva, una zattera costruita per tenersi a galla, sulla quale sembrano rimasti a bordo solo Renzi e Maria Elena Boschi, in attesa di salire sul prossimo yacht di passaggio.
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Continua la guerra di Conte. Caustica la ex Lombardi: «Il M5s è biodegradabile». Veleni sulle mosse degli «infiltrati» online.Luigi Marattin è contrario ai piani per entrare nel campo largo. Via anche quattro dirigenti locali. Voci pure sull’addio di Nobili.Lo speciale contiene due articoli.Passano i giorni, ma la crepa tra il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, e il fondatore e oggi «garante», Beppe Grillo, si allarga sempre di più. Vecchi e nuovi esponenti si posizionano su una barricata o sull’altra. L’ex parlamentare ed ex ministro Danilo Toninelli è tornato a prendere le parti di Grillo, commentando la definizione del comico genovese come «sopraelevato», coniata appunto dall’ex premier. «Grillo si definisce ironicamente “Elevato”, ma lo fa in contraddizione rispetto ai partiti tradizionali, dove il leader si attacca al potere e nomina i propri uomini. Grillo non ha mai chiesto incarichi, non ha fatto il ministro, né è entrato in parlamento o in una partecipata. Ha sempre rappresentato l’esempio più altruistico e generoso della politica italiana». Secondo Toninelli «quello di Conte è un attacco personale. Beppe ha sempre sostenuto due principi fondamentali: il limite dei due mandati e la democrazia diretta, mentre Conte, rispondendo con l’ironia del “sopraelevato”, si allontana da questi valori. Questa è una dialettica che vediamo più spesso nei partiti tradizionali, come in Renzi, piuttosto che nel Movimento 5 stelle». Per Grillo si schierano le truppe cammellate. Anche l’ex sindaco di Roma, Virginia Raggi, difende il suo padre padrino. «Il Movimento nasce come idea, come metodo, come possibilità e io credo che oggi ci sia bisogno di tornare a quel metodo e a quel laboratorio, altrimenti si diventa solo la brutta copia degli altri partiti». E aggiunge: «Con Grillo ci sentiamo più o meno regolarmente, ci siamo fatti gli auguri per le vacanze», ha aggiunto. «Oggi il M5s ha uno statuto che è una sorta di regolamento che disciplina cosa si può fare e cosa non si può fare nel M5s. Se questo statuto dà a Beppe Grillo dei poteri e lui li esercita, fa bene. La cosa più brutta è trasformarsi in quello che si è sempre detto di voler combattere, è terribile». E alla domanda: «Se ci fosse una questione legale, a colpi di carte bollate tra Grillo e Conte?», risponde: «Sicuramente non sarei io l’avvocato, la questione mi lascia un po’ scossa, turbata. Mi dispiace molto, da persona che ha creduto molto e crede nel Movimento. Se si arriverà alle carte bollate se la vedranno gli avvocati». Per Roberta Lombardi, altra ex storica, è l’ora di voltare pagina: «Il M5s era un progetto biodegradabile», sostiene, «è ora di accettare la sua dissoluzione». E c’è chi, come Alessandro di Battista, raggiunto dalla Verità, proprio non vuole commentare. Il vicepresidente del Movimento, Michele Gubitosa, è arrivato a mettere in dubbio la consulenza da 300.000 euro di Grillo per «inadempienza». La vicenda dalle parole è pronta a giocarsi tra statuti e regolamenti. della questione Grillo «se ne occuperanno gli avvocati», ha tuonato Conte dal palco della festa del Fatto Quotidiano. «Grillo non può fermare le votazioni degli iscritti», ancora Gubitosa, «al massimo può esprimere delle raccomandazioni». Intanto da Campo Marzio esprimono soddisfazione per i numeri che stanno portando verso la costituente. Sono arrivati 22.000 contributi, di cui circa 3.000 da non iscritti al Movimento 5 stelle alla mezzanotte del 6 settembre, in cui si concludeva la prima fase. Loro vanno avanti senza tentennamenti. «Un grandissimo risultato», ha commentato Conte. E come prevedibile tra le idee prodotte dai grillini ci sono anche alcuni contributi che hanno a che vedere con nome, simbolo e regola dei due mandati. A dimostrazione, secondo l’ex premier, che sono temi caldi.«Noi vogliamo guardare avanti, parlare di temi e partecipazione: c’è un’intera comunità che non si fa mettere il bavaglio e non vuole censure, ma vuole discutere di temi e partecipazione». Questo, apprende l’Adnkronos, l’umore che filtra dal quartier generale del M5S a Campo Marzio.Ora ci saranno seconda e terza fase. Documenti preparatori per informare i partecipanti sui temi all’ordine del giorno; discussione tra gli iscritti; assemblea a Roma. All’orizzonte, sempre più vicino, c’è lo scontro finale. Conte o Grillo, insomma, c’è da scegliere da che parte stare. Sempre più probabile una scissione. Pochi giorni fa una circolare del Movimento invitava gli iscritti inattivi a rinnovare l’iscrizione con un clic entro cinque giorni, pena la disattivazione dell’account. Un modo secondo alcuni per evitare infiltrazioni di seguaci di Grillo, che potrebbero boicottare l’operazione di rinnovamento. «Siccome Beppe può chiedere di ripetere un voto e, nella seconda votazione, c’è il vincolo di raggiungere almeno il 50% più uno affinché il risultato sia valido», i vertici starebbero cercando di «portarsi avanti» per «diminuire la base votanti, applicando la regola del rinnovo che però nelle scorse votazioni non hanno mai applicato», fanno sapere alcune fonti. «Illazioni», replicano da Campo Marzio: lo statuto - viene spiegato - prevede la cancellazione degli utenti inattivi, che non hanno mai fatto un accesso e non hanno partecipato a votazioni.Quella del Movimento 5 stelle rischia di diventare una breve storia triste, insomma. La fine di una parabola discendente inaugurato da Luigi Di Maio, che dal giugno 2023 serenamente ricopre la carica di rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo Persico.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/crisi-conte-grillo-m5s-2669156721.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="marattin-lascia-in-italia-viva-resta-in-vita-solo-renzi" data-post-id="2669156721" data-published-at="1725965375" data-use-pagination="False"> Marattin lascia: in Italia viva resta in vita solo Renzi Morti e feriti nel campo largo. Anche solo a parlarne. Come da tradizione è il solito Matteo Renzi a crear scompiglio. Mentre da una parte c’è chi promette guerra e fiamme all’idea di un suo possibile ingresso nella possibile alleanza ampliata della sinistra, dall’altra c’è chi, nel suo partito, di campo largo proprio non vuole sentir parlare. Si tratta di Luigi Marattin, deputato di Italia viva fino a ieri, da oggi nel gruppo misto. Non un membro qualsiasi, bensì un fedelissimo di Renzi già dai tempi del Partito democratico, dentro Italia viva si occupava perlopiù di dettare la linea economica. Da parlamentare, nella scorsa legislatura ha ricoperto il ruolo di capogruppo del Pd prima e di Italia viva all’interno della V commissione Bilancio di Montecitorio. Da luglio 2020 a ottobre 2022 (con la fine della XVIII legislatura) è stato presidente della commissione Finanze, naturalmente sempre alla Camera dei deputati. In una conferenza stampa a Montecitorio, Marattin ha spiegato la sua scelta: «Con forte dispiacere personale ma altrettanto forte convincimento, chiarezza e determinazione politica annunciamo il nostro addio a Italia viva. Noi non condividiamo l’adesione al campo largo, nel metodo e nel merito, avrebbe dovuto essere presa in un congresso perché in un congresso era stata decisa la collocazione terzopolista di Italia viva». Marattin assicura che lo strappo si è consumato in maniera amichevole, ma chiarisce: «Non è l’esito che Italia viva merita, siamo ancora convinti che lì non ci sia niente di interessante per una proposta politica di governo del Paese: su fisco, ambiente, energia, politica estera, scuola, settore pubblico. Le posizioni del campo largo sono antitetiche a quelle di Italia viva su cui militanti e dirigenti di base hanno dato anima e cuore e ora si chiede di buttare tutto via in nome del bipolarismo, tutto questo avrebbe dovuto essere discusso». A Marattin va riconosciuta la lucidità che agli altri della sinistra manca. Non esiste un tema su cui si trovino tutti d’accordo, lo dimostrano le tensioni montate in questi giorni, da cui alcuni preferiscono tirarsi fuori. Marattin parla al plurale perché non è l’unico a lasciare il partito. «Le uscite da Italia viva sono già iniziate nei giorni scorsi, un paio di centinaia di persone sono con noi, cento dirigenti territoriali e altri arriveranno», assicura. Hanno fatto i bagagli quattro dirigenti territoriali: Emanuele Cristelli (Friuli Venezia Giulia), Valeria Pernice (Verona), Giorgia Bellucci (Rimini) e Alessandro Pezzini (Lodi). Non nomi di spicco, ma c’è chi è pronto a scommettere che altri big segurianno l’esempio. Uno potrebbe essere Luciano Nobili, collega a Montecitorio e amico di Marattin. Proprio ieri scriveva un post di commento al rapporto di Mario Draghi, elogiandone la visione. Mentre il collega Marattin in conferenza stampa diceva: «L’obiettivo nei prossimi anni è creare un partito liberaldemocratico e riformatore per le prossime elezioni politiche, che sarà l’interfaccia politica di quel rapporto Draghi che ora non ha interpreti in Italia». Marattin, infatti, non trasloca in altri partiti (si parlava di Forza Italia). Lancia un progetto: «Fonderemo una associazione che si chiamerà Orizzonti liberali, un’associazione perché sarebbe velleitario e infantile uscire da un partito e fondare un partito, i partiti sono una cosa seria, soprattutto se devono colmare un vuoto di rappresentanza». Ennesimo contenitore inutile, un po’ come Italia viva, una zattera costruita per tenersi a galla, sulla quale sembrano rimasti a bordo solo Renzi e Maria Elena Boschi, in attesa di salire sul prossimo yacht di passaggio.
Lo ha dichiarato l'eurodeputato di Fratelli d'Italia Alessandro Ciriani durante la conferenza stampa sull'entrata in vigore del Patto Ue sulla migrazione. La conferenza stampa si è articolata in due parti per riflettere la complessità del pacchetto.
Nella prima sessione hanno preso la parola i relatori Tomas Tobé (EPP), Birgit Sippel (S&D), Jorge Buxadé Villalba (PfE) e Fabienne Keller (Renew), seguiti nella seconda parte da Lena Düpont (EPP), Juan Fernando López Aguilar (S&D), Matjaž Nemec (S&D) e dallo stesso Ciriani. L'intera architettura legislativa poggia sulla cornice originaria adottata nel 2024, integrata lo scorso 10 febbraio dalle nuove regole del Parlamento Ue sul concetto di «Paese terzo sicuro» e sulla lista comune dei paesi d'origine. A vigilare sui prossimi passi dei Ventisette sarà il gruppo di lavoro interparlamentare sul sistema europeo comune di asilo, attivo nel monitoraggio dell'attuazione già dal 15 gennaio.
(iStock)
Quindi, dopo i saluti del sindaco (pardon della sindaca), con al fianco l’imprescindibile associazione «Linea Lesbica», si è entrati finalmente nel vivo della festa con il laboratorio di illustrazione erotica, «ideato per essere un ponte verso una nuova consapevolezza nella ricerca del piacere, verso un’analisi sia personale che collettiva del concetto di erotismo e di bellezza». Roba perfetta per i bambini, si capisce, mentre i più grandicelli hanno potuto partecipare al talk sul tema «Mondi immaginati e lo scardinamento dell’eteronorma». E dopo aver scardinato l’eteronorma, tutti a divertirsi con «piadine, tigelle e gozzoviglie», soprattutto gozzoviglie, in pieno «Carrà mood» (vera icona gay) con l’aiuto di Mister Pink. Ovvio, no? Cosa c’è di meglio per intrattenere i piccolini?
La festa, infatti, è stata patrocinata dal Comune. Siamo a Budrio, provincia di Bologna, e il sindaco (pardon: la sindaca) Debora Badiali ci ha tenuto assai, oltre che a sostenere, anche a inaugurare di persona questo «piccolo grande Pride» che si è tenuto, per ironia della sorte, nella frazione di Maddalena di Cazzano. Dico ironia della sorte perché qualcuno ha voluto ironizzare su quel «Cazz/ano» che sembrerebbe anch’esso un’icona gay. Ma tant’è: la festa si è tenuta proprio a Maddalena di Cazzano, sabato pomeriggio. E alla fine tutti vissero Lgbt e contenti, a parte s’intende qualche consigliere di opposizione che ha chiesto conto dell’eventuale dispendio di denaro pubblico. Come se il problema principale fosse chi ha pagato le tigelle. E non chi ha portato i bambini al mercato artigianale delle eccellenze queer ed erotiche.
In effetti al piccolo grande Pride di grande s’è visto ben poco, a parte lo scardinamento dell’eteronorma (qualsiasi cosa esso sia). E a parte l’ideologia Lgbt che a occhio e croce dev’essere stata grandissima nell’area gioco-laboratoriale di Genderlens, un’associazione che si occupa di «infanzia queer e trans» inseguendo un giorno dopo l’altro «carriere alias», «binarismo di genere», «euforia di genere» e presunti bebé cisgender. Ma a parte questo, il Pride non è stato grande. È stato invece piccolo. E per i piccoli. Di bambini, infatti, se ne sono visti molti: poveretti, forse pensavano di andare a una semplice festa nel parco. E invece si sono trovati davanti il mercatino delle eccellenze queer ed erotiche e il laboratorio di illustrazione erotica. Per carità: l’illustrazione erotica sarà pure un ponte verso la consapevolezza del piacere. Ma vuoi mettere, per un bimbo, il piacere di giocare a palla? O a nascondino? Magari persino, come una volta, all’orologio di Milano fa tic tac?
Niente: adesso l’orologio di Milano, al massimo, fa drag queen. Nascondino si può giocare solo dopo aver scardinato l’eteronorma (e guai a dire «tana libera tutti» perché già con la parola tana si profila il reato di molestia sessuale). Non parliamo poi del classico gioco della palla, perché «Linea Lesbica», a sentir parlare di palle, potrebbe già inalberarsi contro la deriva patriarcale con prevalenza del maschilismo fallocentrico. Possiamo solo immaginare, dunque, quali saranno state le «coloratissime attività» a cura dello staff Piccolo Pride: truccatevi da trans? Travestitevi da Platinette? Oppure una caccia al tesoro fra le eccellenze queer ed erotiche del piccolo mercato artigianale? Purtroppo temiamo non ci sia stato tempo per raccontare favole, con tutto quel popò di «tigelle e gozzoviglie», altrimenti sarebbero state quelle note per simili circostanze: Principessa col pisello, Cappuccetto Arcobaleno oppure Cenerentolo e il Principe Rosa. Accompagna le danze, in perfetto Carrà mood, mister Pink. Ton su ton, ça va sans dire.
Ora: noi non sappiamo se tutta questa bella festa all’insegna delle eccellenze erotiche e dello scardinamento dell’eternorma sia costata qualcosa alle casse pubbliche, e dunque sia stata finanziata dai contribuenti oppure no. Nel caso, ovviamente, sarebbe un’aggravante. Ma per la verità ci sembra già di per sé abbastanza grave che un Comune, quello di Budrio nella circostanza, metta il suo logo e il suo patrocinio su una manifestazione che coinvolge i bambini per infilarli nel laboratorio gestito dagli specialisti dell’infanzia trans e queer per fare le «coloratissime attività» del Piccolo Pride. E poi, come se non bastasse, circonda i medesimi bimbi con il mercato delle eccellenze queer ed erotiche, con il laboratorio di illustrazione erotiche, con la Linea Lesbica e le gozzoviglie mescolate alle tigelle, fino ad arrivare allo scardinamento dell’eternorma. Che poi, forse, più che scardinare l’eteronorma, questi hanno intenzione di scardinare la famiglia e la natura. Ma, intanto, ci hanno scardinato qualcos’altro.
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(Ansa)
L’affare, costruito, secondo la Procura, su assunzioni fantasma e pratiche amministrative solo formalmente impeccabili, aveva al centro una società: la Vittoria srls, della quale Megahed detiene la metà delle quote con il suo socio, egiziano pure lui, Mohamed Eid Abd Faragalla. Il gip Manuela Castellabate descrive le attività per aggirare le regole del decreto Flussi come «seriali». Al costo di 5.000 (a volte 6.000) euro a pratica. A volte in anticipo, altre con saldo finale dopo l’arrivo in Italia. Le conversazioni captate hanno un tono freddo, quasi commerciale. In cui i migranti diventavano delle «pratiche». Ma la storia che ricostruisce l’ordinanza con la quale la Castellabate ha disposto l’arresto per i due imprenditori egiziani, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e tre decreti di perquisizione nei confronti di quattro persone (tra cui la moglie di uno dei due arrestati), va oltre il presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. È il racconto di una zona grigia in cui illegalità, idealismo radicale e burocrazia finiscono per sovrapporsi quasi perfettamente. Il motore dell’organizzazione sarebbe Megahed, l’uomo che cercava i clienti all’estero, prendeva contatti con persone interessate a entrare in Italia, organizzava le pratiche e gestiva i rapporti economici, era anche molto altro. Già il 4 ottobre 2024 Megahed, fino a quel momento imprenditore insospettabile, emerge «in contesti informativi in qualità di appartenente e militante alla dissidenza egiziana di area Fratellanza musulmana». Ma anche come «membro» dei Volontari dell’alleanza islamica d’Italia, «sodalizio», evidenziano gli investigatori, «di mutua assistenza, ramificazione del movimento della Fratellanza musulmana», impegnato «in attività di solidarietà consistenti nell’invio di aiuti umanitari in Palestina». L’indirizzo indicato è a Sesto San Giovanni, dove avrebbe sede anche l’Associazione giovani mussulmani d’Italia. È da qui che prende forma un’attività investigativa definita negli atti «serrata», sviluppata inizialmente attraverso il monitoraggio dei profili social dell’indagato. Gli accertamenti avrebbero consentito di documentare la partecipazione di Megahed a diverse manifestazioni organizzate dal comitato pro Pal. Gli investigatori sottolineano come il suo numero telefonico comparisse persino nei volantini degli eventi quale contatto di riferimento. E non solo Milano. La presenza dell’indagato sarebbe stata rilevata anche nel corso di iniziative fuori provincia e in attività promosse dall’Abspp di Mohammad Hannoun. L’inchiesta retrodata questa militanza almeno al 2017, quando Megahed frequentava il Centro islamico di Cinisello Balsamo. Ma gli investigatori scavano ancora. Nelle carte viene ricordato anche il suo coinvolgimento, nel 2016, nella nascita del «Consiglio rivoluzionario egiziano Cre», noto come Consiglio degli egiziani, formazione associativa sorta, riportano gli inquirenti, «a seguito di dissapori interni tra le correnti interne al Comitato libertà e democrazia per l’Egitto e Alleanza islamica d’Italia». Megahed, insomma, viene considerato uno della vecchia guardia. Uno degli elementi che colpiscono maggiormente gli investigatori è il contenuto del profilo Facebook attribuito all’indagato, identificato con il vanity-name Il Combattente. Nell’autunno del 2024 quel profilo avrebbe superato i 4.000 follower. Ed è proprio su quella pagina che, secondo la prima annotazione trasmessa al giudice, si assisterebbe a una «continua, e quasi ossessiva, pubblicazione di diversi contenuti dai toni radicali». «Nell’esprimere solidarietà al popolo palestinese di fronte all’escalation militare di Tel Aviv», l’indagato avrebbe, «anche attraverso l’aperta esaltazione di Hamas e altri gruppi armati palestinesi», tracimato «in esternazioni oltraggiose e discriminatorie nei confronti del popolo israeliano». Nella stessa annotazione si parla anche di «parziale minimizzazione del genocidio subito dal popolo ebraico». Ma l’attività di Megahed non si sarebbe limitata ai social network. La giudice richiama infatti una «militanza strettamente politica», sviluppata attraverso la partecipazione alle iniziative di piazza organizzate nel capoluogo lombardo dall’Abspp onlus, associazione che gli investigatori descrivono come «da sempre vicina alle posizioni politico-religiose della Fratellanza musulmana». Ed è qui che emerge un altro snodo delicato dell’inchiesta. Perché, secondo quanto riportato nell’ordinanza (che richiama alcune informative), la sede ligure della stessa onlus sarebbe stata oggetto nel 2021 di approfondimenti tecnici da parte dell’Antiriciclaggio «per presunti finanziamenti ritenuti destinati alle casse dell’organizzazione terroristica palestinese», circostanza che avrebbe portato «alla conseguente chiusura di alcuni conti bancari riferibili alla onlus». Finché l’egiziano non si è presentato allo Sportello unico per l’Immigrazione di Milano con una cinquantina di pratiche. È stato il passo falso.
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Meloni: «Contro Salvini un gesto grave»
Il premier ha commentato sui social quanto avvenuto alla Sapienza di Roma dove alcuni studenti di Cambiare Rotta hanno bruciato manifesti con il volto del leader della Lega e vicepremier. «Solidarietà a Matteo Salvini per il grave episodio avvenuto oggi alla Sapienza. Bruciare il volto di chi la pensa diversamente non è protesta: è odio ideologico. Un gesto intollerante, che nulla ha a che vedere con il confronto democratico. Noi continueremo a portare avanti il nostro lavoro con determinazione e senza sconti, nonostante il clima di odio che qualcuno cerca di alimentare»