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2020-06-11
Così l’Italia è finita nel sistema vaccini creato da Bill Gates per il suo business
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Dieci anni fa, Bill Gates annunciava al World economic forum di Davos una donazione senza precedenti: 10 miliardi di dollari perché «il decennio che si è appena aperto sia il decennio dei vaccini». Alla fine della decade, lo scorso novembre Mr Microsoft è tornato ad essere l'uomo più ricco del mondo con un patrimonio netto di 110 miliardi di dollari. Pochi giorni fa, durante il summit virtuale di Londra, Gates ha dichiarato che la sua fondazione donerà 100 milioni di dollari per l'antidoto contro il Covid-19. L'Italia non ha soldi ma partecipa. Il premier Conte darà quasi 80 milioni di euro per la nuova Covid facility Gavi (struttura che dovrebbe accelerare lo sviluppo del vaccino contro il coronavirus), 120 milioni aggiuntivi a sostegno dell'impegno per i vaccini nel quinquennio 2021-2025 e ulteriori 150 milioni fino al 2030 per l'International finance facility for immunisation (Iffim), sempre del gruppo Gavi, acronimo della Global alliance for vaccine initiative, l'alleanza globale per i vaccini, ente transnazionale voluto e cofinanziato dalla Bill & Melinda Gates foundation. Fino a qui, è cronaca nota. Meno conosciuto, invece, rimane ruolo dell'Italia nel sistema globale manovrato dal miliardario americano. Un video di 30 minuti, realizzato dall'avvocato Alessandra Devetag, ci aiuta a capire gli intrecci con Gates e le case farmaceutiche, così pure le politiche pro vaccini che sono cambiate nel nostro Paese dopo precisi impegni presi dal nostro governo nell'ambito della Global health security agenda (Ghsa), destinata a sostenere l'attuazione del regolamento sanitario internazionale dell'Oms e che comprende undici pacchetti di misure, tra i quali la vaccinazione. Il filmato si apre con un grafico tratto dal sito dell'Istituto superiore di sanità e che riporta i casi di morbillo in Italia dal 1970 al 2016. Nel 2011 ci fu un'epidemia, 4.671 contagi, eppure nel Piano nazionale prevenzione vaccinale approvato per il triennio 2012-2014 si prevedeva «il superamento dell'obbligo vaccinale» in tutte le Regioni, per passare alla «raccomandazione». Il ministero della Salute non si mostrò preoccupato per l'impennata di casi, legittimò la sola raccomandazione, a differenza di come reagì nel luglio 2017 quando divenne legge il decreto Lorenzin che introduceva l'obbligatorietà dei vaccini per l'iscrizione a scuola. Quell'anno i casi di morbillo, registrati fino a maggio, furono solo 2.719 ma che cosa era successo nel frattempo? Il video ci spiega che il 28 settembre 2014 «l'Italia è stata designata quale capofila per i prossimi cinque anni delle strategie e campagne vaccinali nel mondo», nell'ambito della Global health security agenda. L'impegno del nostro Paese in ambito nazionale veniva misurato in base al vaccino per il morbillo «che dovrà raggiungere nella popolazione di 15 mesi d'età una copertura di almeno il 90%». Un mese dopo, nell'ottobre del 2014, l'allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin parlando di «disinformazione in tema di vaccini» nella trasmissione Porta a porta, dichiarò che «solo di morbillo a Londra lo scorso anno sono morti 260 bambini». Affermò la stessa cosa un anno dopo, a Piazza pulita, ma come risulta dal sito del ministero della Salute inglese, nel 2013 vi fu una sola morte per morbillo e nessuna nel 2014. «Perché la Lorenzin ha mentito?» si chiede nel video l'avvocato Devetag che suggerisce la risposta: «Perché il morbillo sarà preso come parametro dell'impegno assunto dall'Italia ed è necessario che la popolazione si spaventi e tema soprattutto questa malattia». Il 13 aprile 2016, la multinazionale britannica GlaxoSmithKline (Gsk) si dice pronta a scommettere un miliardo di euro in Italia, una metà dei quali per la ricerca e lo sviluppo dei vaccini in cui è leader mondiale. Scriveva Il Sole 24 Ore: «è da questo settore (quello dei vaccini, ndr), profittevole in due casi su 10 nel mondo, che la multinazionale britannica si aspetta una autentica escalation nei prossimi anni». Anche l'attuale ministro della Salute, Speranza, ha confermato che «il vaccinale è un pilastro del lavoro che faremo nell'ambito della prevenzione», ricordando «l'impegno significativo assunto dall'Italia nei confronti di Gavi».
Nel rapporto del 2016 L'Italia e l'Alleanza globale per le vaccinazioni, il professor Eduardo Missoni docente presso l'Università Bocconi di Milano, ricorda che Gavi è «una fondazione privata di diritto svizzero, non costituita in base ad un trattato internazionale», nato nel 2000 da un'idea di Bill e Melinda Gates che offrirono 750 milioni dollari a condizione che istituzioni internazionali, governi, settore privato e società civile si unissero in un'alleanza pro vaccini. Gavi riuscì a inserire i vaccini nell'agenda globale 2011-2020, dove l'Italia fu scelta come capofila. Nel 2014 erano già 1,6 miliardi di dollari gli investimenti in Gavi fatti da Mr Microsoft, che nel 2002 aveva acquistato quote di nove società farmaceutiche per un totale di 205 milioni di dollari. Nel consiglio di amministrazione di Gavi siedono big pharma dei Paesi industrializzati e di quelli in via di sviluppo, i finanziamenti sono con contributi diretti e attraverso meccanismi finanziari innovativi. Dalla sua creazione fino al 2034, sono impegnati dai sostenitori del Gavi 23,5 miliardi di dollari.
L'Italia vi partecipa dal 2006 (l'impegno ventennale è di 635 milioni di dollari), con gli strumenti finanziari Iffim (titoli garantiti dagli impegni pluriennali e giuridicamente vincolanti dei Paesi donatori) e Amc, finalizzato all'introduzione dei vaccini per le malattie da pneumococco, curiosamente inserito nella Finanziaria del 2008 (governo Prodi) alla voce «Competitività e sviluppo delle imprese» e precisamente nel paragrafo «Incentivi alle imprese per interventi di sostegno». Finanziamenti diretti a Gavi il nostro Paese non me aveva mai fatti fino al 2016 quando, sotto il governo Renzi, annunciò un contributo eccezionale di 120 milioni di dollari per il periodo 2016-2020. Adesso anche il premier Conte elargisce altri milioni alla struttura che fa capo a Mr Microsoft, il più potente finanziatore privato dell'Oms con 600 milioni di dollari attraverso la sua fondazione e con 370 milioni di dollari della Gavi alliance.
«I cittadini sono privati del diritto di scegliere cosa è bene per loro»
Alessandra Devetag, avvocato di Trieste, nel 2017 aveva presentato un esposto contro l'allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin. L'ipotesi di reato era diffusione di notizie false e procurato allarme, per i dati sui morti a Londra. Spiega di aver avuto l'idea del video dopo aver difeso tanti genitori con figli espulsi dall'asilo perché non erano vaccinati
Nella seconda parte del video riporta alcune storie drammatiche.
«Gli immunodepressi sono stati il grimaldello con cui giustificare l'allontanamento dei bambini da scuola, mentre nei pazienti autotrapiantati o sottoposti a chemioterapia il pericolo è proprio il contatto con un bambino vaccinato. Nel video mostro documenti di istituti oncologici italiani e inglesi».
Punta il dito anche contro la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, che ritiene infrazione deontologica sconsigliare di vaccinarsi.
«Il vero problema è che per pressione politica non abbiamo più una classe medica libera di poter valutare caso per caso l'opportunità o meno di vaccinare, di distinguere tra malattia e malattia. La vaccinazione è diventata il capolinea evolutivo della medicina preventiva, non può essere messa in discussione».
Afferma che si cerca di ostacolare il nesso causale tra vaccinazione e danno.
«Mostro cinque casi di decessi in rapporti Aifa, il nesso è sempre “non correlabile"».
Quale messaggio vuole lanciare con questo video?
«Che in nome di interessi privati si può intervenire su nostri diritti e libertà inviolabili. E che dal punto di vista giuridico c'è una frattura nel contratto sociale, il cittadino è obbligato a rinunciare alla libertà di scegliere che cosa verrà iniettato nel suo corpo perché sa che altrimenti perde diritti fondamentali come l'inclusione sociale del proprio figlio, non ammesso a scuola». (P.Flo)
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Il video di un avvocato ricostruisce gli intrecci dei nostri governi con le fondazioni di Mr Microsoft che sosteniamo da molti anni.Alessandra Devetag, avvocato di Trieste: «La pressione politica impedisce ai medici di avanzare dubbi sulle vaccinazioni».Lo speciale contiene due articoli.Dieci anni fa, Bill Gates annunciava al World economic forum di Davos una donazione senza precedenti: 10 miliardi di dollari perché «il decennio che si è appena aperto sia il decennio dei vaccini». Alla fine della decade, lo scorso novembre Mr Microsoft è tornato ad essere l'uomo più ricco del mondo con un patrimonio netto di 110 miliardi di dollari. Pochi giorni fa, durante il summit virtuale di Londra, Gates ha dichiarato che la sua fondazione donerà 100 milioni di dollari per l'antidoto contro il Covid-19. L'Italia non ha soldi ma partecipa. Il premier Conte darà quasi 80 milioni di euro per la nuova Covid facility Gavi (struttura che dovrebbe accelerare lo sviluppo del vaccino contro il coronavirus), 120 milioni aggiuntivi a sostegno dell'impegno per i vaccini nel quinquennio 2021-2025 e ulteriori 150 milioni fino al 2030 per l'International finance facility for immunisation (Iffim), sempre del gruppo Gavi, acronimo della Global alliance for vaccine initiative, l'alleanza globale per i vaccini, ente transnazionale voluto e cofinanziato dalla Bill & Melinda Gates foundation. Fino a qui, è cronaca nota. Meno conosciuto, invece, rimane ruolo dell'Italia nel sistema globale manovrato dal miliardario americano. Un video di 30 minuti, realizzato dall'avvocato Alessandra Devetag, ci aiuta a capire gli intrecci con Gates e le case farmaceutiche, così pure le politiche pro vaccini che sono cambiate nel nostro Paese dopo precisi impegni presi dal nostro governo nell'ambito della Global health security agenda (Ghsa), destinata a sostenere l'attuazione del regolamento sanitario internazionale dell'Oms e che comprende undici pacchetti di misure, tra i quali la vaccinazione. Il filmato si apre con un grafico tratto dal sito dell'Istituto superiore di sanità e che riporta i casi di morbillo in Italia dal 1970 al 2016. Nel 2011 ci fu un'epidemia, 4.671 contagi, eppure nel Piano nazionale prevenzione vaccinale approvato per il triennio 2012-2014 si prevedeva «il superamento dell'obbligo vaccinale» in tutte le Regioni, per passare alla «raccomandazione». Il ministero della Salute non si mostrò preoccupato per l'impennata di casi, legittimò la sola raccomandazione, a differenza di come reagì nel luglio 2017 quando divenne legge il decreto Lorenzin che introduceva l'obbligatorietà dei vaccini per l'iscrizione a scuola. Quell'anno i casi di morbillo, registrati fino a maggio, furono solo 2.719 ma che cosa era successo nel frattempo? Il video ci spiega che il 28 settembre 2014 «l'Italia è stata designata quale capofila per i prossimi cinque anni delle strategie e campagne vaccinali nel mondo», nell'ambito della Global health security agenda. L'impegno del nostro Paese in ambito nazionale veniva misurato in base al vaccino per il morbillo «che dovrà raggiungere nella popolazione di 15 mesi d'età una copertura di almeno il 90%». Un mese dopo, nell'ottobre del 2014, l'allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin parlando di «disinformazione in tema di vaccini» nella trasmissione Porta a porta, dichiarò che «solo di morbillo a Londra lo scorso anno sono morti 260 bambini». Affermò la stessa cosa un anno dopo, a Piazza pulita, ma come risulta dal sito del ministero della Salute inglese, nel 2013 vi fu una sola morte per morbillo e nessuna nel 2014. «Perché la Lorenzin ha mentito?» si chiede nel video l'avvocato Devetag che suggerisce la risposta: «Perché il morbillo sarà preso come parametro dell'impegno assunto dall'Italia ed è necessario che la popolazione si spaventi e tema soprattutto questa malattia». Il 13 aprile 2016, la multinazionale britannica GlaxoSmithKline (Gsk) si dice pronta a scommettere un miliardo di euro in Italia, una metà dei quali per la ricerca e lo sviluppo dei vaccini in cui è leader mondiale. Scriveva Il Sole 24 Ore: «è da questo settore (quello dei vaccini, ndr), profittevole in due casi su 10 nel mondo, che la multinazionale britannica si aspetta una autentica escalation nei prossimi anni». Anche l'attuale ministro della Salute, Speranza, ha confermato che «il vaccinale è un pilastro del lavoro che faremo nell'ambito della prevenzione», ricordando «l'impegno significativo assunto dall'Italia nei confronti di Gavi». Nel rapporto del 2016 L'Italia e l'Alleanza globale per le vaccinazioni, il professor Eduardo Missoni docente presso l'Università Bocconi di Milano, ricorda che Gavi è «una fondazione privata di diritto svizzero, non costituita in base ad un trattato internazionale», nato nel 2000 da un'idea di Bill e Melinda Gates che offrirono 750 milioni dollari a condizione che istituzioni internazionali, governi, settore privato e società civile si unissero in un'alleanza pro vaccini. Gavi riuscì a inserire i vaccini nell'agenda globale 2011-2020, dove l'Italia fu scelta come capofila. Nel 2014 erano già 1,6 miliardi di dollari gli investimenti in Gavi fatti da Mr Microsoft, che nel 2002 aveva acquistato quote di nove società farmaceutiche per un totale di 205 milioni di dollari. Nel consiglio di amministrazione di Gavi siedono big pharma dei Paesi industrializzati e di quelli in via di sviluppo, i finanziamenti sono con contributi diretti e attraverso meccanismi finanziari innovativi. Dalla sua creazione fino al 2034, sono impegnati dai sostenitori del Gavi 23,5 miliardi di dollari. L'Italia vi partecipa dal 2006 (l'impegno ventennale è di 635 milioni di dollari), con gli strumenti finanziari Iffim (titoli garantiti dagli impegni pluriennali e giuridicamente vincolanti dei Paesi donatori) e Amc, finalizzato all'introduzione dei vaccini per le malattie da pneumococco, curiosamente inserito nella Finanziaria del 2008 (governo Prodi) alla voce «Competitività e sviluppo delle imprese» e precisamente nel paragrafo «Incentivi alle imprese per interventi di sostegno». Finanziamenti diretti a Gavi il nostro Paese non me aveva mai fatti fino al 2016 quando, sotto il governo Renzi, annunciò un contributo eccezionale di 120 milioni di dollari per il periodo 2016-2020. Adesso anche il premier Conte elargisce altri milioni alla struttura che fa capo a Mr Microsoft, il più potente finanziatore privato dell'Oms con 600 milioni di dollari attraverso la sua fondazione e con 370 milioni di dollari della Gavi alliance.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cosi-litalia-e-finita-nel-sistema-vaccini-creato-da-bill-gates-per-il-suo-business-2646167629.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-cittadini-sono-privati-del-diritto-di-scegliere-cosa-e-bene-per-loro" data-post-id="2646167629" data-published-at="1591809251" data-use-pagination="False"> «I cittadini sono privati del diritto di scegliere cosa è bene per loro» Alessandra Devetag, avvocato di Trieste, nel 2017 aveva presentato un esposto contro l'allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin. L'ipotesi di reato era diffusione di notizie false e procurato allarme, per i dati sui morti a Londra. Spiega di aver avuto l'idea del video dopo aver difeso tanti genitori con figli espulsi dall'asilo perché non erano vaccinati Nella seconda parte del video riporta alcune storie drammatiche. «Gli immunodepressi sono stati il grimaldello con cui giustificare l'allontanamento dei bambini da scuola, mentre nei pazienti autotrapiantati o sottoposti a chemioterapia il pericolo è proprio il contatto con un bambino vaccinato. Nel video mostro documenti di istituti oncologici italiani e inglesi». Punta il dito anche contro la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, che ritiene infrazione deontologica sconsigliare di vaccinarsi. «Il vero problema è che per pressione politica non abbiamo più una classe medica libera di poter valutare caso per caso l'opportunità o meno di vaccinare, di distinguere tra malattia e malattia. La vaccinazione è diventata il capolinea evolutivo della medicina preventiva, non può essere messa in discussione». Afferma che si cerca di ostacolare il nesso causale tra vaccinazione e danno. «Mostro cinque casi di decessi in rapporti Aifa, il nesso è sempre “non correlabile"». Quale messaggio vuole lanciare con questo video? «Che in nome di interessi privati si può intervenire su nostri diritti e libertà inviolabili. E che dal punto di vista giuridico c'è una frattura nel contratto sociale, il cittadino è obbligato a rinunciare alla libertà di scegliere che cosa verrà iniettato nel suo corpo perché sa che altrimenti perde diritti fondamentali come l'inclusione sociale del proprio figlio, non ammesso a scuola». (P.Flo)
Silvia Capozza @Ecco
La manifestazione offre un’importante vetrina internazionale e rappresenta un’occasione preziosa per incontrare buyer, partner e operatori del settore provenienti da tutto il mondo. Per un marchio come Ecco è un momento fondamentale di confronto, visibilità e sviluppo delle relazioni commerciali», racconta alla Verità Silvia Capozza, general manager South Europe di Ecco, marchio globale specializzato in scarpe e accessori in pelle di alta gamma.
Ecco nasce in Danimarca nel 1963 e oggi è presente in tutto il mondo. Quali sono i valori del brand che ritiene più importanti?
«Comfort, qualità e innovazione. Sono i tre pilastri che ci accompagnano fin dalla nascita e ai quali non abbiamo mai rinunciato. L’innovazione, in particolare, è legata alla continua ricerca e sviluppo di tecnologie proprietarie, resa possibile anche dal controllo diretto della filiera produttiva».
Come lei ha sottolineato il comfort è uno degli elementi più associati al marchio. Quanto conta oggi per i consumatori rispetto all’estetica?
«Oggi i consumatori non scelgono più tra comfort e stile: vogliono entrambi. Questo si collega a un tema molto attuale, quello del quiet luxury, che noi preferiamo interpretare come quiet beauty. Le persone cercano prodotti che offrano comodità, design e innovazione allo stesso tempo. Il comfort non è più soltanto una caratteristica funzionale, ma una sensazione di benessere e libertà che permette di esprimere sé stessi senza compromessi».
Il concept della collezione è Walk Your Walk. Che significato assume oggi questo messaggio?
«È un invito a seguire il proprio percorso con autenticità. Ognuno deve poter vivere la propria individualità senza rinunciare né allo stile né al comfort. Per noi Walk Your Walk rappresenta un nuovo modo di interpretare la quotidianità: sentirsi bene in ciò che si indossa significa anche acquisire maggiore sicurezza e libertà di espressione».
Si parla anche di Return to What Matters. Quali sono oggi i valori davvero essenziali per Ecco in un mercato in continua evoluzione?
«Crediamo sia importante tornare a concentrarsi su ciò che conta davvero. In un contesto caratterizzato da cambiamenti rapidi e continui, Ecco ha sempre mantenuto una direzione coerente. Non abbiamo mai accettato compromessi sulla qualità, neppure nei momenti più complessi. Oggi il consumatore è più consapevole: acquista meno, ma sceglie meglio».
Avete recentemente reinterpretato uno dei vostri modelli iconici, la Joker. Come avete affrontato questo lavoro?
«La Joker è uno dei modelli simbolo della nostra storia. Ci piace recuperare elementi dal nostro archivio e reinterpretarli in chiave contemporanea. Negli ultimi anni abbiamo riproposto questo modello in diverse varianti, valorizzando materiali, colori e finiture differenti. È una scarpa che rappresenta perfettamente il Dna di Ecco perché combina comfort, qualità e design contemporaneo, e il riscontro del pubblico è stato molto positivo».
Le tecnologie sviluppate da Ecco rappresentano un elemento distintivo del marchio. In che modo migliorano l’esperienza di chi indossa le vostre scarpe?
«Le nostre tecnologie sono progettate per accompagnare uno stile di vita dinamico, garantendo leggerezza, traspirabilità, ammortizzazione e un migliore assorbimento degli impatti».
Designer come Natasha Ramsay-Levi, Craig Green e Natacha Aizawa hanno collaborato con il brand attraverso il progetto Ecco Kollektive. Qual è stato il loro contributo?
«Queste collaborazioni ci hanno permesso di dialogare con un pubblico particolarmente sensibile al design e alla sperimentazione creativa. Ogni designer parte dalla collezione principale Ecco e la reinterpreta attraverso il proprio linguaggio».
Le radici del marchio affondano nella lavorazione della pelle. Quanto pesa ancora questa eredità nella vostra identità?
«Moltissimo. Ecco nasce come azienda specializzata nella lavorazione della pelle e continua a possedere e gestire concerie proprie. Questa competenza rappresenta ancora oggi uno degli elementi distintivi del marchio e contribuisce a garantire elevati standard qualitativi lungo tutta la filiera».
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Pagamento? Azioni. Naturalmente. Perché il contante, nell’era della finanza quantistica, è archeologia. La preda si chiama Cursor, società che sviluppa intelligenza artificiale capace di scrivere il codice in autonomia. In sostanza un programmatore software che non chiede ferie, non sciopera e non vuole aumenti di stipendio. L’operazione, già di per sé sufficiente a scaldare i grafici, diventa però quasi secondaria rispetto allo spettacolo principale: la capitalizzazione. SpaceX è volata in zona 2,5–2,7 trilioni di dollari, con picchi che sfiorano i 3.000 miliardi. L’azienda di Musk adesso vale quanto il Pil dell’Italia. Per dare un’idea: a un certo punto ha superato Amazon e Microsoft. Il tutto con una struttura da manuale del paradosso: 19 miliardi di ricavi e quasi 5 di perdite, contro i 717 miliardi di fatturato e 78 di utili di Amazon. Ma Wall Street ormai è una narrazione collettiva con pricing dinamico. Elon Musk consolida la sua narrazione di primo trilionario al mondo. Non perché abbia trovato oro su Marte o monetizzato l’aria rarefatta dello spazio, ma perché il mercato ha deciso che la sua equazione personale vale più della somma di molti sistemi economici terrestri. Nel frattempo, un dettaglio tecnico passa quasi inosservato, come sempre accade con le cose che poi diventano fondamentali: sul mercato circola appena il 4% delle azioni. Il resto è vincolato, trattenuto, congelato in accordi e regolamenti. Vuol dire che il prezzo lo fanno pochissimi scambi, ma su quei pochi scambi si costruiscono montagne di trilioni. Una leva perfetta. O pericolosa. Dipende dal punto di osservazione. E così accade l’altra magia: più il titolo sale, meno azioni servono per pagare Cursor. Più il titolo sale, più l’acquisizione da 60 miliardi diventa “economica”. Il mercato si abitua a tutto con la velocità con cui un social network dimentica una notizia: SpaceX diventa valuta. Non solo società, ma moneta. Una moneta che non stampa la banca centrale, ma la fiducia. E mentre qualcuno ancora si chiede se sia sostenibile, Wall Street decide che la domanda è mal posta. Al terzo giorno di contrattazioni, SpaceX continua a correre, passando da 135 a 214 dollari. Per un attimo diventa la quarta società al mondo per capitalizzazione, dietro solo a Nvidia, Alphabet e Apple. Poi ritraccia, perché anche le vertigini hanno bisogno di pause. Come se non bastasse, si apre anche il fronte dei derivati: partono le contrattazioni delle opzioni al Cboe Global Markets e al Nasdaq. Insomma si inizia a scommettere non solo sul futuro dell’azienda, ma sul futuro delle scommesse sul futuro dell’azienda. Una specie di matrioska finanziaria dove l’ultimo strato non è mai l’ultimo.
Nel mezzo di questo spettacolo orbitale, il pezzo industriale viene quasi schiacciato dalla narrativa. Cursor entra come tassello strategico: servirebbe ad ampliare le capacità di Grok nello sviluppo software. L’intelligenza artificiale che scrive codice per un’altra intelligenza artificiale che già scrive codice. Un dialogo tra automi che, per ora, non chiede ancora la pensione. Almeno per ora. E poi ci sono loro, gli altri due poli del nuovo triangolo tecnologico.
OpenAI chiude il 2025 con 13 miliardi di ricavi e una perdita da 38,5 miliardi. Un rosso che, in qualunque altro settore, verrebbe definito emergenza industriale; nell’intelligenza artificiale viene archiviato come «fase di investimento strategico». L’emorragia è impressionante: due miliardi di dollari al mese, ChatGPT come motore principale, progetti secondari come Sora ridimensionati per concentrare fuoco e capitale. Valutazione: 730 miliardi. Obiettivo dichiarato: mille miliardi. Perché ormai anche i numeri hanno un piano industriale. E dietro, come ombra competitiva ma speculare, Anthropic si muove nello stesso perimetro: collocamento riservato, capitali in arrivo, corsa alla scala globale dell’intelligenza artificiale. Non è più una gara tra aziende, ma tra ecosistemi cognitivi.
Alla fine resta una sensazione semplice, quasi banale: la Borsa non sta più prezzando aziende. Sta prezzando un futuro per il momento solo frutto di immaginazione e speranza. E mentre qualcuno ancora cerca il confine tra economia reale e finanza narrativa, il mercato ha già deciso che quel confine non serve più.
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Le risorse per affrontare l’emergenza casa potranno arrivare a circa 10 miliardi entro il 2034, considerando sia i fondi nazionali - per un apporto pari a 7,3 miliardi - sia i fondi europei della politica di coesione, per 3,3 miliardi. È questo uno dei temi toccati dall’Ance (l’organizzazione dei costruttori associata a Confindustria) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione. All’evento, guidato dalla presidente Federica Brancaccio nella splendida cornice di Villa Giulia a Roma, sede del Museo Etrusco, hanno preso parte con un videomessaggio il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, mentre erano presenti i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratini e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
Il Piano Casa, ha detto Brancaccio, «era un’emergenza di cui parlavamo da anni. Ma», ha ammonito la presidente Ance, «sono centrali le tempistiche che devono essere veloci». Nelle interlocuzioni con la politica, l’Ance ha sempre chiesto di fissare tempi anche sulla governance. «Sappiamo che c’è un commissario ma ci vogliono i decreti attuativi e non si dice entro quando queste nomine ci saranno», ha sottolineato la presidente. Ieri, il ministro Salvini ha detto che «il nuovo commissario nazionale aiuterà nell’arco di un anno a recuperare 61.000 appartamenti di edilizia residenziale pubblica ad oggi non assegnati perché vanno risistemati, con una spesa media valutata tra 20 e 25.000 euro ciascuno». La nomina, fa sapere il vicepremier, avverrà nelle prossime ore.
Brancaccio ha sottolineato che «quasi il 90% degli appalti in qualche modo è sottratto alla gara classica, alla trasparenza totale». Inoltre, «sappiamo che c’è uno sforzo da parte del governo per anticipare la cassa e usare questi 10 miliardi, facendo ricorso a un mutuo da un’istituzione finanziaria. Se questo avesse esiti positivi, le risorse attivabili nel 2027 sarebbero più di un miliardo».
La presidente ha poi evidenziato che «c’è la bolla del mercato libero che ha delle enormi variabili a seconda di dove si realizzano le abitazioni. Quindi, le percentuali previste dall’attuale Piano Casa per gli investimenti dei privati (70% da destinare all’edilizia convenzionata e il restante 30% da vendere o affittare a prezzo di mercato libero) dovrebbero essere riviste». Una soluzione potrebbe essere quella di «dare un ruolo a chi amministra gli enti territoriali, che hanno ben presente le esigenze locali». E ha chiosato: «Sappiamo che questo piano partirà così com’è ma anche che ci saranno in corso d’opera degli aggiustamenti. Ora c’è il testo unico dell’edilizia in revisione, ma si deve andare per deroghe e commissari».
L’Ance ha tracciato un quadro positivo per le costruzioni, uno dei settori industriali che meglio ha sfruttato il Pnrr. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in stato avanzato e, secondo la Banca d’Italia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione è maggiore del 20% rispetto alle opere non Pnrr.
Intanto, Dl Piano Casa entra nel vivo alla Camera con il voto sui 275 emendamenti in commissione Ambiente. Il testo definitivo è atteso in Aula questo venerdì, giornata in cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Subito dopo passerà all’esame del Senato: la conversione definitiva in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 6 luglio.
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