Il doppiopesismo dei dem sulla Corte Suprema Usa
La Corte suprema degli Stati Uniti (IStock)

Continua a infuriare lo scontro politico sulla Corte Suprema americana. Il Partito democratico e il mondo progressista d’Oltreatlantico criticano i comportamenti controversi di alcuni giudici di nomina repubblicana, ma tendono a glissare sulla condotta tutt’altro che cristallina dei togati di designazione dem.

Il giudice Samuel Alito si è opposto al tentativo dei parlamentari dem di imporre al massimo organo giudiziario degli Usa delle regole etiche più severe. “Il Congresso non ha creato la Corte Suprema”, ha dichiarato al Wall Street Journal venerdì. “So che questo è un punto di vista controverso, ma sono disposto a dirlo. Nessuna disposizione della Costituzione conferisce loro l’autorità di regolamentare la Corte Suprema: punto”, ha aggiunto. Parole, quelle di Alito, che hanno scatenato dure reazioni da parte dei parlamentari del Partito democratico. “Il Congresso vi ha sempre regolamentato e continuerà a farlo. Non siete al di sopra della legge”, ha tuonato il deputato Ted Lieu. “Che sorpresa: la persona che dovrebbe imporre controlli e bilanciamenti pensa che i controlli non dovrebbero applicarsi a lui”, ha aggiunto la sua collega Alexandria Ocasio-Cortez.

Ricordiamo che la polemica è sorta dopo che, nei mesi scorsi, ProPublica aveva rivelato che Alito e il collega Clarence Thomas (entrambi di nomina repubblicana) avevano accettato in passato dei viaggi, non resi pubblici, da alcuni grossi finanziatori del Partito repubblicano. Va detto che questi episodi risalgono a molti anni fa, quando ancora le regole etiche della Corte Suprema non erano state inasprite (circostanza, questa, verificatasi soltanto lo scorso marzo). Va comunque riconosciuto che accettare quei viaggi sia stato quantomeno inopportuno.

Chiarito ciò, bisogna però considerare anche un altro fattore. I dem sono sempre pronti a gridare allo scandalo, quando comportamenti controversi riguardano giudici supremi di nomina repubblicana. Non sembrano però altrettanto severi quando condotte altrettanto controverse riguardano i togati di designazione dem. Parliamo, in particolare, di Sonia Sotomayor, nominata da Barack Obama nel 2009.

Secondo quanto rivelato recentemente dall’Associated Press “lo staff della Sotomayor ha spesso spronato le istituzioni pubbliche, che hanno ospitato il giudice, ad acquistare il suo libro di memorie o libri per bambini”. Inoltre, stando a quanto riportato dal New York Post lo scorso maggio, “il giudice della Corte Suprema Sonia Sotomayor non si è ricusata da più casi che coinvolgono un editore di libri – Penguin Random House – che le ha pagato più di tre milioni di dollari a partire dal 2010”. Si trattava, in particolare, di casi di violazione di copyright in cui la Penguin, qualora la Corte le avesse dato torto, avrebbe potuto subire ingenti danni finanziari: casi che alla fine non sono stati accolti dal tribunale ma, rispetto a cui i supremi togati (e quindi anche la Sotomayor) hanno comunque votato se accettare o meno di discuterli.

Non solo. Secondo Fox News, il patrimonio netto della diretta interessata è significativamente aumentato dopo il suo ingresso nella Corte Suprema. “Nel 2007, la somma degli investimenti totali della Sotomayor era compresa tra 50.001 e 115.000 dollari”, ha riferito la testata, per poi aggiungere che “nel 2021, i suoi investimenti ammontavano a qualcosa tra 1,5 milioni e 6,4 milioni di dollari.

Insomma, sembra proprio che non siano soltanto i giudici di nomina repubblicana ad essersi macchiati di condotte quantomeno controverse. Peccato però che i dem puntino il dito quasi esclusivamente contro Alito e Thomas. Quegli stessi dem che, soprattutto dopo il ribaltamento della sentenza Roe v Wade l’anno scorso, non hanno esitato a delegittimare la Corte Suprema, anziché limitarsi a esprimere legittimo dissenso rispetto a quella decisione. Il sospetto è che, ancora una volta, parte dell’Asinello voglia strumentalizzare le istituzioni a fini politici.

Da non perdere

Trump: «Frode elettorale in Alaska»
Mondo

Trump: «Frode elettorale in Alaska»

I dem avrebbero reclutato per il seggio al Senato un omonimo del repubblicano Sullivan per sottrargli voti. Dal ministero della Giustizia raffica di mandati di comparizione.

Mondo

La Fed non alza i tassi ma taglia le riunioni

La banca centrale americana lascia il costo del denaro al 3,75-4%. Dal 2027 un incontro sarà dedicato alla strategia monetaria, senza votazioni sui tassi. Intanto inflazione e mercato del lavoro complicano le prossime mosse.

Spagna, scontro tra treni ad alta velocità: almeno 46 morti. Sánchez: «Addolorato»
Mondo

Spagna, scontro tra treni ad alta velocità: almeno 46 morti. Sánchez: «Addolorato»

Almeno 46 morti e oltre 150 feriti nello scontro tra due treni ad alta velocità vicino a Toledo. Il governo ipotizza un errore umano dopo un guasto al sistema di segnalamento. Sánchez si dice «profondamente addolorato». La Farnesina al lavoro per verificare l'eventuale coinvolgimento di cittadini italiani e garantire assistenza ai connazionali. Meloni: «Vicini alla Spagna».

Israele, Trump rivendica la rimonta di Netanyahu: «Merito mio»
Mondo

Israele, Trump rivendica la rimonta di Netanyahu: «Merito mio»

Nel tour in Texas il presidente Usa si attribuisce il merito della rimonta di Netanyahu, mentre il voto israeliano resta senza una maggioranza chiara. Poi attacca i democratici, allenta i vincoli sulle emissioni di metano e annuncia progressi verso un incontro tra Putin e Zelensky.

Gli sconfitti del voto in Israele sono i pro Pal
Mondo

Gli sconfitti del voto in Israele sono i pro Pal

Nei primi exit poll, Netanyahu è avanti con 24 seggi, Eisenkot insegue a 22. Likud primo partito. Il «blocco Bibi» raggiunge 50 scranni, gli avversari 52. Il Paese può pure spaccarsi nelle urne, ma perde solo chi chiede la cancellazione dello Stato ebraico.