Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa #podcast del 28 gennaio con Carlo Cambi
Donald Trump (Ansa)
Donald Trump definisce «molto triste» la morte di Pretti, mentre la polizia statale inizia a fermare i manifestanti anti federali.
La situazione inizia a sbloccarsi in Minnesota. Ieri, Donald Trump ha definito «molto interessanti» le conversazioni da lui avute con il governatore dello Stato, Tim Walz, e con il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey. «Sono state ottime telefonate, vediamo come verranno riportate. Ma sono state telefonate molto gentili, molto rispettose», ha dichiarato il presidente, per poi aggiungere: «In realtà, sono state entrambe conversazioni fantastiche». «Ciò di cui abbiamo bisogno sono i loro criminali. Sapete, loro hanno dei criminali e tutto quello che ho detto è: dateci i vostri criminali. E se ci date i criminali, tutto finirà», ha proseguito. «Chiedo unità. So che mio marito, il presidente, ha avuto una bellissima telefonata ieri con il governatore e il sindaco, e stanno lavorando insieme per rendere la situazione pacifica e senza disordini», ha affermato, dal canto suo, la first lady, Melania Trump, riferendosi alla situazione a Minneapolis.
Ricordiamo che, l’altro ieri, il presidente americano ha inviato in Minnesota Tom Homan: l’attuale responsabile delle frontiere statunitensi che prenderà adesso le redini delle operazioni anti clandestini in loco, riferendo direttamente alla Casa Bianca. Al contempo, è stato reso noto che il comandante della Border Patrol, Greg Bovino, lascerà Minneapolis, mentre il commissario della medesima agenzia, Rodney Scott, affiancherà Homan nel suo nuovo incarico. Si tratta di un duro colpo per il segretario alla Sicurezza interna, Kristi Noem, che è di fatto stata scavalcata dalla Casa Bianca. Non a caso, lunedì sera, la diretta interessata ha chiesto e ottenuto un incontro a porte chiuse con Trump nello studio ovale. Non si sa che cosa si siano detti, ma è possibile ipotizzare che il colloquio, definito «schietto» da alcune fonti ascoltate dalla Cnn, non sia stato troppo amichevole.
Del resto, già nei mesi scorsi, erano emersi dei dissidi tra la Noem e Homan. Quest’ultimo ritiene infatti che, nelle espulsioni, vada data la precedenza ai clandestini con precedenti penali; la Noem, al contrario, si è posta degli obiettivi più ampi: il che ha finito col sovraccaricare di lavoro gli agenti federali. Non solo. Sembra che tra i due si registrassero delle tensioni anche sul fronte della comunicazione: molto enfatica quella della Noem, più asciutta quella di Homan. Tutto questo mentre, secondo la Cnn, Trump si sarebbe irritato per le critiche ricevute dopo la morte di Alex Pretti: il che avrebbe avuto un peso significativo nella decisione di inviare Homan in Minnesota e di silurare Bovino, scavalcando il Dipartimento di sicurezza interna.
Homan rappresenta quindi la figura chiave del compromesso raggiunto da Trump e Walz. Da una parte, il presidente americano mantiene la linea dura contro i clandestini con precedenti penali, chiedendo che la polizia locale cooperi con gli agenti federali e che consegni gli immigrati irregolari sotto la sua custodia: uno scenario, questo, che, se dovesse concretizzarsi, significherà la fine della «giurisdizione santuario» finora in vigore nella città di Minneapolis. Dall’altra parte, Walz dovrebbe ottenere una riduzione del personale dell’Ice, oltreché il via libera a un’indagine sulla morte di Pretti che sia aperta alla partecipazione di funzionari statali. In questo quadro, ieri, Walz ha avuto un incontro con Homan, chiedendogli inchieste imparziali sulle sparatorie dei giorni scorsi e una diminuzione del numero di federali presenti sul territorio. Nell’occasione, i due si sono inoltre impegnati a cooperare per raggiungere gli «obiettivi» concordati dal governatore con Trump, il quale, ieri, si è detto «molto triste» per la morte di Pretti, garantendo che «supervisionerà» l’indagine sul suo caso.
Sarà un caso ma, già lunedì sera, la polizia locale ha iniziato ad arrestare i manifestanti anti Ice. È successo a 30 chilometri dal centro di Minneapolis, nella cittadina di Maple Grove, dove alcuni dimostranti si erano radunati davanti a un hotel, in cui si riteneva alloggiasse Bovino, lasciandosi andare a lanci di oggetti e ad atti di vandalismo. «L’attività non era più considerata pacifica. Gli individui che partecipavano ad atti criminali non erano protetti dal Primo emendamento ed erano soggetti ad arresto», ha dichiarato il dipartimento di polizia locale dopo l’operazione: operazione che, secondo Fox News, avrebbe ricevuto l’assistenza della Minnesota State Patrol. Segno del fatto che, forse, il compromesso tra Trump e Walz abbia già cominciato a funzionare.
Ma la battaglia politica continua a infuriare sul piano nazionale. I senatori dem hanno minacciato di non votare un pacchetto per il finanziamento del governo federale, a meno che non vengano eliminati gli stanziamenti a favore del Dipartimento per la sicurezza interna. Se questo dovesse accadere, sabato scatterebbe uno shutdown parziale. Non solo. Alcuni parlamentari dem hanno anche invocato un impeachment contro una Noem che, almeno ufficialmente, continua a godere della fiducia di Trump, sebbene l’invio di Homan in Minnesota sembri dimostrare il contrario. Del resto, non c’è ancora nulla di certo. Ma, negli ultimi giorni, il futuro politico del segretario alla Sicurezza interna si è fatto decisamente più traballante. Nel frattempo, un giudice ha ordinato al direttore dell’Ice di comparire dopodomani in tribunale per presunto oltraggio alla Corte. Infine, ieri gli agenti federali di frontiera in Arizona hanno sparato a un uomo, che versa in condizioni critiche. In serata, non erano ancora note dinamica e motivazioni dell’episodio.
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Ansa
«Noi non li vogliamo», dice senza mezzi termini Beppe Sala, sindaco di Milano. Di chi parla? Degli spacciatori che infestano il boschetto di Rogoredo, zona tra le peggio frequentate del capoluogo lombardo dove l’altra sera un marocchino è stato ucciso durante un controllo antidroga? No, il primo cittadino della città italiana con il maggior numero di reati - da anni al top per furti, rapine e stupri - parla degli agenti dell’Ice, la polizia americana antimmigrazione. Dopo i fatti accaduti in Minnesota e la notizia che alcuni funzionari federali scorteranno la delegazione degli Stati Uniti ai giochi olimpici, Sala si dice preoccupato: «La popolazione di Milano non li accetterà. Questa è una milizia che uccide e io non mi sento tutelato da Piantedosi».
In crisi di consenso per i pasticci urbanistici combinati e mollato perfino da chi dovrebbe sostenerlo (i Verdi non hanno votato la vendita dello stadio di San Siro, il Pd si vergogna di lui al punto di sollecitare discontinuità), Sala si gioca la carta dell’antitrumpismo. Invece di parlare della mancanza di sicurezza in città, che fino a ieri definiva un problema di percezione, il sindaco si attacca a Trump. Non parla delle migliaia di famiglie rimaste senza casa e senza soldi perché la sua amministrazione ha consentito di edificare grattacieli senza concessione edilizia. No, parla di quella che lui chiama una milizia privata illegale. Fino a ieri probabilmente Sala nemmeno sapeva dell’esistenza dell’Ice, che non è privata e tantomeno illegale, ma un’agenzia federale americana che opera da decenni, prima sotto la presidenza Bush poi sotto quella di Obama. Certo, gli episodi delle ultime settimane hanno acceso un faro sull’operato di alcuni agenti dell’Ice. Ma sostenere che tutti i funzionari dell’Immigration and customs enforcement siano criminali «non allineati al nostro modo democratico di garantire la sicurezza», come ha detto Sala, sarebbe come sostenere che i carabinieri sono tutti assassini perché due di loro sono stati condannati (con sentenza passata in giudicato, non accusati) per l’omicidio di Stefano Cucchi.
Inoltre, qual è il problema se uomini delle forze dell’ordine degli Stati Uniti scortano atleti o alte cariche istituzionali americane? Durante le visite ufficiali di delegazioni di altri Paesi, i nostri servizi di sicurezza collaborano da sempre con quelli esteri, consentendo ad agenti stranieri di scortare i propri rappresentanti. Succede con gli israeliani, con i francesi, con gli inglesi e perfino con gli iraniani. Dunque, cos’è che non va giù a Sala, che ci siano gli americani? Deve dimostrarsi antitrumpiano per non essere sfiduciato prima del tempo dalla sua maggioranza? Non mi risulta che prima dell’insediamento dell’attuale inquilino della Casa Bianca, quando pure c’erano arresti di bambini immigrati e decessi di stranieri sotto custodia dell’Ice, il sindaco si prendesse la briga di criticare i metodi poco urbani della polizia americana. Né mi risulta che, con il governo precedente a quello attuale (per la cronaca, c’era Mario Draghi e il ministro dell’Interno era Luciana Lamorgese), nonostante Milano fosse al top della criminalità, Sala dicesse di non sentirsi tutelato dall’esecutivo e da chi stava al Viminale. Capisco che, quando si è arrivati al capolinea, chi non ha intenzione di scendere si attacchi a tutto pur di non perdere la poltrona su cui si è stati seduti a lungo, ma c’è modo e modo per riuscire ad agguantare una cadrega di riserva e quella dell’attuale primo cittadino di Milano appare una maniera un po’ sguaiata.
La città lombarda, presentata per anni come un modello, è in crisi. Lo dicono tutti, perfino quelli che fino a ieri votavano per Sala e ora si vergognano di dirlo. Per anni si è finto di non vedere i problemi, nascondendo tutto sotto un lenzuolo di ipocrisia. Di fronte a chi segnalava un incremento preoccupante dell’immigrazione clandestina, sindaco e compagni replicavano parlando di accoglienza. E a quanti invocavano una maggiore presenza delle forze dell’ordine e una maggiore repressione della delinquenza, ribattevano condannando il modello securitario. Secondo loro serviva più inclusione, più dialogo. Risultato, i criminali (ossia spacciatori, stupratori, ladri e rapinatori) sono stati fronteggiati a parole. E la sparatoria dell’altra sera, al boschetto di Rogoredo, è il risultato. Un morto e un agente indagato per omicidio volontario è il loro bilancio.
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Beppe Sala (Ansa)
Il sindaco di Milano, dopo aver sottolineato che si tratta di uomini in divisa coordinati da Roma, fa il furbo e svicola sul caso dell’agente («Capire le responsabilità») difeso dal centrodestra. Aggrediti i giornalisti di Rai 2: «Scambiati per poliziotti».
Il centrodestra, Lega in testa, si schiera compatto al fianco del poliziotto che l’altra sera, nel corso di una operazione antidroga a Rogoredo, quartiere a rischio di Milano, ha sparato, uccidendolo, a uno spacciatore marocchino che aveva puntato contro di lui una pistola, poi risultata a salve. La novità è che anche la sinistra, che ha capito che sul tema sicurezza non può più permettersi di apparire iper tollerante, stavolta cerca di adeguarsi, pur con i distinguo del caso, al sentimento comune degli italiani.
Lo testimoniano le parole del sindaco di Milano, Giuseppe Sala: «Da quello che abbiamo capito, tra l’altro stiamo parlando di forze di polizia che fanno riferimento al governo, l’agente che ha sparato non l’ha fatto a bruciapelo», ha detto Sala a Rtl 102.5, «era a un po’ di metri, ha visto l’altro impugnare la pistola e ha sparato. Non sono favorevole allo scudo penale ma va capito il contesto. Nessuno di noi sia giudice, bisogna capire bene la dinamica e le responsabilità, il poliziotto che ha sparato aveva esperienza eppure queste cose succedono». Cauto anche il M5s: «Non sono né dalla parte del poliziotto né dalla parte del marocchino ucciso», commenta il deputato pentastellato Francesco Silvestri, «voglio capire di preciso cosa è successo e, in base al corso degli eventi, farmi una mia idea. Non ho mai opinioni aprioristiche senza sapere di preciso cosa è successo».
Schieratissimo a difesa del poliziotto, già dalle prime ore successive all’accaduto, il vicepremier e leader del Carroccio, Matteo Salvini, che ieri ha incontrato, nell’ufficio territoriale del governo di Milano, il prefetto e il questore. «Salvini», ha fatto sapere la Lega, «ha ribadito la totale stima e solidarietà nei confronti delle forze dell’ordine e sottolineato la sua attenzione affinché il capoluogo lombardo sia sempre più presidiato da donne e uomini in divisa». «Se un agente di polizia, durante un controllo antidroga», ha detto Salvini, «in una delle periferie più complicate di Milano, si trova minacciato con un’arma, che solo successivamente si scopre essere a salve, difende sé stesso, la sua vita e i suoi colleghi, fa semplicemente il suo dovere. Mi sembra assolutamente sbagliato che sia addirittura indagato per un omicidio volontario. Il decreto Sicurezza, che a breve arriverà in Consiglio dei ministri, cancellerà l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per agenti delle forze dell’ordine che facendo il loro lavoro devono difendersi, purtroppo ferendo o uccidendo qualche malvivente».
Sulla stessa linea gli interventi di molti parlamentari leghisti, che ieri hanno espresso la loro solidarietà al poliziotto.
Netta anche la posizione del capogruppo al Senato di Forza Italia, Maurizio Gasparri: «Quanto avvenuto a Milano», ha puntualizzato, «deve essere, ovviamente, approfondito e verificato. In ogni caso bisogna partire non solo dalla presunzione di innocenza, ma anche dalla condotta coraggiosa degli appartenenti alle forze di polizia. Nessuna criminalizzazione. Chi in zone di spaccio gira con una pistola vera o finta, ma che non può essere riconosciuta come tale, deve sapere che lo Stato non fugge e non scappa. Saremo accanto all’agente di polizia coinvolto in questa vicenda», ha aggiunto Gasparri, «come siamo stati e saremo accanto ai carabinieri ingiustamente indagati in occasione dell’omicidio di Mario Cerciello Rega, o ai carabinieri sottoposti a indagine per la vicenda Ramy Elgmal. Siamo per principio dalla parte del popolo in divisa. E lo saremo anche in occasione del varo dei nuovi provvedimenti sulla sicurezza».
Per Fratelli d’Italia commenta l’accaduto il deputato Massimo Milani, capogruppo nella commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie: «All’agente, ora indagato, che ha sparato trovandosi di fronte l’uomo con una pistola in mano», ha sottolineato, «dopo si saprà che era a salve, non possiamo gettare la croce addosso. Quando parliamo di sicurezza dobbiamo stare attenti a non far passare le forze dell’ordine come assassini. Sarà certamente la magistratura a valutare i fatti ma intanto chi ha fatto il proprio dovere non deve essere lasciato solo». Tranchant, come nel suo stile, il generale Roberto Vannacci: «Quel magrebino pregiudicato e con precedenti», ha scritto Vannacci sui social, «se fosse stata applicata la remigrazione, sarebbe ancora vivo e felice. La remigrazione salva le vite».
Intanto ieri a Rogoredo, sul luogo dell’accaduto si è registrata un’aggressione ai danni di una troupe di Ore 14, il programma di informazione di Rai 2 condotto da Milo Infante. «A poche ore dalla sparatoria di Milano», si legge in una nota, «in zona Rogoredo i giornalisti Francesca Pizzolante e Giovanni Violato, che si trovavano in zona per documentare i fatti, sono stati aggrediti da un gruppo di spacciatori. Sul posto è intervenuta la polizia, presente a pochi metri dall’aggressione perché impegnata ad ultimare i rilievi della sparatoria del pomeriggio. Ad avere la peggio è stato Giovanni Violato che è dovuto ricorrere alle cure dei medici del 118 e al quale è stata anche rubata l’attrezzatura. Esprimo piena solidarietà ai colleghi», ha sottolineato Infante, «e la ferma condanna dell’ignobile aggressione da parte di spacciatori che si sentono padroni di un territorio che deve ritornare sotto il controllo dello Stato». Ad avere la peggio, come detto, è stato Violato, accerchiato e picchiato con calci, pugni e un coccio di bottiglia che «per fortuna non si è rotta, altrimenti lo avrebbero sfigurato», osserva Infante con Adnkronos. Per il conduttore, si tratta di un episodio «allucinante. Colpisce il fatto che non viene picchiato un giornalista perché sta facendo il proprio lavoro, viene picchiato perché viene scambiato per un poliziotto. Questa è la considerazione che questi spacciatori hanno delle nostre forze dell’ordine», conclude.
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