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2022-02-23
Ciglia lunghissime e gote rosate: la bellezza punta tutto su mascara e fard
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Attenzione per gli occhi, con ciglia lunghissime e nere come la pece. E poi la pelle, che inizia a tingersi dei colori dell'estate con leggere abbronzature. Ma soprattutto il ritorno del fard, il prodotto più chiacchierato dell'industria del make up sta vivendo una nuova primavera grazie a trucchetti che l'hanno reso un must have per le nuove generazioni.
È un vero e proprio ritorno alla normalità quello che sta vivendo il settore del beauty. Il segmento make up ha chiuso il 2021 con un aumento del 7.1% tornando ai livelli pre pandemia. Come riporta uno studio di Nielsen IQ, a trainare il mercato è il settore occhi che, da solo, è responsabile di circa il 38% di tutto il giro d'affari. Mascara, primer, eyeliner, matite e ombretti sono ormai degli alleati nella routine beauty femminile. Complice l'utilizzo prolungato della mascherina che ha reso lo sguardo l'arma principale di seduzione per molti mesi. A crescere è anche la parte dedicata ai prodotti viso che rappresenta il 26% del giro d'affari. In questo caso, i prodotti più venduti sono fondotinta e correttori. A soffrire è invece la cipria che si ritrova a scontrarsi con un colosso d'altri tempi: il fard, o blush. Che oggi, grazie ai social network, spopola tra le nuove generazioni che lo utilizzano anche sugli occhi e sulle labbra. Se pensate che la mascherina abbia frenato il mercato della cura delle labbra, vi sbagliate. Il make up labbra, nonostante mesi complessi, rappresenta l'11% del settore. Ad aumentare le vendite non sono i tradizionali rossetti, che rimangono tuttavia qualcosa da avere nel proprio beauty, ma prodotti come i lucida labbra e i balm rimpolpanti. Il motivo? Le donne non vogliono rinunciare ad avere labbra da baciare, ma spendono meno e si concentrano su prodotti di fascia più bassa, come i lipgloss. Tra i dati di Nielsen è interessante anche quello inerente alla crescita esponenziale della vendita di accessori trucco. Pennelli e spugne trucco trascinano il segmento che chiude con un peso del 5% sul totale del settore make up.
Segno che i tempi stanno, indubbiamente, cambiando. Come già citato, il fard sta vivendo una nuova primavera. Il tocco di rosa o pesca sulle gote torna a essere qualcosa che piace, soprattutto alle più giovani alla ricerca di un make up che sembri il più naturale possibile. I nuovi prodotti in polvere e stick permettono di modulare il colore come si preferisce rendendolo delicatissimo, quasi invisibile. Gli stick e le creme, invece, consentono di giocare con le tonalità creando sfumature sul viso che richiamano i colori usati, in diverse intensità, su palpebre e labbra. È tutto un gioco di tratti più o meno delicati quello che spopola tra le nuove generazioni che tornano a guardare a prodotti che sembravano obsoleti con interesse riportandoli in auge e creando un hype tale da aver conquistato social come TikTok.
Tra i trend da non sottovalutare ci sono la glowy skin, che impone pelle perfette e luminosissime, e l'embellishment con l'aggiunta di piccole gemme intorno agli occhi e sul volto a creare punti luce.
Il mascara? Oggi si crea su misura con un'app

Gli occhi sono lo specchio dell'anima. E non solo. Avere ciglia perfette è diventato qualcosa a cui nessuna donna vuole rinunciare. Ma mentre il settore dell'allungamento artificiale sembra in calo, quello dei mascara cresce in modo esponenziale.
Grazie anche all’evoluzione della tecnologia digital, si apre un nuovo mercato nei prodotti di bellezza per il make-up. Nasce il primo mascara su misura, realizzato per le ciglia di ogni singola donna attraverso un programma esclusivo e brevettato di diagnosi personalizzata. Un team specializzato da più di 20 anni nel beauty, consulente dei principali laboratori al mondo specializzati nello sviluppo di nuovi prodotti, ha condotto uno studio accurato, su 500 donne, per isolare le caratteristiche specifiche e personali di ognuna di loro e individuare i 5 criteri morfologici che definiscono i diversi morfotipi esistenti. I mascara su misura di Ozmee corrispondono esattamente al morfotipo specifico di ogni cliente e uniscono performance, sicurezza e sostenibilità. Sono stati eseguiti diversi panel test, su centinaia di donne, incluse quelle con occhi sensibili, per garantire sempre la performance del prodotto.
Nel 2018, Katia de Martino, intuisce che l’epoca di tanti prodotti indifferenziati volgeva al termine e che per il futuro la personalizzazione fosse il miglior modello di business per un reale approccio incentrato sul consumatore. È stata un’esperienza personale da cliente alla ricerca di un mascara in un drugstore newyorkese a renderla consapevole della difficoltà per una consumatrice di scegliere tra molteplici brand. Mettendo insieme 20 anni di esperienza nel beauty, collabora per i successivi tre anni con il suo team di esperti e lavora con le migliori aziende di mascara al mondo. Unisce le sue forze a un’azienda americana in possesso di diversi brevetti per sviluppare un software innovativo in grado di fornire una diagnosi precisa e affidabile delle ciglia. All’inizio del 2020, Catherine Castillon, creative strategist per diversi marchi della moda e della bellezza, è talmente sedotta dall’originalità della vision che si unisce al team per sviluppare il branding e tutti gli assets di comunicazione per Ozmee.
Morphodiagnosis è il software di analisi facciale ed intelligenza artificiale che consente una diagnosi online, affidabile e precisa, in tempo reale, per offrire ai consumatori un’esperienza unica e user friendly. Un software esclusivo ed unico al mondo che permette di analizzare le ciglia per individuare e suggerire il mascara perfetto e più adatto per le singole esigenze di ogni donna. Le ciglia infatti, così come le donne, non sono tutte uguali, sono diverse secondo il tipo di pelle, secondo la loro lunghezza, la loro densità e la loro consistenza L’innovativo software è in grado di eseguire il tracciamento facciale in tempo reale identificando ed analizzando con precisione tutte le caratteristiche non solo delle ciglia ma anche del viso e della pelle. L’esclusivo algoritmo di intelligenza artificiale, impostato su specifici parametri quali-quantitativi, elabora la correlazione con il morfotipo per proporre soluzioni e risposte precise.
Ma come funziona?
Semplice.
1. SCATTA DUE SEMPLICI SELFIE
Scatta una foto con la fotocamera ad alta risoluzione del tuo telefono o del tuo tablet.
2. SCOPRI IL TUO MORFOTIPO SPECIFICO
Le ciglia sono analizzate secondo 5 parametri: la lunghezza, la densità, lo spessore, il volume e la curvatura.
3. IL MASCARA PERSONALIZZATO “PERFECT MATCH”
Progettato per le specifiche esigenze di ogni morfotipo, il mascara Ozmee agisce con precisione, sicurezza e performance.
4. SCEGLI IL TUO LOOK MAKE-UP
La tecnologia personalizzata della Morphodiagnosis ti consiglia il tuo mascara su misura Ozmee, un’applicazione ottimale ed anche il tutorial per il tuo look desiderato.
Tre trucchi per preparare la pelle al primo sole
Venti minuti. Tre volte alla settimana. E rigorosamente con una protezione alta, almeno 30. Sono questi i trucchi per preparare la pelle al primo sole.
Con l'arrivo della bella stagione, la voglia di scoprirsi e di rivelare un corpo tonico e abbronzato, è naturale. Due anni di pandemia e "abbronzatura" sul balcone ci hanno insegnato che un'esposizione costante e moderata sono un boost naturale e aiutano ad arrivare all'estate con la pelle pronta a catturare i raggi solari.
Eppure, ci sono dei dettagli fondamentali che non vanno mai dimenticati. Per quanto sia meraviglioso essere abbronzati, dimenticarsi la protezione o utilizzare immediatamente super abbronzanti sulla pelle può provocare danni irreparabili.
Oltre alle protezioni in crema, è bene tenere la pelle estremamente idratata. Le acque termali spray sono un ottimo alleato per chi soffre il caldo ma non vuole rinunciare alla tintarella.
Prima di esporsi al sole è bene anche preparare la pelle con una routine di scrub e gommage. Esfoliare è la parola d'ordine. Iniziate due volte alla settimana, sotto la doccia, utilizzando uno scrub delicato e una spazzola con setole morbide. Sul viso seguite la stessa routine e alternatela con l'utilizzo, una sola volta alla settimana, di un gommage da tenere in posa alcuni minuti sul volto e poi risciacquare.
Continua a leggereRiduci
Il settore beauty è tornato ai fasti pre Covid. A trainare il mercato la ricerca di occhi da sogno e un incarnato perfetto, leggermente arrossato ma estremamente naturale. In declino l'uso dei rossetti che lasciano il posto ai gloss: la nuova moda impone luminosità . La tecnologia è da sempre alleata del make up. Ozmee ha creato un programma che, da sue semplici foto, riesce a identificare il tipo di ciglia e a creare il mascara perfetto. Con l'arrivo della bella stagione la voglia di abbronzarsi torna a essere tanta. Ecco alcuni trucchi per non rovinarsi la pelle.Lo speciale contiene tre articoli.Attenzione per gli occhi, con ciglia lunghissime e nere come la pece. E poi la pelle, che inizia a tingersi dei colori dell'estate con leggere abbronzature. Ma soprattutto il ritorno del fard, il prodotto più chiacchierato dell'industria del make up sta vivendo una nuova primavera grazie a trucchetti che l'hanno reso un must have per le nuove generazioni.È un vero e proprio ritorno alla normalità quello che sta vivendo il settore del beauty. Il segmento make up ha chiuso il 2021 con un aumento del 7.1% tornando ai livelli pre pandemia. Come riporta uno studio di Nielsen IQ, a trainare il mercato è il settore occhi che, da solo, è responsabile di circa il 38% di tutto il giro d'affari. Mascara, primer, eyeliner, matite e ombretti sono ormai degli alleati nella routine beauty femminile. Complice l'utilizzo prolungato della mascherina che ha reso lo sguardo l'arma principale di seduzione per molti mesi. A crescere è anche la parte dedicata ai prodotti viso che rappresenta il 26% del giro d'affari. In questo caso, i prodotti più venduti sono fondotinta e correttori. A soffrire è invece la cipria che si ritrova a scontrarsi con un colosso d'altri tempi: il fard, o blush. Che oggi, grazie ai social network, spopola tra le nuove generazioni che lo utilizzano anche sugli occhi e sulle labbra. Se pensate che la mascherina abbia frenato il mercato della cura delle labbra, vi sbagliate. Il make up labbra, nonostante mesi complessi, rappresenta l'11% del settore. Ad aumentare le vendite non sono i tradizionali rossetti, che rimangono tuttavia qualcosa da avere nel proprio beauty, ma prodotti come i lucida labbra e i balm rimpolpanti. Il motivo? Le donne non vogliono rinunciare ad avere labbra da baciare, ma spendono meno e si concentrano su prodotti di fascia più bassa, come i lipgloss. Tra i dati di Nielsen è interessante anche quello inerente alla crescita esponenziale della vendita di accessori trucco. Pennelli e spugne trucco trascinano il segmento che chiude con un peso del 5% sul totale del settore make up.Segno che i tempi stanno, indubbiamente, cambiando. Come già citato, il fard sta vivendo una nuova primavera. Il tocco di rosa o pesca sulle gote torna a essere qualcosa che piace, soprattutto alle più giovani alla ricerca di un make up che sembri il più naturale possibile. I nuovi prodotti in polvere e stick permettono di modulare il colore come si preferisce rendendolo delicatissimo, quasi invisibile. Gli stick e le creme, invece, consentono di giocare con le tonalità creando sfumature sul viso che richiamano i colori usati, in diverse intensità, su palpebre e labbra. È tutto un gioco di tratti più o meno delicati quello che spopola tra le nuove generazioni che tornano a guardare a prodotti che sembravano obsoleti con interesse riportandoli in auge e creando un hype tale da aver conquistato social come TikTok. Tra i trend da non sottovalutare ci sono la glowy skin, che impone pelle perfette e luminosissime, e l'embellishment con l'aggiunta di piccole gemme intorno agli occhi e sul volto a creare punti luce. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/ciglia-lunghissime-e-gote-rosate-la-bellezza-punta-tutto-su-mascara-e-fard-2656776349.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="il-mascara-oggi-si-crea-su-misura-con-un-app" data-post-id="2656776349" data-published-at="1645631658" data-use-pagination="False"> Il mascara? Oggi si crea su misura con un'app Gli occhi sono lo specchio dell'anima. E non solo. Avere ciglia perfette è diventato qualcosa a cui nessuna donna vuole rinunciare. Ma mentre il settore dell'allungamento artificiale sembra in calo, quello dei mascara cresce in modo esponenziale. Grazie anche all’evoluzione della tecnologia digital, si apre un nuovo mercato nei prodotti di bellezza per il make-up. Nasce il primo mascara su misura, realizzato per le ciglia di ogni singola donna attraverso un programma esclusivo e brevettato di diagnosi personalizzata. Un team specializzato da più di 20 anni nel beauty, consulente dei principali laboratori al mondo specializzati nello sviluppo di nuovi prodotti, ha condotto uno studio accurato, su 500 donne, per isolare le caratteristiche specifiche e personali di ognuna di loro e individuare i 5 criteri morfologici che definiscono i diversi morfotipi esistenti. I mascara su misura di Ozmee corrispondono esattamente al morfotipo specifico di ogni cliente e uniscono performance, sicurezza e sostenibilità. Sono stati eseguiti diversi panel test, su centinaia di donne, incluse quelle con occhi sensibili, per garantire sempre la performance del prodotto. Nel 2018, Katia de Martino, intuisce che l’epoca di tanti prodotti indifferenziati volgeva al termine e che per il futuro la personalizzazione fosse il miglior modello di business per un reale approccio incentrato sul consumatore. È stata un’esperienza personale da cliente alla ricerca di un mascara in un drugstore newyorkese a renderla consapevole della difficoltà per una consumatrice di scegliere tra molteplici brand. Mettendo insieme 20 anni di esperienza nel beauty, collabora per i successivi tre anni con il suo team di esperti e lavora con le migliori aziende di mascara al mondo. Unisce le sue forze a un’azienda americana in possesso di diversi brevetti per sviluppare un software innovativo in grado di fornire una diagnosi precisa e affidabile delle ciglia. All’inizio del 2020, Catherine Castillon, creative strategist per diversi marchi della moda e della bellezza, è talmente sedotta dall’originalità della vision che si unisce al team per sviluppare il branding e tutti gli assets di comunicazione per Ozmee. Morphodiagnosis è il software di analisi facciale ed intelligenza artificiale che consente una diagnosi online, affidabile e precisa, in tempo reale, per offrire ai consumatori un’esperienza unica e user friendly. Un software esclusivo ed unico al mondo che permette di analizzare le ciglia per individuare e suggerire il mascara perfetto e più adatto per le singole esigenze di ogni donna. Le ciglia infatti, così come le donne, non sono tutte uguali, sono diverse secondo il tipo di pelle, secondo la loro lunghezza, la loro densità e la loro consistenza L’innovativo software è in grado di eseguire il tracciamento facciale in tempo reale identificando ed analizzando con precisione tutte le caratteristiche non solo delle ciglia ma anche del viso e della pelle. L’esclusivo algoritmo di intelligenza artificiale, impostato su specifici parametri quali-quantitativi, elabora la correlazione con il morfotipo per proporre soluzioni e risposte precise.Ma come funziona? Semplice. 1. SCATTA DUE SEMPLICI SELFIEScatta una foto con la fotocamera ad alta risoluzione del tuo telefono o del tuo tablet. 2. SCOPRI IL TUO MORFOTIPO SPECIFICO Le ciglia sono analizzate secondo 5 parametri: la lunghezza, la densità, lo spessore, il volume e la curvatura. 3. IL MASCARA PERSONALIZZATO “PERFECT MATCH” Progettato per le specifiche esigenze di ogni morfotipo, il mascara Ozmee agisce con precisione, sicurezza e performance. 4. SCEGLI IL TUO LOOK MAKE-UP La tecnologia personalizzata della Morphodiagnosis ti consiglia il tuo mascara su misura Ozmee, un’applicazione ottimale ed anche il tutorial per il tuo look desiderato. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ciglia-lunghissime-e-gote-rosate-la-bellezza-punta-tutto-su-mascara-e-fard-2656776349.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="tre-trucchi-per-preparare-la-pelle-al-primo-sole" data-post-id="2656776349" data-published-at="1645631658" data-use-pagination="False"> Tre trucchi per preparare la pelle al primo sole Venti minuti. Tre volte alla settimana. E rigorosamente con una protezione alta, almeno 30. Sono questi i trucchi per preparare la pelle al primo sole.Con l'arrivo della bella stagione, la voglia di scoprirsi e di rivelare un corpo tonico e abbronzato, è naturale. Due anni di pandemia e "abbronzatura" sul balcone ci hanno insegnato che un'esposizione costante e moderata sono un boost naturale e aiutano ad arrivare all'estate con la pelle pronta a catturare i raggi solari.Eppure, ci sono dei dettagli fondamentali che non vanno mai dimenticati. Per quanto sia meraviglioso essere abbronzati, dimenticarsi la protezione o utilizzare immediatamente super abbronzanti sulla pelle può provocare danni irreparabili. Oltre alle protezioni in crema, è bene tenere la pelle estremamente idratata. Le acque termali spray sono un ottimo alleato per chi soffre il caldo ma non vuole rinunciare alla tintarella. Prima di esporsi al sole è bene anche preparare la pelle con una routine di scrub e gommage. Esfoliare è la parola d'ordine. Iniziate due volte alla settimana, sotto la doccia, utilizzando uno scrub delicato e una spazzola con setole morbide. Sul viso seguite la stessa routine e alternatela con l'utilizzo, una sola volta alla settimana, di un gommage da tenere in posa alcuni minuti sul volto e poi risciacquare.
6 aprile 2009, L'Aquila: le macerie riempiono una strada nel centro dopo il devastante terremoto che ha colpito la città (Ansa)
«Il 6 aprile di 17 anni fa il terremoto in Abruzzo, la ferita resta aperta», ha dichiarato il ministro. «Oggi ricordiamo commossi le 309 persone la cui vita fu spezzata dalla violenza del terremoto che nel 2009 colpì l’Abruzzo». Piantedosi ha rivolto il proprio pensiero anche ai feriti e a chi ha dovuto affrontare le conseguenze del sisma, sottolineando la reazione della popolazione nei giorni successivi. «Il mio pensiero va anche a tutti coloro che rimasero feriti e a chi, con dignità e determinazione, ha affrontato il dolore e la devastazione che seguirono al sisma», ha aggiunto. Il ministro ha poi voluto ringraziare le strutture impegnate nei soccorsi: «Rinnovo la mia gratitudine alle Forze dell’ordine, ai Vigili del fuoco, ai militari, ai volontari della Protezione Civile e a tutti i soccorritori che, fin dalle prime ore, hanno lavorato senza sosta per salvare vite umane e assistere la popolazione colpita». Infine, ha richiamato l’impegno sul fronte della prevenzione e della sicurezza dei territori.
A L’Aquila, la commemorazione si è svolta tra la sera del 5 e la notte del 6 aprile, in una forma diversa rispetto al tradizionale corteo, ma con una partecipazione diffusa e raccolta. La città si è fermata nel silenzio, accompagnata dalla musica dei Solisti Aquilani, che all’Emiciclo hanno eseguito brani di Händel, Vivaldi e Bach durante la cerimonia. Accanto alle istituzioni, con il sindaco Pierluigi Biondi e rappresentanti locali, erano presenti cittadini, forze dell’ordine e associazioni.
Al centro della commemorazione il telo con i nomi delle vittime, stampati in rosso, e lo striscione dei familiari con la scritta: «Per loro. Per tutti i familiari delle vittime. L’Aquila 6 aprile 2009». La notte del ricordo è proseguita al Parco della Memoria, dove è stato acceso il braciere dal funzionario comunale Daniele Ciuffetelli, in rappresentanza dei dipendenti del Comune. Qui si è svolta anche la lettura dei nomi delle 309 vittime e la deposizione dei fiori sulla fontana monumentale.
Nel corso della cerimonia è intervenuto Vincenzo Vittorini, in rappresentanza dei familiari, che ha ricordato «la notte più lunga per gli aquilani» e il valore della memoria come responsabilità condivisa. «Abbiamo scelto di non sfilare, ma di ritrovarci», ha spiegato, richiamando anche la figura di Antonietta Centofanti e citando José Saramago: «Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo». Un appello, rivolto soprattutto ai più giovani, a farsi «sentinelle della memoria» per non disperdere il ricordo nel tempo. La commemorazione si è chiusa nel segno della sobrietà, tra musica, fiori e silenzio, mentre sui social il sindaco Biondi ha scritto: «Onoriamo la nostra notte più lunga, la luce fa sperare. Onoriamo il dolore, attraversiamo il buio, camminiamo nel silenzio verso il giorno».
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Gli sfollati fuggono dal campo di Zamzam a causa del conflitto in corso nel Darfur settentrionale in Sudan (Ansa)
Dopo oltre 150.000 morti e 13 milioni di profughi, il conflitto tra il capo dell’esercito al Burhan e il leader paramilitare Hemeti resta senza sbocco. I governativi riconquistano la capitale, mentre i paramilitari dominano il Darfur e sono accusati di pulizia etnica. Paese diviso e crisi umanitaria fuori controllo.
Da ormai tre anni il Sudan è dilaniato da una sanguinosa guerra civile che ha causato oltre 150.000 vittime e quasi 13 milioni di profughi. La nazione africana ha una popolazione di 46 milioni di abitanti e oltre la metà di questi hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria, mentre 20 milioni sono a rischio di carestia.
Questo conflitto è iniziato all’interno del Consiglio Sovrano, nato dopo il colpo di stato del 25 ottobre del 2021, per il tentativo di integrare nell’esercito nazionale il gruppo paramilitare delle Forze di Supporto Rapido. Il generale Mohamed Hamdam Dagalo, detto Hemeti, capo di questi miliziani, aveva chiesto un lungo periodo di transizione per non perdere il suo potere, ma al rifiuto del capo della giunta militare era iniziato il conflitto. Le Forze di Supporto Rapido avevano agito all’alba del 13 aprile prendendo di sorpresa l’esercito del generale Abdel-Fattah al Burhan, che aveva perso il controllo di interi quartieri di Khartoum. I governativi avevano reagito utilizzando l’aviazione sudanese e martellando la capitale con centinaia di vittime fra la popolazione civile. Intanto lo scontro fra i due generali aveva coinvolto tutto il paese con i paramilitari che avevano dilagato in Darfur, la loro regione di provenienza. Le Forze di Supporto Rapido sono infatti gli eredi dei miliziani Janjaweed ( diavoli a cavallo), i genocidiari che nei primi anni del 2000 avevano massacrato la popolazione africana del Darfur.
Lo stesso Hemeti aveva fatto parte di queste bande irregolari,utilizzate dal governo del presidente Omar al Bashir per effettuare un’autentica pulizia etnica dei popoli non arabi. Il conflitto ha vissuto molte fasi alterne nell’arco di questi tre anni, ma oggi le Forze armate Sudanesi hanno stabilmente ripreso il controllo di Khartoum, riportando il governo nella capitale dopo essersi spostati a Port Sudan, eletta come capitale provvisoria. Nel Kordofan, una regione a sud, si continua combattere e le Forze di Supporto Rapido hanno siglato un’alleanza con un signore della guerra locale Abdelaziz al Hilu, che con i suoi mercenari ha preso il controllo del Kordofan settentrionale. Le milizie, create sia su base etnica che politica, hanno un ruolo sempre più importante nella guerra civile sudanese che coinvolge direttamente o indirettamente diverse nazioni dell’area. Il generale al Burhan ogni settimana vola al Cairo dove prende ordini dal presidente egiziano al Sisi, che è il suo principale mentore e che ha rifornito l’esercito sudanese di armi ed istruttori. Le Forze di Supporto Rapido sono invece economicamente sostenute dagli Emirati Arabi Uniti, e parzialmente dall’Arabia Saudita, che attraverso il poroso confine con il Ciad permette ai paramilitari di avere armi e soldi. Con il passare dei mesi i paramilitari hanno perso terreno, ma hanno preso il controllo della totalità del Darfur, la regione occidentale. Qui per espugnare l’ultima città difesa da un milizia alleata dei governativi hanno bloccato ogni via di accesso prendendo el Fasher per fame. Una volta entrate le Forze di Supporto Rapido hanno giustiziato i notabili della città, costringendo alla fuga migliaia di persone.
Le Nazioni Unite hanno aperto una serie di inchieste per indagare sui crimini di guerra commessi sia dai ribelli che dai governativi, in una nazione nella quale lo stupro è diventato un’arma di guerra. Le Forze di Supporto Rapido sono infatti accusate di pulizia etnica in Darfur, dove vivono diverse tribù africane come i Fur e i Masalit, che questi miliziani vogliono sterminare per arabizzare la regione. Questa operazione viene portata avanti da anni utilizzando uomini delle tribù beduine dei Baggara e degli Abbala, da cui provengono la maggioranza dei fedelissimi di Hemeti. Al terzo anno di combattimenti le forze del governo ed i suoi alleati controllano circa il 70% del Sudan, mentre i ribelli l’altro 30%. Il generale Hemeti ha anche formato un governo parallelo nelle aree sotto il suo controllo ed ha minacciato una secessione nel martoriato Darfur, tutto mentre il popolo del Sudan continua a morire nell’indifferenza del mondo.
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Un ingegnere prepara un drone intercettore FPV (First Person View) P1-Sun per il volo durante i test effettuati dal produttore SkyFall in una località non specificata in Ucraina (Getty Imasges)
«Secondo un documento operativo sulle tattiche FPV attribuito a fonti militari legate al conflitto ucraino», questi sistemi sono diventati uno degli strumenti più incisivi delle operazioni tattiche, capaci di influenzare direttamente l’esito degli scontri e di ridefinire il rapporto tra forze terrestri e supporto aereo. I droni FPV (First Person View) sono piccoli velivoli senza pilota controllati a distanza tramite una telecamera che trasmette immagini in tempo reale all’operatore, il quale li guida come se fosse a bordo. A differenza dei droni tradizionali vengono pilotati manualmente con grande precisione, consentendo manovre rapide e voli a bassa quota. Derivati dal mondo civile e costruiti con componenti modulari a basso costo, sono facilmente modificabili e impiegabili in massa. Possono raggiungere velocità elevate, ma hanno autonomia limitata e raggio operativo ridotto. In ambito militare vengono spesso utilizzati come munizioni guidate, dirette direttamente contro il bersaglio, combinando flessibilità, precisione e costi contenuti.
Questo rapporto tra efficacia operativa e prezzo ha accelerato la diffusione dei FPV e ne ha favorito l’integrazione nelle unità combattenti. Nel documento emerge come i droni «kamikaze» abbiano progressivamente assunto un ruolo dominante nel causare perdite sul campo, trasformandosi da strumenti di supporto a protagonisti dell’azione offensiva. Il cambiamento non riguarda solo la tecnologia, ma anche la dottrina. Le operazioni non si limitano più a un singolo drone impiegato in modo isolato, ma prevedono coordinamento, sequenze di attacco e integrazione con altre armi. In questo scenario, il drone diventa una sorta di artiglieria tattica a corto raggio, capace di intervenire in tempi rapidi e con elevata precisione. Tra le tecniche più diffuse figura la modalità cosiddetta «classica», basata sulla cooperazione tra drone di ricognizione e drone d’attacco. Il primo individua il bersaglio e trasmette le coordinate, mentre il secondo procede all’ingaggio. Questo schema consente di colpire rapidamente obiettivi mobili o posizioni fortificate. Accanto a questa tecnica si sviluppano operazioni di «free hunting», in cui i droni vengono lanciati contro obiettivi già individuati, aumentando la pressione costante sull’avversario.
Un’evoluzione significativa è rappresentata dagli attacchi «swarm», cioè l’impiego simultaneo di più droni contro un singolo obiettivo o una zona specifica. Questo approccio consente di saturare le difese e ridurre la capacità di reazione. L’uso coordinato di più piattaforme trasforma il drone in uno strumento di attacco di massa, capace di generare effetti simili a quelli di un bombardamento di precisione su scala tattica. Il documento descrive inoltre l’impiego dei FPV come supporto diretto alle unità d’assalto. Durante l’avanzata, i droni vengono utilizzati in sequenza per neutralizzare posizioni nemiche, coprire il movimento delle truppe e colpire eventuali rinforzi. Questa integrazione con la manovra terrestre riduce l’esposizione dei soldati e aumenta la velocità dell’offensiva. L’efficacia cresce ulteriormente quando i droni vengono combinati con artiglieria e mortai, creando un sistema di fuoco distribuito e flessibile.Particolarmente rilevante è la tattica dell’imboscata, in cui il drone viene posizionato in anticipo e resta in attesa del bersaglio. In questa configurazione il FPV si trasforma in una mina intelligente, capace di colpire improvvisamente veicoli o personale. L’impiego di droni relay estende il raggio operativo e aumenta il tempo di attesa, rendendo l’attacco più imprevedibile. Questa modalità dimostra come i droni possano essere utilizzati non solo per l’offensiva immediata, ma anche per il controllo del terreno.
Il documento evidenzia anche l’uso di attacchi combinati. Un primo drone colpisce un veicolo o una posizione, mentre un secondo interviene contro il personale durante le operazioni di evacuazione. Analogamente, la tecnica del doppio attacco prevede l’impiego di due droni in successione per penetrare coperture e colpire all’interno di strutture protette. Queste procedure indicano un crescente livello di coordinamento e sofisticazione tattica. Un altro elemento significativo riguarda l’organizzazione delle squadre operative. L’impiego dei FPV richiede team dedicati, composti da pilota, operatore di ricognizione, specialista delle munizioni e coordinatore. Questo assetto conferma la trasformazione del drone in un sistema integrato e non più in uno strumento individuale. La professionalizzazione degli operatori e la standardizzazione delle procedure aumentano l’efficacia complessiva delle operazioni. L’analisi del documento mostra come i droni FPV stiano riducendo il vantaggio dei mezzi corazzati, abbassando il costo delle operazioni offensive e aumentando la letalità a corto raggio. La combinazione di flessibilità, precisione e rapidità rende questi sistemi centrali nella guerra moderna. La diffusione capillare dei FPV indica una trasformazione destinata a incidere sui conflitti futuri, dove la superiorità numerica e l’innovazione tattica avranno un peso sempre maggiore. La guerra sul campo di battaglia diventa così più decentralizzata e dinamica. Unità leggere, supportate da droni a basso costo, possono colpire con precisione e rapidità, ridisegnando gli equilibri operativi. In questo scenario, la capacità di adattamento e l’uso intelligente della tecnologia diventano fattori decisivi, mentre i droni FPV si affermano come uno degli strumenti più influenti della guerra contemporanea.
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Il premier ungherese Viktor Orbán (Ansa)
Il 12 aprile sfida decisiva tra Orbán e Magyar: in gioco i rapporti con Ue, Russia e Ucraina. Dalla visita di JD Vance a sostegno del premier al caso delle telefonate Szijjártó-Lavrov, tra accuse di interferenze straniere, scandali e sondaggi opposti, il voto ungherese diventa un test per gli equilibri europei e per i finanziamenti a Kiev.
Il 12 aprile si sancirà il futuro dell’Ungheria. Questa domenica, infatti, i cittadini ungheresi saranno chiamati a rinnovare il Parlamento e il governo del proprio Paese nelle elezioni parlamentari. Di più, perché i due principali schieramenti che si affronteranno, ovvero Fidesz, guidato dell’attuale premier Viktor Orbán, e Tisza, dello sfidante Péter Magyar, sono latori di interessi sostanzialmente antitetici.
Relazioni con le istituzioni europee, supporto all’Ucraina, rapporti con la Russia, economia e immigrazione. I due candidati, appartenenti entrambi al campo politico sommariamente definibile come «destra», non potevano tuttavia essere più diversi. Da una parte Orbán, grande nemico di Bruxelles e degli euroburocrati, contrario ai finanziamenti multimiliardari all’Ucraina, alle sanzioni autolesionistiche alla Russia e fautore di una politica di tolleranza zero nei confronti dell’immigrazione clandestina. Dall’altra Magyar, europarlamentare che potremmo definire vera e propria incarnazione dell’ortodossia «bruxelliana».
L’importanza del voto di domenica è testimoniata anche dalla visita del Vicepresidente americano JD Vance, che il 7 e l’8 aprile sarà a Budapest; una missione pensata appositamente per dare all’alleato Orbán la giusta spinta elettorale in vista del voto di fine settimana.
Quella che si avvia alla sua conclusione è stata, senza esagerazioni, una campagna elettorale brutale, con reciproche accuse di interferenze da parte di servizi d’intelligence stranieri. L’ultimo esempio, in ordine cronologico, è quello che vede protagonista il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó. Un consorzio di testate giornalistiche investigative dell'Europa orientale (The Insider, VSquare e Delfi) ha pubblicato nelle scorse settimane registrazioni e trascrizioni di telefonate in cui il capo della diplomazia di Budapest avrebbe fornito a Mosca un accesso privilegiato a «informazioni strategiche riservate». In una delle conversazioni diffuse, Szijjártó si rivolge al suo omologo russo Sergej Lavrov con toni amichevoli, promettendo di adoperarsi, insieme al governo slovacco, per ottenere la rimozione di una parente di un oligarca russo dalla lista delle sanzioni europee. Dall’Europa si sono subito alzate le voci che hanno urlato al tradimento, non è chiaro di cosa, non essendo l’Ungheria in guerra con la Russia.
Ma come sono state ottenute tali informazioni? In un video pubblicato sui propri canali social, Szijjártó ha descritto l'episodio come «l'intervento di intelligence straniera più grave, serio e vergognoso della storia» del Paese, sostenendo che i servizi segreti di altri stati avrebbero intercettato sistematicamente le sue comunicazioni telefoniche e reso pubbliche le registrazioni a una settimana e mezza dal voto nell'interesse dell'Ucraina. Ciò sembrerebbe essere confermato da una conversazione telefonica trapelata sui media ungheresi tra il giornalista investigativo Szabolcs Panyi e una donna, in cui il primo ammette di aver dato «due numeri», quello di Szijjártó e della donna, a un «servizio statale di un paese dell’Unione Europea», conscio del fatto che quel servizio potesse monitorare «chi chiama chi e quando».
Un altro polverone si era sollevato a metà febbraio, quando Magyar era finito al centro di uno scandalo per la sua partecipazione ad un festino a base di «sesso e droga» dopo una festa di partito, risalente all'agosto del 2024. Il leader di Tisza ha confermato di aver avuto una relazione consensuale con la sua ex fidanzata, negando tuttavia con fermezza di aver fatto uso di droghe, pur riconoscendo che nella stanza erano presenti sostanze stupefacenti. Magyar ha definito l'accaduto una classica «operazione di compromissione in stile russo», sostenendo di essere stato deliberatamente attirato in una trappola.
Per non farci mancare niente, il candidato dell’opposizione ha dichiarato che ufficiali dell'intelligence militare russa sarebbero giunti a Budapest sotto copertura diplomatica, con il preciso mandato di influenzare il voto a favore di Orbán, senza tuttavia fornire alcuna prova. Orbán ha risposto con un contrattacco altrettanto aggressivo. In un videomessaggio diffuso a fine marzo, il premier ha dichiarato di non aver mai assistito a un'elezione in cui «i servizi segreti stranieri avessero interferito» con tale intensità, accusando Tisza di essere un «girevole» per le spie ucraine e facendo riferimento a un rapporto di intelligence declassificato secondo cui alcuni tecnici informatici legati al partito di Magyar avrebbero contatti con la cosiddetta «IT Army of Ukraine» e con l'ambasciata di Kiev a Budapest.
A rendere il quadro ancora più opaco contribuisce la situazione dei sondaggi, che in questa tornata elettorale si rivelano di fatto inaffidabili, o quanto meno fortemente condizionati dall'orientamento politico degli istituti che li realizzano. Quelli vicini all'opposizione, come Medián o Závecz Research, attribuiscono a Tisza un netto vantaggio, che oscilla tra i dieci e i quindici punti. Gli istituti legati al governo, invece, come il Nézőpont Institute, dipingono uno scenario opposto, con Fidesz stabilmente avanti.
Le elezioni ungheresi faranno sentire i loro effetti in tutta Europa. In caso di riconferma del partito di Orbán (sarebbe il quinto di fila), il maxi-prestito da 90 miliardi in favore di Kiev continuerebbe ad essere bloccato, come allo stato attuale delle cose; se a trionfare dovesse essere invece Magyar, l’ennesimo salasso di soldi pubblici europei verrà quasi certamente elargito in favore dell’Ucraina. agli ungheresi l’ultima parola.
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