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2022-02-23
Ciglia lunghissime e gote rosate: la bellezza punta tutto su mascara e fard
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Attenzione per gli occhi, con ciglia lunghissime e nere come la pece. E poi la pelle, che inizia a tingersi dei colori dell'estate con leggere abbronzature. Ma soprattutto il ritorno del fard, il prodotto più chiacchierato dell'industria del make up sta vivendo una nuova primavera grazie a trucchetti che l'hanno reso un must have per le nuove generazioni.
È un vero e proprio ritorno alla normalità quello che sta vivendo il settore del beauty. Il segmento make up ha chiuso il 2021 con un aumento del 7.1% tornando ai livelli pre pandemia. Come riporta uno studio di Nielsen IQ, a trainare il mercato è il settore occhi che, da solo, è responsabile di circa il 38% di tutto il giro d'affari. Mascara, primer, eyeliner, matite e ombretti sono ormai degli alleati nella routine beauty femminile. Complice l'utilizzo prolungato della mascherina che ha reso lo sguardo l'arma principale di seduzione per molti mesi. A crescere è anche la parte dedicata ai prodotti viso che rappresenta il 26% del giro d'affari. In questo caso, i prodotti più venduti sono fondotinta e correttori. A soffrire è invece la cipria che si ritrova a scontrarsi con un colosso d'altri tempi: il fard, o blush. Che oggi, grazie ai social network, spopola tra le nuove generazioni che lo utilizzano anche sugli occhi e sulle labbra. Se pensate che la mascherina abbia frenato il mercato della cura delle labbra, vi sbagliate. Il make up labbra, nonostante mesi complessi, rappresenta l'11% del settore. Ad aumentare le vendite non sono i tradizionali rossetti, che rimangono tuttavia qualcosa da avere nel proprio beauty, ma prodotti come i lucida labbra e i balm rimpolpanti. Il motivo? Le donne non vogliono rinunciare ad avere labbra da baciare, ma spendono meno e si concentrano su prodotti di fascia più bassa, come i lipgloss. Tra i dati di Nielsen è interessante anche quello inerente alla crescita esponenziale della vendita di accessori trucco. Pennelli e spugne trucco trascinano il segmento che chiude con un peso del 5% sul totale del settore make up.
Segno che i tempi stanno, indubbiamente, cambiando. Come già citato, il fard sta vivendo una nuova primavera. Il tocco di rosa o pesca sulle gote torna a essere qualcosa che piace, soprattutto alle più giovani alla ricerca di un make up che sembri il più naturale possibile. I nuovi prodotti in polvere e stick permettono di modulare il colore come si preferisce rendendolo delicatissimo, quasi invisibile. Gli stick e le creme, invece, consentono di giocare con le tonalità creando sfumature sul viso che richiamano i colori usati, in diverse intensità, su palpebre e labbra. È tutto un gioco di tratti più o meno delicati quello che spopola tra le nuove generazioni che tornano a guardare a prodotti che sembravano obsoleti con interesse riportandoli in auge e creando un hype tale da aver conquistato social come TikTok.
Tra i trend da non sottovalutare ci sono la glowy skin, che impone pelle perfette e luminosissime, e l'embellishment con l'aggiunta di piccole gemme intorno agli occhi e sul volto a creare punti luce.
Il mascara? Oggi si crea su misura con un'app

Gli occhi sono lo specchio dell'anima. E non solo. Avere ciglia perfette è diventato qualcosa a cui nessuna donna vuole rinunciare. Ma mentre il settore dell'allungamento artificiale sembra in calo, quello dei mascara cresce in modo esponenziale.
Grazie anche all’evoluzione della tecnologia digital, si apre un nuovo mercato nei prodotti di bellezza per il make-up. Nasce il primo mascara su misura, realizzato per le ciglia di ogni singola donna attraverso un programma esclusivo e brevettato di diagnosi personalizzata. Un team specializzato da più di 20 anni nel beauty, consulente dei principali laboratori al mondo specializzati nello sviluppo di nuovi prodotti, ha condotto uno studio accurato, su 500 donne, per isolare le caratteristiche specifiche e personali di ognuna di loro e individuare i 5 criteri morfologici che definiscono i diversi morfotipi esistenti. I mascara su misura di Ozmee corrispondono esattamente al morfotipo specifico di ogni cliente e uniscono performance, sicurezza e sostenibilità. Sono stati eseguiti diversi panel test, su centinaia di donne, incluse quelle con occhi sensibili, per garantire sempre la performance del prodotto.
Nel 2018, Katia de Martino, intuisce che l’epoca di tanti prodotti indifferenziati volgeva al termine e che per il futuro la personalizzazione fosse il miglior modello di business per un reale approccio incentrato sul consumatore. È stata un’esperienza personale da cliente alla ricerca di un mascara in un drugstore newyorkese a renderla consapevole della difficoltà per una consumatrice di scegliere tra molteplici brand. Mettendo insieme 20 anni di esperienza nel beauty, collabora per i successivi tre anni con il suo team di esperti e lavora con le migliori aziende di mascara al mondo. Unisce le sue forze a un’azienda americana in possesso di diversi brevetti per sviluppare un software innovativo in grado di fornire una diagnosi precisa e affidabile delle ciglia. All’inizio del 2020, Catherine Castillon, creative strategist per diversi marchi della moda e della bellezza, è talmente sedotta dall’originalità della vision che si unisce al team per sviluppare il branding e tutti gli assets di comunicazione per Ozmee.
Morphodiagnosis è il software di analisi facciale ed intelligenza artificiale che consente una diagnosi online, affidabile e precisa, in tempo reale, per offrire ai consumatori un’esperienza unica e user friendly. Un software esclusivo ed unico al mondo che permette di analizzare le ciglia per individuare e suggerire il mascara perfetto e più adatto per le singole esigenze di ogni donna. Le ciglia infatti, così come le donne, non sono tutte uguali, sono diverse secondo il tipo di pelle, secondo la loro lunghezza, la loro densità e la loro consistenza L’innovativo software è in grado di eseguire il tracciamento facciale in tempo reale identificando ed analizzando con precisione tutte le caratteristiche non solo delle ciglia ma anche del viso e della pelle. L’esclusivo algoritmo di intelligenza artificiale, impostato su specifici parametri quali-quantitativi, elabora la correlazione con il morfotipo per proporre soluzioni e risposte precise.
Ma come funziona?
Semplice.
1. SCATTA DUE SEMPLICI SELFIE
Scatta una foto con la fotocamera ad alta risoluzione del tuo telefono o del tuo tablet.
2. SCOPRI IL TUO MORFOTIPO SPECIFICO
Le ciglia sono analizzate secondo 5 parametri: la lunghezza, la densità, lo spessore, il volume e la curvatura.
3. IL MASCARA PERSONALIZZATO “PERFECT MATCH”
Progettato per le specifiche esigenze di ogni morfotipo, il mascara Ozmee agisce con precisione, sicurezza e performance.
4. SCEGLI IL TUO LOOK MAKE-UP
La tecnologia personalizzata della Morphodiagnosis ti consiglia il tuo mascara su misura Ozmee, un’applicazione ottimale ed anche il tutorial per il tuo look desiderato.
Tre trucchi per preparare la pelle al primo sole
Venti minuti. Tre volte alla settimana. E rigorosamente con una protezione alta, almeno 30. Sono questi i trucchi per preparare la pelle al primo sole.
Con l'arrivo della bella stagione, la voglia di scoprirsi e di rivelare un corpo tonico e abbronzato, è naturale. Due anni di pandemia e "abbronzatura" sul balcone ci hanno insegnato che un'esposizione costante e moderata sono un boost naturale e aiutano ad arrivare all'estate con la pelle pronta a catturare i raggi solari.
Eppure, ci sono dei dettagli fondamentali che non vanno mai dimenticati. Per quanto sia meraviglioso essere abbronzati, dimenticarsi la protezione o utilizzare immediatamente super abbronzanti sulla pelle può provocare danni irreparabili.
Oltre alle protezioni in crema, è bene tenere la pelle estremamente idratata. Le acque termali spray sono un ottimo alleato per chi soffre il caldo ma non vuole rinunciare alla tintarella.
Prima di esporsi al sole è bene anche preparare la pelle con una routine di scrub e gommage. Esfoliare è la parola d'ordine. Iniziate due volte alla settimana, sotto la doccia, utilizzando uno scrub delicato e una spazzola con setole morbide. Sul viso seguite la stessa routine e alternatela con l'utilizzo, una sola volta alla settimana, di un gommage da tenere in posa alcuni minuti sul volto e poi risciacquare.
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Il settore beauty è tornato ai fasti pre Covid. A trainare il mercato la ricerca di occhi da sogno e un incarnato perfetto, leggermente arrossato ma estremamente naturale. In declino l'uso dei rossetti che lasciano il posto ai gloss: la nuova moda impone luminosità . La tecnologia è da sempre alleata del make up. Ozmee ha creato un programma che, da sue semplici foto, riesce a identificare il tipo di ciglia e a creare il mascara perfetto. Con l'arrivo della bella stagione la voglia di abbronzarsi torna a essere tanta. Ecco alcuni trucchi per non rovinarsi la pelle.Lo speciale contiene tre articoli.Attenzione per gli occhi, con ciglia lunghissime e nere come la pece. E poi la pelle, che inizia a tingersi dei colori dell'estate con leggere abbronzature. Ma soprattutto il ritorno del fard, il prodotto più chiacchierato dell'industria del make up sta vivendo una nuova primavera grazie a trucchetti che l'hanno reso un must have per le nuove generazioni.È un vero e proprio ritorno alla normalità quello che sta vivendo il settore del beauty. Il segmento make up ha chiuso il 2021 con un aumento del 7.1% tornando ai livelli pre pandemia. Come riporta uno studio di Nielsen IQ, a trainare il mercato è il settore occhi che, da solo, è responsabile di circa il 38% di tutto il giro d'affari. Mascara, primer, eyeliner, matite e ombretti sono ormai degli alleati nella routine beauty femminile. Complice l'utilizzo prolungato della mascherina che ha reso lo sguardo l'arma principale di seduzione per molti mesi. A crescere è anche la parte dedicata ai prodotti viso che rappresenta il 26% del giro d'affari. In questo caso, i prodotti più venduti sono fondotinta e correttori. A soffrire è invece la cipria che si ritrova a scontrarsi con un colosso d'altri tempi: il fard, o blush. Che oggi, grazie ai social network, spopola tra le nuove generazioni che lo utilizzano anche sugli occhi e sulle labbra. Se pensate che la mascherina abbia frenato il mercato della cura delle labbra, vi sbagliate. Il make up labbra, nonostante mesi complessi, rappresenta l'11% del settore. Ad aumentare le vendite non sono i tradizionali rossetti, che rimangono tuttavia qualcosa da avere nel proprio beauty, ma prodotti come i lucida labbra e i balm rimpolpanti. Il motivo? Le donne non vogliono rinunciare ad avere labbra da baciare, ma spendono meno e si concentrano su prodotti di fascia più bassa, come i lipgloss. Tra i dati di Nielsen è interessante anche quello inerente alla crescita esponenziale della vendita di accessori trucco. Pennelli e spugne trucco trascinano il segmento che chiude con un peso del 5% sul totale del settore make up.Segno che i tempi stanno, indubbiamente, cambiando. Come già citato, il fard sta vivendo una nuova primavera. Il tocco di rosa o pesca sulle gote torna a essere qualcosa che piace, soprattutto alle più giovani alla ricerca di un make up che sembri il più naturale possibile. I nuovi prodotti in polvere e stick permettono di modulare il colore come si preferisce rendendolo delicatissimo, quasi invisibile. Gli stick e le creme, invece, consentono di giocare con le tonalità creando sfumature sul viso che richiamano i colori usati, in diverse intensità, su palpebre e labbra. È tutto un gioco di tratti più o meno delicati quello che spopola tra le nuove generazioni che tornano a guardare a prodotti che sembravano obsoleti con interesse riportandoli in auge e creando un hype tale da aver conquistato social come TikTok. Tra i trend da non sottovalutare ci sono la glowy skin, che impone pelle perfette e luminosissime, e l'embellishment con l'aggiunta di piccole gemme intorno agli occhi e sul volto a creare punti luce. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/ciglia-lunghissime-e-gote-rosate-la-bellezza-punta-tutto-su-mascara-e-fard-2656776349.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="il-mascara-oggi-si-crea-su-misura-con-un-app" data-post-id="2656776349" data-published-at="1645631658" data-use-pagination="False"> Il mascara? Oggi si crea su misura con un'app Gli occhi sono lo specchio dell'anima. E non solo. Avere ciglia perfette è diventato qualcosa a cui nessuna donna vuole rinunciare. Ma mentre il settore dell'allungamento artificiale sembra in calo, quello dei mascara cresce in modo esponenziale. Grazie anche all’evoluzione della tecnologia digital, si apre un nuovo mercato nei prodotti di bellezza per il make-up. Nasce il primo mascara su misura, realizzato per le ciglia di ogni singola donna attraverso un programma esclusivo e brevettato di diagnosi personalizzata. Un team specializzato da più di 20 anni nel beauty, consulente dei principali laboratori al mondo specializzati nello sviluppo di nuovi prodotti, ha condotto uno studio accurato, su 500 donne, per isolare le caratteristiche specifiche e personali di ognuna di loro e individuare i 5 criteri morfologici che definiscono i diversi morfotipi esistenti. I mascara su misura di Ozmee corrispondono esattamente al morfotipo specifico di ogni cliente e uniscono performance, sicurezza e sostenibilità. Sono stati eseguiti diversi panel test, su centinaia di donne, incluse quelle con occhi sensibili, per garantire sempre la performance del prodotto. Nel 2018, Katia de Martino, intuisce che l’epoca di tanti prodotti indifferenziati volgeva al termine e che per il futuro la personalizzazione fosse il miglior modello di business per un reale approccio incentrato sul consumatore. È stata un’esperienza personale da cliente alla ricerca di un mascara in un drugstore newyorkese a renderla consapevole della difficoltà per una consumatrice di scegliere tra molteplici brand. Mettendo insieme 20 anni di esperienza nel beauty, collabora per i successivi tre anni con il suo team di esperti e lavora con le migliori aziende di mascara al mondo. Unisce le sue forze a un’azienda americana in possesso di diversi brevetti per sviluppare un software innovativo in grado di fornire una diagnosi precisa e affidabile delle ciglia. All’inizio del 2020, Catherine Castillon, creative strategist per diversi marchi della moda e della bellezza, è talmente sedotta dall’originalità della vision che si unisce al team per sviluppare il branding e tutti gli assets di comunicazione per Ozmee. Morphodiagnosis è il software di analisi facciale ed intelligenza artificiale che consente una diagnosi online, affidabile e precisa, in tempo reale, per offrire ai consumatori un’esperienza unica e user friendly. Un software esclusivo ed unico al mondo che permette di analizzare le ciglia per individuare e suggerire il mascara perfetto e più adatto per le singole esigenze di ogni donna. Le ciglia infatti, così come le donne, non sono tutte uguali, sono diverse secondo il tipo di pelle, secondo la loro lunghezza, la loro densità e la loro consistenza L’innovativo software è in grado di eseguire il tracciamento facciale in tempo reale identificando ed analizzando con precisione tutte le caratteristiche non solo delle ciglia ma anche del viso e della pelle. L’esclusivo algoritmo di intelligenza artificiale, impostato su specifici parametri quali-quantitativi, elabora la correlazione con il morfotipo per proporre soluzioni e risposte precise.Ma come funziona? Semplice. 1. SCATTA DUE SEMPLICI SELFIEScatta una foto con la fotocamera ad alta risoluzione del tuo telefono o del tuo tablet. 2. SCOPRI IL TUO MORFOTIPO SPECIFICO Le ciglia sono analizzate secondo 5 parametri: la lunghezza, la densità, lo spessore, il volume e la curvatura. 3. IL MASCARA PERSONALIZZATO “PERFECT MATCH” Progettato per le specifiche esigenze di ogni morfotipo, il mascara Ozmee agisce con precisione, sicurezza e performance. 4. SCEGLI IL TUO LOOK MAKE-UP La tecnologia personalizzata della Morphodiagnosis ti consiglia il tuo mascara su misura Ozmee, un’applicazione ottimale ed anche il tutorial per il tuo look desiderato. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ciglia-lunghissime-e-gote-rosate-la-bellezza-punta-tutto-su-mascara-e-fard-2656776349.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="tre-trucchi-per-preparare-la-pelle-al-primo-sole" data-post-id="2656776349" data-published-at="1645631658" data-use-pagination="False"> Tre trucchi per preparare la pelle al primo sole Venti minuti. Tre volte alla settimana. E rigorosamente con una protezione alta, almeno 30. Sono questi i trucchi per preparare la pelle al primo sole.Con l'arrivo della bella stagione, la voglia di scoprirsi e di rivelare un corpo tonico e abbronzato, è naturale. Due anni di pandemia e "abbronzatura" sul balcone ci hanno insegnato che un'esposizione costante e moderata sono un boost naturale e aiutano ad arrivare all'estate con la pelle pronta a catturare i raggi solari.Eppure, ci sono dei dettagli fondamentali che non vanno mai dimenticati. Per quanto sia meraviglioso essere abbronzati, dimenticarsi la protezione o utilizzare immediatamente super abbronzanti sulla pelle può provocare danni irreparabili. Oltre alle protezioni in crema, è bene tenere la pelle estremamente idratata. Le acque termali spray sono un ottimo alleato per chi soffre il caldo ma non vuole rinunciare alla tintarella. Prima di esporsi al sole è bene anche preparare la pelle con una routine di scrub e gommage. Esfoliare è la parola d'ordine. Iniziate due volte alla settimana, sotto la doccia, utilizzando uno scrub delicato e una spazzola con setole morbide. Sul viso seguite la stessa routine e alternatela con l'utilizzo, una sola volta alla settimana, di un gommage da tenere in posa alcuni minuti sul volto e poi risciacquare.
Ma Ursula von der Leyen non intende indugiare. Si aggrappa al pretesto dei dazi americani e dell’impellente necessità di diversificare i nostri mercati di sbocco, anche se, in verità, saremo noi a diventare il mercato di sbocco per merci prodotte senza garanzie su qualità ed equa competizione nei prezzi. L’accordo entrerà in vigore, intanto, con le nazioni che lo hanno ratificato, a partire dal primo giorno del secondo mese successivo alla data in cui l’Ue e l’Uruguay, che è stato il primo ad approvare il testo, si notificheranno le note verbali. E pazienza se nemmeno i Parlamenti nazionali, qui nel Vecchio continente, lo hanno ancora esaminato e autorizzato.
Il punto è che quello che viene spacciato come un passo cruciale verso l’autonomia strategica dell’Unione, in realtà ne certifica lo sgretolamento. La fretta della Von der Leyen è il frutto delle pressioni della sua Germania, in un quadro in cui, all’asse Parigi-Berlino, va subentrando quello Roma-Berlino: anche l’Italia considera vitale il protocollo. Non a caso, la presidente della Commissione ha rivendicato il mandato ricevuto a gennaio dal Consiglio. Ossia, dall’assemblea degli Stati. Ossia da chi, al suo interno, vanta il maggior peso specifico.
La fotografia dello sfarinamento europeo non arriva soltanto dal fronte agroalimentare. Pure in altri settori, dietro l’élite di Bruxelles, si muovono i fili della lotta per ricalibrare il fulcro dell’Ue. Persino l’ipotetica formula per ripristinare la collaborazione tra teutonici e transalpini contribuisce a dimostrare l’implosione dell’utopia federalista: ciò che sembrerebbe uno scatto politico del progetto d’integrazione, a ben vedere, deriverebbe semmai da un compromesso maturato alla luce degli interessi nazionali. Si legga l’analisi di Bloomberg. Ieri, ricostruendo gli attriti in merito alle spese militari, fino al naufragio del caccia di sesta generazione Fcas, la testata Usa osservava che per sbloccare l’impasse potrebbe bastare un equo baratto: l’ombrello nucleare francese da un lato, dall’altro il via libera tedesco al debito comune per finanziare il riarmo.
Il grande balzo in avanti dell’Ue - mettere insieme le risorse per realizzare un unico sistema di difesa, anziché puntare sul rafforzamento degli eserciti nazionali - dovrebbe nascere da un gioco di partite e contropartite, soppesate dalle singole cancellerie. Non che sia un male: è da un realismo del genere che si strutturò il primo nucleo della Comunità economica europea. Ma almeno, ci si risparmi la propaganda: ad esempio, la Von der Leyen che, dopo il blitz sul Mercosur, prova a vendersi un’Ue «più forte e indipendente»; Maros Sefcovic, commissario europeo al Commercio, che plaude alla mossa «fondamentale per la nostra credibilità»; Johann Wadephul, ministro degli Esteri della Germania, che blatera di «ora dell’Europa». Anche perché l’adozione a scaglioni di un’intesa che, alla fine, potrebbe saltare, accresce proprio quell’incertezza di cui gli eurosauri si lamentano a proposito delle tariffe di Donald Trump. Ennesima conferma dell’altro trucchetto perenne che, ormai, riesce a malapena alle classi dirigenti europee: spacciare delle scelte politiche per asettiche valutazioni tecniche. Sono solo le foglie di fico necessarie a coprire le incursioni con le quali si aggira la democrazia, quando genera degli esiti sgraditi. In questa occasione, ne sta uscendo sconfitta la Francia: che, per Macron, l’imposizione del Mercosur sia stata una «sorpresa», la dice lunga. Ma lo stesso Macron si prepara a beffare i concorrenti, spingendo per l’abolizione del criterio dell’unanimità.
Il tutto avviene sullo sfondo di un conflitto di attribuzioni sempre più aspro tra gli organi di governo dell’Ue: è notizia di pochi giorni fa che il Consiglio - di nuovo: gli Stati membri - è pronto a ricorrere alla Corte di giustizia, qualora passasse il bilaterale che darebbe all’Europarlamento quasi il ruolo di promotore del processo legislativo, al fianco della Commissione. La quale, in questa circostanza, sarebbe disposta a violare i Trattati a beneficio dei rappresentanti eletti, mentre li snobba nel dossier Mercosur. Mica male, per essere «l’ora dell’Europa»…
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Carlo Conti e Laura Pausini (Ansa)
La formula è quella ormai nota: tutti e trenta i Campioni tornano a esibirsi e il voto viene ripartito tra televoto (34%), sala stampa, tv e web (33%) e giuria delle radio (33%). Al termine delle esibizioni verrà stilata una classifica complessiva che terrà conto anche delle serate precedenti. I primi cinque, annunciati senza ordine di piazzamento, si sfideranno un’ultima volta davanti alle tre giurie. Solo allora si conoscerà il vincitore, chiamato a rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest 2026 in programma a Vienna dal 12 al 16 maggio.
La gara prende il via alle 20.45 con Francesco Renga e Il meglio di me. Subito dopo è il turno di Chiello con Ti penso sempre e di Raf con Ora e per sempre. La prima parte della serata prosegue con le Bambole di pezza (Resta con me), Leo Gassmann (Naturale), Malika Ayane (Animali notturni) e Tommaso Paradiso (I romantici). Spazio poi a J-Ax con Italia starter pack, al duo formato da LDA e Aka 7even con Poesie clandestine e a Serena Brancale con Qui con me. La scaletta continua con Patty Pravo (Opera), Sal Da Vinci (Per sempre sì), Elettra Lamborghini (Voilà) ed Ermal Meta (Stella stellina).
Nella seconda parte della maratona si alternano Ditonellapiaga (Che fastidio!), Nayt (Prima che), Arisa (Magica favola) e Sayf (Tu mi piaci tanto). Dalla nave Costa Toscana è previsto il collegamento con Max Pezzali, mentre sul palco dell’Ariston arrivano Levante con Sei tu e il duo Fedez e Marco Masini con Male necessario.
Dopo la mezzanotte si entra nell’ultima parte della competizione con Samurai Jay (Ossessione), Michele Bravi (Prima o poi), Fulminacci (Stupida fortuna) e Luchè (Labirinto). Nel finale si esibiscono Tredici Pietro (Uomo che cade), Mara Sattei (Le cose che non sai di me), Dargen D'Amico (AI AI), Enrico Nigiotti (Ogni volta che non so volare), il duo Maria Antonietta e Colombre con La felicità e basta e, a chiudere la gara, Eddie Brock con Avvoltoi.
La finale non è solo competizione. All’Ariston è atteso Andrea Bocelli, che propone Il mare calmo della sera e Con te partirò, in un passaggio che richiama anche la figura di Pippo Baudo, tra i primi a credere nel tenore toscano. In piazza Colombo, al Suzuki Stage, i Pooh celebrano sessant’anni di carriera con Uomini soli. È previsto anche un momento di raccoglimento con l’intervento di Gino Cecchettin, che porterà un messaggio contro il femminicidio.
Quando il televoto verrà chiuso, inizierà la lettura della classifica dal trentesimo al sesto posto. Poi l’annuncio dei cinque finalisti, il nuovo voto e la consegna dei premi collaterali, dal Mia Martini al riconoscimento per il miglior testo e per la miglior composizione musicale, fino al Premio Tim. Infine resteranno in due. A quel punto il nome del vincitore della 76ª edizione sarà pronunciato e l’Ariston ascolterà ancora una volta la canzone che ha conquistato il Festival, prima dei saluti finali e dei titoli di coda, ben oltre la mezzanotte.
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Per comprendere l’attuale fase di tensione tra Stati Uniti e Iran occorre partire da un presupposto: Teheran ha applicato a Donald Trump uno schema interpretativo già utilizzato con i suoi predecessori, senza cogliere la natura radicalmente diversa del suo approccio politico e negoziale.
Per oltre due decenni la Repubblica islamica ha gestito il confronto con Washington attraverso una strategia calibrata su tempi lunghi, ambiguità calcolate e negoziati diluiti. Con presidenti come Barack Obama o Joe Biden, Teheran aveva individuato margini di trattativa fondati su un presupposto condiviso: evitare l’escalation militare e mantenere aperto un canale diplomatico, anche a costo di incontri ripetuti e progressi minimi. Con Donald Trump, questo paradigma si è rivelato inadeguato.
Trump non ha mai concepito il negoziato come un processo infinito, ma come una sequenza di scadenze ravvicinate, risultati tangibili e pressioni crescenti. L’uscita unilaterale dal Joint Comprehensive Plan of Action nel 2018 aveva già rappresentato un segnale inequivocabile: per la nuova amministrazione non esistevano accordi intoccabili, né automatismi diplomatici. Ogni dossier poteva essere riaperto, rinegoziato oppure stravolto. Teheran, tuttavia, ha continuato a muoversi come se il tempo fosse una variabile a proprio favore. Riunioni tecniche, incontri indiretti, dichiarazioni interlocutorie, aperture seguite da irrigidimenti: una diplomazia rituale che in passato aveva consentito di guadagnare mesi, talvolta anni. L’obiettivo era duplice: alleggerire gradualmente la pressione internazionale e, nel frattempo, consolidare le proprie capacità strategiche, in particolare sul fronte nucleare. Ma provocare Trump con continue riunioni senza risultati concreti è stato un errore fatale.
Un ulteriore elemento di fragilità riguarda la figura del ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian (spesso indicato in modo impreciso come «Aranghi»), apparso in questa fase inadeguato alla gravità della crisi. La diplomazia iraniana, tradizionalmente abituata a muoversi su più tavoli e a mantenere canali aperti anche nei momenti di massima tensione, sembra aver perso incisività proprio quando sarebbe stato necessario costruire sponde internazionali e rafforzare la narrativa difensiva di Teheran. Le sue dichiarazioni pubbliche, improntate a toni rigidi ma prive di una chiara strategia di de-escalation, non hanno contribuito a ridurre l’isolamento del Paese. In un sistema in cui la politica estera è fortemente condizionata dalla Guida Suprema e dai Pasdaran, il margine d’azione del capo della diplomazia è certamente limitato; tuttavia, in una fase di possibile transizione al vertice, l’assenza di una regia diplomatica credibile rischia di amplificare l’impressione di disorientamento e di lasciare l’iniziativa interamente nelle mani dell’apparato militare.
Donald Trump (Ansa)
Nel linguaggio politico del presidente americano, l’assenza di un’intesa non equivale a una fase di stallo gestibile, bensì a una sfida diretta. Ogni incontro inconcludente è stato percepito come un tentativo di prendere tempo, se non come una forma di provocazione. In questo quadro, la pressione economica – sanzioni secondarie, isolamento finanziario, targeting delle esportazioni energetiche – è diventata lo strumento privilegiato per forzare un cambio di atteggiamento.
L’Iran ha probabilmente sottovalutato un elemento centrale: Donald Trump non cercava semplicemente di rientrare in un accordo migliorato, ma di ridefinire l’intero equilibrio di deterrenza regionale. La richiesta di condizioni più stringenti, la volontà di estendere la durata di eventuali restrizioni e l’insistenza su un meccanismo permanente di controllo rappresentavano un salto qualitativo rispetto alla logica del compromesso temporaneo. Nel frattempo, la leadership iraniana ha continuato a calibrare la propria risposta su un doppio binario: mantenere formalmente aperto il dialogo e, parallelamente, aumentare la leva strategica attraverso l’arricchimento dell’uranio e il consolidamento delle reti regionali di influenza. Una strategia che con altri presidenti avrebbe potuto produrre nuove fasi negoziali, ma che con Trump ha generato l’effetto opposto.
La differenza non è soltanto ideologica, ma metodologica. Trump ha interpretato la politica estera come una transazione ad alto rischio: o si chiude l’accordo alle sue condizioni, o si alza il livello dello scontro. In questa cornice, la diplomazia dilatoria di Teheran è apparsa come un rifiuto sostanziale. Le conseguenze sono evidenti. L’inasprimento delle sanzioni ha colpito l’economia iraniana in modo sistemico, riducendo le entrate petrolifere e aggravando le tensioni interne. Al tempo stesso, la percezione di una minaccia crescente ha alimentato un clima regionale sempre più instabile, con il rischio costante di incidenti o escalation indirette. L’errore di fondo di Teheran è stato di natura psicologica prima ancora che politica: aver trattato Donald Trump come una variante più rumorosa di presidenti precedenti, senza comprendere che il suo margine di tolleranza verso negoziati inconcludenti è prossimo allo zero. In altre parole, l’Iran ha giocato una partita di logoramento contro un avversario che preferisce le mosse drastiche.
Oggi lo scenario appare segnato da una polarizzazione più netta. Le occasioni di compromesso si sono ridotte, mentre la soglia di rischio si è abbassata. In un contesto regionale già attraversato da conflitti latenti e rivalità strategiche, la combinazione tra ambizioni nucleari iraniane e approccio massimalista statunitense ha creato una miscela altamente instabile. La lezione geopolitica è chiara: nei rapporti internazionali non basta conoscere la forza dell’avversario, occorre comprenderne la mentalità. Teheran ha letto Washington con le lenti del passato. Ma il passato, questa volta, non era più un parametro affidabile.
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«Non sarà una guerra lampo», ha dichiarato il ministro degli Esteri informando la stampa sugli sviluppi dell’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran.