Ci risiamo con la caccia ai no vax
A fronte del rialzo dei contagi in Cina, l’invocazione di una campagna italiana per i salvifici booster serve soltanto ad attaccare il governo. E a far dimenticare i tagli operati alla sanità dalla sinistra. Un andazzo che neppure Giuseppe Conte e Mario Draghi hanno cambiato.

Ci risiamo. Con l’aumento dei contagi e dei morti di Covid in Cina, in Italia si ricomincia con la caccia alle streghe nei confronti di coloro che non si sono sottoposti alla vaccinazione. Bastava infatti sfogliare i giornali di ieri per rendersi conto dell’aria che tira. Titolo di prima pagina di Repubblica: «Vaccini, Meloni si nasconde». Da che cosa e da chi il presidente del Consiglio si stesse sottraendo alla vista non risultava immediatamente chiaro agli occhi di un comune lettore, ma era sufficiente leggere il sommario per comprendere dove i redattori della testata di casa Agnelli volessero andare a parare: «Campagna di immunizzazione al palo, ma la premier insiste: le decisioni le lascio ai medici». Nelle pagine interne, un articolo lamentava poi la bassa percentuale di italiani con la quarta dose: meno del 10%. E solo il 68 con la terza. Manco a dirlo, per il giornale di Largo Fochetti, la responsabilità era da addossare al nuovo governo, colpevole, come recitava il titolo di un commento, di essere un esecutivo tutto «No vax e moschetto». Un articolo che mischiava nostalgia missina e antipatia nei confronti dei lockdown, entrambi giudicati pericolosi secondo il quotidiano radical chic.

Che cosa c’entrino i due argomenti e come possano essere mischiati con tanta banalità non è chiaro. Tuttavia, tra un passaggio dedicato alle stragi nere e un altro che prendeva a pretesto la strategia della tensione, ecco arrivare al nodo della questione e all’accusa principale nei confronti del premier: aver detto di «rivolgersi al medico» per valutare l’opportunità di vaccinarsi. Non dovrebbe essere la regola? Non si tratta di buon senso? Gli italiani preoccupati della nuova ondata di Covid, a chi dovrebbero rivolgersi? Ai redattori di casa Fiat? Oppure, per decidere se porgere o meno il braccio alla patria, come vorrebbero i colleghi di Repubblica, dovrebbero attendere la conferenza di fine anno di Giorgia Meloni?

La risposta è semplice: non sapendo con chi prendersela per l’aumento dei casi di coronavirus in Cina, i giornalisti di quella che un tempo era la bandiera della sinistra, mettono nel mirino il governo e gli italiani che hanno deciso di non vaccinarsi. Non si sa bene di cosa siano responsabili il primo e gli altri. Anche perché, ancora una volta, il contagio non si è diffuso in casa nostra, ma nella Repubblica popolare tanto cara ai compagni. Dunque, semmai le lagnanze dovrebbero essere indirizzate nei confronti di Pechino. Non è chiaro neppure quale sia la colpa dei pochi italiani che hanno scelto di non immunizzarsi, né perché ci si dovrebbe affrettare a fare la quarta dose. Infatti, come spiegano perfino i più accaniti sostenitori dell’urgenza di vaccinarsi, la variante in circolazione in Cina buca la protezione offerta dal siero. Dunque, vaccinati o no, si rischia comunque di prendersi la Gryphon e pure di trasmetterla.

Perciò, che senso ha attaccare il premier (perché ha lasciato la parola ai medici) o chi preferisce evitare la quarta dose? La risposta è semplice: così si evita di riconoscere che negli ultimi dieci anni sono stati i governi di sinistra a tagliare la spesa sanitaria e al tempo stesso si passa sopra al fatto che in tre anni, né il governo Conte né il governo Draghi hanno fatto qualche cosa per rafforzare il sistema sanitario. I posti letto sono rimasti gli stessi, i medici sono un po’ di meno (perché molti sono andati in pensione), la medicina del territorio continua a essere ignorata e lasciata priva di istruzioni sulle cure da praticare ai contagiati. Insomma, ci siamo capiti: per salvare i veri responsabili, i no vax sono il capro espiatorio perfetto.

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