2021-05-03
Chi accusa Durigon è indagato a Roma per aver sottratto soldi all'Ugl
Claudio Durigon (Ansa)
Da una settimana il sottosegretario all'Economia Claudio Durigon è finito al centro delle polemiche in seguito a un'inchiesta del quotidiano online Fanpage. Nel video trasmesso dalla testata si raccontano i rapporti della Lega con il sindacato Ugl. Ma a far scoppiare le proteste dei partiti, in particolare del Movimento 5 Stelle è stata una frase, una battuta rubata a Durigon con una telecamera nascosta. L'esponente della Lega, alla domanda sulle inchieste di Milano che riguardano i 3 commercialisti e il capannone della Lombardia Film Commission, dice «quello che fa le indagini sulla Lega lo abbiamo messo noi» riferendosi a un non precisato generale della Guardia di Finanza. Nei giorni scorsi il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pm Stefano Civardi, che a Milano indagano sulla Lega, hanno confermato «piena fiducia» nell'operato della Guardia di Finanza che ha dimostrato «professionalità», «rigore» e «tempestività» negli accertamenti condotti.
Ma da dove nasce l'inchiesta di Fanpage? Durigon ha già fatto partire diverse querele per il filmato uscito. E soprattutto, come può raccontare la Verità, la frase incriminata, rubata a Durigon tramite telecamera nascosta, non sarebbe stata raccolta da un giornalista. Bensì da un ex funzionario dell'Ugl, Giancarlo Favoccia, vice segretario generale e di segretario della Unione Territoriale del Lavoro di Napoli, gola profonda dell'inchiesta di Fanpage. Secondo il quotidiano online Favoccia sarebbe stato allontanato per aver leso l'immagine del sindacato. In realtà l'ex vicesegretario generale è stato espulso per ammanchi all'interno della federazione quando era distaccato alla sezione Igiene Ambientale. Per questo motivo risulta indagato dalla procura di Roma per danno al sindacato ed il suo ricorso contro l'espulsione è stato rigettato dal tribunale civile di Roma per ben due volte. I problemi per Favoccia non finiscono qui.
A citarlo di nuovo in tribunale è stato Luca Malcotti, attuale reggente della territoriale Ugl di Napoli, subentrato a Favoccia nel luglio del 2019. La storia è spiegata nell'atto di querela datato 23 gennaio 2020. «In data 31 luglio 2019 si svolgeva il passaggio di consegne tra il signor Alessandro Favoccia – dirigente sindacale, figlio del Favoccia Giancarlo e da questi delegato al passaggio di consegne – e l'odierno querelante». Si legge nel testo. Nel passaggio di consegne, in pratica, era emerso che la sezione di Napoli non aveva una vera e propria contabilità, «ma che faceva fede l'estratto conto del conto banco posta acceso presso Poste Italiane. Infatti nel passaggio di consegne - sottoscritto dal figlio di Favoccia si scrive: "Per quanto riguarda la contabilità Utl Napoli 2018-2019 fa fede il conto banco posta le cui credenziali sono state già consegnate al Reggente il 22 luglio scorso. Tutti i movimenti amministrativi sono passati per detto conto a partire dalla sua apertura (settembre 2018)».
E qui c'è la prima stranezza. «Tale circostanza rappresenta già una grave omissione in quanto tutte le articolazioni organizzative sono tenute ad aggiornare mensilmente la propria contabilità utilizzando il programma informatico online denominato board, come documentato dalle allegate circolari confederali che il Favoccia ha ricevuto quale Segretario della Utl di Napoli», si legge nell'atto di citazione di Malcotti. A questo punto scattano le verifiche. E viene fuori un ammanco di almeno 42.000 euro. Di questi 17.232,00 riguardano prelievi in contanti senza giustificativi, mentre 25.045 sono per «incassi da attività conciliativa» non transitati sul conto banco posta della Utl di Napoli e consegnati dall'Ufficio Vertenze della Utl di Napoli in contanti a Favoccia che non risultano versati nel conto corrente della sezione territoriale.
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Nell'inchiesta di Fanpage viene citato Giancarlo Favoccia, espulso dal sindacato nel 2019, mai reintegrato dopo il ricorso, già indagato dalla procura di Roma per appropriazione indebita. Il suo successore Luca Malcotti ha di nuovo sporto querela contro di lui e il figlio: avrebbero fatto sparire 42.000 euro.Da una settimana il sottosegretario all'Economia Claudio Durigon è finito al centro delle polemiche in seguito a un'inchiesta del quotidiano online Fanpage. Nel video trasmesso dalla testata si raccontano i rapporti della Lega con il sindacato Ugl. Ma a far scoppiare le proteste dei partiti, in particolare del Movimento 5 Stelle è stata una frase, una battuta rubata a Durigon con una telecamera nascosta. L'esponente della Lega, alla domanda sulle inchieste di Milano che riguardano i 3 commercialisti e il capannone della Lombardia Film Commission, dice «quello che fa le indagini sulla Lega lo abbiamo messo noi» riferendosi a un non precisato generale della Guardia di Finanza. Nei giorni scorsi il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pm Stefano Civardi, che a Milano indagano sulla Lega, hanno confermato «piena fiducia» nell'operato della Guardia di Finanza che ha dimostrato «professionalità», «rigore» e «tempestività» negli accertamenti condotti. Ma da dove nasce l'inchiesta di Fanpage? Durigon ha già fatto partire diverse querele per il filmato uscito. E soprattutto, come può raccontare la Verità, la frase incriminata, rubata a Durigon tramite telecamera nascosta, non sarebbe stata raccolta da un giornalista. Bensì da un ex funzionario dell'Ugl, Giancarlo Favoccia, vice segretario generale e di segretario della Unione Territoriale del Lavoro di Napoli, gola profonda dell'inchiesta di Fanpage. Secondo il quotidiano online Favoccia sarebbe stato allontanato per aver leso l'immagine del sindacato. In realtà l'ex vicesegretario generale è stato espulso per ammanchi all'interno della federazione quando era distaccato alla sezione Igiene Ambientale. Per questo motivo risulta indagato dalla procura di Roma per danno al sindacato ed il suo ricorso contro l'espulsione è stato rigettato dal tribunale civile di Roma per ben due volte. I problemi per Favoccia non finiscono qui. A citarlo di nuovo in tribunale è stato Luca Malcotti, attuale reggente della territoriale Ugl di Napoli, subentrato a Favoccia nel luglio del 2019. La storia è spiegata nell'atto di querela datato 23 gennaio 2020. «In data 31 luglio 2019 si svolgeva il passaggio di consegne tra il signor Alessandro Favoccia – dirigente sindacale, figlio del Favoccia Giancarlo e da questi delegato al passaggio di consegne – e l'odierno querelante». Si legge nel testo. Nel passaggio di consegne, in pratica, era emerso che la sezione di Napoli non aveva una vera e propria contabilità, «ma che faceva fede l'estratto conto del conto banco posta acceso presso Poste Italiane. Infatti nel passaggio di consegne - sottoscritto dal figlio di Favoccia si scrive: "Per quanto riguarda la contabilità Utl Napoli 2018-2019 fa fede il conto banco posta le cui credenziali sono state già consegnate al Reggente il 22 luglio scorso. Tutti i movimenti amministrativi sono passati per detto conto a partire dalla sua apertura (settembre 2018)». E qui c'è la prima stranezza. «Tale circostanza rappresenta già una grave omissione in quanto tutte le articolazioni organizzative sono tenute ad aggiornare mensilmente la propria contabilità utilizzando il programma informatico online denominato board, come documentato dalle allegate circolari confederali che il Favoccia ha ricevuto quale Segretario della Utl di Napoli», si legge nell'atto di citazione di Malcotti. A questo punto scattano le verifiche. E viene fuori un ammanco di almeno 42.000 euro. Di questi 17.232,00 riguardano prelievi in contanti senza giustificativi, mentre 25.045 sono per «incassi da attività conciliativa» non transitati sul conto banco posta della Utl di Napoli e consegnati dall'Ufficio Vertenze della Utl di Napoli in contanti a Favoccia che non risultano versati nel conto corrente della sezione territoriale.
Edizione anni Sessanta del Raid motonautico Pavia-Venezia (© 2026 RAID PAVIA VENEZIA)
Il fiume, al posto dell’asfalto. Il teatro, la Pianura bagnata dal Ticino e dal grande Po, fino alla Laguna veneta. Lungo i 414 chilometri di tragitto sulle acque dal 1929 si corre ancora oggi una delle più appassionanti gare di motonautica, arrivata alla sua 73ma edizione nel 2026. Il Raid Pavia-Venezia è anche la competizione più lunga del mondo in acque interne.
Era il 9 giugno 1929 quando lungo le sponde del Ticino di fronte alla Società Canottieri Pavia si riunì una folla di curiosi e appassionati, attratti dall’iniziativa di cimento nautico promossa dall’ingegnere napoletano Vincenzo Balsamo, appassionato di motonautica. Sul pelo dell’acqua, 24 barche a motore di vario tipo e configurazione, entro e fuoribordo. I piloti e i motoristi erano tutti dilettanti appassionati, molti dei quali soci della Lega Navale di Milano. Il via di primo mattino, per evitare il buio nell’ultima parte del tragitto che avrebbe costretto a sospendere la gara fino al giorno successivo. Scomparse alla vista degli spettatori pavesi tra le scie e il fumo dei motori, i natanti fecero tappe cronometrate lungo un percorso che toccava il Ponte della Becca sul Ticino, Piacenza, L’Isola Serafini, Cremona, Zibello, Revere, Pontelagoscuro e nell’ultimo tratto attraverso le conche della Volta Grimana e di Cavanella d’Adige fino alla Laguna e a Venezia. In 10 arrivarono al traguardo, di cui solo alcuni nella serata del 9 giugno. A vincere la prima edizione del Raid Pavia Venezia fu il pavese Ettore Negri, alla guida di un fuoribordo con motore da 644cc fabbricato negli Usa dalla Elto (l’antenata della Evinrude). Con appena 20 cv di potenza, Negri spinse il motoscafo fino a toccare la media di oltre 40 km/h fino a Cavanella Po (abbassata poi a 35 per effetto delle soste forzate alle conche) coprendo i 414 chilometri in appena 11 ore e 38 minuti. Dietro di lui Franco Mazzotti, secondo classificato in 12 ore e 22 minuti alla guida di un «cruiser» entrobordo da 80 cv, giunto quasi un’ora dopo Negri a causa dei numerosi incagliamenti dovute alle secche che penalizzavano gli scafi più grandi. Altri tre concorrenti tagliarono il traguardo prima delle 20, ora di chiusura dei controlli della prima giornata. Gli altri 5 giunsero a Venezia il giorno seguente, dopo aver passato la notte sulle rive del Po. Conclusero la gara il primo giorno anche due adolescenti su fuoribordo «piccolo» con motore Johnson da 350cc, il diciottenne Castiglioni e il sedicenne Meregatti. Poco dopo le 23.00 del secondo giorno, la gara riservò un’ulteriore sorpresa. Nella Laguna illuminata solo dal chiarore della Luna comparve il motoscafo pilotato da una donna, Franci Balboni, pioniera della motonautica al femminile. Sporca e bruciata dal sole, si unì alle celebrazioni a notte inoltrata.
Il successo e l’eco sulla stampa dell’impresa fece sì che questa diventasse un appuntamento annuale, interrotto solamente negli anni della guerra. Nelle edizioni anni Trenta diversi furono i concorrenti illustri, mentre il progresso della tecnica in campo motonautico aggiunse la categoria degli idroscivolanti, veri e propri missili lanciati sul pelo dell’acqua. I tempi di percorrenza tra le due città furono più che dimezzati a poco più di 5 ore. Anche Vito Mussolini, figlio del Duce, partecipò nel 1936 in coppia con il principe Ruspoli. Figura epica di quelle edizioni fu il conte torinese Teofilo «Theo» Rossi di Montelera, figura di gentleman aristocratico campione di bob e di motonautica (suo fu il record di velocità di 113 km/h raggiunto nel 1933 sul lago di Bracciano). La competizione riprese soltanto nel 1952 dopo la lunga parentesi bellica, con edizioni sempre più orientate alla velocità che negli anni 70-80, protagonista il padovano conte Antonio Petrobelli, campione di motonautica che nel 1984 fece registrare l’impressionante media di oltre 187 km/h che nel 1989 egli stesso superò, raggiungendo i 198,868 km/h. Petrobelli perderà la vita nelle stesse acque della Pavia-Venezia, quando durante la prova di uno scafo nel 1994 perse il controllo mentre correva ad oltre 200 km/h nei pressi di Pontelagoscuro. Aperta anche alle moto d’acqua dall’edizione 2001. Nel 2025 il muro dei 200 km/h di media è abbattuto dal campione Guido Cappellini, che vince la gara alla media di 207,260 km/h.
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Maurizio Belpietro analizza l'operato di Giuseppe Conte durante l'emergenza sanitaria e la sua incredibile ascesa politica. Tra le anomalie della gestione Covid, i contratti milionari distribuiti senza motivazione e il silenzio dei grandi media, emerge un quadro preoccupante e di fronte alle richieste di trasparenza richieste dalla Commissione Covid, l’ex Premier risponde con una pioggia di querele per diffamazione.