
Caro Chef Rubio, ero molto incerto se scriverle questa cartolina, dopo aver letto i suoi ultimi, indegni e purtroppo scontati insulti a Israele.
Mi sono venuti in mente infatti gli insegnamenti di un mio antico direttore che diceva sempre: mai polemizzare con chi cade troppo in basso, rischi di metterti al suo livello. E temo che a criticarla le si faccia soltanto un favore, dal momento che non aspetta altro per uscire dal dimenticatoio in cui è precipitato dopo il misero fallimento della sua carriera gastronomica e televisiva. Ma non riesco a trattenermi, perché nelle sue parole sento l’anticipo cristallino, seppur un po’ sguaiato, di quel che siamo abituati ormai a sentire da troppo tempo, e che di sicuro ci toccherà subire nei prossimi giorni: il processo a Israele, colpevole di non essere ancora scomparso dalla faccia della Terra. «Stato immondo», come l’ha definito lei, in uno dei suoi messaggi più teneri. Lascio immaginare gli altri.
Sabato, mentre i terroristi islamici insanguinavano la terra santa, lei li esaltava chiamandoli «partigiani palestinesi» e aggiungeva: «Che belli i muri dei nazisti israeliani abbattuti». Al contrario attaccava l’associazione dei partigiani italiani, l’Anpi, che aveva osato schierarsi al fianco di Israele, definendoli gentilmente «brutte m**** rinsecchite». Dunque quelli di Hamas sono partigiani, e i partigiani sono m**** rinsecchite. Perfetto. Ci terrei solo a precisare, nel caso avesse la bontà di estendere l’insulto anche al sottoscritto, che non sono affatto rinsecchito. Infatti amo molto la buona cucina e gli chef quelli veri che, pensi un po’, si fanno conoscere per la bontà dei loro piatti. E non per la violenza delle loro parole.
Lei ha appena 40 anni ed è già riuscito a essere molte volte ex. Ex rugbista, ex sportivo, ex cuoco, ex personaggio tv, ex testimonial di Amnesty. Ormai sopravvive soltanto di insulti, tanto che persino Liliana Segre qualche tempo fa ha annunciato di averla denunciata, insieme ad altri 23 tipetti come lei, per le offese agli ebrei. Fra le sue tipiche espressioni ricordiamo: «sionisti cancro del mondo», «mafia sionista», «israeliani nazisti», «esseri abominevoli», nonché il negazionismo sull’Olocausto («Ci sono stati tanti genocidi, noi pensiamo solo a quello che ha colpito gli ebrei, che poi non tutti perché quelli ricchi si sono venduti pure la sorella»). Ricordo una sua intervista, quando ancora si occupava di cucina, in cui diceva che lei avrebbe voluto abolire il frigorifero. Poi deve aver cambiato idea, perché vedo che ha preferito abolire il cervello.
L’hanno fatta fuori un po’ da tutto. Discovery non l’ha più voluta, la Rai neppure, la tv l’ha tradita, Amnesty International l’ha persino ripudiata come testimonial (caso più unico che raro) dopo alcune sue esternazioni violente e sessiste. Ora io mi chiedo che cosa aspettino gli chef italiani a proibirle di usare ancora la nobile qualifica di chef per coprire le sue ignobili parole. Lei da troppo tempo sta soltanto dietro i fornelli dell’odio, l’unica cosa che cucina è la sua frustrazione. Dunque se non riesce a smettere con le bestialità, smetta almeno di farsi chiamare chef. E si consoli con i pochi risultati ottenuti in carriera. Per esempio, un giorno confessò il sogno di avere una capra. Bene, il sogno si è realizzato. Si guardi allo specchio.














