
La polizia britannica ha arrestato Andrew Mountbatten-Windsor. Lo ha reso noto l'emittente Sky News. Questa mattina, sei volanti della polizia e circa otto agenti in abiti civili sono stati visti arrivare nella tenuta di Sandringham proprio nel giorno del suo sessantaseiesimo compleanno.
«Abbiamo arrestato oggi un uomo del Norfolk sulla sessantina con l'accusa di condotta scorretta in pubblico ufficio e stiamo facendo perquisizioni presso vari indirizzi nel Berkshire e nel Norfolk. L'uomo rimane al momento sotto custodia della polizia. Non renderemo noto il nome dell'uomo arrestato, come previsto dalle linee guida nazionali», recita il testo della dichiarazione rilasciata dalla polizia della Thames Valley. L'ex principe ha dovuto affrontare molteplici accuse per i suoi legami con l'ex finanziere statunitense Jeffrey Epstein, morto in carcere nel 2019 dopo essere stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali e traffico di minori. Ma Andrew Mountbatten-Windsor ha sempre negato qualsiasi illecito.
Non poteva che concretizzarsi in una tragica pagliacciata l’intervento a gamba tesa (e parecchia faccia tosta) delle Nazioni unite nella sordida vicenda degli Epstein files.
Dopo che nei giorni scorsi sono arrivate notizie in rapida successione su diversi funzionari Onu coinvolti a vario titolo negli scambi con il faccendiere pedofilo, per non parlare dei progetti sull’Oms, agenzia dell’Onu, avviati da Jeffrey Epstein con Bill Gates, il gruppo di esperti nominati dal consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite (Un Special Procedure Experts) ha rilasciato una dichiarazione ufficiale in cui suggerisce che gli abusi sessuali sistematici e il traffico di minorenni legati a Jeffrey Epstein potrebbero configurare «crimini contro l’umanità». Secondo il gruppo, le azioni descritte negli Epstein files «includono condizioni di schiavitù sessuale, violenza riproduttiva, rapimenti e sparizioni, torture, trattamento inumano e degradante e femminicidio». Per questo motivo, è la conclusione, c’è bisogno di «un’inchiesta indipendente, approfondita e imparziale», dicono gli esperti, che sembrano suggerire una sorta di Norimberga sulla vicenda Epstein. Forse proprio per controllarne l’esito, dato che sono coinvolti i loro funzionari? Non si spingono a evocare un tribunale sovranazionale, ma poco ci manca: nella dichiarazione ufficiale il gruppo provoca addirittura i governi affinché «agiscano con decisione per ritenere responsabili gli autori», perché «nessuno è troppo ricco o troppo potente per essere al di sopra della legge», chiosano gli esperti a mo’ di stoccatina morale.
La denuncia dell’Onu potrebbe avere una pur minima credibilità se non fosse che molti dei personaggi implicati direttamente con Epstein erano alti funzionari proprio delle Nazioni unite. Si parte da Miroslav Lajcák, nientemeno che ex presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni unite dal 2017 al 2018, proprio negli anni in cui intratteneva un’ampia corrispondenza con il faccendiere pedofilo chiedendogli di essere presentato a «ragazze» e di partecipare ai suoi «giochi privati». Dal 2020 al 2025 Lajcák è stato anche alto rappresentante Ue per i Balcani, quindi consigliere per la sicurezza nazionale del primo ministro slovacco, socialdemocratico, Robert Fico, incarico che ha dovuto lasciare dopo la pubblicazione dei file. Anche il diplomatico norvegese Terje Rod-Larsen, figura chiave nei negoziati degli anni Novanta che hanno portato agli accordi di Oslo, è stato inviato speciale delle Nazioni unite, ricoprendo perfino l’incarico di sottosegretario generale e rappresentante personale del segretario generale Onu presso l’Olp e l’Autorità palestinese. Ha avuto rapporti talmente stretti con Epstein da definirlo «il mio migliore amico». Sua moglie Mona Juul, ambasciatrice norvegese, viene anch’essa dalla covata Onu. Ha lasciato tutti i suoi incarichi dopo l'indagine per corruzione legata all’eredità milionaria lasciata da Epstein a lei e a tutta la famiglia.
Nella mole di documenti rilasciati dal Doj, il nome del diplomatico francese Fabrice Aidan ricorre almeno 200 volte. L’alto funzionario tra il 2010 e il 2017 ha scambiato centinaia di mail con Jeffrey Epstein e, proprio mentre lavorava all’Onu, gli ha regolarmente fornito informazioni, documenti e rapporti confidenziali delle Nazioni unite. Nel 2013 l’Fbi aveva allertato l’Onu di un’indagine che avrebbe potuto coinvolgerlo, ma Aidan è tornato in Francia senza essere toccato da alcuna accusa penale. La grande famiglia Onu ha partorito anche Joanna Rubinstein, ex funzionaria dell’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, che si è dovuta dimettere dalla presidenza dell’Unhcr Svezia dopo che i documenti hanno reso nota una sua visita sull’isola privata di Epstein. Ed era un funzionario Onu anche Bill Richardson, ex ambasciatore Usa presso le Nazioni unite ed ex governatore, democratico ovviamente, del New Mexico, nonché ministro dell’energia con Bill Clinton. Il suo nome compare nei registri di volo e in altri documenti relativi ai contatti politici di Epstein.
C’è poi tutto il filone Oms, agenzia per la salute dell’Onu, che lega il faccendiere pedofilo a doppio filo con Bill Gates: alcuni file indicano che Epstein usava le sue relazioni all’Onu, all’Oms e nei più prestigiosi atenei per promuovere i suoi controversi progetti sulla genomica umana e su tecnologie eticamente dubbie, oltre al progetto di una fondazione da 150 milioni di dollari, realizzata con JP Morgan e Gates per «fare soldi» (cit.) con la salute globale. Ciliegina sulla torta, le Nazioni unite che ora reclamano la Norimberga sulla vicenda Epstein, sono riuscite a ospitare Ghislaine Maxwell, compagna e complice di Jeffrey Epstein, ad almeno due eventi organizzati dall’Onu. Epstein mirava a utilizzare le Nazioni unite non solo come palcoscenico di prestigio, ma anche come strumento operativo per estendere la sua influenza geopolitica e proteggere le sue attività. Attraverso Aidan, il faccendiere pedofilo ha ricevuto per quasi otto anni briefing confidenziali del Consiglio di Sicurezza e aggiornamenti diplomatici sensibili sul Medio Oriente, accedendo anche a forum diplomatici d’élite, come il Sir Bani Yas Forum e per coordinare protocolli di alto livello con monarchi e funzionari stranieri. Sfruttava le istituzioni anche per facilitare il traffico di esseri umani e garantire l’impunità ai suoi associati. Finanziando lautamente figure come Rod-Larsen e l’International Peace Institute (Ipi), Epstein cercava inoltre di accreditare il proprio nome nei circoli progressisti più esclusivi.
A proposito di progressisti, Hillary Clinton ha definito le domande sui legami tra lei e suo marito con Epstein «un diversivo» per proteggere Trump e che i viaggi del coniuge a bordo dell’aereo del pedofilo fossero legati ai «progetti di beneficenza» per conto della Fondazione Clinton. «Noi non abbiamo nulla da nascondere», ha aggiunto. Peccato però che l’intensa frequentazione di Bill Clinton con Epstein risalgano a ben prima della nascita della Fondazione, istituita alla fine del mandato presidenziale di Bill. E, a differenza di quanto dichiarato dalla ex first Lady, i due coniugi, pur convocati a ottobre, poi a dicembre e infine il 13 e il 14 gennaio, non si sono mai presentati a testimoniare.
Tornando all’Onu, gli esperti hanno avuto l’ardire di sollecitare “indagini per determinare come tali crimini possano aver avuto luogo per così tanto tempo”: bisognerebbe chiederlo proprio a loro, visto che l’Onu è di fatto diventato l’ufficio privato del più famoso criminale del secolo.






