- L’Agenzia smentisce i dati sulle partite Iva con l’obbligo e si affida alle stime del Politecnico di Milano. In ogni caso contrastano con quelle del Mef e dei commercialisti. Giorgia Meloni: «Abolire subito la legge».
- L’Agenzia delle entrate ci scrive: «Gli operatori interessati dall’obbligo generalizzato sono, al netto degli esoneri, compresi tra 2,5 e 3 milioni».
Lo speciale contiene un articolo e la lettera dell’Agenzia delle entrate.
È guerra sui dati della fattura elettronica. L’Agenzia delle entrate ha infatti sottolineato, tramite una rettifica inviata alla Verità, come «secondo autorevoli stime realizzate dal Politecnico di Milano, gli operatori interessati dall’obbligo generalizzato (della fattura elettronica) sono, al netto degli esoneri, compresi tra 2,5 e 3 milioni». E dunque, non sarebbe vero il fatto che mancherebbero quasi due milioni di partite Iva all’appello della efattura. Se però si prendono in considerazione i dati presenti all’interno dell’Osservatorio delle partite Iva del Ministero dell’Economia e delle finanze (Mef) si giunge ad una conclusione ben diversa. Secondo il Mef, infatti, a fine 2017 (tendo conto dell’aumento dell’1,2% rispetto al 2016) ci sono circa 6.100.00 partite Iva attive. Il Politecnico di Milano ha poi stimato come ci siano circa 2 milioni di partite Iva esenti dalla fatturazione elettronica. E dunque il totale di soggetti che devono fatturare elettroniche devono essere circa 4 milioni. Dato che l’Agenzia delle entrate ha dichiarato come ci siano 2,7 milioni di partite Iva che hanno inviato fatture elettroniche a marzo 2019, si può sostenere che manchino all’appello circa 2 milioni di partite Iva. Particolare inoltre il fatto che l’Agenzia delle entrate citi come fonte il Politecnico di Milano, che per quanto possa essere autorevole, di certo non possiede tutti i dati sul numero di partite Iva che dovrebbe avere la stessa Amministrazione fiscale o il Ministero dell’economia e delle finanze.
Il gap di partite Iva è inoltre un dato che è stato confermato anche dall’Associazione nazionale dei commercialisti, che già ad inizio settimana aveva denunciato la mancanza di circa 2 milioni di partite Iva dall’appello della fatturazione elettronica. In secondo luogo l’Agenzia delle entrate sottolinea come i 688 milioni di euro tengono conto anche di cinque mesi del 2018 (da luglio a dicembre). Nel comunicato stampa che l’Agenzia delle entrate ha però pubblicato il 18 marzo c’è scritto come «in poco più di due mesi è stato smascherato un complesso sistema di frodi messo in atto attraverso false fatturazioni tra società cartiere e sono stati scoperti e bloccati falsi crediti Iva per 688 milioni di euro». I 688 milioni di euro dunque, riguardano i primi mesi del 2019 o tengono in considerazione anche gli ultimi mesi del 2018?
Inoltre, l’Agenzia delle entrate non si è espressa in merito al fatto che i 688 milioni di falsi crediti Iva bloccati non siano un risultato da imputare alla fatturazione elettronica. Nell’articolo contestato dall’Amministrazione fiscale (come si evince dalla lettera pubblicata in pagina) veniva infatti spiegato come i 688 milioni di euro era un risultato da destinare ad un’altra norma (Legge di Bilancio 2018 e al successivo provvedimento dell’Agenzia delle entrate pubblicato verso fine agosto 2018). Questa permette l’Agenzia dell’entrate di bloccare tutti i crediti Iva in F24 che presentano profili di rischio. Non ha però nulla a che vedere con la fatturazione elettronica e suoi possibili esiti. Anche in questo caso Marco Cuchel, presidente dell’Associazione nazionale dei commercialisti, ha ribadito quanto affermato in precedenza e la poca chiarezza nei dati pubblicati dall’Agenzia delle entrate. Si può dunque sostenere come non ci sia ancora chiarezza sui dati della efattura annunciati dall’Amministrazione fiscale il 18 marzo 2019. Ieri, infine, ha commentato i dati resi pubblici dalla Verità, Giorgia Meloni, numero uno di Fdi: «Un fallimento annunciato, ecco il risultato di uno Stato che ha l’ossessione di perseguitare chi lavora e produce. Il popolo delle partite Iva continua ad essere vessato e tartassato, mentre nel resto del mondo viene considerato una risorsa fondamentale. L’obbligo di fattura elettronica va abolito subito».
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