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2021-06-17
La campagna per il Campidoglio fa lo slalom tra i palazzi occupati
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Il primo si trova in via del Caravaggio e dall'aprile 2013 è finito in mano a 350 persone. In seguito alla causa intentata dalla società proprietaria dei locali, e conclusasi nel 2017, lo Stato è costretto a pagare 266.672 euro mensili «a decorrere dal mese di settembre 2014 fino al momento della liberazione». Un salasso, costato ai contribuenti, oltre 20 milioni di euro. Pochi giorni fa su questo palazzo sarebbe stato raggiunto un importante accordo orale tra il Movimento diritto dell'abitare, il municipio VIII, la Regione e l'Ater (Azienda territoriale per l'edilizia residenziale pubblica): sospensione dello sfratto per gli abusivi, che si impegnano a lasciare lo stabile in cambio di un ingresso nelle case popolari. In deroga ad ogni norma sulle graduatorie per l'assegnazione, alle 105 famiglie censite sono state promesse 77 case popolari da Ater e 13 dal Comune di Roma. Appartamenti per chi tiene famiglia, in regime di cohousing per i single. Dunque non devono trarre in inganno i numerosi striscioni, che stazionano all'ingresso dell'edificio, «Caravaggio non si sgombera», «le donne delle occupazioni contro la violenza degli sgomberi», perché la trattativa tra occupanti e rappresentanti delle istituzioni è in dirittura d'arrivo.
Il palazzo del Caravaggio, com'è chiamato a Roma, era già balzato agli onori delle cronache quando l'ex ministro dell'Interno, Matteo Salvini, l'aveva indicato come il primo immobile da liberare presente nella sua lista. Sulla vicenda è intervenuta anche il consigliere regionale della Lega, Laura Corrotti: «Inaccettabile il tempismo della sinistra che decide di sistemare ben 105 famiglie che da anni occupano abusivamente il palazzo in via del Caravaggio assegnando loro altrettanti alloggi popolari tra Ater e edilizia comunale. Un accordo che si traduce oggi in un vero e proprio metodo», ha aggiunto Corrotti, «che si ripercuote anche su altri immobili occupati illegalmente nella Capitale, smascherando con l'avvicinarsi delle amministrative la finta rivalità tra Pd e M5s».
Il secondo centroavanti di sfondamento si trova in via Maria Adelaide, e la conclusione dell'«affare» sembra dietro l'angolo visto che in Regione Lazio circola già la bozza di delibera. All'interno dell'edificio, di proprietà dell'Ater, vivono 69 persone. Nei documenti non ancora ufficiali si stabilisce «di aderire alla proposta avanzata dall'Ater del Comune di Roma di acquisire in proprietà l'immobile sito in Roma […] tuttora impropriamente occupato, a fronte della disponibilità della stessa Ater di porre in essere le necessarie operazioni di "accompagnamento sociale" delle famiglie occupanti attraverso un piano di collocazione temporanea». E ancora: «Di disporre la cessione diretta all'Ater Comune di Roma dell'immobile». Dunque, dopo la fuoriuscita degli abusivi che verrebbero accolti altrove, l'immobile di proprietà regionale tornerebbe in mano al comune.
Più delicata la situazione dell'ultimo complesso, in parte sgomberato lo scorso febbraio, situato in piazza Santa Maria della Pietà, di cui solo una parte è occupata. Il sindaco Virginia Raggi vuole cambiarne la destinazione, attraverso un processo partecipativo con i cittadini. Proposta criticata anche da Stefano Fassina, candidato alle primarie del centrosinistra: «Il processo sul Santa Maria della Pietà non può diventare un mezzo di propaganda elettorale ed essere fatto in fretta e furia».
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Nella corsa al Comune di Roma l'uscente amministrazione locale proverà a giocare con tre punte d'attacco. Corre parallela al calciomercato estivo la «campagna acquisti» elettorale dei rappresentanti comunali e regionali del Lazio. Al centro della trattative alcuni palazzi occupati della Capitale.Il primo si trova in via del Caravaggio e dall'aprile 2013 è finito in mano a 350 persone. In seguito alla causa intentata dalla società proprietaria dei locali, e conclusasi nel 2017, lo Stato è costretto a pagare 266.672 euro mensili «a decorrere dal mese di settembre 2014 fino al momento della liberazione». Un salasso, costato ai contribuenti, oltre 20 milioni di euro. Pochi giorni fa su questo palazzo sarebbe stato raggiunto un importante accordo orale tra il Movimento diritto dell'abitare, il municipio VIII, la Regione e l'Ater (Azienda territoriale per l'edilizia residenziale pubblica): sospensione dello sfratto per gli abusivi, che si impegnano a lasciare lo stabile in cambio di un ingresso nelle case popolari. In deroga ad ogni norma sulle graduatorie per l'assegnazione, alle 105 famiglie censite sono state promesse 77 case popolari da Ater e 13 dal Comune di Roma. Appartamenti per chi tiene famiglia, in regime di cohousing per i single. Dunque non devono trarre in inganno i numerosi striscioni, che stazionano all'ingresso dell'edificio, «Caravaggio non si sgombera», «le donne delle occupazioni contro la violenza degli sgomberi», perché la trattativa tra occupanti e rappresentanti delle istituzioni è in dirittura d'arrivo.Il palazzo del Caravaggio, com'è chiamato a Roma, era già balzato agli onori delle cronache quando l'ex ministro dell'Interno, Matteo Salvini, l'aveva indicato come il primo immobile da liberare presente nella sua lista. Sulla vicenda è intervenuta anche il consigliere regionale della Lega, Laura Corrotti: «Inaccettabile il tempismo della sinistra che decide di sistemare ben 105 famiglie che da anni occupano abusivamente il palazzo in via del Caravaggio assegnando loro altrettanti alloggi popolari tra Ater e edilizia comunale. Un accordo che si traduce oggi in un vero e proprio metodo», ha aggiunto Corrotti, «che si ripercuote anche su altri immobili occupati illegalmente nella Capitale, smascherando con l'avvicinarsi delle amministrative la finta rivalità tra Pd e M5s».Il secondo centroavanti di sfondamento si trova in via Maria Adelaide, e la conclusione dell'«affare» sembra dietro l'angolo visto che in Regione Lazio circola già la bozza di delibera. All'interno dell'edificio, di proprietà dell'Ater, vivono 69 persone. Nei documenti non ancora ufficiali si stabilisce «di aderire alla proposta avanzata dall'Ater del Comune di Roma di acquisire in proprietà l'immobile sito in Roma […] tuttora impropriamente occupato, a fronte della disponibilità della stessa Ater di porre in essere le necessarie operazioni di "accompagnamento sociale" delle famiglie occupanti attraverso un piano di collocazione temporanea». E ancora: «Di disporre la cessione diretta all'Ater Comune di Roma dell'immobile». Dunque, dopo la fuoriuscita degli abusivi che verrebbero accolti altrove, l'immobile di proprietà regionale tornerebbe in mano al comune.Più delicata la situazione dell'ultimo complesso, in parte sgomberato lo scorso febbraio, situato in piazza Santa Maria della Pietà, di cui solo una parte è occupata. Il sindaco Virginia Raggi vuole cambiarne la destinazione, attraverso un processo partecipativo con i cittadini. Proposta criticata anche da Stefano Fassina, candidato alle primarie del centrosinistra: «Il processo sul Santa Maria della Pietà non può diventare un mezzo di propaganda elettorale ed essere fatto in fretta e furia».
In occasione della Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali che ricorre ogni 17 gennaio, oltre alla versione in italiano, il numero 3660 – in edicola (e su Panini.it) da mercoledì 14 gennaio – è disponibile in Emilia-Romagna, Liguria, Calabria e Valle d'Aosta in 4 versioni speciali, con la storia Paperino lucidatore a domicilio, scritta da Vito Stabile per i disegni di Francesco D'Ippolito, tradotta in bolognese, genovese, catanzarese e francoprovenzale valdostano. Le copie con la storia in dialetto saranno distribuite unicamente nelle edicole della zona regionale di competenza linguistica, mentre nelle altre regioni verrà distribuita la versione in italiano. Sarà però possibile trovare tutte le versioni in fumetteria, su Panini.it, e dal proprio edicolante su Primaedicola.it.
Per declinare Paperino lucidatore a domicilio in bolognese, genovese, catanzarese e francoprovenzale valdostano, Panini Comics si è avvalsa nuovamente della collaborazione di Riccardo Regis – Professore ordinario di Linguistica italiana dell'Università degli Studi di Torino, esperto di dialettologia italiana – che ha coordinato un team di linguisti composto da Daniele Vitali e Roberto Serra (bolognese), Stefano Lusito (genovese), Michele Cosentino (catanzarese) e Fabio Armand (francoprovenzale valdostano).
«Quando un anno fa varammo l' “Operazione dialetti“ non avevamo la minima idea di quello che sarebbe accaduto. Eravamo partiti dal semplice proposito di valorizzare su Topolino la straordinaria varietà linguistica del nostro Paese. La complessità dell'impresa spaventava. Abbiamo lavorato per mesi dietro le quinte e chiesto supporto ad alcuni tra i più riconosciuti esperti in materia. Il successo è stato debordante. Siamo stati assediati dalle richieste di chi non era riuscito ad accaparrarsi la propria copia. Siamo dovuti correre ai ripari andando in ristampa. L'iniziativa è diventata un esempio concreto e paradigmatico di come a volte il fumetto e la cultura pop in genere, col loro linguaggio diretto e immediato e la loro facilità di dialogare coi giovani possano diventare importanti vettori di trasmissione del nostro patrimonio culturale», racconta il direttore editoriale di Topolino Alex Bertani.
La versione valdostana di Paperino lucidatore a domicilio (Disney)
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L’attivista Eva Vlaardingerbroek racconta il bando imposto dal governo Starmer, denuncia la repressione della libertà di espressione e avverte l’Europa: immigrazione, sicurezza e controllo statale stanno cambiando il volto delle nostre democrazie.