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Le basi Usa valgono mezzo miliardo d’indotto

Il nostro Paese ospita circa 13.000 soldati statunitensi che generano un ritorno economico non trascurabile. Se davvero Donald Trump decidesse di abbandonare gli avamposti, rinunciando a centri strategici, verrebbe penalizzato pure un migliaio di aziende tricolori.

Qualora Donald Trump decidesse di ritirare parte delle truppe statunitensi dalle basi presenti sul suolo italiano, dovrebbe anche semplificare e alleggerire gli schieramenti di reparti appartenenti alla Marina (precisamente alla Sesta flotta della Us Navy), all’aviazione (Usaf) e all’esercito (Us Army). Con due problemi non da poco da risolvere.

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L’ira di Trump si abbatte su Merz. Via 5.000 marines dalla Germania
Friedrich Merz (Ansa)
Donald Trump castiga il cancelliere per lo scarso aiuto in Iran. La Cdu: «Mossa deplorevole».

Complici le tensioni sulla guerra in Iran, un annuncio da Oltreoceano conferma che i rapporti transatlantici sono in piena evoluzione: l’amministrazione americana ha annunciato che ritirerà 5.000 soldati statunitensi dalla Germania. A comunicarlo è stato il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, venerdì: «Il segretario alla Difesa (Pete Hegseth, ndr) ha ordinato il ritiro di circa 5.000 soldati dalla Germania», specificando che «il ritiro sarà completato nei prossimi sei-dodici mesi».

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Sconto sulla carbon tax solo a Kiev
Un impianto metallurgico della Azovstal (Ansa)
L’Unione pronta a esentare dal Cbam gli Stati membri che importano acciaio ucraino Il motivo? È strategico per il riarmo. Allora Volodymyr Zelensky potrà fare più affari inquinando.

L’Unione europea sta valutando di fare un’eccezione importante al proprio meccanismo di tassazione climatica per sostenere l’industria siderurgica ucraina, un settore considerato strategico sia per l’economia di Kiev sia per il riarmo del continente. Al centro del dibattito c’è il Carbon border adjustment mechanism (Cbam), lo strumento introdotto da Bruxelles per tassare le importazioni ad alta intensità di carbonio e proteggere le imprese europee soggette a rigide normative ambientali.

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Trump alza i dazi sulle auto al 25%. Stavolta è anche colpa dell’Europa
Donald Trump (Ansa)
Gli Usa seccati perché Bruxelles deve ancora attuare l’accordo quadro raggiunto lo scorso luglio in Scozia. Il ritardo dovuto pure alle tensioni (esterne al patto) sulla Groenlandia. L’«inaffidabile» non è solo Donald Trump.

Donald Trump ha annunciato un aumento dei dazi sulle auto e sui camion europei esportati negli Stati Uniti dal 15 al 25%. La misura dovrebbe entrare in vigore la prossima settimana e non si applicherà ai veicoli prodotti negli stabilimenti americani. La decisione arriva dopo mesi di tensioni sull’accordo commerciale raggiunto lo scorso anno in Scozia tra Trump e Ursula von der Leyen.

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Urso: «Le tariffe Usa preoccupano, sveglia Ue»
Adolfo Urso (Ansa)
Il ministro del made in Italy pungola Ursula von der Leyen: «Conseguenze sulla filiera dell’auto, serve che l’Industrial accelerator act entri in vigore subito, poi radicale revisione del regolamento CO2 e degli Ets. Aperti ai cinesi interessati alle fabbriche Stellantis».

Ministro Urso, il governo Meloni è il secondo più longevo della Repubblica. Tra i risultati si parla di 1.000 posti di lavoro stabili in più al giorno: merito della durata dell’esecutivo o la congiuntura a aiutato?

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