Banche & Cloud. Le italiane corrono per recuperare terreno e saltare sulla «nuvola»

La situazione delle banche in Italia
La mattina del 15 aprile in mezza Italia per mezz’ora è scoppiato il panico: nel pieno degli acquisti prima del lungo fine settimana pasquale alle casse dei supermercati, nei negozi più piccoli e nelle farmaci, i pos hanno iniziato a non funzionare né con i bancomat né con le carte di credito dei circuiti internazionali.
Si è trattato di un problema temporaneo «a monte» della complessa catena dei pagamenti elettronici che, notte e giorno, permette gli scambi finanziari in tutto il mondo: a subire un inconveniente tecnico è stata Ibm (che ospita Nexi in uno dei suoi data center a Per, e a cui è esternalizzata la gestione delle postazioni di lavoro), fornitrice di Nexi-Sia, il principale gestore dei pagamenti elettronici in Italia cui si appoggiano molte banche e le Poste. Il blackout del 15 aprile è stato risolto velocemente ma riapre il dibattito sulle architetture tecnologiche del sistema dei pagamenti nonché dell’intero sistema bancario dopo anni di narrazione sugli investimenti nella trasformazione digitale. Fondamentale, oltre ai servizi IT, è il cloud, che offre un risparmio in termini di costi associato a una maggiore efficienza oltre a garantire un paracadute in caso d’emergenza. Come si muovono le banche italiane sulla «nuvola»?
A livello mondiale il panorama bancario ha già una fisionomia chiara quando si parla di alleanze con i giganti del cloud. Goldman Sachs e Hsbc, ad esempio, hanno scelto Amazon Web Services (Aws); Deutsche Bank e PayPal sono su Google; Bank of America e Bnp Paribas invece si affidano alla «tradizione» di Ibm; infine, Ubs e Morgan Stanley volano sulla nuvola di Microsoft. Ben diversa invece, e lontana dalle best practices internazionali, la situazione italiana. Anche se qualcosa finalmente si muove. Intesa Sanpaolo ha sviluppato un’alleanza con Tim e Google con il memorandum of understanding sottoscritto il 21 maggio 2020. In base agli accordi l’istituto farà migrare una parte rilevante dei propri sistemi su Google Cloud. Google sta inoltre terminando due Google Cloud Region a Torino e Milan, su cui Intesa costruirà i propri servizi digitali. Le Google Cloud Region saranno costruite all’interno dei Data Center di Tim, che verranno utilizzate anche per il Psn (il Polo Strategico Nazionale, che è la nuova infrastruttura informatica a servizio della pubblica amministrazione).
Da più parti emerge però qualche difficoltà nella migrazione al cloud di Intesa, in particolare delle funzioni critiche, e la banca guidata da Carlo Messina si starebbe guardando intorno per possibili alternative, pur rimanendo focalizzata su un’operazione che vede investimenti infrastrutturali di Big G a Settimo Torinese. In Unicredit l’amministratore delegato Andrea Orcel punta tutto sulla tecnologia, con il cloud al centro. Orcel ha annunciato nei mesi scorsi che il gruppo investirà sul digitale 2,8 miliardi prevedendo anche l’inserimento di 2.100 persone. A breve dovrebbe essere lanciata una gara per il cloud, in cui la formazione delle attuali risorse della banca sarà centrale e che vedrà in prima linea i soliti grandi: Aws, Google e Microsoft. Banca d’Italia preferirebbe vedere gli istituti sistemici utilizzare vendor diversi, così da evitare possibili rischi di concentrazione, ma un altro punto dirimente sarà la presenza di infrastrutture cloud in Italia - l’unica al momento è Aws mentre le altre sono in arrivo- e negli altri Paesi di interesse per Unicredit, in particolare in Germania ed Europa Orientale. Si muove poi Banco Bpm, che ha incrementato del 40% le risorse annue destinate al digitale nel piano industriale 2020-2023, con un focus su cloud, data analytics e intelligenza artificiale. Secondo quanto risulta a Verità & Affari, una gara per il cloud sarebbe in corso di assegnazione, con l’amministratore delegato Giuseppe Castagna che però a breve dovrà decidere se accelerare la trasformazione digitale o rimanere fermo in attesa di eventuali sviluppi sul fronte del risiko bancario (considerando le ultime mosse del Crédit Agricole).
Quanto alle altre: Banca Mediolanum ha scelto Oracle per il cloud, tra le banche native digitali la Illimity di Corrado Passera ha puntato su Microsoft, mentre la Banca Progetto di Paolo Fiorentino ha affidato la gestione dell’infrastruttura cloud ad Amazon Web Services Movimenti in corso sono, infine, anche nel settore dei pagamenti digitali, con al centro proprio Nexi, il gruppo di pagamenti digitali guidato da Paolo Bertoluzzo, impegnato in un piano di forte espansione. Dopo essersi affidato a Reti e Reply - tra i principali player italiani nel settore dell’It Consulting, per l’implementazione della strategia cloud - Nexi ha recentemente avviato una gara per i servizi cloud che vede in dirittura d’arrivo Aws e Microsoft. Su quest’ultima però sembrano ultimamente addensarsi le nuvole dell’Antitrust, un incubo che per l’azienda guidata Silvia Candiani in Italia sembrava relegato al passato (nel 2004 l’allora Commissario Ue alla Concorrenza Mario Monti inflisse la più alta multa mai comminata prima a livello europeo: 497,2 milioni di euro). L’Antitrust Ue in seguito alla denuncia di alcuni cloud provider europei (tra cui l’italiana Aruba) starebbe infatti indagando su Microsoft per le pratiche anticoncorrenziali che avrebbe utilizzato per spingere i suoi servizi cloud. «Secondo fonti di mercato, Microsoft starebbe utilizzando la sua posizione molto forte nell’ambiente aziendale per portare le persone sul Microsoft Cloud», ha detto Maurits Dolmans, partner dello studio legale Cleary Gottlieb, riferendosi alle licenze software per Windows e Office. Un tema internazionale che rischia di finire presto sul tavolo di Orcel e Bertoluzzo e di influenzarne le scelte.
Un primo passo per sostenere Calabria, Sardegna e Sicilia, le Regioni colpite nei giorni scorsi dal passaggio del ciclone Harry. Il Consiglio dei ministri, ieri, ha deliberato lo stato di emergenza nazionale per le tre regioni e stanziato i primi 100 milioni di euro per far fronte alle prime emergenze. I governatori Roberto Occhiuto, Alessandra Todde e Renato Schifani, sono stati nominati commissari delegati per l’emergenza maltempo.
«Cento milioni per le tre regioni», ha commentato al termine del Cdm il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, «che servono per fare fronte alle prime spese sostenute dai Comuni, come la rimozione dei detriti e il ripristino della funzionalità di alcuni servizi essenziali. Non appena dalle Regioni arriverà un quadro dettagliato dei danni, potremo procedere a un ulteriore stanziamento che servirà alla ricostruzione. Verrà adottato un provvedimento interministeriale sul tema della ricostruzione, interverranno più ministeri, Infrastrutture, Agricoltura, Interno, Lavoro, Imprese, Coesione, Politiche del mare e Turismo». Si lavora anche sulla prevenzione: «Nei prossimi giorni», ha aggiunto infatti Musumeci, «incontrerò Anas e Ferrovie per rivedere la collocazione del sedime ferroviario e stradale poichè le mareggiate torneranno. Non possiamo immaginare che un sedime ferroviario possa essere collocato a cinque metri dal mare. Al tempo stesso ci confronteremo nei prossimi giorni con l’Ania, l’associazione delle compagnie di assicurazione, per capire come possiamo trovare un punto di equilibrio per integrare le tipologie di danni che erano e sono previsti nella legge pubblicata col bilancio 2024. Ci sono state alcune polemiche con gli imprenditori, stiamo cercando di riportare un clima di serenità e faccio affidamento sul buon senso delle compagnie di assicurazione», ha sottolineato ancora il ministro, «perché se vogliamo aprire questo grande capitolo su una nuova cultura del rischio, serve che una mano debba aiutare l’altra».
Presenti a Palazzo Chigi anche i tre presidenti delle Regioni colpite dalla violentissima ondata di maltempo dei giorni scorsi: «Sono stati stanziati 100 milioni per le tre regioni per le prime spese», ha detto il presidente della Sicilia, Renato Schifani, «quindi, alla Sicilia toccheranno circa 33 milioni che si aggiungeranno ai 72 milioni che la Regione ha già stanziato con fondi propri. Da questo momento la Regione avrà 100 milioni di risorse per spese correnti e investimenti. È solo l’inizio, poi interverrà l’ordinanza per le deroghe e anche altri decreti che stanzieranno somme attraverso fondi di altri ministeri. Ringrazio il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per l’attenzione e la rapidità dimostrate. Alla nostra gente voglio dire che non è sola: tutte le strutture regionali sono al lavoro con il massimo impegno per intervenire subito e non lasciare indietro nessuno». «Abbiamo una primissima stima dei danni», ha spiegato la presidente della Sardegna, Alessandra Todde, «che è intorno ai 200 milioni, una stima è che hanno dato i sindaci e non contiene le stime infrastrutturali, le stime sulle strade e sui porti, che sono quelle chiaramente più importanti. Abbiamo le dighe sotto controllo e anche il lavoro che dovrà essere fatto su dighe, foci e canali sarà assolutamente importante per riuscire a superare questo momento, sarà un lavoro lungo». «Abbiamo fatto una stima di massima di 300 milioni di euro», ha sottolineato il presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, «i Comuni stanno valutando l’entità dei danni. A noi interessa che ci siano le risorse per ricostruire quello che il mare ha portato via. Ci interessa anche che ci siano le risorse per fare opere di mitigazione del rischio. Perché ci sono alcune zone dove prima c’erano 100 metri di spiaggia, oggi la spiaggia non c’è più. Quindi una mareggiata anche di entità minore rispetto a quella dei giorni passati potrebbe fare gli stessi danni». Intanto la scorsa notte la frana a Niscemi, grosso centro della provincia di Caltanissetta, «si è mossa ancora e si è estesa in direzione Gela. L’abbassamento», ha detto all’Adnkronos il capo della Protezione civile in Sicilia Salvo Cocina, «è aumentato da 7 a 10 ml». Oggi è atteso l’arrivo del professor Nicola Casagli, docente di Geologia applicata presso l’Università di Firenze e dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale. Più di 500 abitanti di Niscemi hanno trascorso la notte scorsa al Palasport Pio La Torre.
Erano circa le tre del pomeriggio quando, l’altra sera, un pullman rosso carico di valige e di bauli si fermò sul lungomare di Rimini, davanti all’Hotel Excelsior. Lì dentro, nella hall, numerose persone fra cui fotografi e giornalisti, appostati da oltre tre ore, attendevano impazienti. Qualcuno, dopo una sfilza di borbottii nervosi, aveva finito per appisolarsi. Un grido «Eccole!» lo risvegliò.
Il gruppo si agitò, si sciolse, e corse incontro alle belle arrivate che, proprio in quel momento, scendevano dai pullman ravviandosi i capelli. Apriva la fila una magnifica ragazza dai capelli rossi, vestita di un completo da viaggio bluette con accessori grigi che procedeva caracollando superba sui tacchi e sogguardando il mondo con molta pietà. Era miss Austria, al secolo Hanni Schall. Dietro di lei veniva una graziosa brunetta dai vivacissimi occhi, vestita di un pied-de-poul sportivo: miss Norvegia. E poi ancora una fanciulla alta, dai tratti perfetti ed il sorriso timidissimo: miss Finlandia, e miss Olanda, una biondina alta e asciutta; seguite tutte da una corte di accompagnatori e di accompagnatrici. Nella hall dell’albergo successe il subbuglio. Non erano, quelle, ospiti da nulla: erano le prime cinque candidate al titolo di Miss Europa 1951.
Il concorso per l’elezione di Miss Europa che quest’anno è alla sua terza edizione (nel 1948 si svolse a Parigi e vinse una francese, nel 1949 a Palermo e vinse nuovamente una francese) si svolge appunto in questi giorni a Rimini e porterà alla proclamazione della bella delle belle sabato prossimo, a conclusione di una serata di gala. Miss Europa 1950, che fino alla sera del 9 ha diritto a questo titolo, è giunta sola, da gran regina, a ventiquattro ore di distanza dalle altre. Juliette è naturalmente una splendida ragazza. Sorride spesso, anche quando non ne ha voglia, perché sa di avere denti perfetti e tiene sempre in testa, chissà perché, un fazzoletto verde che quasi le copre i capelli e che la rende riconoscibilissima. Chi la vide l’anno scorso a Palermo sostiene che non è più la stessa e che, nella preoccupazione di restar bella, è un po’ troppo dimagrita. Juliette è la figlia di un ferroviere, da qualche mese non fa più la mannequin. Quando il corteo delle misses si muove, diretto a qualche ricevimento ufficiale, lei non sale sul pullman ma va avanti, facendo da battistrada, su una lunga Chevrolet azzurra, targata Parigi.
L’arrivo delle competitrici per il concorso europeo è coinciso proprio con la partenza delle candidate al titolo Stella d’Italia, che dopo l’elezione di Giovanna Pala lasciavano sconfitte l’Adriatico. Col naso ancora lucido per le lacrime versate in seguito alla delusione subita, loro; minaccianti oscure rappresaglie, le mamme: che, profondamente offese dall’affronto fatto alle loro bambine, se la rifacevano con le misses straniere spargendo la voce che non erano poi «proprio nulla di speciale».
In realtà - mamme deluse a parte - la gente non si trova molto d’accordo sulla bellezza di queste ragazze. Il fatto è che il criterio di scelta adottato nei rispettivi Paesi per la loro elezione è diverso da quello adottato fin’oggi in Italia. Spesso si è voluto cercare non tanto una bellissima ragazza dalle misure perfette (come succede, più ancora che da noi, in America) quanto il tipo che rappresenta il Paese. E, a volte, neppure il tipo: ma una graziosa ragazza, bella sì ma anche educata, gentile, colta e di mondo, che possa rappresentare degnamente le sue connazionali. Miss Auda Grames, ovvero miss Norvegia, rientra in questa categoria. Miss Grames è una deliziosa diciottenne alta un metro e sessantasei, pesa 48 chili, ha i capelli bruni e gli occhi scuri. Non è, proprio per nulla, un tipo nordico; il suo musetto la fa credere piuttosto una americana. Il fatto è che - dice Egil Ekk** (illeggibile, ndr), giornalista che l’accompagna in qualità di delegato - non abbiamo voluto eleggere una «pin up girl» ma una «lady». Una giovane donna insomma che pur non essendo nella vita normale molto diversa dalle altre, sappia stare nel mondo. E la piccola Auda che di professione fa la stenografa, in una compagnia di assicurazioni di Oslo, ci sa stare. È tranquilla, riservata, sorride a tutti con grazia e, con più grazia che mai, spiega di non essere ancora fidanzata.
Pochissime sono le misses fidanzate o che, almeno, confessano di esserlo. Una di queste è miss Olanda, al secolo Hilda Lesman anni 21, capelli biondi e cortissimi, occhi azzurro chiari, di professione commessa in un magazzino di mode. È la meno bella, forse, ma in compenso la più simpatica. Sprizza allegria da tutti i pori e ogni cinque minuti regala risate irrefrenabili. Essere miss non le ha dato davvero alla testa. Non sa ancora capire, dice, perché diavolo l’abbiano eletta. A lei preme solo di tornare ad Amsterdam, di sposare il suo fidanzato che è marconista nell’aviazione.
Miss Svezia, al secolo Ebba Adrian, rappresenta invece il tipo classico del suo Paese. La delegata che l’accompagna, una giornalista alta e biondissima che è stata creduta per molto tempo - chissà perché - miss Finlandia, dice che è la classica svedese: semplice, graziosa e per nulla «sofisticata».
Ebba ha 19 anni, è alta un metro e sessantasette, pesa appena 47 chili, porta i capelli biondo cenere tagliati corti, alla Giovanna d’Arco, ed ha lo stesso naso di Ingrid Bergman. Juliette Figueras, quando i giornalisti le chiedono un pronostico, sulla vincitrice, si dichiara incerta fra la giovane Ebba, l’italiana Giovanna Pala ed Hanni Schall, miss Austria.
Miss Austria, questa ragazza dai capelli rosso tizianesco, è molto sicura di sé. Sa di essere bella e lo dà a vedere. S’è creata anche una suggestiva genealogia e, nella sua presentazione scritta che agli invitati dei giornali viene presentata con molta sollecitudine, è scritto che essa è discendente del celebre poeta Adalbert Stiffer, e che lei stessa scrive poesie tutt’altro che disprezzabili. La signorina Schall è alta quasi un metro e settanta, pesa 54 chili ed ha un corpo perfetto: fa la mannequin di professione. Qui a Rimini, così tanto per fare, si è portata dietro una ventina almeno di modelli, che valgono circa dieci milioni di lire. È elegantissima, e non indossa mai due volte lo stesso vestito. In questo assomiglia a m.lle Hilkka Ruuska, miss Finlandia. Miss Finlandia infatti ha con sé un numero indefinito di cappelli: di feltro e di paglia, da mattina, da pomeriggio e da sera, enormi, con piume di struzzo e velette, e piccolissimi, a calotta. Hilkka non esce mai senza cappello né porta mai lo stesso cappello più di una volta. Hilkka ha i capelli bruni, gli occhi azzurri, è alta metri uno e settanta e pesa 59 chili. L’appetito e i cappelli sono l’unica sua debolezza. A tavola non disdegna le lasagne e le patatine fritte sicché la sua delegata, all’ora di pranzo, le siede accanto con aria molto preoccupata per sorvegliarla. La signorina Ruuska parla molto volentieri del suo avvenire; spiegando di essere incerta per la scelta della sua professione, fra gli aeroplani e la medicina. Cioè non sa ancora se farà la dentista oppure la hostess nella Aviolinee Finlandesi. Sembra però che si deciderà per quest’ultima carriera.
Miss Danimarca, miss Belgio, miss Portogallo e miss Germania devono ancora arrivare. Miss Turchia, mMiss Svizzera e miss Francia sono arrivate ieri notte ma ancora, all’infuori di miss Francia, che si chiama Claude Renaud ed è bionda, snellissima, abbronzata e con gli occhi azzurri, molto parigina, dal musetto civettuolo e impertinente, nessuno le ha potute vedere. Di miss Turchia si dicono però grandi cose. Le ragazze che fanno parte della folla in attesa, lì fuori dell’Excelsior, hanno già chiesto come essa fa per mantenere la linea, quanto dorme e cosa mangia.
Di lei non sono ancora riuscite a saperlo. Ma delle altre hanno sentito dire che dormono non meno di nove ore, e sebbene a tavola accettino tutto (compreso le lasagne ed il pane) si sostengono con frutta e preferibilmente con succo d’arancio e limonate che, come tutti sanno, sono cose che non fanno ingrassare.
© Bur Rizzoli
Tempi duri per tutti, d’accordo. Ma sarà poi vero che Narciso è l’autentico ispiratore e protagonista-simbolo del mondo di oggi e di domani, lo stile di vita che ha conquistato il mondo, il vero must del momento e anche di più? Sarebbero molti e di dimensioni impressionanti i fenomeni che lo dimostrano, come i giganteschi (e meritatissimi) patrimoni dei grandi sarti, rivelati tra le lacrime al momento della loro morte.
A conferma di questa centralità dell’antico ma ancora oggi presentissimo semidio Narciso viene citato il potere raggiunto in poco tempo dalla presidenza di Donald Trump, che del narcisismo sarebbe oggi il simbolo vivente. Il leader narcisista. Narciso sul divano è il titolo e contenuto del recentissimo libro di Manfred F.D. Kets de Vries (Raffaello Cortina Editore), professore di leadership e di cambiamento organizzativo. È con Narciso che oggi ci si afferma e -conferma il libro - spesso si vince. In effetti nelle pagine del testo, come in quelle dei giornali o delle varie trasmissioni o eventi aggiornati, circolano fatti e immagini che danno oggi ampio spazio all’auto contemplazione narcisistica, così importante già nel secolo scorso sia per Sigmund Freud che per Jacques Lacan, ma confessata e poi declamata dagli anni ’60 in avanti, apparentemente in ricerca di soddisfazioni più consistenti e autentiche. Anche il ritorno di fiamma per il narcisismo di oggi è ora più utile a illustrarne le forme attuali delle manifestazioni, nell’intervento clinico e nelle cronache. Il fatto è che Freud (come notavano fin dagli anni 60 i suoi studiosi Laplanche e Pontalis), fece un po’ di confusione tra l’avventuroso e eterosessuale Edipo, e il depresso e strettamente omosessuale Narciso, che non si stacca dall’auto contemplazione del suo corpo, nudo nella pozza d’acqua sotto di lui, e alla fine muore di fame, o annegato. Non c’è da meravigliarsi: il narcisismo di stretta osservanza è difficile che porti molto al di là del governo della propria pozzanghera, per quanto ambita. Troppo arrogante e fissato con la propria carne e bellezza, troppo freddo, troppo incollato all’istante com’è, Narciso non solo non ci aiuta ad essere più affermati e felici, ma fa una tremenda fatica a restare a galla lui stesso. E fatalmente annega nello specchio d’acqua della sua pozza. Per questo sconcerta l’identificazione con i contemporanei carrieristi trumpiani: oltre all’attenzione per le donne, di cui a Narciso non importava nulla. Trump e trumpiani (tranne l’importantissimo Thiel), alle donne sono interessati moltissimo. Anche l’attivo e sensibile Edipo, che non riconoscendolo uccide il re padre prepotente e aggressivo e sposa Giocasta ignorando che è anche sua madre, attirando così la malattia e la sfortuna sul proprio regno - scrive Kets de Vries - «crea una situazione che ricorda la storia del re nudo: quello che vediamo non è quello che otteniamo. Il risultato sarà una dissonanza cognitiva».
In questo caso, però, lo scenario cambia: «la vita potrebbe, in realtà, non rivelarsi di successo come promesso… una simile impostazione è un invito a creare» ma come e cosa? Gli studi sul narcisismo di Cristopher Lasch - racconta Kets ricordandone il fondamentale La cultura del narcisismo - hanno poi offerto un «commento accusatorio sulla capacità - scemante - della società e della cultura moderna di fornire un senso di identità e di sicurezza ai suoi membri». Sulla questione del valore e attendibilità dei gruppi dirigenti ha portato considerazioni tuttora valide il classico Comunità e società, di F. Tonnies, circa le trasformazioni avvenute nei passaggi dalla società comunitarie a quelle associative. Che finora non hanno certo aumentato la felicità e la sicurezza di nessuno.














