Avanti con le nomine nel segno dem
Sabino Cassese (Imagoeconomica); nel riquadro, Bernardo Argiolas
Bernardo Argiolas, sostenuto da Massimo D’Alema e Sabino Cassese, si insedierà al vertice del nuovo comitato sul golden power. Nel 2023 tocca alle aziende statali. Il Pd vuole blindarle prima del voto.

Nel mezzo della crisi di governo, il Partito democratico continua comunque a occuparsi di nomine strategiche nella pubblica amministrazione o nel comparto sicurezza, quelle che sopravvivono a legislature e a elezioni anticipate. Succede così che il 13 luglio, nel sistema intranet della presidenza del Consiglio dei ministri, sia comparso un comunicato dove si dava conto delle decisioni della commissione esaminatrice che doveva esprimersi sul nuovo comitato del golden power.

La storia va avanti da maggio, da quando Roberto Garofoli, sottosegretario di Stato presso la presidenza del Consiglio, aveva dato il via (tramite decreto) all’interpello (un bando) per trovare una nuova figura che si sarebbe dovuta occupare delle «attività propedeutiche all’esercizio dei poteri speciali, la cooperazione europea, lo studio e l’analisi degli investimenti dei settori strategici», appunto il golden power.

Dopo la composizione della commissione, che, come aveva raccontato La Verità, presentava diverse criticità al suo interno, si è finalmente giunti alle battute finali. Il 13 luglio la commissione ha escluso tutte le candidature dei dirigenti di prima e seconda fascia, ritenendo che nessuno avesse i requisiti per l’incarico. A questo punto per l’incarico si fa largo proprio Bernardo Argiolas, come il nostro quotidiano ha più volte scritto. Sostenuto dall’ex presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, e dal giurista Sabino Cassese, vicino agli ambienti del Partito democratico, sarà sulla sua scrivania che passeranno parte delle decisioni di politica estera in ambito industriale.

Argiolas è al momento dislocato al Servizio per le attività propedeutiche all’esercizio dei poteri speciali, non è un dirigente di prima fascia, ma comunque la commissione lo ha ritenuto idoneo. La mossa sul golden power, un settore più che mai strategico durante questa fase storica mondiale tra guerre e pandemie, fa il paio con quanto deciso dal governo di Mario Draghi già lo scorso maggio nel comparto sicurezza. L’esecutivo aveva infatti deciso di prorogare i vertici dei servizi d’intelligence. Il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica ha così rinnovato le figure apicali per quattro anni. Tra le ultime nomine di rilievo c’è anche quella del sostituto di Domenico Arcuri in Invitalia. Certo, l’ex commissario viene messo da parte scontentando un’area dalemiana, ma al suo posto arriva comunque Bernardo Mattarella, nipote del presidente della Repubblica, di sicuro un amministratore delegato non inviso al Partito democratico o al centrosinistra.

E poi bisogna pensare al 2023. Senza lo scenario di un voto anticipato, il prossimo anno andranno in scadenza i vertici di Eni, Enel, Poste Italiane, Leonardo, Consip e Enav, solo per citarne alcuni. Si gioca tutto sul filo del rasoio, anche perché Mattarella dovrebbe sciogliere le Camere il 23 marzo, (perché nel 2018 ci fu la prima seduta del nuovo parlamento) nel pieno della scadenza e della convocazione delle assemblee delle aziende statali. Ma, come La Verità ha già spiegato nelle scorse settimane, c’è la possibilità che il capo dello Stato possa rinviare le elezioni di qualche mese, in modo che sia l’attuale governo Draghi a occuparsi delle nomine del prossimo anno. Crisi o non crisi, voto o non voto, governo tecnico o Draghi bis, al Pd non sfuggono mai le nomine più importanti.

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