È partito l’attacco a Gaza. Due le vie di fuga ma l’Egitto sigilla i confini

Aumentano le vittime nella Striscia. Gli ospedali sono al collasso. Il dramma degli ostaggi. Ucciso un leader della strage di sabato.
È iniziata con l’annuncio del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, l’operazione militare «su larga scala» contro Hamas. «La prossima fase sta arrivando. Siamo pronti», ha detto il primo ministro che ha visitato anche i kibbutz colpiti dai brutali assali jihadisti. Poco dopo, mentre iniziava l’attacco su obiettivi del terrore di Hamas nella Striscia, l’esercito israeliano ha annunciato che stava completando i preparativi per «una significativa operazione di terra» a Gaza. L’Idf ha anche annunciato di essere pronta a dare il via ad «attacchi coordinati dall’aria, dal mare e da terra».
Ieri sera, il portavoce dell’esercito di Israele, il contrammiraglio Daniel Hagari, ha dichiarato che l’esercito israeliano colpirà Gaza «molto presto» e ha lanciato un nuovo appello ai residenti affinché si spostino nel Sud, accusando Hamas di usare i civili come scudi umani. Brevi incursioni all’interno della Striscia vengono, però, già condotte dalle Idf con il supporto dell’artiglieria e di assetti navali. In teoria, i profughi palestinesi avevano tempo solo fino alle 16 (le 15 in Italia) di ieri per percorrere i due corridoi sicuri. Le strade erano state indicate su una mappa dopo l’ultimatum per l’evacuazione di massa imposto venerdì dalle autorità di Gerusalemme. «Per la vostra sicurezza, usate questo poco tempo a disposizione per spostarvi verso Sud», si poteva leggere nel messaggio, diffuso ance su X. L’evacuazione però è resa ancora più complessa dal fatto che le autorità egiziane non stanno ancora permettendo ai cittadini americani e di altri Paesi di entrare in Egitto attraverso il valico di Rafah, come era stato annunciato, insistendo sulla necessità che debba essere facilitato anche l’ingresso di aiuti umanitari.
Negli ospedali l’assistenza sembra essere «al collasso». Il chirurgo Ghassan Abu Sitta ha descritto così la situazione: «L’ospedale di Shifa è pieno di famiglie sfollate. Ci sono persone che dormono sui pavimenti, ovunque. L’affollamento porterà a un’epidemia». Un altro medico, Yasser Khatab, patologo forense dell’ospedale dei Martiri di al-Aqsa, ha dichiarato in un videomessaggio inviato alla Cnn che il nosocomio dove lavora non è in grado di accogliere il numero crescente di deceduti, che vengono conservati in camion frigoriferi provenienti da una vicina fabbrica di gelati.
I primi video con le immagini delle esplosioni causate dai nuovi bombardamenti della Idf hanno iniziato a circolare ieri verso le 18.30 locali, ma fuori dai due corridoi le operazioni non si erano fermate e, secondo Hamas, avrebbero causato anche la morte di nove ostaggi, cinque israeliani e quattro stranieri in mano al gruppo islamico. I decessi portano a 22 il numero complessivo delle vittime tra i circa 150 ostaggi, israeliani, stranieri e con doppia nazionalità, sequestrati dagli uomini di Hamas il 7 ottobre.
Fonti d’intelligencesegnalano che sarebbero numerosi gli edifici civili colpiti dai bombardamenti israeliani, privi di attinenza con la strutture di Hamas. Inoltre, l’agenzia delle Nazioni unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi in Medio Oriente (Unrwa) avverte che «più di 2 milioni di persone sono a rischio a causa della mancanza d’acqua» a Gaza. «È diventata una questione di vita o di morte: il carburante deve essere consegnato adesso a Gaza per rendere l’acqua disponibile per 2 milioni di persone», ha affermato Philippe Lazzarini, commissario generale dell’Unrwa. Avvertendo che «in caso contrario, le persone inizieranno a morire di grave disidratazione, tra cui bambini piccoli, anziani e donne. L’acqua è ormai l’ultima ancora di salvezza rimasta».
Incurante dei rischi, ieri il capo politico dell’organizzazione terroristica, Ismail Haniyeh, ha, però, lanciato un messaggio di propaganda che incita allo scontro: «I residenti di Gaza sono profondamente radicati nel loro territorio e non lo lasceranno mai. Abbiamo solo una strada che è il diritto al ritorno alle nostre terre in tutta la Palestina». Del resto, già tre giorni fa, nelle chat filopalestinesi in lingua araba, si era registrato il rilancio di messaggi diffusi dagli organi ufficiali di Hamas e della jihad islamica. Una diffusione che, secondo fonti qualificate, sarebbe stata organizzata, in modo ragionato e schematizzato, come se si trattasse della scaletta di un programma televisivo. Prima venivano mostrati gli effetti degli attacchi israeliani e, subito dopo, venivano diffuse le notizie sugli attacchi messi a segno dalla resistenza palestinese. Nei giorni precedenti gli amministratori della chat avrebbero anche ricordato ai partecipanti che questa guerra si gioca sul campo, ma anche sul Web a colpi di disinformazione.
Aumenta, intanto, il bilancio dei morti nell’enclave palestinese. Secondo quanto affermato ieri dal ministero della salute di Gaza, gli ultimi raid avrebbero provocato 324 vittime, tra cui 126 bambini. Il totale, dall’inizio dell’attacco, sarebbe quindi salito a più di 2.215 morti, tra cui almeno 725 bambini e 485 donne, e 8.174 feriti, inclusi almeno 2.670 bambini e 1.536 donne. Tensione anche nella West bank e a Gerusalemme dove la popolazione palestinese (vittima di ritorsioni ed episodi di violenza) è stata chiamata da Hamas a costituire un nuovo fronte di guerra. Si registrano vittime anche in Cisgiordania, dove le milizie israeliane e, in alcuni casi, gruppi di coloni armati avrebbero ucciso 56 persone, compresi 11 bambini, e causato un migliaio di feriti.






