La storia è quella che abbiamo raccontato in prima pagina domenica: la Procura partenopea ha chiesto di far entrare in un processo di camorra (l’imputato Salvatore Puzio è accusato di omicidio in uno scontro tra clan) un’informativa dei carabinieri in cui sono stati video ripresi fuori dall’aula della terza Corte d’assise alcuni avvocati dai carabinieri, che stanno indagando su alcune presunte testimonianze mendaci all’autorità giudiziaria con l’aggravante del favoreggiamento dell’associazione criminale. Nell’annotazione sono ritratti anche i difensori di Puzio, Raffaele Esposito e Salvatore Pettirossi, osservati e ascoltati dagli investigatori. E le parole del primo sono state anche trascritte. Il 29 aprile la pm Giorgia De Ponte ha chiesto l’acquisizione da parte della Corte d’Assise dei documenti contestati.
Una scelta che ha scatenato, a livello locale, la protesta dell’Ordine degli avvocati e dell’Unione delle Camere penali. Ieri mattina c’è stato anche flash mob davanti al Tribunale. E, alla fine, i giudici non hanno accolto la richiesta della Procura e hanno restituito alla pm gli atti, ritenendoli «irrilevanti». La vittoria dei legali la riassume il segretario dell’associazione dei penalisti, Maurizio Capozzo: «Riteniamo che la Corte d’Assise abbia rimesso ordine in una vicenda estremamente delicata. Sin dal primo momento, al di là del merito della indagine in corso, abbiamo stigmatizzato il ricorso a intercettazioni audio e video di avvocati con i loro clienti fuori dall’aula di udienza, in palese violazione della legge e dei diritti costituzionali. Fatto gravissimo se unito a quanto accaduto a Perugia (una settantina di intercettazioni illegittime tra avvocati e detenuti all’interno del carcere cittadino, ndr) e per il quale le Camere penali hanno proclamato cinque giorni di astensione dalle udienze. Prendiamo atto che la Corte abbia nell’udienza di ieri tenuto fuori dal processo atti che risultavano realizzati in violazione delle prerogative difensive e dell’onorabilità degli avvocati».
Ieri mattina Esposito, 89 anni, iscritto all’albo d’onore delle toghe napoletane, ha partecipato alla manifestazione di protesta davanti al Palazzo di giustizia: «Siamo stati spiati e temiamo che siano stati intercettati anche i nostri colloqui difensivi» ha ribadito. E, come aveva già scritto nel suo esposto all’Ordine, ha sottolineato che si tratterebbe di «un fatto inedito»: «In tutta la storia della nostra pratica giudiziaria è la prima volta che si scattano foto nei confronti degli avvocati con commenti calunniosi, denigratori e diffamatori. Noi abbiamo una libertà e una funzione di difensori sancite a livello costituzionale e processuale e siamo decisi a fare le nostre battaglie per non perdere neppure un millimetro della libertà della nostra toga».
I colleghi presenti fuori dal Tribunale, quasi un centinaio, hanno successivamente assistito all’udienza al fianco di Esposito. Una simile partecipazione ha fatto comprendere ai giudici che non stavano assistendo a una scontata attestazione di solidarietà corporativa, ma a una convinta presa di posizione susseguente a un passo falso dei pm. Insomma, a questione di principio.
Il procuratore Nicola Gratteri, attraverso un articolato comunicato, ha respinto l’accusa di avere fatto spiare i difensori: «Nessuna attività di intercettazione o di pedinamento è stata dunque disposta nei confronti di difensori, né è stata indicata nell’informativa alcuna conversazione attinente al mandato difensivo. L’attività d’indagine è consistita esclusivamente nell’osservazione delle condotte dei testimoni di lista del pm e degli eventuali contatti di questi con terzi», ha puntualizzato. Quindi ha rivendicato la bontà dell’iniziativa investigativa: «Le intercettazioni disposte si sono rivelate di grandissima utilità in quanto hanno confermato il clima di paura e di intimidazione in cui sono state rese buona parte delle testimonianze. A conferma di ciò la Corte d’Assise ha deciso di disporre la trasmissione del verbale di udienza del 15 aprile 2026 in Procura per ipotesi di falsa testimonianza».
E a proposito delle immagini e dei commenti sui legali, ha specificato: «I fotogrammi dell’informativa dei carabinieri che ritraggono i testimoni all’esterno dell’aula inevitabilmente riportano la mera presenza di legali, le cui immagini venivano commentate dalla polizia giudiziaria solo in maniera descrittiva». Esposito ha contestato tale ricostruzione: «Gratteri è una persona autorevole, però, io non sono d’accordo quando dice che i commenti nei confronti degli avvocati hanno carattere descrittivo, ma non è così. Ci sono dei commenti che sono per noi devastanti e che ledono il prestigio, l’etica e la funzione degli avvocati». Poi ha aggiunto: «Mi risulta che la nostra doglianza sia giunta anche al ministro della Giustizia e che la questione sia al vaglio del Csm».
La vicenda non ha tolto al decano dell’avvocatura il gusto per la battuta sarcastica: «Quello che è triste è che hanno fotografato persino i miei figli che non sono difensori in questo processo: a questo punto voglio che nell’album fotografico ci sia anche mia moglie, vorrei un trattamento paritario». L’avvocato ha comunicato ai media che i vertici del Consiglio dell’Ordine e della Camera penale di Napoli si sarebbero già messi in contatto con il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Aldo Policastro, per discutere della questione. All’uscita dall’aula, dopo la decisione dei giudici di non ammettere agli atti del dibattimento l’informativa contestata, Esposito non ha nascosto la propria soddisfazione: «Ringrazio tutti i 90 avvocati che sono stati presenti in udienza per esprimermi la loro solidarietà. Ringrazio le associazioni forensi che mi hanno sostenuto ed esprimo soddisfazione per l’ordinanza della Corte che ha restituito la nota dei carabinieri al pubblico ministero, ritenendola irrilevante». Nei prossimi giorni saranno rese note le motivazioni della decisione.