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Il sommergibile Arcuri si inabissa per sopravvivere

Il sommergibile Arcuri si inabissa per sopravvivere

Che cosa fanno i sommergibili quando sono inseguiti da forze nemiche e rischiano di essere affondati? Si immergono, ossia scendono in profondità sui fondali, sperando di sfuggire ai radar e, soprattutto, ai siluri della flotta avversaria. Secondo autorevoli quotidiani, sarebbe questa la tecnica adottata da Domenico Arcuri, del quale da giorni si sono perse le tracce.

Abituato a concedere interviste a giornali e tv, oltre che ad apparire spesso in conferenza stampa, da quando c'è il nuovo governo il commissario all'emergenza Covid si è inabissato, provando a farsi dimenticare. Le ragioni dell'improvviso silenzio stampa non derivano, come qualcuno potrebbe pensare, solo dal cambio a Palazzo Chigi. Certo, l'uscita di scena di Giuseppe Conte - l'uomo che per fronteggiare la pandemia un anno fa lo aveva voluto al posto di Angelo Borrelli - e l'arrivo di Mario Draghi, hanno avuto un'influenza sulle performance televisive dell'amministratore delegato di Invitalia. Tuttavia, non si tratta solo di quello. A indurre Arcuri alla prudenza e a rinunciare ai settimanali incontri con i giornalisti, dove esibiva potere e disprezzo nei confronti di chi gli rivolgeva domande ritenute scomode, sono anche le inchieste aperte da alcune Procure sulle forniture di dispositivi di protezione. In particolare, c'è l'indagine dei pm di Roma sulle mascherine arrivate dalla Cina grazie a una curiosa combriccola di improvvisati intermediari, fra i quali spicca un giornalista Rai che vantava una solida conoscenza proprio con il commissario all'emergenza. I lettori de La Verità sanno tutto di questa faccenda, perché da settimane, in assoluta solitudine, il nostro giornale li informa sugli sviluppi dell'inchiesta, in particolare sulla commissione da oltre 70 milioni incassata dai presunti broker. Uno di loro, Mario Benotti, cronista tv in aspettativa, era abituato a entrare e uscire dai Palazzi romani, in particolare da quelli dei ministeri in quota Pd. Per questo, agli inizi dell'epidemia, aveva contattato Arcuri, il quale adesso quasi nega di conoscerlo, anche se gli inquirenti hanno annotato più di 1.200 contatti telefonici in soli pochi mesi.

Oltre alle indagini e al cambio di passo dovuto al nuovo governo, a contribuire all'inabissamento del super commissario c'è anche il fatto che la campagna vaccinale procede meno bene di come era stata annunciata. Tra dicembre e gennaio, Arcuri si dimostrava certo di poter immunizzare in pochi mesi gran parte degli italiani e, bisogna riconoscere, che in principio le cose erano andate spedite, tanto che l'Italia risultava il primo Paese europeo per numero di inoculati. Ma poi tutto è cambiato. Ufficialmente per il taglio delle forniture di fiale da parte delle aziende farmaceutiche e un po' perché la task force che il commissario aveva promesso di mettere in campo non s'è mai vista. Le primule, cioè i tendoni dove gli italiani avrebbero ricevuto le inoculazioni, sono sfiorite ancora prima di sbocciare. I medici e gli infermieri da assumere si sono ridotti da 15.000 a poco più di 3.000. Gli accordi con farmacisti e dottori di famiglia sono stati avviati in ritardo. Risultato, se prima l'Italia era avanti al resto d'Europa, adesso è scavalcata, in percentuale, da Romania, Grecia, Polonia, Portogallo, per non dire di Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Slovacchia e Slovenia e della Lituania.

Non tutte le colpe però sono del pover'uomo costretto dagli eventi a nascondersi sui fondali della politica. Se in Italia i vaccini scarseggiano è perché l'Europa i contratti li ha fatti al ribasso, cioè cercando di risparmiare, firmando contratti a 18 dollari quasi si trattasse di saldi di fine stagione. In Israele, Paese che ha già vaccinato l'82 per cento della popolazione, le fiale le hanno pagate 30 dollari. Negli Stati Uniti, il tanto vituperato Donald Trump ha speso tra i 20 e i 24 dollari, ma adesso hanno già inoculato le dosi a quasi 60 milioni di abitanti (circa il 18 per cento degli americani), così come quel buffone di Boris Johnson ha vaccinato oltre 17 milioni di inglesi (più del 25 per cento), e quel dittatore di Erdogan 6,5 milioni di turchi, il 7,5 per cento del totale, per non parlare degli Emirati Arabi, con 5,5 milioni, oltre la metà degli abitanti. Certo, israeliani, americani, britannici, arabi e, credo, anche i turchi hanno speso più di ciò che alla fine spenderemo noi per vaccinarci. Ma che cosa sono 1,2 miliardi di euro (tanto avremmo pagato se avessimo sborsato il prezzo sostenuto da Tel Aviv) in confronto a ciò che ci è costato e ci costa il lockdown? Invece di buttare soldi nei monopattini (465 milioni), nei bonus vacanze (2,4 miliardi stanziati, 615 milioni prenotati) o nel cashback (230 milioni), ci saremmo potuti comprare tutti i vaccini che ci servivano anche a 30 dollari. Ma il governo giallorosso ha preferito fare altro, accodandosi alla linea di Ursula von der Leyen, che oggi tutti - perfino quelli che osannano la Ue - riconoscono come un fallimento.

Certo, tutto ciò non è attribuibile all'inaffondabile sommergibilista a cui è affidata l'emergenza Covid, e però qualche responsabilità va riservata anche a lui perché, quando si iniziò a parlare del taglio dei vaccini, Arcuri assicurò con una certa tracotanza che avrebbe fatto causa alla Pfizer e a tutte le altre aziende che si fossero permesse di non rispettare gli accordi. Poi, qualcuno deve avergli spiegato che non c'era alcuna possibilità di vincere il contenzioso, perché le forniture non erano state ordinate a nome dell'Italia, ma di Bruxelles e a ogni buon conto le clausole contrattuali esentavano le società da qualsiasi responsabilità in caso di ritardo. Risultato, le iniziative giudiziarie annunciate con enfasi da Arcuri si sono inabissate nel profondo dei mari. Proprio come il commissario. Del resto, l'importante non è esistere, ma resistere. Se serve, sotto il pelo dell'acqua e pure sotto quello della decenza.

I sindacati delle forze dell’ordine sono concordi: «Nessuno vuole essere al di sopra della legge, chiediamo solo un sostegno per non dissanguarci nei processi. I rimborsi sono esigui e tardivi. Nel frattempo dobbiamo pagare i legali e ci tagliano i salari».

Mentre il dibattito è concentrato su una parola che è diventata tossica, «immunità», gli operatori di polizia pensano alla parcella dell’avvocato, alla sospensione dal servizio che arriva prima della sentenza, allo stipendio che si assottiglia. È su questo piano che si gioca la vera partita.

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«De Raho, il pm guru dei 5 stelle, usava dossier per far carriera»
Federico Cafiero de Raho (Imagoeconomica)
La relazione della commissione Antimafia sull’ex procuratore diventato parlamentare con i 5 stelle: «Non era marginale e sapeva della prassi irregolare messa in atto da Striano per spiare anche i politici».

I pm delle inchieste sulle spiate nelle banche dati investigative ai danni di esponenti del mondo della politica, delle istituzioni e non solo, non avrebbero «valutato la gravità intrinseca dei comportamenti del procuratore nazionale antimafia, trattando ciò che avrebbe richiesto massimo rigore come se invece si trattasse di un profilo marginale».

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Rogoredo usato per spingere il No a suon di balle
La Scientifica a Rogoredo sul luogo dell'omicidio (Ansa)

Carmelo Cinturrino non ha soltanto ucciso Abderrahim Mansouri, ma rischia di aver stecchito anche la riforma della giustizia varata dal governo Meloni. L’agente omicida di Milano, che per simulare la tesi della legittima difesa ha messo accanto alla vittima una pistola, si è infatti rapidamente tramutato in un’arma nelle mani dell’opposizione per sostenere il No al referendum.

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La madre di Domenico ai pm: «Il medico voleva rioperarlo solo perché era disperato»
Ansa
La donna ha depositato un audio in cui il primario di Napoli direbbe di aver insistito sul secondo trapianto poiché sconvolto. Il nosocomio di Bolzano: «Colpa del Monaldi»

La mamma di Domenico prosegue la sua battaglia per la ricerca della verità, quella verità che dovrà fare chiarezza sul «cuore bruciato» trapiantato al suo bambino. Patrizia Mercolino soffre in silenzio e con grande dignità, come ha fatto per i quasi sessanta giorni in cui il piccolo è stato attaccato all’Ecmo dopo il trapianto fallito all’ospedale Monaldi di Napoli. Non vuole accusare nessuno fino a quando la giustizia non avrà accertato i responsabili. Ed è proprio per aiutare i magistrati a cercare la verità che, ieri mattina, mamma Patrizia è andata in procura a Napoli per depositare una chiavetta con un audio registrato.

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