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Antonio Ligabue: al Castello di Conversano in mostra la sua arte folle e geniale

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Antonio Ligabue in mostra a Conversano
Antonio Ligabue, Buoi con carro e botte, s.d. (1953-54) .Olio su tavola di faesite. Collezione privata
Sono le ampie sale del Castello Aragonese di Conversano, a pochi chilometri da Bari, a ospitare la prima grande mostra di Antonio Ligabue in terra pugliese. Fra autoritratti e paesaggi, bestie feroci e animali da cortile, esposte sino all’8 ottobre 2023 ben 60 opere di un genio pittorico folle e sensibile, fra gli artisti più straordinari, originali e commoventi del Novecento.

Un’infanzia difficile, segnata da malattie, fame e miseria, e un talento innato per il disegno. Una parabola di vita e arte che ha inizio a Zurigo, suo luogo di nascita, nel 1899 e che termina a Gualtieri, piccolo borgo della bassa reggiana, nel1965. Questi, in sintesi, l’Alfa e l’Omega dell’esistenza di Antonio Ligabue ( nato Antonio Costa e poi Laccabue, il cognome del padre adottivo), il più naïf dei pittori italiani. Anzi. Il pittore naïf per antonomasia.

Visionario e autodidatta, affetto sin dall’adolescenza da gravi problemi psichiatrici (che gli costarono l’espulsione dalla Svizzera e una serie di ricoveri in strutture per malati di mente), quella di Ligabue è stata una vita ai margini, vissuta fra l’incomprensione dei suoi contemporanei e lo scherno degli abitanti di Gualtieri, che lo chiamavano «el Matt» e, in fondo, temevano quell’uomo brutto e sgraziato, iracondo e autolesionista. Sempre più solo, sempre più alienato. Da questo mondo che lo rifiutava, Ligabue fuggiva rifugiandosi nell’arte, in quella sua arte primitiva e colorata, tormentata e amara, a tratti violenta, espressione del suo profondo disagio esistenziale e riscatto di una vita sfortunata e difficile.

Belve feroci, se stesso (Ligabue, nell’arco di quasi quarant’anni, ha realizzato oltre 123 autoritratti), gli animali domestici e i paesaggi campestri i suoi soggetti preferiti, visti e rappresentati in modo « elementare», con gli occhi stupiti e ingenui di un bambino imprigionato in un corpo da adulto. Un bambino cresciuto affamato e senza amore, malnutrito e rachitico, con una vena mai sopita di pazzia, che non amava , contraccambiato, gli uomini e amava tanto gli animali. Gli uomini impararono ad amarlo – lui e la sua arte - dopo, post-mortem, quando oramai era troppo tardi e la sua esistenza era trascorsa da miserabile, con una brevissima parentesi di notorietà (grazie a Renato Marino Mazzacurati, importante artista della Scuola Romana, che ne riconobbe il talento e gli organizzò alcune piccole mostre) e tanto, troppo buio.

Questa storia umana e artistica, straordinaria e unica, che negli anni ha appassionato migliaia di persone, tanto da essere diventata protagonista di film e sceneggiati televisivi (memorabile lo sceneggiato RAI del 1977 con Flavio Bucci, così come il recente film Volevo nascondermi con la magistrale interpretazione di Elio Germano), è al centro della grande mostra di Conversano, curata da Francesco Negri e Francesca Villanti.

La Mostra

Suddiviso cronologicamente, il percorso espositivo ripercorre le diverse tappe dell’opera di Ligabue, dal
primo periodo (1927-1939) - quando i colori sono ancora molto tenui e diluiti e le rappresentazioni di animali feroci non eccessivamente aggressive – al terzo (1952-1962), la sua fase più feconda, quella in cui il segno diventa vigoroso e netto e la produzione di autoritratti, diversificati a seconda degli stati d’animo, è prolissa. In mezzo, gli anni che vanno dal 1939 al 1952, il periodo in cui i toni cromatici diventano più caldi e la materia pittorica acquisisce spessore e maggior realismo.

Un’ esposizione ottimamente allestita, di grande impatto visivo ed emotivo, che oltre alle opere pittoriche (tutte provenienti da collezioni private) offre allo sguardo del visitatore una ricca collezione di foto in bianco e nero - quasi tutte risalenti agli anni ’50 -, documenti sulla vita dell’artista e la proiezione di un documentario di Raffaele Andreassi datato 1961.

Fra i capolavori esposti, da segnalare Carrozza con cavalli e paesaggio svizzero (1956-1957), Autoritratto con sciarpa rossa (1952- 1962) e Ritratto di Marino (1939- 1952), accanto a potenti sculture in bronzo, come Gufo con preda (1957-1958). Da non perdere, la sezione dedicata alla produzione grafica con disegni e incisioni - con lavori come Iena (1952-1962) e Cavallo con asino (1952-1962) - e quella interamente dedicata all’incredibile vita di quest’uomo dagli occhi penetranti, le labbra carnose, le grandi orecchie a sventola, il naso adunco e il gozzo, nato emarginato e diventato icona.


Antonio Ligabue, Il pifferaio (1943- 1945). Collezione privata


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