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2021-11-20
L’Ovo di Pezzi cova gli interessi di Bolloré
Andrea Pezzi (Getty Images)
Nel 2001 su Mtv andavano in onda le ultime puntate di Kitchen. Uno studio-cucina nel quale Andrea Pezzi intervistava vip dello spettacolo e della musica. Oggi, a 20 anni di distanza, il guru del digitale e creatore di Ovo frequenta altri palcoscenici. Bazzica Palazzo Chigi e Mef con l'obiettivo di coordinare gli interessi dei francesi di Vivendi nel colosso nazionale delle telecomunicazioni: Tim. Un salto di prospettiva e di carriera notevole, legato in questi anni al lancio di numerose aziende e di una delle associazioni più influenti di Milano. Pezzi, con la compagna Cristiana Capotondi , anima infatti «Io sono», calamita di pensieri sull'umanesimo e sull'ontopsicologia.
Nei giorni immediatamente precedenti al consiglio straordinario di Tim, nel quale gli azionisti francesi hanno cercato di dare una spallata all'ad, Luigi Gubitosi, Pezzi è stato avvistato a Roma. In agenda l'organizzazione di incontri con Daniele Franco, il capo di gabinetto del Mef, Giuseppe Chiné, e il consigliere di Mario Draghi, il professor Giavazzi. Non tutti gli incontri sono andati in porto. A quanto risulta alla Verità il titolare del Mef avrebbe fermamente declinato. Nulla però di che stupirsi. Ricevere dei «no» fa comunque parte del gioco e dell'attività di Pezzi che da consulente di Arnaud de Puyfontaine (presidente di Vivendi e braccio destro del finanziere Vincent Bolloré) si trova a coordinare tematiche internazionali con importanti ricadute sugli equilibri economici nazionali. Tutti sanno che dentro Tim, infatti, ci sono parte della rete, telefonia mobile, contenuti tv e importanti accordi sul calcio. Oltre che una coabitazione con Cassa depositi e prestiti, pilastro dello Stato italiano. E su questi temi Pezzi si è creato una reputazione.
Pur essendo da meno di un anno «consigliori» del gruppo francese, l'ex volto di Mtv ha decisamente conquistato la fiducia dei cugini d'Oltralpe. A lui si deve l'indicazione per l'ingresso nel cda di Tim di Cristina Falcone e di Angelo Bonissoni, uomo forte del collegio sindacale e attento alle dinamiche francesi. Nomi che rappresentano solo uno spicchio delle relazioni più ampie, che vanno dal mondo dell'editoria a quello della politica. E anche qui si muove su piani trasversali. Buoni i rapporti con Riccardo Fraccaro, ex sottosegretario a Palazzo Chigi ai tempi del Conte bis, ma anche con Francesco Boccia del Pd e con l'azzurra Deborah Bergamini. Ad esempio si deve a Pezzi la partecipazione di De Puyfontaine a Digithon, la grande maratona digitale sulle start up pugliesi tanto cara all'ex ministro degli Affari regionali del Pd.
A chi si stupisce del successo dell'ex vj va ricordato il progressivo percorso di crescita. Dopo aver creato numerosi format (sua ad esempio è l'idea dell'intervista doppia), nel 2006 diventa imprenditore, e crea Ovo con l'obiettivo di lanciare la prima enciclopedia digitale. Non è che funzioni tanto bene. Di fatto resta in embrione, ma la percezione è quello dell'idea di successo. Tanto che a Ovo seguono altre aziende e operazioni di acquisizione. Ad esempio nel 2018 vende a Infront, all'epoca da poco senza Marco Bogarelli, una sua creazione, goalscout, per oltre un milione di euro. Pezzi e Bogarelli si conoscono da ben prima. Condividono quote di Sfera investimenti, il veicolo a cui fa capo Ovo Italia. Ma è sempre nel 2018 che i destini dei francesi si incrociano con l'ex conduttore tv. Ai tempi le convergenze si muovono attorno a Media pro e il tentativo di riorganizzare i diritti del calcio. Tentativo che non va in porto ma che spinge i francesi a strutturarsi meglio e trovare consulenti di peso. Nel frattempo, cresce anche la galassia Pezzi. Gagoo group partecipa alla gara Tim per scorporare di fatto le attività digitali di Havas Media. Nel 2020 a correre è Myintelligence che nel 2021 si trasforma in Mint. «Un'azienda tecnologica che fornisce agli advertiser una tecnologia unica per gestire in ottica multicanale», spiega il fondatore, «tutti gli investimenti sui mezzi pubblicitari.
Il tutto grazie all'Intelligenza artificiale e all'automazione dei processi». Robot cyborg e ontopsicologia sono infatti l'altra faccia di Pezzi, che durante il Meeting di Rimini del 2019 ha promesso di smettere di lavorare per la fine del 2022. «Inizierà la terza fase della mia vita», ha detto riferendosi al futuro dell'associazione sull'umanesimo.
Nel frattempo la partita Tim si fa calda. Da un lato dovrà occuparsi di un grattacapo, e di una sfida. Nel primo caso ci riferiamo a un contratto di almeno sette anni legato a Tim e a Stefano Siragusa su cui è stato aperto un audit interno per verificare termini e contenuti. Dall'altro lato, Pezzi e i francesi sono al lavoro per sostenere Stefano Labriola. L'attuale ad di Tim Brasil sarebbe il candidato su cui gli azionisti d'Oltralpe si stanno concentrando per mettere a terra le strategie e la visione di una Tim del futuro. Per Vivendi il Brasile è un esempio di successo, anche se a guardare strettamente la capitalizzazione in reais la controllata oggi vale meno di dieci anni fa.
Dal guru Meneghetti alla Cartabia la fitta rete del filosofo nato a Mtv
«Perché l'uomo tende di tanto in tanto verso il male. E come si può aiutarlo a non sbagliare?». Tra gli eventi sulla pagina Facebook dell'Associazione «Io Sono» di Andrea Pezzi se ne può trovare anche uno risalente al 17 maggio scorso, dove l'ex vj di Mtv pone questa domanda più che mai criptica a Gherardo Colombo, ex magistrato del pool di Mani pulite. Lo storico pm milanese ci mette un po' a rispondere, mentre in ascolto ci sono anche l'ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, e l'attrice e compagna di Pezzi, Cristiana Capotondi e dal 2020 capodelegazione della nazionale femminile di calcio. Basta questa fotografia primaverile per capire quanto sia vasta la rete di relazioni dell'ex attore, imprenditore e innovatore digitale che compie domani 48 anni. Nato a Ravenna il 21 novembre del 1973, meno di 20 anni fa l'ex volto di Mtv e anche della Rai era balzato agli onori delle cronache perché collegato all'Ontopsicologia, sorta di setta umanistica fondata dal guru Antonio Meneghetti. Il suo nome finì anche nel libro Occulto Italia, di Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli . L'Espresso gli dedicò anche un articolo molto critico per la sua vicinanza a Meneghetti. Ora invece si parla di Pezzi per le sue iniziative imprenditoriali e culturali, tra marketing e sviluppo di tecnologia digitale. Ha celebrato su Twitter il leader di Italia viva, Matteo Renzi, per aver portato Mario Draghi a Palazzo Chigi, ma è considerato molto vicino soprattutto al sindaco di Milano, Giusepppe Sala. Pezzi e Sala immortalarono la loro amicizia anche su Instagram, con una foto del 2016 che li riprendeva al mare alle Isole Egadi durante la prima estate da primo cittadino.
Quest'anno Pezzi ha organizzato il Festival dell'umano, celebrazione dell'associazione che, si legge sul sito, «nasce per creare un movimento culturale portatore dei grandi valori dell'Umanesimo, alla luce della ritrovata necessità di porsi delle domande fondamentali quali: che cos'è l'essere umano?». L'ha fatto in collaborazione con il museo Nazionale scienza e tecnologia, con tanto di patrocinio del Comune di Milano e del ministero della Cultura. Tanti gli sponsor che hanno contribuito, da Poste, Illy fino a Fondazione Cariplo e università Bocconi, Statale. Ai tavoli dell'evento sono stati invitati politici, economisti, sociologi e chi più ne ha più ne metta. In una locandina ancora presente su Internet si possono leggere i nomi dell'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, del ministro della Giustizia, Marta Cartabia, del sociologo Umberto Galimberti e via molti altri ancora. Al tavolo dell'etica è stato anche segnato il nome dell'attuale presidente del Consiglio, Mario Draghi, anche se il premier non ha partecipato: avranno dimenticato di toglierlo dal volantino. Di sicuro c'era la Cartabia, intervistata dall'attuale direttore del Corriere, Luciano Fontana. Insomma, Pezzi non è una persona qualunque. Del resto anche gli stessi soci delle sue società sono personaggi noti nel mondo economico politico milanese e nazionale. Nella società Innvervisione, che risulta inattiva dal 2020, era socio del giornalista Enrico Mentana, dell'autore Davide Parenti e persino dell'ex assessore al Bilancio del Comune di Milano Roberto Tasca. Nelle due società ancora attive, invece, la Mint e la Tef, i soci sono altri. Nella prima c'è il finanziere renziano Davide Serra, mentre nella seconda ci sono sia Capotondi sia Carlo Antonio De Matteo, quest'ultimo fondatore del Festival «Io Sono». Mint a sua volta controlla Myntelligence tech & media solution, Myntelligence Brazil e Zone 45 Srl, quest'ultima con sede a Ravenna.
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Dopo alterni successi che lo hanno portato dall'enciclopedia digitale alla collaborazione con Infront e Havas, il celebre volto di «Kitchen» d'inizio millennio ora rappresenta Vivendi nella partita che si gioca in Tim. E dialoga con Mef e Palazzo Chigi. Con i suoi festival umanistici il vj tesse relazioni con i media, la politica e la Chiesa. Lo speciale contiene due articoli.Nel 2001 su Mtv andavano in onda le ultime puntate di Kitchen. Uno studio-cucina nel quale Andrea Pezzi intervistava vip dello spettacolo e della musica. Oggi, a 20 anni di distanza, il guru del digitale e creatore di Ovo frequenta altri palcoscenici. Bazzica Palazzo Chigi e Mef con l'obiettivo di coordinare gli interessi dei francesi di Vivendi nel colosso nazionale delle telecomunicazioni: Tim. Un salto di prospettiva e di carriera notevole, legato in questi anni al lancio di numerose aziende e di una delle associazioni più influenti di Milano. Pezzi, con la compagna Cristiana Capotondi , anima infatti «Io sono», calamita di pensieri sull'umanesimo e sull'ontopsicologia. Nei giorni immediatamente precedenti al consiglio straordinario di Tim, nel quale gli azionisti francesi hanno cercato di dare una spallata all'ad, Luigi Gubitosi, Pezzi è stato avvistato a Roma. In agenda l'organizzazione di incontri con Daniele Franco, il capo di gabinetto del Mef, Giuseppe Chiné, e il consigliere di Mario Draghi, il professor Giavazzi. Non tutti gli incontri sono andati in porto. A quanto risulta alla Verità il titolare del Mef avrebbe fermamente declinato. Nulla però di che stupirsi. Ricevere dei «no» fa comunque parte del gioco e dell'attività di Pezzi che da consulente di Arnaud de Puyfontaine (presidente di Vivendi e braccio destro del finanziere Vincent Bolloré) si trova a coordinare tematiche internazionali con importanti ricadute sugli equilibri economici nazionali. Tutti sanno che dentro Tim, infatti, ci sono parte della rete, telefonia mobile, contenuti tv e importanti accordi sul calcio. Oltre che una coabitazione con Cassa depositi e prestiti, pilastro dello Stato italiano. E su questi temi Pezzi si è creato una reputazione.Pur essendo da meno di un anno «consigliori» del gruppo francese, l'ex volto di Mtv ha decisamente conquistato la fiducia dei cugini d'Oltralpe. A lui si deve l'indicazione per l'ingresso nel cda di Tim di Cristina Falcone e di Angelo Bonissoni, uomo forte del collegio sindacale e attento alle dinamiche francesi. Nomi che rappresentano solo uno spicchio delle relazioni più ampie, che vanno dal mondo dell'editoria a quello della politica. E anche qui si muove su piani trasversali. Buoni i rapporti con Riccardo Fraccaro, ex sottosegretario a Palazzo Chigi ai tempi del Conte bis, ma anche con Francesco Boccia del Pd e con l'azzurra Deborah Bergamini. Ad esempio si deve a Pezzi la partecipazione di De Puyfontaine a Digithon, la grande maratona digitale sulle start up pugliesi tanto cara all'ex ministro degli Affari regionali del Pd.A chi si stupisce del successo dell'ex vj va ricordato il progressivo percorso di crescita. Dopo aver creato numerosi format (sua ad esempio è l'idea dell'intervista doppia), nel 2006 diventa imprenditore, e crea Ovo con l'obiettivo di lanciare la prima enciclopedia digitale. Non è che funzioni tanto bene. Di fatto resta in embrione, ma la percezione è quello dell'idea di successo. Tanto che a Ovo seguono altre aziende e operazioni di acquisizione. Ad esempio nel 2018 vende a Infront, all'epoca da poco senza Marco Bogarelli, una sua creazione, goalscout, per oltre un milione di euro. Pezzi e Bogarelli si conoscono da ben prima. Condividono quote di Sfera investimenti, il veicolo a cui fa capo Ovo Italia. Ma è sempre nel 2018 che i destini dei francesi si incrociano con l'ex conduttore tv. Ai tempi le convergenze si muovono attorno a Media pro e il tentativo di riorganizzare i diritti del calcio. Tentativo che non va in porto ma che spinge i francesi a strutturarsi meglio e trovare consulenti di peso. Nel frattempo, cresce anche la galassia Pezzi. Gagoo group partecipa alla gara Tim per scorporare di fatto le attività digitali di Havas Media. Nel 2020 a correre è Myintelligence che nel 2021 si trasforma in Mint. «Un'azienda tecnologica che fornisce agli advertiser una tecnologia unica per gestire in ottica multicanale», spiega il fondatore, «tutti gli investimenti sui mezzi pubblicitari. Il tutto grazie all'Intelligenza artificiale e all'automazione dei processi». Robot cyborg e ontopsicologia sono infatti l'altra faccia di Pezzi, che durante il Meeting di Rimini del 2019 ha promesso di smettere di lavorare per la fine del 2022. «Inizierà la terza fase della mia vita», ha detto riferendosi al futuro dell'associazione sull'umanesimo. Nel frattempo la partita Tim si fa calda. Da un lato dovrà occuparsi di un grattacapo, e di una sfida. Nel primo caso ci riferiamo a un contratto di almeno sette anni legato a Tim e a Stefano Siragusa su cui è stato aperto un audit interno per verificare termini e contenuti. Dall'altro lato, Pezzi e i francesi sono al lavoro per sostenere Stefano Labriola. L'attuale ad di Tim Brasil sarebbe il candidato su cui gli azionisti d'Oltralpe si stanno concentrando per mettere a terra le strategie e la visione di una Tim del futuro. Per Vivendi il Brasile è un esempio di successo, anche se a guardare strettamente la capitalizzazione in reais la controllata oggi vale meno di dieci anni fa.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/andrea-pezzi-vivendi-2655767516.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dal-guru-meneghetti-alla-cartabia-la-fitta-rete-del-filosofo-nato-a-mtv" data-post-id="2655767516" data-published-at="1637391159" data-use-pagination="False"> Dal guru Meneghetti alla Cartabia la fitta rete del filosofo nato a Mtv «Perché l'uomo tende di tanto in tanto verso il male. E come si può aiutarlo a non sbagliare?». Tra gli eventi sulla pagina Facebook dell'Associazione «Io Sono» di Andrea Pezzi se ne può trovare anche uno risalente al 17 maggio scorso, dove l'ex vj di Mtv pone questa domanda più che mai criptica a Gherardo Colombo, ex magistrato del pool di Mani pulite. Lo storico pm milanese ci mette un po' a rispondere, mentre in ascolto ci sono anche l'ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, e l'attrice e compagna di Pezzi, Cristiana Capotondi e dal 2020 capodelegazione della nazionale femminile di calcio. Basta questa fotografia primaverile per capire quanto sia vasta la rete di relazioni dell'ex attore, imprenditore e innovatore digitale che compie domani 48 anni. Nato a Ravenna il 21 novembre del 1973, meno di 20 anni fa l'ex volto di Mtv e anche della Rai era balzato agli onori delle cronache perché collegato all'Ontopsicologia, sorta di setta umanistica fondata dal guru Antonio Meneghetti. Il suo nome finì anche nel libro Occulto Italia, di Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli . L'Espresso gli dedicò anche un articolo molto critico per la sua vicinanza a Meneghetti. Ora invece si parla di Pezzi per le sue iniziative imprenditoriali e culturali, tra marketing e sviluppo di tecnologia digitale. Ha celebrato su Twitter il leader di Italia viva, Matteo Renzi, per aver portato Mario Draghi a Palazzo Chigi, ma è considerato molto vicino soprattutto al sindaco di Milano, Giusepppe Sala. Pezzi e Sala immortalarono la loro amicizia anche su Instagram, con una foto del 2016 che li riprendeva al mare alle Isole Egadi durante la prima estate da primo cittadino. Quest'anno Pezzi ha organizzato il Festival dell'umano, celebrazione dell'associazione che, si legge sul sito, «nasce per creare un movimento culturale portatore dei grandi valori dell'Umanesimo, alla luce della ritrovata necessità di porsi delle domande fondamentali quali: che cos'è l'essere umano?». L'ha fatto in collaborazione con il museo Nazionale scienza e tecnologia, con tanto di patrocinio del Comune di Milano e del ministero della Cultura. Tanti gli sponsor che hanno contribuito, da Poste, Illy fino a Fondazione Cariplo e università Bocconi, Statale. Ai tavoli dell'evento sono stati invitati politici, economisti, sociologi e chi più ne ha più ne metta. In una locandina ancora presente su Internet si possono leggere i nomi dell'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, del ministro della Giustizia, Marta Cartabia, del sociologo Umberto Galimberti e via molti altri ancora. Al tavolo dell'etica è stato anche segnato il nome dell'attuale presidente del Consiglio, Mario Draghi, anche se il premier non ha partecipato: avranno dimenticato di toglierlo dal volantino. Di sicuro c'era la Cartabia, intervistata dall'attuale direttore del Corriere, Luciano Fontana. Insomma, Pezzi non è una persona qualunque. Del resto anche gli stessi soci delle sue società sono personaggi noti nel mondo economico politico milanese e nazionale. Nella società Innvervisione, che risulta inattiva dal 2020, era socio del giornalista Enrico Mentana, dell'autore Davide Parenti e persino dell'ex assessore al Bilancio del Comune di Milano Roberto Tasca. Nelle due società ancora attive, invece, la Mint e la Tef, i soci sono altri. Nella prima c'è il finanziere renziano Davide Serra, mentre nella seconda ci sono sia Capotondi sia Carlo Antonio De Matteo, quest'ultimo fondatore del Festival «Io Sono». Mint a sua volta controlla Myntelligence tech & media solution, Myntelligence Brazil e Zone 45 Srl, quest'ultima con sede a Ravenna.
Il carcere La Dogaia di Prato (Ansa)
Ciò che ha spinto, fondamentalmente, il tribunale di sorveglianza a intervenire per le suddette condizioni degradanti è consistito nella constatazione dello stato di sovraffollamento. Il tribunale ha accertato che l’uomo è rimasto, secondo quanto riportava ieri QN, per 2.026 giorni nella cella insieme ad altri due detenuti vivendo in spazi troppo angusti e troppo ristretti. Inoltre, come prevede la legge, ha usufruito dello sconto di un giorno in carcere ogni dieci sempre per il medesimo affollamento. In più, riceverà 288 euro a titolo di risarcimento per gli altri 16 giorni di detenzione «degradante».
Non c’è dubbio che il sovraffollamento vada contro il dettato della Costituzione che prevede il carcere come un luogo dove si viva in condizioni di dignità umana e che non sia solo un luogo di pena ma anche di riabilitazione.
Detto questo, il povero pedofilo avrà lo sconto di pena perché la cella è piccola. E la cella dalla quale per anni ha tentato di uscire il minore - non specifichiamo sesso ed età per rispetto - vittima del pedofilo? Quella è stretta o è larga? Noi pensiamo che sia stata una cella strettissima, angusta, angosciante e che, certamente, uscire da quella cella non è stato e non sarà un cammino semplice. Quel minore che risarcimento ha avuto? Non lo sappiamo, ma temiamo nessuno, come l’esperienza ci dice e ci ha insegnato per molti anni. A confronto il pedofilo piglia circa 300 euro che, per carità, sono un nulla, ma si fa un bel po’ meno di carcere perché le condizioni della sua cella, evidentemente, hanno un peso maggiore di quello della cella nella quale ha dovuto convivere quella vittima, che oggi ha più di 20 anni, insieme ai suoi amici e alle sue amiche.
Ora, è ovvio che il problema del sovraffollamento è un problema serio, ma quando senti certe notizie un po’ ti incazzi perché troppe volte assistiamo a trattamenti, in qualche modo, di favore e di risarcimento verso i carnefici e molto meno verso le vittime.
Per non essere manchevoli nell’informazione che volgiamo dare ai nostri lettori, vogliamo riportare alcuni dati pubblicati, non molto tempo fa, da Il Sole 24 Ore. In Quasi l’80% degli istituti penitenziari si superano i limiti di capienza: in alcune strutture (come, ad esempio, Lucca o Milano San Vittore) si superano per il 200-260% i limiti di capienza. Questo, naturalmente, si traduce in celle inadeguate e in spazi vitali ridotti al minimo che violano espressamente i parametri stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo provocando, ovviamente, problemi di disagio psichico e anche gesti estremi come il suicidio. Per non parlare poi del problema delle mamme detenute con bambini per i quali ci sono già delle strutture detentive appositamente studiate perché i bambini non debbano soffrire le conseguenze della pena per le malefatte della madre, ma non bastano, ce ne vogliono di più. La media nazionale del sovraffollamento supera il tasso del 138%.
Queste sono considerazioni che è d’obbligo fare e di cui si parla da troppo, ma si fa poco o niente.
Però il punto è un altro. Non può la considerazione delle condizioni «degradanti» del detenuto essere dirimente qualora quel detenuto non sia provato che, negli anni di detenzione, abbia compiuto un percorso tale che all’uscita del carcere non sia un soggetto ad alta pericolosità sociale. In particolare, nel caso dei pedofili, la malattia permane spesso nonostante il carcere e, quindi, all’uscita da esso, tendono a reiterare gli atti delinquenziali soprattutto su minorenni. Siamo sicuri che questo signore possiamo reimmetterlo nella società civile con la tranquillità di chi sa che si sta reimmettendo qualcuno che è «guarito»? Se quest’uomo è stato condannato vuol dire che quando ha compiuto quell’orrendo reato era capace di intendere e di volere: lo ha fatto deliberatamente sapendo quello che faceva e volontariamente potando a compimento il suo proposito criminale. Il carcere lo ha guarito? Uno potrebbe dire che in questo momento sto facendo un ragionamento contraddittorio ma, secondo me, contraddittorio non è. Perché se è sacrosanto il diritto di vivere in carceri «vivibili» è altrettanto sacrosanto - e ci permettiamo forse anche di più - nutrire il diritto da parte dei minorenni e, in generale di tutti, soprattutto le donne, di non aver paura di essere attaccati e distrutti psicologicamente da un pedofilo o da un maniaco sessuale.
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Il sindaco di Genova Silvia Salis e il cantante Olly
Ovvero diversi soggetti vennero chiamati a fare un’offerta. Tra gli aggiudicatari ci fu anche la storica agenzia di eventi cittadina che l’attuale amministrazione ha estromesso dal bando per l’organizzazione dell’ultimo show di San Silvestro, secondo il Tar della Liguria in modo irregolare. Ma questa volta la Procura non sembra reattiva da par suo. Nessuna indagine in tempo reale (ormai il Capodanno è passato da quasi sette mesi). E anche giornali e tv non sembrano troppo interessati alla questione.
La Concertopoli denunciata dalla Verità con analisi delle sentenze della giustizia amministrativa e delle società vincitrici del bando non sembra appassionare i segugi del giornalismo investigativo locale, che non hanno dedicato neppure una riga alla storia della Rst events e della Ops eventi, due società controllate da Nicolò Sasso e Alessandro Orlando che a Genova ottengono affidamenti su affidamenti e organizzano quasi tutti gli eventi a cui partecipa da protagonista la sindaca Silvia Salis. Stiamo parlando di centinaia di migliaia di euro consegnati a una coppia di ditte con un solo dipendente. C’è poi la questione degli impianti sportivi comunali concessi gratuitamente dall’amministrazione comunale, con conti non proprio floridi. Per esempio la consigliera Anna Orlando ha chiesto delucidazioni sull’utilizzo, quasi certamente a titolo gratuito, dello stadio Luigi Ferraris per i tre concerti di Olly. Show privati per cui 90.000 fan hanno pagato tra i 49 e gli 89 euro a biglietto. Sarebbe stato «regalato» agli organizzatori anche il palazzetto dello sport cittadino per un quadrangolare internazionale di pallavolo. In questo caso, sempre senza bando, l’amministrazione ha versato anche un contributo di 180.000 euro alla Fipav che, però, le partite le ha fatte pagare profumatamente (70 euro a biglietto, comprensivi della prevendita). Da approfondire anche la questione della lounge extralusso allestita per gli ospiti vip a margine dell’evento di Capodanno. Agli invitati sarebbe stato offerto il catering di uno chef stellato e un servizio di baby-sitting.
polemiche
Ma torniamo alla gara delle polemiche. In vista del Capodanno 2025 il Comune lancia un bando che mette sul piatto 740.000 euro per portare almeno un grande artista a Genova. La Duemilagrandieventi propone un ribasso del 7,5%, circa 55.000 euro in meno rispetto alla base d’asta e assicura di avere pronti Ghali, i Subsonica e Joan Thiel. «Tutti e tre insieme», chiarisce Paola Donati, socia e direttrice dell’azienda. La Rst dentro alla busta ha, invece, il nome dei Pinguini tattici nucleari e un ribasso dello 0,5% (il costo complessivo è di 736.000 euro). La commissione aggiudicatrice, formata dalla dirigente dell’Ufficio Grandi eventi, Monica Bocchiardo, (secondo le nostre fonti in ottimi rapporti con i titolari della Rst), da Pietro Toso e Cinzia Marino, però, prima dell’aggiudicazione, fa la cosiddetta verifica di congruità e chiede alle parti di esibire i contratti firmati dei cantanti. La Duemilagrandieventi presenta le mail intercorse con gli agenti degli artisti e si sente rispondere che tali comunicazioni «sono riconducibili a mere trattative preliminari e non a un impegno vincolante per l’artista». In mancanza del «contratto di ingaggio o di opzione», viene espresso «il giudizio di incongruità dell’offerta». E anche se, dopo l’esclusione, alla società viene concesso di presentare eventuali accordi, la Duemilagradieventi fa sapere che, a quel punto, «nessun artista ha più ritenuto di sottoscrivere impegni definitivi per un evento di incerta organizzazione».
Parte così il ricorso al Tar, che dà ragione alla Duemilagrandieventi. Secondo i giudici amministrativi «dalla piana esegesi» del disciplinare di gara «si evince chiaramente che l’esistenza dei contratti di ingaggio degli artisti era necessaria solo al momento dell’aggiudicazione e non nelle fasi anteriori, quindi neppure nell’ambito del subprocedimento di verifica di congruità dell’offerta che, notoriamente, precede l’aggiudicazione». In seguito all’annullamento della gara, il Comune ha fatto ricorso e, a ottobre, il Consiglio di Stato dovrà dire la parola definitiva sulla querelle.
scintille
La consigliera leghista Paola Bordilli chiede da tempo chiarezza: «La sindaca ha incontrato, nel corso del bando di gara, gli aggiudicatari finali? Quali problemi ha la Salis a rispondere a questa domanda che pongo da novembre? Perché, nonostante abbiamo segnalato la questione al prefetto, il sindaco tace quasi in disprezzo anche della autorità governativa?». Durante le presunte trattative, i Pinguini tattici nucleari avrebbero accettato di limare leggermente il proprio cachet e, quasi contestualmente, il Comune avrebbe garantito un contributo per favorire lo sbarco di Olly nell’impianto genovese. Che sarebbe stato concesso gratuitamente.
Visto che gli spettacoli sono stati organizzati dalle medesime società, la domanda sorge spontanea: il presunto sconto sul gruppo milanese è stato bilanciato dalla possibilità di utilizzare lo stadio? Secondo una nostra fonte, la sindaca, quando ha saputo della vittoria del pacchetto con Ghali, non avrebbe gradito la notizia e non lo avrebbe nascosto. L’esclusione della Duemilagrandieventi è una conseguenza di quel presunto mancato gradimento della prima cittadina?
veglione
Si tratta di questioni ancora tutte da verificare. Noi abbiamo provato a chiederlo agli organizzatori, ma non ci è stata data risposta. Ma se la gara di Capodanno e l’annullamento deciso dal Tar sembrano interessare stampa, politica e magistratura molto meno dell’organizzazione del Tricapodanno da parte della giunta di centrodestra, resta aperto un altro tema. Quello della presunta telefonata tra Sasso e l’agente dello spettacolo Cristina Lodi, a cui, in vista del Capodanno 2025, l’imprenditore avrebbe riferito che non sarebbe stata gradita la sua presenza alla conferenza stampa e all’evento vero e proprio per la sua vecchia candidatura nelle fila del centrodestra.
Una vicenda che Sasso non ha voluto commentare, ma su cui è intervenuta Ilaria Cavo, deputata di Noi moderati e consigliera (più votata) del Comune di Genova: «Quello capitato a Cristina Lodi è un episodio molto increscioso. Bene che sia rientrato con la posizione dell’amministrazione comunale. Visto che è diventato pubblico, sarebbe opportuna una chiara presa di posizione della sindaca, anche se sono certa che tutto sia rientrato. Nessuna figura professionale può essere penalizzata per il fatto di essersi candidata in una lista politica, che in questo caso era “Noi moderati Bucci Orgoglio Genova” da me guidata».
La Cavo ha, però, un altro appunto da fare: «Quello che non torna, in questo momento, è soprattutto la rassegna stampa del Comune di Genova. Nonostante parlino della nostra città, non sono presenti gli articoli della Verità che questa settimana ha pubblicato inchieste su accrediti, concerti, sport legati a Genova. Un giorno può capitare, ma difficile pensare a una svista ripetuta. Ne chiederemo conto con un’interrogazione perché non può esserci il minimo sospetto di censura. I concerti e i grandi eventi che riempiono piazze e attirano i giovani li abbiamo sempre sostenuti e li continueremo a sostenere insieme al rispetto per la stampa».
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