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2021-11-20
L’Ovo di Pezzi cova gli interessi di Bolloré
Andrea Pezzi (Getty Images)
Nel 2001 su Mtv andavano in onda le ultime puntate di Kitchen. Uno studio-cucina nel quale Andrea Pezzi intervistava vip dello spettacolo e della musica. Oggi, a 20 anni di distanza, il guru del digitale e creatore di Ovo frequenta altri palcoscenici. Bazzica Palazzo Chigi e Mef con l'obiettivo di coordinare gli interessi dei francesi di Vivendi nel colosso nazionale delle telecomunicazioni: Tim. Un salto di prospettiva e di carriera notevole, legato in questi anni al lancio di numerose aziende e di una delle associazioni più influenti di Milano. Pezzi, con la compagna Cristiana Capotondi , anima infatti «Io sono», calamita di pensieri sull'umanesimo e sull'ontopsicologia.
Nei giorni immediatamente precedenti al consiglio straordinario di Tim, nel quale gli azionisti francesi hanno cercato di dare una spallata all'ad, Luigi Gubitosi, Pezzi è stato avvistato a Roma. In agenda l'organizzazione di incontri con Daniele Franco, il capo di gabinetto del Mef, Giuseppe Chiné, e il consigliere di Mario Draghi, il professor Giavazzi. Non tutti gli incontri sono andati in porto. A quanto risulta alla Verità il titolare del Mef avrebbe fermamente declinato. Nulla però di che stupirsi. Ricevere dei «no» fa comunque parte del gioco e dell'attività di Pezzi che da consulente di Arnaud de Puyfontaine (presidente di Vivendi e braccio destro del finanziere Vincent Bolloré) si trova a coordinare tematiche internazionali con importanti ricadute sugli equilibri economici nazionali. Tutti sanno che dentro Tim, infatti, ci sono parte della rete, telefonia mobile, contenuti tv e importanti accordi sul calcio. Oltre che una coabitazione con Cassa depositi e prestiti, pilastro dello Stato italiano. E su questi temi Pezzi si è creato una reputazione.
Pur essendo da meno di un anno «consigliori» del gruppo francese, l'ex volto di Mtv ha decisamente conquistato la fiducia dei cugini d'Oltralpe. A lui si deve l'indicazione per l'ingresso nel cda di Tim di Cristina Falcone e di Angelo Bonissoni, uomo forte del collegio sindacale e attento alle dinamiche francesi. Nomi che rappresentano solo uno spicchio delle relazioni più ampie, che vanno dal mondo dell'editoria a quello della politica. E anche qui si muove su piani trasversali. Buoni i rapporti con Riccardo Fraccaro, ex sottosegretario a Palazzo Chigi ai tempi del Conte bis, ma anche con Francesco Boccia del Pd e con l'azzurra Deborah Bergamini. Ad esempio si deve a Pezzi la partecipazione di De Puyfontaine a Digithon, la grande maratona digitale sulle start up pugliesi tanto cara all'ex ministro degli Affari regionali del Pd.
A chi si stupisce del successo dell'ex vj va ricordato il progressivo percorso di crescita. Dopo aver creato numerosi format (sua ad esempio è l'idea dell'intervista doppia), nel 2006 diventa imprenditore, e crea Ovo con l'obiettivo di lanciare la prima enciclopedia digitale. Non è che funzioni tanto bene. Di fatto resta in embrione, ma la percezione è quello dell'idea di successo. Tanto che a Ovo seguono altre aziende e operazioni di acquisizione. Ad esempio nel 2018 vende a Infront, all'epoca da poco senza Marco Bogarelli, una sua creazione, goalscout, per oltre un milione di euro. Pezzi e Bogarelli si conoscono da ben prima. Condividono quote di Sfera investimenti, il veicolo a cui fa capo Ovo Italia. Ma è sempre nel 2018 che i destini dei francesi si incrociano con l'ex conduttore tv. Ai tempi le convergenze si muovono attorno a Media pro e il tentativo di riorganizzare i diritti del calcio. Tentativo che non va in porto ma che spinge i francesi a strutturarsi meglio e trovare consulenti di peso. Nel frattempo, cresce anche la galassia Pezzi. Gagoo group partecipa alla gara Tim per scorporare di fatto le attività digitali di Havas Media. Nel 2020 a correre è Myintelligence che nel 2021 si trasforma in Mint. «Un'azienda tecnologica che fornisce agli advertiser una tecnologia unica per gestire in ottica multicanale», spiega il fondatore, «tutti gli investimenti sui mezzi pubblicitari.
Il tutto grazie all'Intelligenza artificiale e all'automazione dei processi». Robot cyborg e ontopsicologia sono infatti l'altra faccia di Pezzi, che durante il Meeting di Rimini del 2019 ha promesso di smettere di lavorare per la fine del 2022. «Inizierà la terza fase della mia vita», ha detto riferendosi al futuro dell'associazione sull'umanesimo.
Nel frattempo la partita Tim si fa calda. Da un lato dovrà occuparsi di un grattacapo, e di una sfida. Nel primo caso ci riferiamo a un contratto di almeno sette anni legato a Tim e a Stefano Siragusa su cui è stato aperto un audit interno per verificare termini e contenuti. Dall'altro lato, Pezzi e i francesi sono al lavoro per sostenere Stefano Labriola. L'attuale ad di Tim Brasil sarebbe il candidato su cui gli azionisti d'Oltralpe si stanno concentrando per mettere a terra le strategie e la visione di una Tim del futuro. Per Vivendi il Brasile è un esempio di successo, anche se a guardare strettamente la capitalizzazione in reais la controllata oggi vale meno di dieci anni fa.
Dal guru Meneghetti alla Cartabia la fitta rete del filosofo nato a Mtv
«Perché l'uomo tende di tanto in tanto verso il male. E come si può aiutarlo a non sbagliare?». Tra gli eventi sulla pagina Facebook dell'Associazione «Io Sono» di Andrea Pezzi se ne può trovare anche uno risalente al 17 maggio scorso, dove l'ex vj di Mtv pone questa domanda più che mai criptica a Gherardo Colombo, ex magistrato del pool di Mani pulite. Lo storico pm milanese ci mette un po' a rispondere, mentre in ascolto ci sono anche l'ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, e l'attrice e compagna di Pezzi, Cristiana Capotondi e dal 2020 capodelegazione della nazionale femminile di calcio. Basta questa fotografia primaverile per capire quanto sia vasta la rete di relazioni dell'ex attore, imprenditore e innovatore digitale che compie domani 48 anni. Nato a Ravenna il 21 novembre del 1973, meno di 20 anni fa l'ex volto di Mtv e anche della Rai era balzato agli onori delle cronache perché collegato all'Ontopsicologia, sorta di setta umanistica fondata dal guru Antonio Meneghetti. Il suo nome finì anche nel libro Occulto Italia, di Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli . L'Espresso gli dedicò anche un articolo molto critico per la sua vicinanza a Meneghetti. Ora invece si parla di Pezzi per le sue iniziative imprenditoriali e culturali, tra marketing e sviluppo di tecnologia digitale. Ha celebrato su Twitter il leader di Italia viva, Matteo Renzi, per aver portato Mario Draghi a Palazzo Chigi, ma è considerato molto vicino soprattutto al sindaco di Milano, Giusepppe Sala. Pezzi e Sala immortalarono la loro amicizia anche su Instagram, con una foto del 2016 che li riprendeva al mare alle Isole Egadi durante la prima estate da primo cittadino.
Quest'anno Pezzi ha organizzato il Festival dell'umano, celebrazione dell'associazione che, si legge sul sito, «nasce per creare un movimento culturale portatore dei grandi valori dell'Umanesimo, alla luce della ritrovata necessità di porsi delle domande fondamentali quali: che cos'è l'essere umano?». L'ha fatto in collaborazione con il museo Nazionale scienza e tecnologia, con tanto di patrocinio del Comune di Milano e del ministero della Cultura. Tanti gli sponsor che hanno contribuito, da Poste, Illy fino a Fondazione Cariplo e università Bocconi, Statale. Ai tavoli dell'evento sono stati invitati politici, economisti, sociologi e chi più ne ha più ne metta. In una locandina ancora presente su Internet si possono leggere i nomi dell'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, del ministro della Giustizia, Marta Cartabia, del sociologo Umberto Galimberti e via molti altri ancora. Al tavolo dell'etica è stato anche segnato il nome dell'attuale presidente del Consiglio, Mario Draghi, anche se il premier non ha partecipato: avranno dimenticato di toglierlo dal volantino. Di sicuro c'era la Cartabia, intervistata dall'attuale direttore del Corriere, Luciano Fontana. Insomma, Pezzi non è una persona qualunque. Del resto anche gli stessi soci delle sue società sono personaggi noti nel mondo economico politico milanese e nazionale. Nella società Innvervisione, che risulta inattiva dal 2020, era socio del giornalista Enrico Mentana, dell'autore Davide Parenti e persino dell'ex assessore al Bilancio del Comune di Milano Roberto Tasca. Nelle due società ancora attive, invece, la Mint e la Tef, i soci sono altri. Nella prima c'è il finanziere renziano Davide Serra, mentre nella seconda ci sono sia Capotondi sia Carlo Antonio De Matteo, quest'ultimo fondatore del Festival «Io Sono». Mint a sua volta controlla Myntelligence tech & media solution, Myntelligence Brazil e Zone 45 Srl, quest'ultima con sede a Ravenna.
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Dopo alterni successi che lo hanno portato dall'enciclopedia digitale alla collaborazione con Infront e Havas, il celebre volto di «Kitchen» d'inizio millennio ora rappresenta Vivendi nella partita che si gioca in Tim. E dialoga con Mef e Palazzo Chigi. Con i suoi festival umanistici il vj tesse relazioni con i media, la politica e la Chiesa. Lo speciale contiene due articoli.Nel 2001 su Mtv andavano in onda le ultime puntate di Kitchen. Uno studio-cucina nel quale Andrea Pezzi intervistava vip dello spettacolo e della musica. Oggi, a 20 anni di distanza, il guru del digitale e creatore di Ovo frequenta altri palcoscenici. Bazzica Palazzo Chigi e Mef con l'obiettivo di coordinare gli interessi dei francesi di Vivendi nel colosso nazionale delle telecomunicazioni: Tim. Un salto di prospettiva e di carriera notevole, legato in questi anni al lancio di numerose aziende e di una delle associazioni più influenti di Milano. Pezzi, con la compagna Cristiana Capotondi , anima infatti «Io sono», calamita di pensieri sull'umanesimo e sull'ontopsicologia. Nei giorni immediatamente precedenti al consiglio straordinario di Tim, nel quale gli azionisti francesi hanno cercato di dare una spallata all'ad, Luigi Gubitosi, Pezzi è stato avvistato a Roma. In agenda l'organizzazione di incontri con Daniele Franco, il capo di gabinetto del Mef, Giuseppe Chiné, e il consigliere di Mario Draghi, il professor Giavazzi. Non tutti gli incontri sono andati in porto. A quanto risulta alla Verità il titolare del Mef avrebbe fermamente declinato. Nulla però di che stupirsi. Ricevere dei «no» fa comunque parte del gioco e dell'attività di Pezzi che da consulente di Arnaud de Puyfontaine (presidente di Vivendi e braccio destro del finanziere Vincent Bolloré) si trova a coordinare tematiche internazionali con importanti ricadute sugli equilibri economici nazionali. Tutti sanno che dentro Tim, infatti, ci sono parte della rete, telefonia mobile, contenuti tv e importanti accordi sul calcio. Oltre che una coabitazione con Cassa depositi e prestiti, pilastro dello Stato italiano. E su questi temi Pezzi si è creato una reputazione.Pur essendo da meno di un anno «consigliori» del gruppo francese, l'ex volto di Mtv ha decisamente conquistato la fiducia dei cugini d'Oltralpe. A lui si deve l'indicazione per l'ingresso nel cda di Tim di Cristina Falcone e di Angelo Bonissoni, uomo forte del collegio sindacale e attento alle dinamiche francesi. Nomi che rappresentano solo uno spicchio delle relazioni più ampie, che vanno dal mondo dell'editoria a quello della politica. E anche qui si muove su piani trasversali. Buoni i rapporti con Riccardo Fraccaro, ex sottosegretario a Palazzo Chigi ai tempi del Conte bis, ma anche con Francesco Boccia del Pd e con l'azzurra Deborah Bergamini. Ad esempio si deve a Pezzi la partecipazione di De Puyfontaine a Digithon, la grande maratona digitale sulle start up pugliesi tanto cara all'ex ministro degli Affari regionali del Pd.A chi si stupisce del successo dell'ex vj va ricordato il progressivo percorso di crescita. Dopo aver creato numerosi format (sua ad esempio è l'idea dell'intervista doppia), nel 2006 diventa imprenditore, e crea Ovo con l'obiettivo di lanciare la prima enciclopedia digitale. Non è che funzioni tanto bene. Di fatto resta in embrione, ma la percezione è quello dell'idea di successo. Tanto che a Ovo seguono altre aziende e operazioni di acquisizione. Ad esempio nel 2018 vende a Infront, all'epoca da poco senza Marco Bogarelli, una sua creazione, goalscout, per oltre un milione di euro. Pezzi e Bogarelli si conoscono da ben prima. Condividono quote di Sfera investimenti, il veicolo a cui fa capo Ovo Italia. Ma è sempre nel 2018 che i destini dei francesi si incrociano con l'ex conduttore tv. Ai tempi le convergenze si muovono attorno a Media pro e il tentativo di riorganizzare i diritti del calcio. Tentativo che non va in porto ma che spinge i francesi a strutturarsi meglio e trovare consulenti di peso. Nel frattempo, cresce anche la galassia Pezzi. Gagoo group partecipa alla gara Tim per scorporare di fatto le attività digitali di Havas Media. Nel 2020 a correre è Myintelligence che nel 2021 si trasforma in Mint. «Un'azienda tecnologica che fornisce agli advertiser una tecnologia unica per gestire in ottica multicanale», spiega il fondatore, «tutti gli investimenti sui mezzi pubblicitari. Il tutto grazie all'Intelligenza artificiale e all'automazione dei processi». Robot cyborg e ontopsicologia sono infatti l'altra faccia di Pezzi, che durante il Meeting di Rimini del 2019 ha promesso di smettere di lavorare per la fine del 2022. «Inizierà la terza fase della mia vita», ha detto riferendosi al futuro dell'associazione sull'umanesimo. Nel frattempo la partita Tim si fa calda. Da un lato dovrà occuparsi di un grattacapo, e di una sfida. Nel primo caso ci riferiamo a un contratto di almeno sette anni legato a Tim e a Stefano Siragusa su cui è stato aperto un audit interno per verificare termini e contenuti. Dall'altro lato, Pezzi e i francesi sono al lavoro per sostenere Stefano Labriola. L'attuale ad di Tim Brasil sarebbe il candidato su cui gli azionisti d'Oltralpe si stanno concentrando per mettere a terra le strategie e la visione di una Tim del futuro. Per Vivendi il Brasile è un esempio di successo, anche se a guardare strettamente la capitalizzazione in reais la controllata oggi vale meno di dieci anni fa.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/andrea-pezzi-vivendi-2655767516.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dal-guru-meneghetti-alla-cartabia-la-fitta-rete-del-filosofo-nato-a-mtv" data-post-id="2655767516" data-published-at="1637391159" data-use-pagination="False"> Dal guru Meneghetti alla Cartabia la fitta rete del filosofo nato a Mtv «Perché l'uomo tende di tanto in tanto verso il male. E come si può aiutarlo a non sbagliare?». Tra gli eventi sulla pagina Facebook dell'Associazione «Io Sono» di Andrea Pezzi se ne può trovare anche uno risalente al 17 maggio scorso, dove l'ex vj di Mtv pone questa domanda più che mai criptica a Gherardo Colombo, ex magistrato del pool di Mani pulite. Lo storico pm milanese ci mette un po' a rispondere, mentre in ascolto ci sono anche l'ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, e l'attrice e compagna di Pezzi, Cristiana Capotondi e dal 2020 capodelegazione della nazionale femminile di calcio. Basta questa fotografia primaverile per capire quanto sia vasta la rete di relazioni dell'ex attore, imprenditore e innovatore digitale che compie domani 48 anni. Nato a Ravenna il 21 novembre del 1973, meno di 20 anni fa l'ex volto di Mtv e anche della Rai era balzato agli onori delle cronache perché collegato all'Ontopsicologia, sorta di setta umanistica fondata dal guru Antonio Meneghetti. Il suo nome finì anche nel libro Occulto Italia, di Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli . L'Espresso gli dedicò anche un articolo molto critico per la sua vicinanza a Meneghetti. Ora invece si parla di Pezzi per le sue iniziative imprenditoriali e culturali, tra marketing e sviluppo di tecnologia digitale. Ha celebrato su Twitter il leader di Italia viva, Matteo Renzi, per aver portato Mario Draghi a Palazzo Chigi, ma è considerato molto vicino soprattutto al sindaco di Milano, Giusepppe Sala. Pezzi e Sala immortalarono la loro amicizia anche su Instagram, con una foto del 2016 che li riprendeva al mare alle Isole Egadi durante la prima estate da primo cittadino. Quest'anno Pezzi ha organizzato il Festival dell'umano, celebrazione dell'associazione che, si legge sul sito, «nasce per creare un movimento culturale portatore dei grandi valori dell'Umanesimo, alla luce della ritrovata necessità di porsi delle domande fondamentali quali: che cos'è l'essere umano?». L'ha fatto in collaborazione con il museo Nazionale scienza e tecnologia, con tanto di patrocinio del Comune di Milano e del ministero della Cultura. Tanti gli sponsor che hanno contribuito, da Poste, Illy fino a Fondazione Cariplo e università Bocconi, Statale. Ai tavoli dell'evento sono stati invitati politici, economisti, sociologi e chi più ne ha più ne metta. In una locandina ancora presente su Internet si possono leggere i nomi dell'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, del ministro della Giustizia, Marta Cartabia, del sociologo Umberto Galimberti e via molti altri ancora. Al tavolo dell'etica è stato anche segnato il nome dell'attuale presidente del Consiglio, Mario Draghi, anche se il premier non ha partecipato: avranno dimenticato di toglierlo dal volantino. Di sicuro c'era la Cartabia, intervistata dall'attuale direttore del Corriere, Luciano Fontana. Insomma, Pezzi non è una persona qualunque. Del resto anche gli stessi soci delle sue società sono personaggi noti nel mondo economico politico milanese e nazionale. Nella società Innvervisione, che risulta inattiva dal 2020, era socio del giornalista Enrico Mentana, dell'autore Davide Parenti e persino dell'ex assessore al Bilancio del Comune di Milano Roberto Tasca. Nelle due società ancora attive, invece, la Mint e la Tef, i soci sono altri. Nella prima c'è il finanziere renziano Davide Serra, mentre nella seconda ci sono sia Capotondi sia Carlo Antonio De Matteo, quest'ultimo fondatore del Festival «Io Sono». Mint a sua volta controlla Myntelligence tech & media solution, Myntelligence Brazil e Zone 45 Srl, quest'ultima con sede a Ravenna.
«Maschi Veri» (Netflix)
Dalla Spagna a Netflix, la serie segue quattro quarantenni alle prese con identità, relazioni e nuovi equilibri sociali. Tra ironia e crisi personali, il racconto evolve oltre il patriarcato, interrogando cosa significhi essere uomini oggi.
In Italia, abbiamo fatto appena in tempo ad applaudire la prima, ma, in Spagna, le stagioni di Machos Alfa - da noi riadattato in Maschi Veri - sono state quattro. Con una quinta disponibile su Netflix da venerdì 17 aprile.
La serie tv, che ha saputo ribaltare gli assunti del politicamente corretto, ha voluto proseguire oltre quel che è stato fatto, tornando a interrogandosi sul significato che la mascolinità possa avere quest'oggi. Dapprima, è stato il patriarcato. Poi, nel corso delle quattro stagioni già viste, altri mostri, altre battaglie. Pedro, Luis, Raul e Santi, amici di sempre, sulla soglia degli -anta, sono stati costretti a misurarsi con una realtà duttile e mutevole. Relazioni che cambiano, improvvise virate, il Giusto e lo Sbagliato come insiemi dai confini labili. Niente di quel che era stato insegnato loro sembra poter sopravvivere in questo mondo nuovo. La loro cultura, quello di cui sono intrisi, è stato derubricato a scoria del patriarcato, ogni loro pensiero cerchiato con la penna rossa. Avrebbero dovuto imparare a disimpararsi. Rivedere ogni automatismo, fermarsi al pensiero, senza più verbalizzarlo. Ogni cosa nota, l'ironia un tempo ben accetta, i nomignoli e le piccolezze legate ai ruoli di genere, sarebbero stati presi come insulti. Di qui, dunque, l'esigenza di costringersi ad un corso vero e proprio, che potesse fornire loro gli strumenti necessari a liberarsi della propria mascolinità tossica.
Machos Alfa, nelle sue prime quattro stagioni, è partito dalla particolarità di questi quattro amici per navigare, attraverso loro, il politicamente corretto, la società fluida, il gender gap, le relazioni, così come social e parità di genere le stanno riscrivendo. Poi, si è portato più in là, dando a ciascun quarantenne una vita che consentisse (anche) uno sviluppo verticale della narrazione.Così, Pedro, Luis, Santi e Raul si sono evoluti, di episodio in episodio. E, in questi inediti, continuano nel proprio processo di ricerca, uomini costretti a ridefinire, in tarda età, i confini della propria identità. Non sono maschi come lo erano i propri padri. Non si sentono alfa né capobranco. Forse, un branco, nemmeno lo hanno. Eppure vanno, incontrando sul proprio cammino i drammi legati alle crisi matrimoniali, all'ingresso nelle relazioni umane dell'intelligenza artificiale, alla paternità, soprattutto a quella non convenzionale. E vanno con ironia sottile, meravigliosa, con una capacità di divertire, che, nell'economia dell'offerta televisiva odierna, raramente ha trovato pari.
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Secondo Wilders, la scrittrice italiana aveva già previsto, oltre venticinque anni fa, le trasformazioni che oggi — a suo dire — sarebbero sotto gli occhi di tutti. Citando il suo libro La rabbia e l'orgoglio, ha rilanciato il messaggio attribuito alla Fallaci: «Svegliatevi, gente».
Nel discorso, il leader olandese ha legato immigrazione, islamismo e crisi dell’Europa, parlando di una «migrazione di massa» che avrebbe cambiato profondamente le città europee. Tra gli esempi citati anche Milano, descritta come simbolo di un mutamento segnato — nella sua ricostruzione — da insicurezza e perdita di identità.
Uno dei passaggi più duri è stato rivolto agli immigrati irregolari: «Vi manderemo via, dovete andarvene», ha affermato, delineando una posizione fortemente restrittiva.
Nel finale, Wilders ha affiancato alla figura della Fallaci anche quella di Giovanni Paolo II, citando il celebre «Non abbiate paura», per rafforzare il tono identitario e simbolico del suo intervento.
Il senso complessivo del discorso è stato chiaro: per Wilders, la questione migratoria rappresenta una sfida centrale per il futuro e per la stessa identità dell’Europa.
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