Altro raid in un paesino francese
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Nuove perquisizioni nelle banlieue dopo la morte del sedicenne ucciso a Crépol. Poche settimane fa c’era stato un caso analogo. E c’è chi pensa a ronde di autodifesa.

Le indagini sul raid alla festa del paesino di Crépol, avvenuto tra sabato e domenica scorsi, hanno fornito ieri nuove prove della volontà di uccidere del commando che ha ammazzato il sedicenne Thomas Perotto. Come ha già scritto anche La Verità, nei giorni scorsi, vari testimoni hanno riferito di aver sentito alcuni aggressori dire di voler «accoltellare dei bianchi».

Grazie ad un testimone citato dalla radio Rtl, ieri si è appreso che le coltellate sferrate dai membri del commando erano «intenzionali». La stessa fonte ha anche detto che gli autori dei fendenti erano delle «racaille». La traduzione letterale in italiano di questo termine è «feccia» e, in francese, viene usato per riferirsi ai delinquenti, con riferimento particolare a soggetti come quelli che hanno incendiato le banlieue francesi, la scorsa estate, quasi sistematicamente di origine africana. E infatti un’altra fonte giudiziaria anonima vicina all’inchiesta, citata solo da un giornalista del settimanale di destra Valeurs Actuelles, ha invece rivelato che tra gli autori dell’attacco di Crépol c’erano diversi individui di tipo «nordafricano».

Intanto, ieri mattina, gli agenti del Plotone di sorveglianza e intervento (Psig), una squadra speciale della gendarmeria francese, hanno compiuto delle perquisizioni nel quartiere «difficile» di Monnaie, nella cittadina di Roman-sur-Isère, da cui provenivano alcuni membri del commando che ha attaccato Crépol. Nel frattempo, Antoine Baudino, esponente del partito sovranista Réconquete! fondato da Eric Zemmour, ha diffuso i dati relativi alle sovvenzioni urbanistiche e abitative, versate a questo quartiere. Nel 2020, la Monnaie aveva ottenuto investimenti pubblici per un totale di 4 milioni e mezzo di euro. Come spiegato in vari libri dal geografo e studioso Christophe Guilluy, le periferie immigrate, spesso dipinte come «dimenticate dallo Stato», ricevono in realtà molti più soldi di quanto non capiti alle zone rurali, come appunto Crépol.

Nel frattempo si è appreso che, lo scorso 30 settembre, un altro villaggio francese avrebbe potuto trovarsi in una situazione simile a quella di Crépol. La testimonianza è arrivata da Stéphanie, la madre di uno dei giovani che partecipavano ad una festa a Saint-Martin-Petit, un paesino dell’Aquitania. La donna ha raccontato ai microfoni della radio Europe 1 che, quella sera, suo figlio «ha visto due suoi amici con delle armi puntate alla testa». Secondo lei, i raid come quelli di Crépol non sono poi così rari. «Non c’è più sicurezza», ha detto la donna, «bisogna che ci scappi il morto perché i giornali ne parlino. Ma situazioni del genere ci sono ogni weekend». Sempre a proposito dell’attacco di Saint-Martin-Petit, un altro testimone citato dal quotidiano locale Le Républicain, ha detto che gli aggressori erano racaille.

La morte di Thomas Perotto sembra aver liberato la parola in Francia e posto sotto un’altra luce decine di altri fatti simili che sono passati piuttosto inosservati, almeno sulla stampa nazionale, anche per la volontà di evitare di svegliare il can che dorme nelle banlieue transalpine. Ma i fatti di Crépol hanno avuto anche l’effetto di sviluppare l’esigenza di autodifesa da parte dei cittadini onesti. In questo senso, ieri sul canale d’informazione Cnews, l’avvocato e specialista di sicurezza Thibault de Montbrial ha condiviso una riflessione dalle tinte fosche. «Se la polizia e la giustizia non riprenderanno in mano la situazione», ha detto, «si formeranno delle bande organizzate per proteggere con i fucili le feste e le persone». E mentre le indagini sul raid di Crépol continuano, il paesino si prepara a dare l’ultimo saluto a Thomas Perotto, i cui funerali saranno celebrati oggi.

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