- Pensioni, c’è l’intesa tra Lega e M5s. Prosegue il confronto su flat tax e Iva, mentre su acciaio e alta velocità resta il gelo.
- Il decreto Dignità passa indenne alla Camera. Votato al Senato il Milleproroghe, mentre la legge sul precariato supera l’ostruzionismo in commissione.
Lo speciale contiene due articoli.
Al momento di certo c’è che nella prossima manovra entrerà un comma per rendere obbligatori i seggiolini salva bebè. Strumenti intelligenti che impediscono di dimenticare i bimbi in auto. Sul contenuto vero della legge Finanziaria è nebbia. Le ipotesi sono varie, ma soprattutto sono su tavoli diversi. Quello della Lega, dei 5 stelle e del compagine guidata dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Nulla di nuovo. Ovviamente la sintesi sarà complessa. Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti puntano alla flat tax e a smontare la legge Fornero. Per quanto riguarda le pensioni la manovra dovrebbe contenere la novità chiamata quota 100. La norma consentirebbe di lasciare il lavoro quando l’età anagrafica e quella contributiva arrivano a formare la cifra del secolo.
Il costo, come più volte ha avuto modo di anticipare l’esperto del Carroccio Alberto Brambilla, si aggirerebbe sui 4 miliardi di euro all’anno. L’altro piatto forte leghista è la flat tax. Nome improprio visto che prevederebbe due diverse aliquote e una sorta di progressività. Qui ancora c’è molto da capire. Se dovesse partire solo per le aziende e le partite Iva, come ha detto il premier Giuseppe Conte in fase d’insediamento, è logico immaginare che il costo della riforma fiscale sarà pareggiato da un forte livellamento delle tax expenditure. Sono le detrazioni o le deduzioni fiscali. In Italia ne esiste una selva. Nella nota integrativa allo stato di previsione delle entrate per il 2016, il Parlamento ne ha calcolate 296 per un valore complessivo di 175,1 miliardi di euro. Solo quelle relative alla casa equivalgono a un mancato gettito di circa 10 miliardi, si tratta dei vari incentivi per il restauro e la ristrutturazione.
Il governo precedente ne ha introdotte cinque in più. Ad esempio l’Iva agevolata al 5% per le prestazioni sociosanitarie assistenziali vale per quest’anno 780 milioni di mancato gettito. Insomma, il valore delle detrazioni dovrebbe essere salito ancora un po’. Appare ormai certo, perché su questo Salvini e Di Maio sono d’accordo, che per finanziare la flat tax si taglieranno le agevolazioni almeno per 40 miliardi di euro. In pratica si alzano le tasse ad alcune categorie per poi inserire un’imposizione non progressiva e più bassa. Se pensiamo che da ben sei anni il Senato – su input di Ocse e Fmi – studia come tagliare le tax expenditure, si capisce che gran parte del lavoro è già fatto. Gli ultimi governi le hanno modificate, ma non ridotte perché sono un bacino di voci. Ci sono alcune agevolazioni che valgono per pochissime aziende, quasi incentivi con nome e cognome. La flat tax al contrario non prevede sconti fiscali (salvo per le tematiche reddituali da lavoro), d’altronde mixarle non sarebbe logico. In ogni caso la differenza dovrà essere a favore del contribuente. Certo, a contare saranno la scelte delle agevolazioni da depennare. Comunque con 40 miliardi di rialzo di imposte e di successivo taglio si potrebbe coprire la Finanziaria 2019. E non sarebbe previsto il taglio delle pensioni d’oro: la Lega ha fatto presente che la modalità cozzerebbe con l’idea di avviare nel 2020 una flat tax anche per le persone fisiche.
Stando alle indiscrezioni la manovra dovrebbe pesare sui conti più o meno 26 miliardi. Il che dovrebbe comprendere la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia (15,7 miliardi), ma non il reddito di cittadinanza che slitterebbe come minimo al 2020. Forse i 5 stelle potrebbero accontentarsi di una riforma dei centri per l’impiego. I dati diffusi ieri dal Mef sulle entrate tributarie del primo semestre danno un segnale chiaro: complessivamente sono scese del 3%, ma quelle indirette sono salite. Solo di Iva lo Stato ha incassato 1,5 miliardi in più rispetto allo stesso semestre del 2017. Cresce di 500 milioni anche il gettito da giochi e slot. La stretta dovuta alla fatturazione elettronica rende a qualunque legislatore più facile tracciare gli incassi da aumento Iva.
Tria infatti non ha abbandonato l’idea di alzare l’imposta almeno in modo selettivo. Ritoccare l’Iva per i consumi di lusso e per determinate voci adesso soggette a detrazioni potrebbe portare anche 5 miliardi. Una maggiore tassa che andrebbe a tagliare l’importo necessario per la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia. Il resto della manovra resta terra incognita così come le future mosse del governo gialloblù in tema di infrastrutture. Su Tav e Tap Salvini e la collega Barbara Lezzi proseguono con il battibecco. Il primo a favore delle grandi opere, la seconda contraria come la base dei grillini. Soltanto domenica il leader del Carroccio si è espresso così sull’Ilva: «Non penso si possa chiudere, una potenza come l’Italia non può rinunciare a produrre acciaio». Parole semplici e difficili da smentire. Eppure ieri Di Maio in occasione dell’ennesimo tavolo al Mise con i proprietari indiani di Arcelor ha chiesto un nuovo esborso di denaro per ridurre gli esuberi. L’azienda ha fatto sapere di aver alzato l’offerta per due volte nelle ultime settimane e di volersi fermare. Risposta? Di Maio si dice pronto a rimandare indietro le carte e valutare l’annullamento. Insomma, Lega e 5 stelle sono su posizioni inconciliabili. Entro settembre toccherà trovare una sintesi.
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