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2021-05-15
Al via il valzer delle fusioni bancarie Parigi schiera l’ex dem di Vedrò
Daniele Franco (Ansa)
«Lo Stato italiano con le Dta ha creato sicuramente un ambiente favorevole e l'ulteriore revisione del decreto conferma che c'è un supporto tecnico per l'attività di fusioni e acquisizioni a livello bancario che continuerà», ha detto qualche giorno fa l'ad di Mediobanca, Alberto Nagel, ipotizzando nei prossimi 12 mesi «altre operazioni» favorite dalla conversione in crediti d'imposta delle cosiddette imposte differite attive. Ma un anno è lungo, soprattutto ai tempi del post Covid, ovvero quando si manifesteranno sui conti di molte aziende gli effetti devastanti delle chiusure. E l'ex banchiere centrale, Mario Draghi, nella sua veste di presidente del Consiglio, non ha ancora messo mano ufficialmente ai dossier più stringenti come quello del Monte dei Paschi, di cui il Tesoro possiede ancora il 67%. Anzi, nelle ultime conferenze stampa ogni qual volta viene toccato il tema, il premier svicola: «Non so rispondere. È un dossier che non ho ancora visto. Non c'è nessuna strada decisa», aveva detto Draghi lo scorso 8 aprile. Tace anche il ministro dell'Economia, Daniele Franco, assai più riservato e parco di dichiarazioni del suo predecessore Roberto Gualtieri.
A tenere vivo il dibattito nelle sale operative restano, quindi, solo i rumor di mercato che per altro non riportano alternative nuove rispetto ai possibili scenari delineati negli ultimi mesi per il futuro di Siena. Ieri, ad esempio, Repubblica è tornata a parlare dell'ipotesi spezzatino: l'ad di Unicredit Andrea Orcel non sarebbe infatti propenso ad accollarsi tutto il Monte di Stato. Di conseguenza, in attesa degli stress test con cui il 31 luglio la vigilanza dell'Eba (l'Autorità bancaria europea) scoperchierà un deficit patrimoniale su Mps fino a 2,5 miliardi, il socio pubblico inizia a valutare una seconda opzione possibile per rispettare l'impegno preso con la Ue di scendere da Rocca Salimbeni entro aprile 2022. Ovvero mettere sul mercato pezzetti del Monte come alcune attività in Toscana e nel Nord Est, che potrebbero interessare a Orcel. Mentre per le filiali del Sud potrebbe farsi avanti Mcc, la banca pubblica già dotata di 900 milioni a fine 2019 dal governo Conte per salvare la Popolare di Bari e creare un polo bancario nel Mezzogiorno (ma servirebbe un'altra iniezione di liquidità).
Chiusa la pratica Pnrr, però, il cantiere del credito dovrebbe essere aperto. E dalla politica arriva qualche segnale che i motori cominciano a scaldarsi. Il primo, è appunto quello rilevato dall'ad di Mediobanca, ovvero la proroga al giugno 2022 degli incentivi sulla fiscalità differita (le Dta) per le banche che si fondono, inserita dal governo nel decreto Sostegni bis al varo. Proroga che per Mps può valere fino a 3,4 miliardi in capitale. Secondo una simulazione degli analisti di Citi, con un merger Unicredit-Mps il beneficio fiscale sulle Dta atteso è pari allo 0,5%, con una creazione di valore a livello di utile per azione per l'acquirente dell'11%. Mentre con una fusione Unicredit-Mps-Banco Bpm il beneficio fiscale sulle Dta atteso è pari all'1,1%, con una creazione di valore a livello di utile per azione per l'acquirente del 17%. Infine, nel caso di integrazione tra Bper e Mps, il beneficio fiscale sulle Dta è stimato all'1,8% con una creazione di valore a livello di utile per azione per l'acquirente del 18%.
In ballo c'è infatti anche la nascita di un terzo polo bancario, a fianco delle due big Intesa e Unicredit, di cui si parla ormai dai anni per consolidare il sistema con il coinvolgimento delle Popolari come il Banco Bpm. Resta da capire se nelle prossime mosse del risiko avranno un ruolo attori stranieri, e in particolare francesi. A cominciare dal Crédit Agricole che però è reduce dall'Opa sul Creval e non guarda per ora ad altre operazioni in Italia, ha detto il 7 maggio il cfo, Jérôme Grivet, aggiungendo che la banca «prenderà le opportunità quando si presenteranno». Agli appassionati di poltrone, non è comunque passata inosservata la nomina nel cda della cosiddetta «Banque verte» di Alessia Mosca in sostituzione della consigliera Caroline Catoire. Ex deputata Pd, vicina a Vedrò, autrice della legge del 2011 sulle quote di genere nei consigli di amministrazione, (Legge Golfo Mosca), ex parlamentare europea, la Mosca oggi è visiting professor all'università Sciences Po di Parigi, dove tiene un corso di Eu trade policy. E soprattutto è una lettiana di ferro dal 2000. Quando a inizio marzo Enrico Letta è stato eletto alla segreteria del Partito democratico, ha lasciato il timone dell'Associazione Italia-Asean (fondata per favorire e stimolare le relazioni con i dieci Paesi del Sud Est asiatico) a Romano Prodi nominando proprio la Mosca - già segretario generale dell'associazione - vicepresidente esecutivo. Sul suo sito personale la neo consigliera di amministrazione dell'Agricole ha scritto: «A Enrico mi legano condivisione di principi, stima e affetto. Lo sostengo e lo sosterrò in questa sfida cruciale per il Paese e per il partito. Sostegno che verrà nelle modalità consentitemi dai ruoli che ricopro e mi troverò a ricoprire».
Bandiera francese su Piazza Affari
Sventola la bandiera della Francia su Piazza Affari e spicca l'assenza degli azionisti italiani, Cdp in testa, e di un'azione del governo per tutelare la piazza finanziaria italiana. In seguito all'acquisizione di Euronext - i nuovi proprietari di Borsa italiana dopo un acquisto da 4,3 miliardi di euro - si sono insediati i nuovi consigli di amministrazione anche delle partecipate della società che gestisce il mercato finanziario italiano. E come negli altri listini federati con il gruppo francese, c'è stato un ingresso massiccio di manager transalpini. C'era da aspettarselo, anche perché come nei casi di Amsterdam, Bruxelles, Lisbona, Oslo e Dublino, l'obiettivo di Euronext è quello di una maggiore europeizzazione del gruppo. Che passa logicamente da una nuova miscelazione all'interno dei board di comando. Eppure c'è già chi in Parlamento inizia a storcere il naso e sembrano concretizzarsi i timori del Copasir. Anche perché nonostante l'investimento di Cassa depositi e prestiti, che vanta il 7,3 % dell'azionariato, la rappresentanza italiana appare ancora molto debole. Negli ambienti finanziari già si sprecano i paragoni con il caso Stellantis, nata dalla fusione tra Psa e Fca. Anche in questo caso la maggior parte dei manager è francese, il doppio di quelli italiani.
Le nomine in Piazza Affari non fanno di sicuro ben sperare i tifosi dell'italianità. Certo, al momento vengono confermati i vertici di Borsa italiana, con il presidente Andrea Sironi, il vice Claudia Parzani e l'amministratore delegato Raffaele Jerusalmi. Ma nel consiglio invece si fa sentire l'ingresso del ceo di Euronext Stéphane Boujnah, insieme con l'attuale cfo della Borsa paneuropea. Un altro posto va a Anne Giviskos, un passato in Pwc, da sette anni in Euronext come chief risk & compliance officer. Ci sarà anche Giorgio Modica, come amministratore con delega alla Finanza, quindi Barbara Alemanni, che è anche nel consiglio di amministrazione di Fincantieri, Gianluca Garbi, che vanta una lunga esperienza di mercati, e Paolo Marchesini. Escono Barbara Lunghi, Lorenzo Guasco, Massimo Mocio, Francesco Perilli.
Per Elite, invece, il programma di Borsa italiana per la formazione e il tutoring delle imprese, quindi a stretto contatto con le nostre realtà industriali, il nuovo presidente sarà Anthony Attia, responsabile mercati di Euronext. Come amministratore delegato viene confermata Marta Testi. Altri consiglieri sono Ghislain Bardon, manager di Euronext, Orla O'Gorman della federata irlandese, quindi Luca Lo Piccolo per Cdp (già presente e riconfermato) e Tommaso Paoli. Anche in Monte titoli arriva come presidente un francese. È Pierre Davoust, già nel board della capogruppo, quindi Mauro Dognini, Modica, Paolo Cittadini, Maria Cannata e Francesca Fiore.
Spinoso pure il capitolo Mts. Il capitale del mercato dei nostri titoli di Stato è diviso tra il 60% Euronext e il 40% delle banche (di cui Jp Morgan, Imi, Dd, Citibank, Barclays e le banche francesi Bnp-Socgen-calyon insieme con quote pari o superiori al 5%). Per statuto, le banche che hanno una partecipazione pari o superiore al 5% hanno diritto a un posto nel board. Il consiglio di amministrazione è composto da 15 membri di cui Euronext ne ha nominati sette. Fabrizio Testa viene confermato ad, dall'Olanda arriva Simone Huis In't Veld, quindi ancora Attia, la francese Delphine d'Amarzit (attuale ceo Borsa di Parigi), Chris Topple e Georges Lauchard. I sei nominati dalle banche vengono tutti riconfermati. Mentre restano i due indipendenti, Cannata come presidente indicata dal Mef e Mario Quarti. I membri nominati da Euronext, a eccezione di Testa, sono nuovi e sostituiscono Jerusalmi, Pietro Poletto, Valentina Sidoti, Lorenzo Guasco e due consiglieri inglesi di London stock exchange, tutti dimissionari.
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La proroga delle Dta al 2022 spinge alle nozze. I primi nodi riguardano Mps (avanza l'ipotesi spezzatino) e terzo polo, con il coinvolgimento delle Popolari. La lettiana Alessia Mosca entra nel cda di Crédit AgricolePrime nomine in Borsa italiana e nelle controllate dopo l'acquisto da parte di Euronext, con un massiccio arrivo di manager transalpini. I timori del Copasir diventano realtàLo speciale contiene due articoli«Lo Stato italiano con le Dta ha creato sicuramente un ambiente favorevole e l'ulteriore revisione del decreto conferma che c'è un supporto tecnico per l'attività di fusioni e acquisizioni a livello bancario che continuerà», ha detto qualche giorno fa l'ad di Mediobanca, Alberto Nagel, ipotizzando nei prossimi 12 mesi «altre operazioni» favorite dalla conversione in crediti d'imposta delle cosiddette imposte differite attive. Ma un anno è lungo, soprattutto ai tempi del post Covid, ovvero quando si manifesteranno sui conti di molte aziende gli effetti devastanti delle chiusure. E l'ex banchiere centrale, Mario Draghi, nella sua veste di presidente del Consiglio, non ha ancora messo mano ufficialmente ai dossier più stringenti come quello del Monte dei Paschi, di cui il Tesoro possiede ancora il 67%. Anzi, nelle ultime conferenze stampa ogni qual volta viene toccato il tema, il premier svicola: «Non so rispondere. È un dossier che non ho ancora visto. Non c'è nessuna strada decisa», aveva detto Draghi lo scorso 8 aprile. Tace anche il ministro dell'Economia, Daniele Franco, assai più riservato e parco di dichiarazioni del suo predecessore Roberto Gualtieri. A tenere vivo il dibattito nelle sale operative restano, quindi, solo i rumor di mercato che per altro non riportano alternative nuove rispetto ai possibili scenari delineati negli ultimi mesi per il futuro di Siena. Ieri, ad esempio, Repubblica è tornata a parlare dell'ipotesi spezzatino: l'ad di Unicredit Andrea Orcel non sarebbe infatti propenso ad accollarsi tutto il Monte di Stato. Di conseguenza, in attesa degli stress test con cui il 31 luglio la vigilanza dell'Eba (l'Autorità bancaria europea) scoperchierà un deficit patrimoniale su Mps fino a 2,5 miliardi, il socio pubblico inizia a valutare una seconda opzione possibile per rispettare l'impegno preso con la Ue di scendere da Rocca Salimbeni entro aprile 2022. Ovvero mettere sul mercato pezzetti del Monte come alcune attività in Toscana e nel Nord Est, che potrebbero interessare a Orcel. Mentre per le filiali del Sud potrebbe farsi avanti Mcc, la banca pubblica già dotata di 900 milioni a fine 2019 dal governo Conte per salvare la Popolare di Bari e creare un polo bancario nel Mezzogiorno (ma servirebbe un'altra iniezione di liquidità). Chiusa la pratica Pnrr, però, il cantiere del credito dovrebbe essere aperto. E dalla politica arriva qualche segnale che i motori cominciano a scaldarsi. Il primo, è appunto quello rilevato dall'ad di Mediobanca, ovvero la proroga al giugno 2022 degli incentivi sulla fiscalità differita (le Dta) per le banche che si fondono, inserita dal governo nel decreto Sostegni bis al varo. Proroga che per Mps può valere fino a 3,4 miliardi in capitale. Secondo una simulazione degli analisti di Citi, con un merger Unicredit-Mps il beneficio fiscale sulle Dta atteso è pari allo 0,5%, con una creazione di valore a livello di utile per azione per l'acquirente dell'11%. Mentre con una fusione Unicredit-Mps-Banco Bpm il beneficio fiscale sulle Dta atteso è pari all'1,1%, con una creazione di valore a livello di utile per azione per l'acquirente del 17%. Infine, nel caso di integrazione tra Bper e Mps, il beneficio fiscale sulle Dta è stimato all'1,8% con una creazione di valore a livello di utile per azione per l'acquirente del 18%.In ballo c'è infatti anche la nascita di un terzo polo bancario, a fianco delle due big Intesa e Unicredit, di cui si parla ormai dai anni per consolidare il sistema con il coinvolgimento delle Popolari come il Banco Bpm. Resta da capire se nelle prossime mosse del risiko avranno un ruolo attori stranieri, e in particolare francesi. A cominciare dal Crédit Agricole che però è reduce dall'Opa sul Creval e non guarda per ora ad altre operazioni in Italia, ha detto il 7 maggio il cfo, Jérôme Grivet, aggiungendo che la banca «prenderà le opportunità quando si presenteranno». Agli appassionati di poltrone, non è comunque passata inosservata la nomina nel cda della cosiddetta «Banque verte» di Alessia Mosca in sostituzione della consigliera Caroline Catoire. Ex deputata Pd, vicina a Vedrò, autrice della legge del 2011 sulle quote di genere nei consigli di amministrazione, (Legge Golfo Mosca), ex parlamentare europea, la Mosca oggi è visiting professor all'università Sciences Po di Parigi, dove tiene un corso di Eu trade policy. E soprattutto è una lettiana di ferro dal 2000. Quando a inizio marzo Enrico Letta è stato eletto alla segreteria del Partito democratico, ha lasciato il timone dell'Associazione Italia-Asean (fondata per favorire e stimolare le relazioni con i dieci Paesi del Sud Est asiatico) a Romano Prodi nominando proprio la Mosca - già segretario generale dell'associazione - vicepresidente esecutivo. Sul suo sito personale la neo consigliera di amministrazione dell'Agricole ha scritto: «A Enrico mi legano condivisione di principi, stima e affetto. Lo sostengo e lo sosterrò in questa sfida cruciale per il Paese e per il partito. Sostegno che verrà nelle modalità consentitemi dai ruoli che ricopro e mi troverò a ricoprire». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/al-via-il-valzer-delle-fusioni-bancarie-parigi-schiera-lex-dem-di-vedro-2652988457.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="bandiera-francese-su-piazza-affari" data-post-id="2652988457" data-published-at="1621016721" data-use-pagination="False"> Bandiera francese su Piazza Affari Sventola la bandiera della Francia su Piazza Affari e spicca l'assenza degli azionisti italiani, Cdp in testa, e di un'azione del governo per tutelare la piazza finanziaria italiana. In seguito all'acquisizione di Euronext - i nuovi proprietari di Borsa italiana dopo un acquisto da 4,3 miliardi di euro - si sono insediati i nuovi consigli di amministrazione anche delle partecipate della società che gestisce il mercato finanziario italiano. E come negli altri listini federati con il gruppo francese, c'è stato un ingresso massiccio di manager transalpini. C'era da aspettarselo, anche perché come nei casi di Amsterdam, Bruxelles, Lisbona, Oslo e Dublino, l'obiettivo di Euronext è quello di una maggiore europeizzazione del gruppo. Che passa logicamente da una nuova miscelazione all'interno dei board di comando. Eppure c'è già chi in Parlamento inizia a storcere il naso e sembrano concretizzarsi i timori del Copasir. Anche perché nonostante l'investimento di Cassa depositi e prestiti, che vanta il 7,3 % dell'azionariato, la rappresentanza italiana appare ancora molto debole. Negli ambienti finanziari già si sprecano i paragoni con il caso Stellantis, nata dalla fusione tra Psa e Fca. Anche in questo caso la maggior parte dei manager è francese, il doppio di quelli italiani. Le nomine in Piazza Affari non fanno di sicuro ben sperare i tifosi dell'italianità. Certo, al momento vengono confermati i vertici di Borsa italiana, con il presidente Andrea Sironi, il vice Claudia Parzani e l'amministratore delegato Raffaele Jerusalmi. Ma nel consiglio invece si fa sentire l'ingresso del ceo di Euronext Stéphane Boujnah, insieme con l'attuale cfo della Borsa paneuropea. Un altro posto va a Anne Giviskos, un passato in Pwc, da sette anni in Euronext come chief risk & compliance officer. Ci sarà anche Giorgio Modica, come amministratore con delega alla Finanza, quindi Barbara Alemanni, che è anche nel consiglio di amministrazione di Fincantieri, Gianluca Garbi, che vanta una lunga esperienza di mercati, e Paolo Marchesini. Escono Barbara Lunghi, Lorenzo Guasco, Massimo Mocio, Francesco Perilli. Per Elite, invece, il programma di Borsa italiana per la formazione e il tutoring delle imprese, quindi a stretto contatto con le nostre realtà industriali, il nuovo presidente sarà Anthony Attia, responsabile mercati di Euronext. Come amministratore delegato viene confermata Marta Testi. Altri consiglieri sono Ghislain Bardon, manager di Euronext, Orla O'Gorman della federata irlandese, quindi Luca Lo Piccolo per Cdp (già presente e riconfermato) e Tommaso Paoli. Anche in Monte titoli arriva come presidente un francese. È Pierre Davoust, già nel board della capogruppo, quindi Mauro Dognini, Modica, Paolo Cittadini, Maria Cannata e Francesca Fiore. Spinoso pure il capitolo Mts. Il capitale del mercato dei nostri titoli di Stato è diviso tra il 60% Euronext e il 40% delle banche (di cui Jp Morgan, Imi, Dd, Citibank, Barclays e le banche francesi Bnp-Socgen-calyon insieme con quote pari o superiori al 5%). Per statuto, le banche che hanno una partecipazione pari o superiore al 5% hanno diritto a un posto nel board. Il consiglio di amministrazione è composto da 15 membri di cui Euronext ne ha nominati sette. Fabrizio Testa viene confermato ad, dall'Olanda arriva Simone Huis In't Veld, quindi ancora Attia, la francese Delphine d'Amarzit (attuale ceo Borsa di Parigi), Chris Topple e Georges Lauchard. I sei nominati dalle banche vengono tutti riconfermati. Mentre restano i due indipendenti, Cannata come presidente indicata dal Mef e Mario Quarti. I membri nominati da Euronext, a eccezione di Testa, sono nuovi e sostituiscono Jerusalmi, Pietro Poletto, Valentina Sidoti, Lorenzo Guasco e due consiglieri inglesi di London stock exchange, tutti dimissionari.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.