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2018-11-03
A scuola si costruisce la «società meticcia»
LV
La distorsione ideologica e politica dei libri di testo agisce a più livelli, ma c'è un tema su cui la propaganda - dalle elementari fino alle superiori - è martellante: l'immigrazione. Partiamo dalle medie, dove è diffuso il testo di educazione civica Le regole dello stare insieme di Alberto Pellegrino, pubblicato da Bulgarini. A pagina 46, il prezioso volume si occupa di razzismo e di migranti. Sentite con che lucidità affronta l'argomento: «Le migrazioni», racconta, «hanno sempre avuto un ruolo importante nello sviluppo economico, politico e sociale della popolazione. Tuttavia, un'immigrazione massiccia e incontrollata può avere gravi ripercussioni sociali e politiche nei Paesi di accoglienza, provocando tensioni etniche e religiose, disagi sociali e scontri anche a livello politico». Fin qui, tutto bene. Ma il testo prosegue: «Non sono quindi sufficienti le misure a favore dell'integrazione, ma devono essere adottati tutti i provvedimenti necessari per impedire qualsiasi manifestazione di razzismo e xenofobia, cioè di avversione verso gli stranieri e verso ciò che proviene dall'estero». Ah, ecco. Non basta integrare gli immigrati, bisogna anche bastonare i razzisti. Notate la sottigliezza: chi si oppone all'immigrazione selvaggia è, automaticamente, un razzista e uno xenofobo.
Andiamo avanti. Il libro spiega che «il fenomeno migratorio verificatosi nell'Europa occidentale ha portato alla formazione di un nuovo pluralismo etnico e culturale. […] Purtroppo, parallelamente a queste trasformazioni culturali e religiose, si è assistito alla ripresa di una cultura razzista, xenofoba e intollerante, che in passato era stata condannata a ampiamente rifiutata. Generalmente il razzismo prevede l'esaltazione delle differenze fisiche e culturali, in base alle quali viene identificato il “diverso", che diventa un nemico da fronteggiare e rendere “innocuo"». I razzisti, chiarisce il testo, sono di vario tipo. Ci sono i fanatici che parlano di differenze razziali, poi c'è «una categoria più vasta di persone le quali, di fronte al fenomeno dell'immigrazione, provano smarrimento, irritazione e paura: smarrimento nei confronti di chi è “diverso" per colore della pelle, cultura e religione; irritazione verso chi “invade" il nostro “territorio" e non rispetta le regole sociali e quelle del mercato del lavoro; paura nei confronti di chi viene ritenuto socialmente pericoloso. Queste persone aspirano alla chiusura totale delle frontiere e all'espulsione degli stranieri».
Certo, chi è contrario all'immigrazione di massa è spaventato, confuso, arrabbiato. Uno che non ragiona bene, che non capisce. «Fortunatamente però», si legge nel libro, «esiste anche una minoranza che pur riconoscendo le difficoltà connesse alle nuove forme di convivenza, ritiene necessario impegnarsi per arrivare a un'integrazione culturale e sociale fra gruppi etnici diversi». Ah, già, che fortuna: esiste il Pd, esiste Laura Boldrini. Queste sì che sono brave persone con le idee giuste.
Attenti, però, perché mica è finita qui. Poco dopo, a pagina 49, si torna sull'argomento. C'è un capitoletto intitolato «Il cammino verso una società multietnica». Nelle poche righe che lo compongono si spiega che, a volte, l'integrazione è molto, molto difficile, anche perché gli immigrati cercano con ogni mezzo di conservare la propria identità culturale e linguistica, come «forma di difesa contro l'isolamento e l'emarginazione». Sapete perché succede? «A volte l'irrigidimento dei gruppi extracomunitari è una risposta a manifestazioni di intolleranza e di razzismo oppure al sorgere di movimenti ideologici e politici a sfondo razzista, che suscitano sentimenti di paura e di ulteriore chiusura». Ovvio: se l'integrazione è difficile è colpa dei «razzisti».
Il bello, tuttavia, viene nella conclusione. Il testo per i ragazzini delle medie, infatti, scrive chiaro e tondo: «È tuttavia necessario iniziare il cammino verso una società multietnica, multiculturale e multireligiosa, pacificata dalla nascita di una cultura scaturita da una sintesi di valori e di costumi fra loro diversi». Capito? È «necessario», nientemeno, creare una società multietnica e multireligiosa. E chi si oppone è xenofobo.
Dalle medie passiamo alle superiori, per la precisione al manuale di «grammatica e scrittura» chiamato Fare il punto. Competenti in italiano di Anna Ferralasco, Anna Maria Moiso e Francesco Testa (pubblicato da Pearson). Qui, in teoria, la propaganda immigrazionista proprio non dovrebbe entrare. Eppure… L'impostazione ideologica del manuale è chiarissima. Tantissimi dei testi proposti per i vari esercizi di analisi, per dire, sono tratti da Repubblica. Nel capitolo «La struttura e le tecniche di esposizione» c'è perfino un brano copiato e incollato dal sito di Roberto Saviano, intitolato «Uno scrittore sotto scorta». Gli studenti imparano la grammatica, ma pagina dopo pagina sono punzecchiati da piccole suggestioni politiche. In questo modo, la propaganda è meno evidente, ma forse ancora più efficace. Facciamo un esempio.
A pagina 214 si parla di pronomi relativi e pronomi misti. Bisogna individuarli all'interno di un breve testo. E, guarda un po', il testo in questione si intitola «Libertà di movimento», è corredato da una foto di migranti e recita: «Chiunque abbia desiderio o necessità di spostarsi deve poterlo fare. Chi vuole migliorare la propria condizione e realizzarsi deve essere libero di circolare». Insomma, una celebrazione delle frontiere aperte.
A pagina 599, ecco un altro esercizio. Qui lo studente deve individuare «il problema, la tesi e l'antitesi». Il testo scelto spiega che «la maggior parte degli italiani […] sono convinti che il tasso di criminalità degli stranieri è 5-6 volte superiore a quello dei nostri connazionali e che, senza di loro, il nostro Paese sarebbe senz'altro più sicuro. A smontare questa convinzione è uno studio presentato da Caritas/Migrantes». In realtà, è verissimo che gli stranieri commettano più reati degli italiani, come dimostrano, fra gli altri, i dati diffusi dall'autorevole Luca Ricolfi. Ma il testo aggiunge: «La colpa di tale visione distorta della realtà è da ricercare soprattutto nelle notizie e informazioni diffusi da giornali e tg e nelle campagne elettorali di alcuni partiti politici». Ottimo, qui si unisce l'utile al dilettevole: lo studente impara la grammatica e allo stesso tempo si indottrina. Cose che nemmeno nei migliori regimi.
Compito per lo studente: elenca tutti i benefici portati dall'immigrazione
Compito per casa: «Sottolinea nel testo gli effetti positivi che le migrazioni hanno avuto nel passato e nel presente e riportane almeno quattro nell'elenco sottostante». Subito dopo, ecco quello che viene definito «compito di realtà»: si chiede di «raccontare la storia di un migrante» in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Questi esercizi sono contenuti nel secondo volume di L'occhio della Storia. Corso integrato di storia e geografia (Laterza) firmato da Andrea Giardina e Claudio Cerreti. Il tomo in questione si rivolge agli studenti delle superiori. È un libro fresco fresco di pubblicazione, visto che la prima edizione è del 2018. I contenuti, però, sono sempre i soliti. Ovvero propaganda immigrazionista a tappeto. A farla da padrone, ancora una volta, sono le tirate a favore della società meticcia, sparse un po' dappertutto nel volume. A pagina 96, per esempio, subito dopo un capitolo dedicato alla storia di Roma, si spiega che «oggi la scuola deve favorire l'integrazione dei figli degli immigrati e quindi la creazione di una società plurietnica e multiculturale».
A pagina 142, invece, si parla di demografia. E indovinate un po' che cosa si afferma... Ovvio: che gli stranieri ci pagano le pensioni. Nei prossimi anni, dicono gli autori, in Italia non ci saranno abbastanza persone in grado di sostenere il sistema previdenziale, «a meno che non prosegua una immigrazione abbastanza consistente da ingrossare le classi in età lavorativa».
La parte migliore, tuttavia, comincia a pagina 281, nel capitolo intitolato «Migrazioni: incontri di popoli». Subito si illustra la «perenne mobilità degli esseri umani». Ovvio: siamo tutti migranti. Molto interessante il focus dedicato agli stranieri in Italia, in cui si precisa che «i cosiddetti “immigrati clandestini"» sono «per la maggior parte entrati in Italia legalmente, con un normale visto d'ingresso, ma poi non lo hanno rinnovato o non hanno chiesto il permesso di soggiorno». Ah, davvero? Curioso.
Quanto agli arrivi con i barconi, invece, si precisa che «su questi temi ci sono purtroppo cattiva informazione, molto allarmismo e dati spesso difficili da interpretare». Già, cattiva informazione come quella che fa questo libro...
Alla fine del capitolo si trova una pagina riassuntiva che sintetizza i concetti principali. Tra le altre cose, spiega: «I migranti sono una risorsa per i Paesi di origine perché ne alimentano l'economia inviando denaro, le cosiddette “rimesse". I migranti sono una ricchezza anche per il Paese che li riceve perché rivitalizzano la struttura demografica - con nuovi nati e un incremento della popolazione giovanile - e sostengono l'economia».
I «meticciamenti», inoltre, «hanno rappresentato una risorsa significativa per lo sviluppo del genere umano: più vulnerabili appaiono agli studiosi i sistemi sociali chiusi, che si sottraggono a questo processo di “mescolamento"». La propaganda, però, non è ancora finita. A pagina 338 si parla di invasioni barbariche, presentate come «migrazioni dei popoli germanici». Scrivono gli autori: «Questo fenomeno migratorio ha contribuito alla costruzione di quel mondo romano-barbarico che è alla base della nostra Europa, quella stessa Europa che oggi si sente spaventata e minaccia dall'arrivo di masse di migranti e rifugiati». Subito dopo, gli studenti sono invitati a informarsi sul fatto che «il presidente dell'Ungheria Victor Orban (si scrive Orbán, ndr) «ha intrapreso una politica di contenimento dei migranti, innalzando una sorta di muro di filo spinato lungo i confini del suo Paese». Proprio cattivo, questo ungherese...
Infine, la perla: a pagina 463 c'è la foto della locandina del Festival Sabir, cioè la kermesse pro migranti organizzata da Arci, Caritas, Cgil, Asgi e numerose altre associazioni (in pratica è una passerella per le Ong). Oltre alla propaganda, dunque, c'è pure la marchetta agli amici attivisti. Il tutto a beneficio degli studenti italiani.
Francesco Borgonovo
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Un libro di testo delle medie spiega che oggi è «necessario iniziare il cammino» verso una nuova civiltà che sia «multietnica, multiculturale e multireligiosa». Chi si oppone alle frontiere aperte esprime una «cultura razzista, xenofoba e intollerante». Compito per lo studente: elenca tutti i benefici portati dall'immigrazione. Il manuale del liceo celebra l'accoglienza pure negli esercizi. E fa pubblicità al festival pro Ong organizzato da Arci e Caritas. Lo speciale contiene due articoli. La distorsione ideologica e politica dei libri di testo agisce a più livelli, ma c'è un tema su cui la propaganda - dalle elementari fino alle superiori - è martellante: l'immigrazione. Partiamo dalle medie, dove è diffuso il testo di educazione civica Le regole dello stare insieme di Alberto Pellegrino, pubblicato da Bulgarini. A pagina 46, il prezioso volume si occupa di razzismo e di migranti. Sentite con che lucidità affronta l'argomento: «Le migrazioni», racconta, «hanno sempre avuto un ruolo importante nello sviluppo economico, politico e sociale della popolazione. Tuttavia, un'immigrazione massiccia e incontrollata può avere gravi ripercussioni sociali e politiche nei Paesi di accoglienza, provocando tensioni etniche e religiose, disagi sociali e scontri anche a livello politico». Fin qui, tutto bene. Ma il testo prosegue: «Non sono quindi sufficienti le misure a favore dell'integrazione, ma devono essere adottati tutti i provvedimenti necessari per impedire qualsiasi manifestazione di razzismo e xenofobia, cioè di avversione verso gli stranieri e verso ciò che proviene dall'estero». Ah, ecco. Non basta integrare gli immigrati, bisogna anche bastonare i razzisti. Notate la sottigliezza: chi si oppone all'immigrazione selvaggia è, automaticamente, un razzista e uno xenofobo. Andiamo avanti. Il libro spiega che «il fenomeno migratorio verificatosi nell'Europa occidentale ha portato alla formazione di un nuovo pluralismo etnico e culturale. […] Purtroppo, parallelamente a queste trasformazioni culturali e religiose, si è assistito alla ripresa di una cultura razzista, xenofoba e intollerante, che in passato era stata condannata a ampiamente rifiutata. Generalmente il razzismo prevede l'esaltazione delle differenze fisiche e culturali, in base alle quali viene identificato il “diverso", che diventa un nemico da fronteggiare e rendere “innocuo"». I razzisti, chiarisce il testo, sono di vario tipo. Ci sono i fanatici che parlano di differenze razziali, poi c'è «una categoria più vasta di persone le quali, di fronte al fenomeno dell'immigrazione, provano smarrimento, irritazione e paura: smarrimento nei confronti di chi è “diverso" per colore della pelle, cultura e religione; irritazione verso chi “invade" il nostro “territorio" e non rispetta le regole sociali e quelle del mercato del lavoro; paura nei confronti di chi viene ritenuto socialmente pericoloso. Queste persone aspirano alla chiusura totale delle frontiere e all'espulsione degli stranieri». Certo, chi è contrario all'immigrazione di massa è spaventato, confuso, arrabbiato. Uno che non ragiona bene, che non capisce. «Fortunatamente però», si legge nel libro, «esiste anche una minoranza che pur riconoscendo le difficoltà connesse alle nuove forme di convivenza, ritiene necessario impegnarsi per arrivare a un'integrazione culturale e sociale fra gruppi etnici diversi». Ah, già, che fortuna: esiste il Pd, esiste Laura Boldrini. Queste sì che sono brave persone con le idee giuste. Attenti, però, perché mica è finita qui. Poco dopo, a pagina 49, si torna sull'argomento. C'è un capitoletto intitolato «Il cammino verso una società multietnica». Nelle poche righe che lo compongono si spiega che, a volte, l'integrazione è molto, molto difficile, anche perché gli immigrati cercano con ogni mezzo di conservare la propria identità culturale e linguistica, come «forma di difesa contro l'isolamento e l'emarginazione». Sapete perché succede? «A volte l'irrigidimento dei gruppi extracomunitari è una risposta a manifestazioni di intolleranza e di razzismo oppure al sorgere di movimenti ideologici e politici a sfondo razzista, che suscitano sentimenti di paura e di ulteriore chiusura». Ovvio: se l'integrazione è difficile è colpa dei «razzisti». Il bello, tuttavia, viene nella conclusione. Il testo per i ragazzini delle medie, infatti, scrive chiaro e tondo: «È tuttavia necessario iniziare il cammino verso una società multietnica, multiculturale e multireligiosa, pacificata dalla nascita di una cultura scaturita da una sintesi di valori e di costumi fra loro diversi». Capito? È «necessario», nientemeno, creare una società multietnica e multireligiosa. E chi si oppone è xenofobo. Dalle medie passiamo alle superiori, per la precisione al manuale di «grammatica e scrittura» chiamato Fare il punto. Competenti in italiano di Anna Ferralasco, Anna Maria Moiso e Francesco Testa (pubblicato da Pearson). Qui, in teoria, la propaganda immigrazionista proprio non dovrebbe entrare. Eppure… L'impostazione ideologica del manuale è chiarissima. Tantissimi dei testi proposti per i vari esercizi di analisi, per dire, sono tratti da Repubblica. Nel capitolo «La struttura e le tecniche di esposizione» c'è perfino un brano copiato e incollato dal sito di Roberto Saviano, intitolato «Uno scrittore sotto scorta». Gli studenti imparano la grammatica, ma pagina dopo pagina sono punzecchiati da piccole suggestioni politiche. In questo modo, la propaganda è meno evidente, ma forse ancora più efficace. Facciamo un esempio. A pagina 214 si parla di pronomi relativi e pronomi misti. Bisogna individuarli all'interno di un breve testo. E, guarda un po', il testo in questione si intitola «Libertà di movimento», è corredato da una foto di migranti e recita: «Chiunque abbia desiderio o necessità di spostarsi deve poterlo fare. Chi vuole migliorare la propria condizione e realizzarsi deve essere libero di circolare». Insomma, una celebrazione delle frontiere aperte. A pagina 599, ecco un altro esercizio. Qui lo studente deve individuare «il problema, la tesi e l'antitesi». Il testo scelto spiega che «la maggior parte degli italiani […] sono convinti che il tasso di criminalità degli stranieri è 5-6 volte superiore a quello dei nostri connazionali e che, senza di loro, il nostro Paese sarebbe senz'altro più sicuro. A smontare questa convinzione è uno studio presentato da Caritas/Migrantes». In realtà, è verissimo che gli stranieri commettano più reati degli italiani, come dimostrano, fra gli altri, i dati diffusi dall'autorevole Luca Ricolfi. Ma il testo aggiunge: «La colpa di tale visione distorta della realtà è da ricercare soprattutto nelle notizie e informazioni diffusi da giornali e tg e nelle campagne elettorali di alcuni partiti politici». Ottimo, qui si unisce l'utile al dilettevole: lo studente impara la grammatica e allo stesso tempo si indottrina. Cose che nemmeno nei migliori regimi. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/a-scuola-si-costruisce-la-societa-meticcia-2617489968.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="compito-per-lo-studente-elenca-tutti-i-benefici-portati-dall-immigrazione" data-post-id="2617489968" data-published-at="1770812902" data-use-pagination="False"> Compito per lo studente: elenca tutti i benefici portati dall'immigrazione Compito per casa: «Sottolinea nel testo gli effetti positivi che le migrazioni hanno avuto nel passato e nel presente e riportane almeno quattro nell'elenco sottostante». Subito dopo, ecco quello che viene definito «compito di realtà»: si chiede di «raccontare la storia di un migrante» in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Questi esercizi sono contenuti nel secondo volume di L'occhio della Storia. Corso integrato di storia e geografia (Laterza) firmato da Andrea Giardina e Claudio Cerreti. Il tomo in questione si rivolge agli studenti delle superiori. È un libro fresco fresco di pubblicazione, visto che la prima edizione è del 2018. I contenuti, però, sono sempre i soliti. Ovvero propaganda immigrazionista a tappeto. A farla da padrone, ancora una volta, sono le tirate a favore della società meticcia, sparse un po' dappertutto nel volume. A pagina 96, per esempio, subito dopo un capitolo dedicato alla storia di Roma, si spiega che «oggi la scuola deve favorire l'integrazione dei figli degli immigrati e quindi la creazione di una società plurietnica e multiculturale». A pagina 142, invece, si parla di demografia. E indovinate un po' che cosa si afferma... Ovvio: che gli stranieri ci pagano le pensioni. Nei prossimi anni, dicono gli autori, in Italia non ci saranno abbastanza persone in grado di sostenere il sistema previdenziale, «a meno che non prosegua una immigrazione abbastanza consistente da ingrossare le classi in età lavorativa». La parte migliore, tuttavia, comincia a pagina 281, nel capitolo intitolato «Migrazioni: incontri di popoli». Subito si illustra la «perenne mobilità degli esseri umani». Ovvio: siamo tutti migranti. Molto interessante il focus dedicato agli stranieri in Italia, in cui si precisa che «i cosiddetti “immigrati clandestini"» sono «per la maggior parte entrati in Italia legalmente, con un normale visto d'ingresso, ma poi non lo hanno rinnovato o non hanno chiesto il permesso di soggiorno». Ah, davvero? Curioso. Quanto agli arrivi con i barconi, invece, si precisa che «su questi temi ci sono purtroppo cattiva informazione, molto allarmismo e dati spesso difficili da interpretare». Già, cattiva informazione come quella che fa questo libro... Alla fine del capitolo si trova una pagina riassuntiva che sintetizza i concetti principali. Tra le altre cose, spiega: «I migranti sono una risorsa per i Paesi di origine perché ne alimentano l'economia inviando denaro, le cosiddette “rimesse". I migranti sono una ricchezza anche per il Paese che li riceve perché rivitalizzano la struttura demografica - con nuovi nati e un incremento della popolazione giovanile - e sostengono l'economia». I «meticciamenti», inoltre, «hanno rappresentato una risorsa significativa per lo sviluppo del genere umano: più vulnerabili appaiono agli studiosi i sistemi sociali chiusi, che si sottraggono a questo processo di “mescolamento"». La propaganda, però, non è ancora finita. A pagina 338 si parla di invasioni barbariche, presentate come «migrazioni dei popoli germanici». Scrivono gli autori: «Questo fenomeno migratorio ha contribuito alla costruzione di quel mondo romano-barbarico che è alla base della nostra Europa, quella stessa Europa che oggi si sente spaventata e minaccia dall'arrivo di masse di migranti e rifugiati». Subito dopo, gli studenti sono invitati a informarsi sul fatto che «il presidente dell'Ungheria Victor Orban (si scrive Orbán, ndr) «ha intrapreso una politica di contenimento dei migranti, innalzando una sorta di muro di filo spinato lungo i confini del suo Paese». Proprio cattivo, questo ungherese... Infine, la perla: a pagina 463 c'è la foto della locandina del Festival Sabir, cioè la kermesse pro migranti organizzata da Arci, Caritas, Cgil, Asgi e numerose altre associazioni (in pratica è una passerella per le Ong). Oltre alla propaganda, dunque, c'è pure la marchetta agli amici attivisti. Il tutto a beneficio degli studenti italiani. Francesco Borgonovo
Andrea Delmastro (Imagoeconomica)
Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, interviene sul tema sollevato dal direttore Maurizio Belpietro nell’editoriale di ieri. Uno su cinque di coloro che usufruiscono di misure alternative alla detenzione è straniero. Ci sono 30.279 immigrati, condannati per reati anche reiterati, che restano in circolazione. Liberi di tornare a delinquere come spesso capita. Spedirli in galera sembra un’impresa quasi impossibile e, se ci sono stati, non si conoscono i provvedimenti di revoca delle pene alternative.
Sottosegretario, possibile che non ci sia una soluzione?
«La questione va affrontata soprattutto per i 50.000 stranieri con problemi di giustizia nel nostro Paese: oltre 30.000 in area esterna e 20.000 nelle carceri. Problema ancora più inquietante nel Nord Italia, dove maggiore è la presenza di immigrati. Basti pensare che nella casa circondariale Bozza di Bologna ci sono 377 detenuti italiani e 493 stranieri; al San Vittore di Milano gli italiani sono 318 e ben 621 gli stranieri».
E rispedire nei Paesi d’origine chi ha commesso reati in Italia?
«Le misure possibili sono due. La detenzione nel Paese d’origine di chi commette reati, che prevede però il consenso da parte del detenuto. Può essere d’accordo a scontare la pena ” casa sua”, dove magari ha famiglia, ma non è una strada che offre molte adesioni. Difficilmente chi ha assaggiato la civiltà delle nostre galere decide di tornare in Nord Africa o da dove proveniva».
Non credo che si dimezzerebbe il gran numero di stranieri condannati, che circolano per le nostre strade.
«Bisogna fare accordi. La scorsa settimana abbiamo siglato un trattato bilaterale con la Tunisia che si è resa disponibile, sempre previo consenso del detenuto, all’esecuzione penale presso il Paese d’origine. E stiamo spiegando questa opportunità ai detenuti, nella loro lingua. L’altra misura prevista è l’espulsione».
Ecco, appunto, perché non si ricorre più spesso all’allontanamento dello straniero che delinque?
«L’espulsione deve sempre passare da un provvedimento giudiziale, siamo riusciti ad aumentarne il numero del 20% da quando si è insediato questo governo e del 10% dal 2024 al 2025. C’è una difficoltà esecutiva che stiamo cercando di risolvere, perché gli Stati africani fanno resistenza legale a queste misure. Per loro non sono gravose, in quanto le persone espulse arriverebbero libere, ma invocano problemi di sicurezza. Vogliono il passaporto di chi intendiamo espellere, quando il più delle volte gli immigrati ne sono privi; vogliono essere certi che sia un loro connazionale, avanzano una richiesta molto formale di documentazione. Stiamo lavorando per ammorbidire le procedure».
Quindi, trovando i giusti accordi, l’espulsione è la strada più percorribile?
«Sicuramente. E bisognerebbe far sì che il ricorso del detenuto contro il provvedimento del giudice non sospenda più la misura dell’espulsione, come oggi avviene».
Intanto, come si mette un freno alle aggressioni degli «adulti in area penale esterna», che risultano fuori controllo?
«A fronte della violazione di talune prescrizioni in misura alternativa alla detenzione, bisognerebbe intervenire con più durezza. Ma non compete alla politica».
Lei non lo dice ma è evidente, deve essere la magistratura agire diversamente.
«Sono scelte di un altro potere. Certo, io non da sottosegretario ma da cittadino a volte mi chiedo perché persone che, pur beneficiando di una misura di grande magnanimità e generosità che è quella alternativa alla detenzione, violino le prescrizioni e non finiscano in carcere. La qualificazione giuridica del reato, la meritevolezza della misura alternativa sono fatti interpretativi. Ritengo che i provvedimenti dei giudici debbano essere eseguiti e rispettati, ma possono essere discussi».
Si riferisce a qualche provvedimento recente?
«Sono stranito di vivere in una nazione dove chi prende a martellate un poliziotto non viene imputato di tentato omicidio e beneficia immediatamente di una misura alternativa alla carcerazione preventiva. Non conosco il fascicolo processuale del vicebrigadiere condannato a tre anni per “eccesso colposo nell’uso legittimo di armi”, ma non ho visto altrettanta magnanimità».
Nemmeno le attenuanti generiche gli sono state concesse.
«Che in Italia non si negano a nessuno. A un carabiniere sì? Così come sono stranito che persone che sono già state giudicate per altri reati, pur violando determinate prescrizioni continuino a godere di questi privilegi alternativi. Devono tornare in carcere. Ritengo che i giudici debbano essere inamovibili, indipendenti ma non insindacabili: solo gli ayatollah rivendicano l’insindacabilità. Il premier Giorgia Meloni l’ha detto chiaramente, dobbiamo tutti lavorare per la sicurezza. Noi ci stiamo provando, però ognuno deve fare la sua parte».
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Matteo Piantedosi (Ansa)
Anche i Paesi candidati all’adesione all’Ue saranno presunti sicuri. Per quanto riguarda gli hub in Paesi terzi, le nuove norme consentono agli Stati Ue di concludere accordi per l’esame delle domande in loco. L’ok definitivo alla revisione del regolamento Ue è arrivato dalla maggioranza sostenuta dal Ppe e dalle destre con la conferma del modello Italia, tra esternalizzazione e cooperazione con gli Stati di transito per scardinare il business dei trafficanti di uomini. Tutto mentre il Consiglio dei ministri, previsto per oggi, si prepara a varare il nuovo pacchetto immigrazione, anticipato dal ministro Matteo Piantedosi. «L’approvazione dei due regolamenti europei relativi alla lista e al concetto di Paese terzo sicuro è un grande successo del governo italiano che ha saputo con determinazione e convinzione far valere le proprie posizioni in materia di migrazione in Europa» ha affermato il titolare del Viminale. Secondo Piantedosi, «il concetto di “Paese terzo sicuro” introduce criteri più chiari che consentiranno agli Stati di valutare l’inammissibilità della domanda di asilo, qualora il richiedente abbia transitato in un Paese terzo sicuro nel quale avrebbe potuto ottenere una protezione effettiva. Finalmente la svolta chiesta dall’Italia in materia di immigrazione c’è stata».
«C’è stata una maggioranza di centrodestra, nettamente, contro il tentativo della sinistra di bloccare questo importante provvedimento a difesa dei confini europei. Finalmente i richiedenti asilo che a cui verrà rigettata la domanda di asilo potranno essere rimpatriati subito. Non dovremo più attendere, non ci sarà più nel frattempo il provvedimento di sospensiva del procedimento. Addirittura, potranno sostare negli hub nei Paesi terzi, per esempio in Albania, in attesa del giudizio definitivo» ha dichiarato l’eurodeputata della Lega, Susanna Ceccardi.
«Anche oggi la sinistra, che chiede sempre maggior sicurezza, si è distinta per fare il contrario. Ha votato contro questo provvedimento, che è un provvedimento per la sicurezza dei nostri cittadini» ha aggiunto l’eurodeputata Anna Maria Cisint.
L’eurodeputata Isabella Tovaglieri ha sottolineato il risparmio economico: «Tutti quei ricorsi ovviamente strumentali che venivano promossi, poiché durante la pendenza del ricorso il rimpatrio era sospeso, erano tutti frutto di un gratuito patrocinio, che però gratuito non era perché il patrocinio è a carico dello Stato, quindi era pagato dai cittadini italiani. Oggi, grazie al fatto che la sospensiva non esiste più ma il rimpatrio è immediato, la mole di ricorsi calerà drasticamente e i tribunali non saranno più ingolfati».
Prevedibile l’immediata sollevazione di 39 Ong che hanno lanciato un appello per escludere la Tunisia dall’elenco perché «Stato autoritario e non sicuro».
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