2018-12-28
A Milano i bambini nascono da due donne
Il Comune guidato da Beppe Sala concede alle coppie lesbiche di registrare i «figli di due madri» ancora prima che vengano al mondo. In questo modo si compie un altro passo avanti verso il riconoscimento della fecondazione eterologa anche in Italia.A Milano i bambini nascono da due donne. Il Comune guidato da Beppe Sala, su insistenza degli attivisti arcobaleno di Rete Lenford, ha deciso di allargare alle coppie lesbiche una procedura speciale che consente di riconoscere un bambino come «figlio di due madri» ancora prima che venga alla luce. Come ha raccontato ieri il Corriere della Sera, tale procedura è stata utilizzata per la prima volta un paio di settimane fa.In sostanza, ora le coppie lesbiche possono usufruire di un trattamento finora riservato alle coppie eterosessuali non sposate. Come funzioni lo ha spiegato Valentina Pontillo, avvocato di Rete Lenford: «Per legge», ha detto al Corriere della Sera, «il riconoscimento, che richiede la presenza di entrambi i genitori, deve essere fatto entro tre giorni dalla nascita in ospedale, o entro dieci giorni in Comune. Se la madre sta male e non può, è possibile anticipare il riconoscimento a prima del parto, presentando un certificato di gravidanza e facendo firmare ad entrambi una dichiarazione che viene consegnata al padre e recepita dal Comune e che ha efficacia solo dalla nascita». A un primo sguardo, viene da pensare che si tratti soltanto di una questione tecnica, per giunta abbastanza complicata. Ma, esaminando a fondo la faccenda, si capisce che siamo di fronte a una novità di enorme portata. Un ulteriore passo avanti lungo la strada che porta al completo riconoscimento delle famiglie omogenitoriali. Questo 2018 ormai agli sgoccioli è stato senz'altro l'anno dei «figli arcobaleno». Vari Comuni italiani hanno deciso di registrare all'anagrafe i bimbi delle coppie gay come figli di «due padri» o «due madri». A fare la parte del leone, poi, ci si sono messi i tribunali (l'ultimo in ordine di tempo è stato quello di Genova, che ha obbligato il Comune ha riconoscere una doppia maternità a metà dicembre). A luglio è arrivata la sentenza più clamorosa: la Corte d'appello di Napoli ha stabilito che anche un bambino può avere a tutti gli effetti due madri: una biologica e una non biologica. Quest'ultima, secondo i giudici, è madre sin dalla nascita del piccolo se «accetta e condivide» il «progetto della procreazione». Insomma: la figura paterna è divenuta irrilevante per sentenza. Adesso il Comune di Milano propone un ulteriore avanzamento: non c'è nemmeno bisogno che il figlio nasca, può avere due madri già quando si trova nella pancia della genitrice biologica. Per ottenere tutto ciò basta che le due donne si presentino all'ufficio di Stato civile alcune settimane prima del parto munite dei certificati necessari. Le istituzioni meneghine hanno deciso di estendere questa procedura alle coppie lesbiche dopo il caso di cui sono state protagoniste Marica Zanolin (43 anni), e la donna con cui è unita civilmente, Irene Gualtieri (38 anni). Marica ha fatto la fecondazione eterologa all'estero ed è rimasta incinta di due gemelli. È tornata in Italia per partorire, ma nelle ultime settimane la sua gravidanza si è complicata, e la donna pare abbia addirittura rischiato di morire. Ed ecco il punto: «Con la procedura ordinaria», ha spiegato al Corriere della Sera Irene, l'altra metà della coppia, «io potevo riconoscere i nostri figli solo se Marica dava il suo consenso, ma lei era incosciente: se non si fosse ripresa i nostri figli avrebbero perso tutte e due i genitori in colpo solo». Già, per fortuna la madre biologica è sopravvissuta. Ma se le cose fossero andate diversamente, i due neonati non avrebbero potuto essere riconosciuti dalla «seconda mamma». Così, dopo l'intervento degli avvocati di Rete Lenford, il Comune di Milano ha deciso di consentire anche alle lesbiche di registrare i figli prima del parto. Da una parte, si tratta di una decisione assolutamente comprensibile: nel momento in cui si consente alle coppie lesbiche di avere figli e di registrali, è evidente che bisogna tenere conto anche dei casi particolari, onde evitare che i bambini restino figli di nessuno. Il problema vero, semmai, è a monte. E cioè nell'idea che un bambino possa avere «due madri». Stabilire questo principio significa non solo negare la realtà e la biologia, ma pure eliminare con un tratto di penna il padre. Questi bambini non spuntano sotto i cavoli: sono figli di donatori di sperma. Le coppie lesbiche, per metterli al mondo, devono ricorrere alla fecondazione eterologa, che in Italia non è consentita (anche perché spalanca le porte al commercio della vita umana).La decisione del Comune di Milano, nei fatti, apre la strada alla legittimazione di questa pratica. È un discorso simile a quello sull'utero in affitto: se si registrano i figli avuti all'estero dalle coppie gay, sostanzialmente si approva il ricorso alla maternità surrogata. Quanto ci vorrà prima che un tribunale stabilisca che anche in Italia si possono utilizzare madri in affitto o donatori anonimi di seme? Tra l'altro, sulla fecondazione eterologa c'è già un ricorso in atto. A presentarlo è stata, lo scorso luglio, una coppia lesbica che si è rivolta al Tribunale di Pordenone. Le due donne hanno messo in dubbio la legittimità costituzionale delle norme che vietano l'accesso alla procreazione medicalmente assistita alle coppie omosessuali. In attesa che la Corte costituzionale si pronunci, il Comune di Milano ha già deciso per i fatti suoi. Nella città più arcobaleno d'Italia, i bambini nascono da due donne. Sull'esistenza del padre cala il silenzio, il maschio è sostituito da una provetta, da un donatore scelto su un catalogo. E la famiglia si riduce a una questione di burocrazia.
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