La notizia del giorno è che Laura Ravetto, deputata della Lega (con un lungo passato in Forza Italia), passa nel partito di Vannacci, Futuro nazionale. Certo, questa è una notizia degna di rispetto perché la parlamentare è certamente conosciuta anche al pubblico televisivo da diversi anni. Fin qui siamo alla notizia del giorno. Ma c’è la notizia non del giorno, ma di questi mesi, ed è che Vannacci sta salendo molto in fretta col suo partito.
Tanto per fare un esempio, da febbraio, mese della fondazione del partito di Vannacci ad oggi, neanche quattro mesi, gli iscritti sono arrivati a quota 50.000. Pensate che il Partito democratico oscilla tra i 120 e i 130.000 iscritti. Trattasi di partito che con questo nome ha già un discreto numero di anni alle spalle (nato nel 2007) e, soprattutto, gode di una tradizione ben precedente all’attuale Pd.
Cinquantamila iscritti in poco meno di quattro mesi significa 12.500 iscritti al mese, e chiunque bazzichi o abbia bazzicato la politica, soprattutto da militante di base, sa perfettamente che è sempre più difficile raggiungere numeri tipo questi nella iscrizione, tramite quelle che una volta si chiamavano «tessere», a una formazione politica o partito che dir si voglia, anche perché l’iscrizione costerà pur poco, ma qualcosa costa.
Considerando che la formazione di Vannacci certamente parte senza grandi capitali alle spalle e con una struttura assolutamente minimale, non c’è dubbio che il partito Futuro Nazionale si configura come un partito del leader.
Ora, c’è da dire che qualcuno fa ancora spallucce nel centrodestra e la frase più ricorrente è quella di chi si interroga, chiedendosi retoricamente, «ma dove vuoi che vada Vannacci? Andrà sicuramente a sbattere». Io penso che sia arrivato il momento per i componenti del centrodestra di porsi un problema, perché 50.000 tessere e, verosimilmente, in quattro mesi, lo ripeto, arrivare tra il 3,5 e il 4%, cioè un po’ più di Renzi e un po’ meno di Calenda, dovrebbe far riflettere.
Tra l’altro, l’ex parà generale Vannacci va pochissimo in televisione, ma riempie le piazze e popola i social in modo molto rilevante. Mi ha colpito molto vedere due piazze stracolme in due città diverse ma che, certamente, non possono che porre degli interrogativi. Una è quella di Salerno, feudo totale di Vincenzo De Luca da sempre e almeno fino a oggi. È una città da sempre guidata dal Pd e comunque dalla sinistra, che l’allora sindaco, e poi governatore De Luca, per riconoscimento sostanzialmente unanime, aveva trasformato in meglio. Tra l’altro, da sinistra, con un approccio che oggi si chiamerebbe «securitario», allora fu chiamato «lo sceriffo» e altri epiteti vari. Ma non fu colto ciò che lui aveva colto e cioè l’emergere prepotente del problema della sicurezza nelle città, piccole o grandi che fossero.
Ecco, che in questa città Vannacci riempia le piazze con un suo cavallo di battaglia che, quanto a quello identitario, è certamente quello della sicurezza, derivante anche dai problemi dell’immigrazione, beh, a qualcuno del centrodestra non è venuto in mente che questo episodio rivela qualcosa di significativo?
L’altra città che mi ha molto colpito è quella di Ferrara, a guida leghista, cioè il partito dal quale proviene e dal quale si è distaccato Vannacci, dopo essere stato portato ai vertici e sfruttando quella posizione per farsi conoscere fino a ritenere di avere una forza consensuale tale da poter farsene uno personale (di partito). Ebbene, quella piazza stracolma di Ferrara forse vuol dire ancora di più della piazza di Salerno.
Perché scrivo questo? Per una ragione semplicissima. Non posso, evidentemente, sapere se Vannacci possa pescare nel bacino di centrosinistra, ma mi pare abbastanza improbabile. È pur vero che Vannacci tocca temi che interessano più la povera gente che non i ricchi, in quanto la maggior parte delle problematiche sociali, alla fine, ricadono sulle periferie. Ma non v’è dubbio che il bacino fondamentale dal quale attinge consensi Vannacci è fatto di due componenti. Il primoè quello degli elettori di centrodestra che avrebbero voluto vedere più decisione nei confronti della sicurezza e dell’immigrazione e soprattutto più risultati concreti. Il secondo è quello di coloro, la maggior parte, degli abitanti nelle periferie delle metropoli che non votano più perché non si fidano più di nessuno. Sono troppi anni che la loro condizione di vita non migliora e, semmai, peggiora.
Vedete, io penso che per capire l’ascesa di Vannacci bisogna guardarlo da una periferia disagiata e non dai palazzi del potere o dal centro delle città, perché altrimenti lo si sottovaluta e, soprattutto, non si comprendono le ragioni di coloro che aderiscono al suo «progetto» politico. Vannacci non ha nulla da perdere. Tant’è vero che se avete notato non si sottrae mai a nessuna domanda dei giornalisti. Risponde con tono pacato, magari dicendo cose di una radicalità inaccettabile, ma risponde con gentilezza su tutto ciò che gli viene chiesto. Non sta a me decidere i rapporti o non-rapporti del centrodestra con Vannacci. Errore grave, da matita blu, sarebbe quello di prenderlo sottogamba, perché qualcuno potrebbe trovarsi il femore spezzato.


