Interviste e personaggi

Dazi, Camisa (Confapi): «Le tariffe favoriscono Cina e India»
Il presidente di Confapi Cristian Camisa (Imagoeconomica)
Il presidente di Confapi Cristian Camisa: «Le pmi italiane sono nelle sabbie mobili, con tale incertezza nessuno fa investimenti. L’Ue deve sospendere il Green deal e la tassa sulle emissioni».

«Una prima stima dell’impatto dei dazi sulle pmi indica che ci sarà un calo dell’export del 4,5-5%. Lo scenario però è in evoluzione e molto dipenderà se il presidente americano Donald Trump confermerà l’aumento delle tariffe al 15% come è sua intenzione. Inoltre bisognerà vedere se ci saranno i rimborsi sulle imposte doganali precedentemente pagate ma contestate dalla Corte Suprema.

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«Sui dazi c’è troppa incertezza ma non possiamo mollare gli Usa»
Matteo Zoppas (Imagoeconomica)
Il presidente Ice Matteo Zoppas: «Il tira e molla sulle percentuali non aiuta e in queste condizioni è bene allargare lo sguardo agli altri mercati. Ma più che le tariffe è il cambio sfavorevole con il dollaro che sta penalizzando le imprese».


«Sui dazi c’è ancora molta incertezza anche se speriamo che la situazione si chiarisca subito. Ma questo non deve indurre a mollare un partner strategico come gli Stati Uniti anche se è bene allargare lo sguardo ad altri mercati. Gli accordi col Mercosur e con l’India offrono una opportunità importante per compensare quello che sta accadendo negli Usa. E comunque più che i dazi, che confidiamo presto tornino ad una condizione di stabilità, è il cambio sfavorevole con il dollaro a penalizzare le imprese». Matteo Zoppas, presidente dell’Ice, l’istituto per il Commercio con l’estero, è un fiume in piena. «Seguiamo le notizie che vengono dagli Stati Uniti, momento per momento. Il lavoro di coordinamento e di diplomazia che sta facendo il governo italiano con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è ammirevole e ci dà fiducia».

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In questa puntata di Segreti il professor Riccardo Puglisi analizza il delitto di Garlasco da una prospettiva inedita: il ruolo dei media, la polarizzazione dell’opinione pubblica e il peso delle narrazioni nel caso Stasi. Tra giustizia, informazione e percezione collettiva, analizziamo come nasce, e si consolida, un racconto mediatico destinato a dividere.

Domenico Vecchioni: «A Cuba il regime sta agonizzando»
Ansa
L’ex ambasciatore a L’Avana: «Trump vuole una transizione graduale alla democrazia, che è l’unica via per evitare disastri. Se i dirigenti rifiutano il dialogo prevarrà la linea dell’intervento militare sostenuta da Rubio».

Dal 2005 al 2009, Domenico Vecchioni è stato ambasciatore a Cuba. Quattro anni in cui ha potuto toccare con mano la dittatura castrista, dedicando anche un libro a Raúl Castro. Il rivoluzionario conservatore. Da tempo, circolano parecchie voci attorno a Cuba. C’è chi parla di un’opzione simile a quella che ha portato alla caduta di Nicolás Maduro e chi, invece, è convinto che il Paese cadrà sotto i colpi di un’economia che arranca sempre di più.

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Gaia Tortora: «Non perdono i giudici di mio padre. C’era del dolo, non fu un errore»
Gaia Tortora (Imagoeconomica)
La giornalista: «Nella serie “Portobello” ho ritrovato lo spirito di papà, Fabrizio Gifuni ha studiato. La riforma? Non è contro la magistratura, ma per il suo corretto funzionamento. Le toghe fuori dalle correnti non toccano palla».

Gaia Tortora, chi era tuo padre?
«Un uomo per bene. Che amava leggere e fare il suo lavoro. Un giornalista prima e un conduttore televisivo poi».

Come si comportava in famiglia?

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