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A Verona la fiera specchio d’Italia. Quello del vino è un successo fragile

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  • Si riparte con il Vinitaly, dopo due anni di stop causa pandemia. Per le cantine il boom è frenato da costi, inflazione, Europa e sanzioni alla Russia. Si contabilizzano almeno 1,5 miliardi di extra costi per confezionare il prodotto.
  • Tra web e supermercato cresce il consumo di qualità. Mentre i due maggiori portali (Tannico e Callmewine) sono al centro di un forte sviluppo finanziario, la Gdo incrementa le vendite: ecco i vini che vanno più forte.
  • Non solo Fiera: Verona per tre giorni diventa un palcoscenico delle eccellenze italiane: dalla musica all’enogastronomia passando per l’arte.
  • Spigolando tra le migliaia di etichette che saranno al Vinitaly cerchiamo di disegnare una mappa del gusto: la sorpresa sono i rosati.

Lo speciale contiene quattro articoli.

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Un po’ di vino fa bene. Ecco il filo che lega Ippocrate ad Al Bano
(iStock)
Il medico greco e il cantante pugliese tra grandi fan (con giudizio) della bevanda di Bacco. «Beatificata» anche da Santa Ildegarda.
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Brett Johnson: «Gli artigiani italiani insegnano il rispetto»
Nel riquadro, lo stilista Brett Johnson
Lo stilista americano con base a Milano: «Penso che il miglior design nasca dal dialogo continuo tra lavoro manuale e creatività. Il vostro Paese mi ha mostrato che l’eccellenza non è il risultato di una scorciatoia ma è disciplina, pazienza e attenzione ai dettagli».
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Ticket di 50 euro per vedere Venezia
Turisti in piazza San Marco a Venezia (iStock)
Il neo sindaco Simone Venturini chiederà al governo di alzare la soglia minima d’ingresso nella città lagunare. Obiettivo: disincentivare ulteriormente l’overtourism.

Un superticket che potrebbe arrivare fino a 50 euro. È questa l’idea lanciata dal primo cittadino, che ha annunciato la richiesta al governo di alzare la soglia del biglietto di ingresso per i turisti nella città lagunare dagli attuali 5-10 euro a 30-50 euro.

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L’Europa brucia l’IA sull’altare del green
(iStock)
In nome della sostenibilità, Bruxelles costruirà data center più piccoli rispetto alle promesse sbandierate per il rilancio tech. Le gare d’appalto saranno così sempre meno attraenti per le grandi aziende, mentre gli Usa e la Cina saranno irraggiungibili.

Poco più di un anno dopo aver lanciato in pompa magna il piano per fare dell’Europa un continente dell’Intelligenza artificiale, l’Unione europea ne ha già ridimensionato il pilastro infrastrutturale. Le gare d’appalto per la costruzione di data center che dovrebbero aprirsi (forse) a luglio riguarderanno impianti più contenuti, quattro centri con almeno 25.000 GPU e tre con almeno 40.000 processori nella prima fase.

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