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2022-04-13
In viaggio tra le oltre 800 isole minori
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Quando immaginiamo una vacanza da sogno, balzano davanti ai nostri occhi palme, mare turchese e frutti esotici. Nulla contro isole come le Hawaii, Aruba o le Figi, ma noi italiani non possiamo certo lamentarci del nostro patrimonio, che ammonta a più di 800 isole, di cui solo un’ottantina abitate.
Nell’immaginario comune, Sicilia, Sardegna, Capri e Ischia rappresentano al meglio la bellezza insulare italiana; eppure sono tante le isole del Paese che meritano di essere visitate, soprattutto in periodi come questo. Se d’estate, infatti, ogni angolo lambito dal mare si riempie di turisti, in primavera questi luoghi baciati dalla fortuna possono offrire il meglio di sé.
Bisogna sfatare un luogo comune: che al mare si vada essenzialmente per fare il bagno. Nulla di più sbagliato. I benefici che l’aria di mare apporta alla salute psicofisica sono noti da sempre: migliora la circolazione, il metabolismo, la pelle, la respirazione e lo stress, tra le altre cose. Insomma, non c’è ragione per non godersi il mare d’inverno o, se lo si preferisce, durante le mezze stagioni, quando le temperature più miti ci permettono di godere delle bellezze naturali senza dover soffrire afa, traffico e assenza di posti.
Volendo fare un breve excursus tra le isole più belle del mondo ed escludendo le mete particolarmente ambite, non si può non citare l’Isola di Pasqua. La inseriamo al primo posto della nostra classifica, sia per la sua posizione remota, sperduta com’è nell’Oceano Pacifico, che per il numero di abitanti, che ammonta a poco più di 7.000.
Perché raggiungere quest’isola così isolata – è il caso di dirlo? Per i suoi moai, le misteriose sculture in pietra adagiate sulle pendici del vulcano Rano Raraku; ma anche per la spiaggia di Anakena e la possibilità di immersioni tra gli spettacolari fondali.
Le Isole Scilly, al largo della Cornovaglia, sono una meta altrettanto insolita. La maggior parte di esse non è abitata ed è riserva naturale. St. Mary’s, Tresco e Bryher sono le più conosciute e visitate per le loro baie, la quantità di specie ornitologiche e il clima mite, nonostante si trovino in pieno Atlantico. Dal villaggio megalitico di St. Mary’s al Tresco Abbey Garden, fino alla bellissima spiaggia di Rushy Bay: le attrattive sono moltissime.
Lo Sri Lanka è un’altra isola dal fascino misterioso. Meno ambita rispetto all’India e alle vicine Maldive, si offre in tutta la sua bellezza al visitatore più curioso e capace di andare oltre i soliti cliché. I motivi per scegliere quest’isola dell’Oceano Indiano risiedono nella sua gente ospitale, nella ormai pacifica convivenza di culti e religioni, nella bellezza selvaggia della giungla e della fauna e dal piatto forte della cucina locale: il rice and curry.
Concludiamo questo excursus straniero con Creta, cui non manca di certo la fama, ma nemmeno lo spazio necessario a non sentirsi oppressi dalla folla. Visitare quest’isola greca significa infatti mettersi l’anima in pace: impossibile visitarla tutta in un’unica mandata, a meno che non si opti per un on the road, che però potrebbe risultare stressante: le strade, in alcuni punti, sono dissestate e le tappe sono tali e tante che bisognerebbe fermarsi per pochissimo tempo in ciascuna di esse. Due delle zone più quotate sono comunque l’ovest e il sud-ovest, dominate rispettivamente dalle spiagge di Balos ed Elafonissi.
Ma perché scegliere un’isola? Quelle citate sono solo degli esempi, ma utili a fare il punto su ciò che, dal punto di vista meramente geografico, si può definire una porzione di terra circondata dal mare, ma che dal punto di vista simbolico rappresenta molto di più. Le isole, infatti, hanno sempre affascinato viaggiatori, poeti e artisti, attirati dal mistero che solo i luoghi lontani riescono a emanare.
Andare su un’isola, almeno al tempo dei grandi esploratori, significava prima di tutto fare delle congetture sulla sua esistenza e poi mettersi in viaggio per mettersi alla prova. L’isola rappresentava anche un luogo d’approdo, se non di salvataggio a seguito di un naufragio. Situata in mezzo al mare o all’oceano, era spesso un lembo di terra inaspettato, che si frapponeva tra il luogo di partenza e quello d’arrivo.
Isola come rifugio, quindi, ma anche come luogo in cui ritrovare se stessi e in cui pacificarsi con il resto del mondo. L’isola, insomma, è entrata a pieno titolo nella vita di tutti i sognatori. Perché se è vero che ormai il sentimento che nutriva le grandi scoperte si è trasformato in conoscenza diffusa, è altrettanto vero che l’isola rimane ancora un’idea da scoprire, oltre che un luogo-simbolo della diversità.
Isole venete

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Le isole della Laguna veneta non sono certo remote, ma quantomai affascinanti. Burano, Murano e Torcello sono le più famose e visitate. Nondimeno, scegliendo il periodo giusto, si possono vivere al meglio. Noi consigliamo la primavera, ma in un qualunque giorno infrasettimanale lontano dalle festività pasquali.
Le isole della laguna, che insieme a Venezia rientrano tra i patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, richiedono poco tempo ciascuna, ma una dose sufficiente di poesia per coglierne tutte le sfumature, tra colori abbaglianti, basiliche e visuali da sogno sul capoluogo veneto.
A Murano si va essenzialmente per entrare in punta di piedi nei laboratori artigiani del vetro e, possibilmente, acquistare un oggetto. Si tratta di un’arte plurisecolare, che ci ha resi famosi in tutto il mondo. I lampadari forgiati con questo prezioso materiale e alla maniera degli artigiani locali si trovano sparsi tra gli hotel più lussuosi del globo, orgoglio nazionale che richiama molti turisti in questo insieme di isole collegate da ponti.
Da non perdere: il Museo del Vetro, il Duomo Santi Maria e Donato, i bellissimi palazzi (tra cui spicca quello del municipio) e il faro.
Burano è invece diventata celebre per i colori che contraddistinguono le case dei pescatori, anche se non tutti conoscono l’arte specifica di quest’isola, ossia il merletto. Burano, come Murano, è in realtà anch’essa un insieme di isolotti minori separati da ponti. Se dobbiamo i colori arcobaleno delle case alla loro visibilità in caso di nebbia (questa l’ipotesi più accreditata), il merletto risale ad epoche lontane, che l’isola celebra con un museo dedicato.
Torcello è l’isola meno battuta dal turismo, ma altrettanto affascinante. Il Ponte del Diavolo, ponticello senza parapetti, è una delle attrazioni principali, anche per le leggende che gli girano intorno. Splendide sono anche la Basilica di Santa Maria Assunta, di costruzione bizantina, e il trono di Attila, che nulla ha a che fare con il re degli Unni: il seggio in pietra sui cui si sedeva il giudice per amministrare la giustizia si trova di fronte al museo di Torcello.
Dormire nella Laguna veneta
- Ca’ del Pomo Grana’ Al Roman, Fondamenta Sebastiano Santi 12, Murano: molto apprezzato per la posizione tranquilla e il giardino;
- Burano Experience, via San Mauro 293, Burano: casa tipica perfetta per due persone.
Mangiare nella Laguna Veneta
- Trattoria Valmarana, Fondamenta Andrea Navagero 31, Murano: mangiare ai tavoli fuori, con vista sul canale, è il massimo;
- Trattoria Al Gatto Nero, via Giudecca 88, Burano: pesce fresco e risotto ottimo;
- Al Trono di Attila, Torcello 29: da provare il risotto e la frittura di pesce.
Palmaria

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Il Golfo dei Poeti è famoso in tutto il mondo, ma pochi conoscono Palmaria, isolotto a pochi minuti di navigazione da La Spezia. Limpida e selvaggia, è un paradiso per chi è in cerca di tranquillità.
Capre in libertà percorrono questa piccola superficie in lungo e in largo, mentre gli avventori esplorano le calette muniti di scarpe adatte agli scogli. La parte meno battuta dell’isola è quella che prende il nome di Pozzale, mentre quella che fronteggia Porto Venere è sicuramente la più visitata.
Palmaria, inserita anch’essa tra i Patrimoni dell’umanità Unesco insieme alle isole Tino e Tinetto, è perfetta per chi ama passeggiare nella natura: inserita nel Parco Naturale Regionale di Porto Venere, vanta un’ottima sentieristica, che permette di girare l’isola in una sola giornata. L’ideale è percorrere il periplo di Palmaria in senso orario, in modo tale da affrontare la parte più ripida in discesa.
Boschi, mare e uliveti: Palmaria è la perfetta sintesi della bellezza ligure, anche se la natura non è l’unico elemento interessante. Sull’isola sono infatti presenti delle fortificazioni militari, tra cui spiccano il Forte Umberto I e il Forte Cavour, che si trova sulla sommità dell’isola ed è raggiungibile tramite il Sentiero dei Condannati.
Dormire a Palmaria
In quanto piccola isola, Palmaria ha pochissime strutture, anche perché quasi tutti i turisti vanno e vengono in giornata. Noi suggeriamo di fermarsi una notte, per un soggiorno particolare e fuori dalle solite rotte.
- Locanda Lorena, Via Cavour 4: si dorme immersi nel silenzio e si mangia anche molto bene;
- La Casa del Pescatore B&B, via San Giovanni 1: vista su Porto Venere, ottima colazione.
Mangiare a Palmaria e Porto Venere
- Gabbiano, Palmaria: si può mangiare anche la pizza;
- Elettra, via Calata Doria 42: da provare il polpo con patate;
- Palmaria Restaurant Portovenere, via Giuseppe Garibaldi 5, Porto Venere: vista spettacolare e ottimi dolci.
Ventotene

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Isola minore dell’arcipelago Ponziano, Ventotene è un luogo incantevole e selvaggio, da visitare preferibilmente in primavera se si preferisce averlo (quasi) tutto per sé.
La prima cosa che si nota arrivando è il porto romano, bacino scavato nel tufo e puntellato di grotte, all’interno di alcune delle quali, oggi, si trovano alcuni locali e ristoranti.
Sin da subito si intravede il paesaggio dell’isola, con le sue scogliere che si contrappongono alle case color pastello e un faro che appare come il fulcro dell’isola. Ai suoi piedi, la peschiera romana, serie di vasche che permettevano ai pesci di deporre le loro uova. Solo immergendosi, però, si possono scorgere i resti dell’antica costruzione.
Altri siti archeologici di grande interesse sono le cisterne romane, che venivano utilizzate per raccogliere l’acqua piovana, dal momento che sull’isola non esistono sorgenti di acqua dolce. Infine Villa Giulia, una delle residenze dell’imperatore Ottaviano Augusto.
Cala Nave e Cala Rossano sono due spiagge raggiungibili a piedi, mentre molte altre chiedono l’utilizzo di una barca. Se la prima è la più frequentata, la seconda è più piccola e riparata dal vento, da cui quest’isola – com’è intuibile – prende il nome.
Il mare è smeraldino, ma il punto forte è la vegetazione, rigogliosa e fonte di effluvi fioriti e balsamici: fichi d’india, elicriso e limoni, ma anche finocchietto selvatico e nespoli. Ventotene è insomma la quintessenza della natura mediterranea. Non per niente vi approdano moltissime specie di uccelli migratori, la cui storia e i cui viaggi sono perfettamente illustrati all’interno del Museo della Migrazione e Osservatorio Ornitologico, assolutamente da visitare.
Dormire a Ventotene
- Hotel Isolabella, via Calarossano 5: ha una grande terrazza con vista mare;
- Hotel Villa Iulia, piazza XX settembre 2/3: ottime la posizione e la colazione.
Mangiare a Ventotene
- Antico Forno Aiello, via Olivi 35: per acquistare dell’ottimo pane, ma anche per mangiare una buona pizza seduti al tavolo;
- Ristorante Bar Portovecchio, via Porto Romano: da provare i gamberi crudi e i paccheri alla ricciola;
- Un Mare di Sapori Di Musella Giuseppina & C, via Porto Romano 3: le fave fritte sono una delizia.
Procida

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Procida è assurta agli onori della cronaca solo ultimamente per essere stata eletta, un anno fa, Capitale della Cultura 2022.
Solo 4 chilometri quadrati e un mare di bellezza, da assorbire con lentezza. Perché Procida è un’isola e, in quanto tale, non esistono né fretta né itinerari precostituiti da seguire. Ci si deve abbandonare al sole e ai colori pastello delle case, ai lussureggianti e nascosti cortili e alla macchia mediterranea, che l’avvolge per intero.
Le targhe sparse in tutta Procida ricordano che l’isola uscì dall’oscurità grazie all’Arturo di Elsa Morante, scrittrice sopraffina che, oltre a raccontare la storia e la crescita di questo bambino, decanta lo splendore di questo luogo. Nel romanzo appare spesso il nome di Terra Murata, borgo in cui i procidani si rifugiavano ai tempi dei Saraceni.
Da non perdere, all’interno di queste mura, l’abbazia di San Michele Arcangelo e il Palazzo d’Avalos, frequente set cinematografico, ma un tempo carcere a picco sul mare. Interessante anche il Museo Casa di Graziella, giovane procidana di cui si innamorò lo scrittore Alphonse De Lamartine, che le dedicò un romanzo.
Ma Procida è anche cinema: molti i film e le serie tv girati su quest’isola. Tra questi emerge Il Postino, le cui scene si sono svolte principalmente a Marina della Corricella, il borgo marinaro più antico dell’isola. I due protagonisti (Troisi e la Cucinotta) si incontrano per la prima volta sulla spiaggia del Pozzo Vecchio.
Altro luogo interessante è Casale Vascello, insieme di abitazioni cinquecentesce che si snodano in modo labirintico intorno a una corte; un luogo la cui forma si deve alle incursioni saracene e al bisogno degli abitanti di nascondersi e attraversare ingressi stretti e quasi invisibili.
Procida è uno stato d’animo e come tale va vissuto.
Dormire a Procida
- Hotel San Michele, via S. Rocco 61/bis: un lusso fronte mare;
- Azzurromare Residence, via Salette 50: anche questi appartamenti affacciano sul mare.
Mangiare a Procida
- Ristorante Il Maestrale, via Marina di Corricella 29: ottimo pesce crudo in una location romantica;
- Crescenzo Hotel Ristorante, via Marina Chiaiolella 33: rinomato ristorante di pesce, dove assaggiare delle ottime alici marinate;
- Il Pescatore, via Marina di Corricella 63: squisiti i fiori di zucca ricotta e gamberi e gli spaghetti ai ricci di mare.
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Non solo Sicilia e Sardegna, o Capri e Ischia: il nostro territorio offre un numero sorprendente di opportunità per trascorrere giornate e vacanze da sogno. Dalla Laguna veneta, con Burano, Murano e Torcello, a Palmaria, passando per Ventotene e Procida, ecco un breve itinerario per scoprirne alcune delle più belle dello Stivale.Lo speciale contiene un articolo e quattro approfondimenti.Quando immaginiamo una vacanza da sogno, balzano davanti ai nostri occhi palme, mare turchese e frutti esotici. Nulla contro isole come le Hawaii, Aruba o le Figi, ma noi italiani non possiamo certo lamentarci del nostro patrimonio, che ammonta a più di 800 isole, di cui solo un’ottantina abitate.Nell’immaginario comune, Sicilia, Sardegna, Capri e Ischia rappresentano al meglio la bellezza insulare italiana; eppure sono tante le isole del Paese che meritano di essere visitate, soprattutto in periodi come questo. Se d’estate, infatti, ogni angolo lambito dal mare si riempie di turisti, in primavera questi luoghi baciati dalla fortuna possono offrire il meglio di sé.Bisogna sfatare un luogo comune: che al mare si vada essenzialmente per fare il bagno. Nulla di più sbagliato. I benefici che l’aria di mare apporta alla salute psicofisica sono noti da sempre: migliora la circolazione, il metabolismo, la pelle, la respirazione e lo stress, tra le altre cose. Insomma, non c’è ragione per non godersi il mare d’inverno o, se lo si preferisce, durante le mezze stagioni, quando le temperature più miti ci permettono di godere delle bellezze naturali senza dover soffrire afa, traffico e assenza di posti.Volendo fare un breve excursus tra le isole più belle del mondo ed escludendo le mete particolarmente ambite, non si può non citare l’Isola di Pasqua. La inseriamo al primo posto della nostra classifica, sia per la sua posizione remota, sperduta com’è nell’Oceano Pacifico, che per il numero di abitanti, che ammonta a poco più di 7.000. Perché raggiungere quest’isola così isolata – è il caso di dirlo? Per i suoi moai, le misteriose sculture in pietra adagiate sulle pendici del vulcano Rano Raraku; ma anche per la spiaggia di Anakena e la possibilità di immersioni tra gli spettacolari fondali.Le Isole Scilly, al largo della Cornovaglia, sono una meta altrettanto insolita. La maggior parte di esse non è abitata ed è riserva naturale. St. Mary’s, Tresco e Bryher sono le più conosciute e visitate per le loro baie, la quantità di specie ornitologiche e il clima mite, nonostante si trovino in pieno Atlantico. Dal villaggio megalitico di St. Mary’s al Tresco Abbey Garden, fino alla bellissima spiaggia di Rushy Bay: le attrattive sono moltissime.Lo Sri Lanka è un’altra isola dal fascino misterioso. Meno ambita rispetto all’India e alle vicine Maldive, si offre in tutta la sua bellezza al visitatore più curioso e capace di andare oltre i soliti cliché. I motivi per scegliere quest’isola dell’Oceano Indiano risiedono nella sua gente ospitale, nella ormai pacifica convivenza di culti e religioni, nella bellezza selvaggia della giungla e della fauna e dal piatto forte della cucina locale: il rice and curry.Concludiamo questo excursus straniero con Creta, cui non manca di certo la fama, ma nemmeno lo spazio necessario a non sentirsi oppressi dalla folla. Visitare quest’isola greca significa infatti mettersi l’anima in pace: impossibile visitarla tutta in un’unica mandata, a meno che non si opti per un on the road, che però potrebbe risultare stressante: le strade, in alcuni punti, sono dissestate e le tappe sono tali e tante che bisognerebbe fermarsi per pochissimo tempo in ciascuna di esse. Due delle zone più quotate sono comunque l’ovest e il sud-ovest, dominate rispettivamente dalle spiagge di Balos ed Elafonissi.Ma perché scegliere un’isola? Quelle citate sono solo degli esempi, ma utili a fare il punto su ciò che, dal punto di vista meramente geografico, si può definire una porzione di terra circondata dal mare, ma che dal punto di vista simbolico rappresenta molto di più. Le isole, infatti, hanno sempre affascinato viaggiatori, poeti e artisti, attirati dal mistero che solo i luoghi lontani riescono a emanare.Andare su un’isola, almeno al tempo dei grandi esploratori, significava prima di tutto fare delle congetture sulla sua esistenza e poi mettersi in viaggio per mettersi alla prova. L’isola rappresentava anche un luogo d’approdo, se non di salvataggio a seguito di un naufragio. Situata in mezzo al mare o all’oceano, era spesso un lembo di terra inaspettato, che si frapponeva tra il luogo di partenza e quello d’arrivo.Isola come rifugio, quindi, ma anche come luogo in cui ritrovare se stessi e in cui pacificarsi con il resto del mondo. L’isola, insomma, è entrata a pieno titolo nella vita di tutti i sognatori. Perché se è vero che ormai il sentimento che nutriva le grandi scoperte si è trasformato in conoscenza diffusa, è altrettanto vero che l’isola rimane ancora un’idea da scoprire, oltre che un luogo-simbolo della diversità.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggio-isole-italiane-minori-2657147391.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="isole-venete" data-post-id="2657147391" data-published-at="1649846772" data-use-pagination="False"> Isole venete iStock Le isole della Laguna veneta non sono certo remote, ma quantomai affascinanti. Burano, Murano e Torcello sono le più famose e visitate. Nondimeno, scegliendo il periodo giusto, si possono vivere al meglio. Noi consigliamo la primavera, ma in un qualunque giorno infrasettimanale lontano dalle festività pasquali.Le isole della laguna, che insieme a Venezia rientrano tra i patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, richiedono poco tempo ciascuna, ma una dose sufficiente di poesia per coglierne tutte le sfumature, tra colori abbaglianti, basiliche e visuali da sogno sul capoluogo veneto.A Murano si va essenzialmente per entrare in punta di piedi nei laboratori artigiani del vetro e, possibilmente, acquistare un oggetto. Si tratta di un’arte plurisecolare, che ci ha resi famosi in tutto il mondo. I lampadari forgiati con questo prezioso materiale e alla maniera degli artigiani locali si trovano sparsi tra gli hotel più lussuosi del globo, orgoglio nazionale che richiama molti turisti in questo insieme di isole collegate da ponti.Da non perdere: il Museo del Vetro, il Duomo Santi Maria e Donato, i bellissimi palazzi (tra cui spicca quello del municipio) e il faro.Burano è invece diventata celebre per i colori che contraddistinguono le case dei pescatori, anche se non tutti conoscono l’arte specifica di quest’isola, ossia il merletto. Burano, come Murano, è in realtà anch’essa un insieme di isolotti minori separati da ponti. Se dobbiamo i colori arcobaleno delle case alla loro visibilità in caso di nebbia (questa l’ipotesi più accreditata), il merletto risale ad epoche lontane, che l’isola celebra con un museo dedicato.Torcello è l’isola meno battuta dal turismo, ma altrettanto affascinante. Il Ponte del Diavolo, ponticello senza parapetti, è una delle attrazioni principali, anche per le leggende che gli girano intorno. Splendide sono anche la Basilica di Santa Maria Assunta, di costruzione bizantina, e il trono di Attila, che nulla ha a che fare con il re degli Unni: il seggio in pietra sui cui si sedeva il giudice per amministrare la giustizia si trova di fronte al museo di Torcello.Dormire nella Laguna venetaCa’ del Pomo Grana’ Al Roman, Fondamenta Sebastiano Santi 12, Murano: molto apprezzato per la posizione tranquilla e il giardino;Burano Experience, via San Mauro 293, Burano: casa tipica perfetta per due persone.Mangiare nella Laguna VenetaTrattoria Valmarana, Fondamenta Andrea Navagero 31, Murano: mangiare ai tavoli fuori, con vista sul canale, è il massimo;Trattoria Al Gatto Nero, via Giudecca 88, Burano: pesce fresco e risotto ottimo;Al Trono di Attila, Torcello 29: da provare il risotto e la frittura di pesce. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggio-isole-italiane-minori-2657147391.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="palmaria" data-post-id="2657147391" data-published-at="1649846772" data-use-pagination="False"> Palmaria iStock Il Golfo dei Poeti è famoso in tutto il mondo, ma pochi conoscono Palmaria, isolotto a pochi minuti di navigazione da La Spezia. Limpida e selvaggia, è un paradiso per chi è in cerca di tranquillità.Capre in libertà percorrono questa piccola superficie in lungo e in largo, mentre gli avventori esplorano le calette muniti di scarpe adatte agli scogli. La parte meno battuta dell’isola è quella che prende il nome di Pozzale, mentre quella che fronteggia Porto Venere è sicuramente la più visitata.Palmaria, inserita anch’essa tra i Patrimoni dell’umanità Unesco insieme alle isole Tino e Tinetto, è perfetta per chi ama passeggiare nella natura: inserita nel Parco Naturale Regionale di Porto Venere, vanta un’ottima sentieristica, che permette di girare l’isola in una sola giornata. L’ideale è percorrere il periplo di Palmaria in senso orario, in modo tale da affrontare la parte più ripida in discesa.Boschi, mare e uliveti: Palmaria è la perfetta sintesi della bellezza ligure, anche se la natura non è l’unico elemento interessante. Sull’isola sono infatti presenti delle fortificazioni militari, tra cui spiccano il Forte Umberto I e il Forte Cavour, che si trova sulla sommità dell’isola ed è raggiungibile tramite il Sentiero dei Condannati.Dormire a PalmariaIn quanto piccola isola, Palmaria ha pochissime strutture, anche perché quasi tutti i turisti vanno e vengono in giornata. Noi suggeriamo di fermarsi una notte, per un soggiorno particolare e fuori dalle solite rotte.Locanda Lorena, Via Cavour 4: si dorme immersi nel silenzio e si mangia anche molto bene;La Casa del Pescatore B&B, via San Giovanni 1: vista su Porto Venere, ottima colazione.Mangiare a Palmaria e Porto VenereGabbiano, Palmaria: si può mangiare anche la pizza;Elettra, via Calata Doria 42: da provare il polpo con patate;Palmaria Restaurant Portovenere, via Giuseppe Garibaldi 5, Porto Venere: vista spettacolare e ottimi dolci. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggio-isole-italiane-minori-2657147391.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="ventotene" data-post-id="2657147391" data-published-at="1649846772" data-use-pagination="False"> Ventotene iStock Isola minore dell’arcipelago Ponziano, Ventotene è un luogo incantevole e selvaggio, da visitare preferibilmente in primavera se si preferisce averlo (quasi) tutto per sé.La prima cosa che si nota arrivando è il porto romano, bacino scavato nel tufo e puntellato di grotte, all’interno di alcune delle quali, oggi, si trovano alcuni locali e ristoranti.Sin da subito si intravede il paesaggio dell’isola, con le sue scogliere che si contrappongono alle case color pastello e un faro che appare come il fulcro dell’isola. Ai suoi piedi, la peschiera romana, serie di vasche che permettevano ai pesci di deporre le loro uova. Solo immergendosi, però, si possono scorgere i resti dell’antica costruzione.Altri siti archeologici di grande interesse sono le cisterne romane, che venivano utilizzate per raccogliere l’acqua piovana, dal momento che sull’isola non esistono sorgenti di acqua dolce. Infine Villa Giulia, una delle residenze dell’imperatore Ottaviano Augusto.Cala Nave e Cala Rossano sono due spiagge raggiungibili a piedi, mentre molte altre chiedono l’utilizzo di una barca. Se la prima è la più frequentata, la seconda è più piccola e riparata dal vento, da cui quest’isola – com’è intuibile – prende il nome.Il mare è smeraldino, ma il punto forte è la vegetazione, rigogliosa e fonte di effluvi fioriti e balsamici: fichi d’india, elicriso e limoni, ma anche finocchietto selvatico e nespoli. Ventotene è insomma la quintessenza della natura mediterranea. Non per niente vi approdano moltissime specie di uccelli migratori, la cui storia e i cui viaggi sono perfettamente illustrati all’interno del Museo della Migrazione e Osservatorio Ornitologico, assolutamente da visitare.Dormire a VentoteneHotel Isolabella, via Calarossano 5: ha una grande terrazza con vista mare;Hotel Villa Iulia, piazza XX settembre 2/3: ottime la posizione e la colazione.Mangiare a VentoteneAntico Forno Aiello, via Olivi 35: per acquistare dell’ottimo pane, ma anche per mangiare una buona pizza seduti al tavolo;Ristorante Bar Portovecchio, via Porto Romano: da provare i gamberi crudi e i paccheri alla ricciola;Un Mare di Sapori Di Musella Giuseppina & C, via Porto Romano 3: le fave fritte sono una delizia. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggio-isole-italiane-minori-2657147391.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="procida" data-post-id="2657147391" data-published-at="1649846772" data-use-pagination="False"> Procida iStock Procida è assurta agli onori della cronaca solo ultimamente per essere stata eletta, un anno fa, Capitale della Cultura 2022.Solo 4 chilometri quadrati e un mare di bellezza, da assorbire con lentezza. Perché Procida è un’isola e, in quanto tale, non esistono né fretta né itinerari precostituiti da seguire. Ci si deve abbandonare al sole e ai colori pastello delle case, ai lussureggianti e nascosti cortili e alla macchia mediterranea, che l’avvolge per intero.Le targhe sparse in tutta Procida ricordano che l’isola uscì dall’oscurità grazie all’Arturo di Elsa Morante, scrittrice sopraffina che, oltre a raccontare la storia e la crescita di questo bambino, decanta lo splendore di questo luogo. Nel romanzo appare spesso il nome di Terra Murata, borgo in cui i procidani si rifugiavano ai tempi dei Saraceni.Da non perdere, all’interno di queste mura, l’abbazia di San Michele Arcangelo e il Palazzo d’Avalos, frequente set cinematografico, ma un tempo carcere a picco sul mare. Interessante anche il Museo Casa di Graziella, giovane procidana di cui si innamorò lo scrittore Alphonse De Lamartine, che le dedicò un romanzo.Ma Procida è anche cinema: molti i film e le serie tv girati su quest’isola. Tra questi emerge Il Postino, le cui scene si sono svolte principalmente a Marina della Corricella, il borgo marinaro più antico dell’isola. I due protagonisti (Troisi e la Cucinotta) si incontrano per la prima volta sulla spiaggia del Pozzo Vecchio.Altro luogo interessante è Casale Vascello, insieme di abitazioni cinquecentesce che si snodano in modo labirintico intorno a una corte; un luogo la cui forma si deve alle incursioni saracene e al bisogno degli abitanti di nascondersi e attraversare ingressi stretti e quasi invisibili.Procida è uno stato d’animo e come tale va vissuto.Dormire a ProcidaHotel San Michele, via S. Rocco 61/bis: un lusso fronte mare;Azzurromare Residence, via Salette 50: anche questi appartamenti affacciano sul mare.Mangiare a ProcidaRistorante Il Maestrale, via Marina di Corricella 29: ottimo pesce crudo in una location romantica;Crescenzo Hotel Ristorante, via Marina Chiaiolella 33: rinomato ristorante di pesce, dove assaggiare delle ottime alici marinate;Il Pescatore, via Marina di Corricella 63: squisiti i fiori di zucca ricotta e gamberi e gli spaghetti ai ricci di mare.
(IStock)
Il padre dei piccoli ne detiene l’affido esclusivo. «Non voglio vedere i miei bambini così», ripete Giovanna. «Dovrei fare incontri alla presenza dei servizi sociali di Venezia, gli stessi che affermavano che Marco stava bene invece era già sofferente; e dichiaravano che i miei figli non andavano a scuola, quando proprio in classe furono prelevati una seconda volta il 14 ottobre 2024, senza avvisarmi, per collocarli nuovamente in casa famiglia. Almeno devono cambiare servizi sociali, per molto meno lo fanno ma la mia richiesta viene ignorata».
Come raccontato a dicembre dalla Verità, ricordando l’allontanamento molto violento dei piccoli una prima volta l’8 novembre 2022, con massiccio intervento di forze dell’ordine e addirittura pompieri documentato dalla trasmissione Fuori dal coro di Mario Giordano su Rete 4, questi bambini stanno soffrendo le conseguenze di un complesso iter giudiziario di separazione.
Ad aggravare e rendere inaccettabile la situazione è che Marco non vede la mamma da mesi. Non l’ha potuta avere accanto durante l’intervento e la successiva chemio. «Con i miei genitori, assieme ai quali ho cresciuto i bambini dal 2020 all’ottobre del 2024, avevamo chiesto a Natale di poter vedere in videochiamata Marco e Luca o di sentirli telefonicamente, ma il padre si è rifiutato», spiega sconcertata Giovanna.
La signora, uno dei 36 casi esemplari di vittimizzazione secondaria denunciati nel 2022 dalla Commissione parlamentare d’inchiesta del Senato sul femminicidio, sconta la scelta di aver portato via nel 2019 i figli dalla casa dell’ex compagno a Venezia, sospettando abusi sulle creature. «La causa penale e quella civile sono state archiviate», dice. Solo nel 2025 ha potuto avere un riscontro ai suoi timori: «I bambini sono stati visti da due psicologi e psicoterapeuti che dichiarano che hanno probabilmente subìto abusi sessuali e sono in uno stato di rischio pericolo», documento della Neuropsichiatria della Aulss3 di Venezia mai segnalato né alla Procura né alla Corte d’Appello territoriale.
Giovanna sta soffrendo decisioni gravi e scorrettezze inaudite. Basti pensare che né l’avvocato del padre dei bimbi né la curatrice speciale dei minori le avevano notificato il decreto di fissazione dell’udienza in cui si discuteva se toglierle la responsabilità genitoriale. Udienza che nel 2024 si svolse così senza la madre dei bambini e senza nessun legale per essa, in violazione del contradditorio.
«Mi hanno addebitato presunte inadempienze scolastiche e ostatività materna verso la figura paterna, mentre ci sono tutte le pagelle consultabili. Quando al padre, i bambini temevano la figura paterna. Proprio per questo motivo mi sono sempre opposta agli incontri liberi fra di loro, continuando a chiedere che i piccoli venissero sottoposti ad accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria, accertamenti da sempre negati».
Per l’avvocato Simona Donati, legale di Giovanna, la signora vive un’indubbia ingiustizia «ma allo stato attuale può vedere i figli solo se acconsente a incontri protetti. La mia assistita ne chiede l’immediata ricollocazione presso l’abitazione materna e il ripristino della responsabilità genitoriale, ma l’udienza è fissata dinanzi al Tribunale di Venezia il prossimo 16 aprile. Si prevedono tempi lunghi».
Giovanna ha presentato anche atto di citazione per querela di falso, chiedendo la nullità totale di tutti i decreti emanati dal pm. «L’unico decreto valido in 5 anni di giudizio risulterebbe essere quello di primo grado del 20 marzo 2020 che aveva disposto l’affidamento dei minori ad entrambi i genitori, con collocazione prevalente presso la madre, in quanto tutto quello che è avvenuto dal decreto del 21 luglio 2020 in avanti è da considerarsi nullo per via della costituzione del magistrato in giudizio quando lo stesso era già stato trasferito ufficialmente presso un’altra Procura», precisa l’avvocato Donati.
Con i tempi della giustizia nel frattempo i figli, uno dei quali malato, stanno lontani dalla mamma? «Il piccolo è stato portato in pronto soccorso con urgenza lo scorso 16 dicembre ma il padre l’ha comunicato solo in data 1 gennaio 2026 con pec inoltrata alla sottoscritta, al Tribunale ed al servizio sociale di Venezia. Come posso essere tranquilla?», chiede la mamma.
Aggiunge: «Più volte ho domandato una registrazione degli incontri, perché di nulla mi si possa accusare. Sono anche in causa con questi servizi sociali, pensiamo solo che è stato occultato per mesi un grave problema neurologico con effetti avversi sulla salute di Marco», esclama esasperata. «I miei bambini con me stavano bene, come certificato. Eppure io mi ritrovo senza responsabilità genitoriale».
Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, aveva chiesto «che si accerti se vi siano effettivamente stati negligenze e ritardi nell’intervento medico, se i servizi sociali e la struttura in cui il bambino era collocato abbiano efficacemente tutelato la sua salute - e così il padre, presso il quale i minori risiedono da luglio 2025 - e se l’iter giudiziario presenti eventuali irregolarità». A tutt’oggi, dice Terragni alla Verità, «non ho ricevuto nessun riscontro». Questo è l’interesse che si ha per i minori.
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Ecco #DimmiLaVerità del 21 gennaio 2026. Con il nostro Alessandro Rico commentiamo il discorso di Donald Trump a Davos senza fronzoli e luoghi comuni.
Un arcipelago di oltre 7600 isole, una posizione strategica ed una popolazione giovane ed in costante crescita demografica: questa è la Repubblica delle Filippine. La nazione asiatica da anni vede la sua economia consolidarsi ed eccellere in alcuni settori chiave come la produzione di semiconduttori. L’agricoltura è un altro elemento trainante dell’economia di Manila che esporta prodotti agricoli come banane, olio di cocco, ananas ed anacardi ad Hong Kong, negli Stati Uniti, in Giappone ed anche in Cina. Le Filippine sono un’economia emergente e resiliente, con una bilancia commerciale che vede numeri notevoli anche per quanto riguarda le importazioni, soprattutto di componenti elettronici che vengono elaborati. Una quota significativa del bilancio statale proviene dalle rimesse dall'estero, con una diaspora da numeri notevoli un po’ in tutti i continenti. I servizi, un po’ sulla falsariga dell’India, sono un altro pilastro dell’economia di questo arcipelago che fa anche dell’outsourcing una costante fonte di reddito.
Manila, grazie alla sua crescente solidità, è considerata da tempo un attore geopolitico regionale, fortemente conteso e corteggiato sia da Pechino che da Washington. La Cina da tempo sta portando avanti la cosiddetta linea degli undici tratti, una politica estera aggressiva sul controllo del Mar Cinese Meridionale nata nel 1947 con i nazionalisti del Kuomintang che pretenderebbe il controllo della maggioranza del Mar Cinese Meridionale, sovrapponendosi alle zone economiche esclusive di Vietnam, Filippine, Malesia, Brunei e Taiwan e generando così dispute internazionali e una sentenza arbitrale sfavorevole alla Cina nel 2016, che Pechino però non ha mai voluto riconoscere. Ma posizione strategica delle Filippine, situate all’incrocio tra il Pacifico e il Mar Cinese Meridionale, le rende un alleato prezioso sia per le potenze regionali che per quelle globali, interessate al suo ruolo di crocevia delle principali rotte commerciali marittime dell’Indo-Pacifico. L’arcipelago è un perno fondamentale della cosiddetta catena di isole che dovrebbe essere determinante per il contenimento dell’espansionismo cinese che ha costruito diverse isole artificiali ed interrotto diverse rotte di pesca. Manila si è vista sempre più minacciata ed ha deciso di intensificare le relazioni con gli Stati Uniti e firmando accordi di cooperazione militare anche con partner regionali come il Giappone e l’Australia. Ogni anno la marina filippina partecipa ad esercitazioni navali proprio con Tokyo, Washington e Canberra, con l’obiettivo di migliorare il coordinamento in caso di necessità, una mossa che ha scatenato le proteste di Pechino. Anche il Canada è entrato a far parte degli accordi militari delle Filippine con istruttori canadesi che addestrano le forze di Manila. Ma Pechino rimane un partner commerciale fondamentale per le Filippine, che cercano sempre un difficile equilibrio regionale.
Stando agli ultimi dati la Cina rappresenta il 29% delle importazioni totali filippine, con un aumento del 2,8% delle importazioni nell’ultimo biennio. Nel 2025 anche le esportazioni verso la Repubblica Popolare sono cresciute raggiungendo il 10,2 %, il totale dello scambio commerciale di Manila con i partner esteri è di circa 77 miliardi di dollari annui, di cui le importazioni sono il 60%. Gli Stati Uniti occupano il secondo posto nella classifica degli scambi con una crescita costante dovuta al crescente interesse geopolitico nell’area, in totale gli Usa pesano sulla bilancia per 16,8, nonostante i dazi del 19% imposti da Trump. Le esportazioni filippine sono aumentate anche per il Giappone (12,6%) ed i Paesi Bassi (4,9%). Per il periodo gennaio-novembre, le esportazioni del paese sono aumentate a 77,4 miliardi di dollari rispetto ai 67,6 miliardi nello stesso periodo dell'anno precedente. Il presidente delle Filippine Ferdinand Marcos Jr., figlio di Ferdinand Marcos che ha dominato l’arcipelago per vent’anni, si sta muovendo per aumentare il peso della sua nazione, stringendo accordi con altre nazioni asiatiche. Nei mesi scorsi ha visto il Primo Ministro cambogiano Hun Manet, ha espresso gratitudine per la grazia concessa a 13 donne filippine, evidenziando gli sforzi di Manila per mantenere relazioni positive all’interno della regione del Sud-Est asiatico. Grazie a all’Enhanced Defense Cooperation Agreement, firmato nel 2014, gli Stati Uniti hanno un accesso prioritario alle istallazioni militari chiave delle Filippine, un fatto determinante per la dissuasione di eventuali incursioni cinesi e rafforzare la sicurezza marittima. Il grande gioco dell’Indo-Pacifico passa da queste isole che hanno compreso la loro importanza strategica e la faranno pesare sullo scacchiere internazionale.
Le Filippine e la morte di Magellano viste da Antonio Pigafetta da Vicenza
Antonio Pigafetta, nobile vicentino cavaliere dell’ordine di San Giovanni Battista, partecipò tra il 1519 e il 1522 ad una delle spedizioni geografiche più importanti della storia: la circumnavigazione del globo sulle navi comandate da Ferdinando Magellano, finanziato dal re di Spagna Carlo V. Durante gli anni di navigazione, Pigafetta tenne un diario di bordo diventato un testo di riferimento per la descrizione dei luoghi e dei popoli toccati dalla spedizione partita da Sanlucàr de Barrameda (Andalusia) il 20 settembre 1519. Il viaggio verso occidente toccò il Brasile e l’Argentina prima di passare attraverso lo stretto che prenderà poi il nome del grande navigatore spagnolo per passare nelle acque del Pacifico dove, dopo aver passato l’arcipelago delle Marianne, giunse in vista delle Filippine, una terra fino ad allora inesplorata, dove sbarcò il 16 marzo 1521 nell’isola di Saman, punta meridionale dell’arcipelago. Alle parole del diario di Pigafetta le prime impressioni sulle Filippine: «Sabato, a 16 de marzo 1521, dessemo, ne l’aurora, sovra una terra alta, lungi trecento leghe dalle isole de li Ladroni (Le Marianne, ndr), la qual è isola e se chiama Zamal (odierna Samal ndr). El capitano generale (Magellano ndr) nel giorno seguente volse dismontare in un’altra isola desabitata (Homonhon ndr), per essere più sicuro che era di dietro de questa, per pigliare acqua e qualche diporto. Fece fare due tende in terra per li infermi e fece li ammazzare una porca. Luni a 18 di marzo vedessemo da poi disnare venire verso di noi una barca con nove uomini, per il che lo capitano generale comandò che niuno si movesse, né dicesse parola alcuna senza sua licenza». Il primo incontro con gli abitanti dell’arcipelago, così riportò Pigafetta, fu pacifico. Gli spagnoli battezzarono così le Filippine con il nome di arcipelago di San Lazzaro, essendo stato scoperto la domenica del santo.
Per primo gli equipaggi delle navi spagnole incontrarono il re di Zuluan (odierna Suluan). Secondo il resoconto dell’attendente di Magellano i rapporti furono distesi, tenendo presente che gli europei scaricavano l’artiglieria dalle navi mostrandone la potenza agli indigeni in via preventiva. Dall’incontro con questo primo re locale, il rajah Colambu, sono descritti i costumi delle popolazioni dell’arcipelago.
De dietro de questa isola stanno uomini che hanno tanto grandi li picchetti de le orecchie, che portano li bracci ficcati in loro. Questi popoli sono Cafri, cioè Gentili, vanno nudi con tele de scorza d’arbore intorno le sue vergogne; se non alcuni principali, con tele de bambaso lavorate ne li capi con seta a guchia. Sono olivastri, grassi, depinti, e se ongeno con olio de cocco e de giongioli per lo sole e per il vento. Hanno li capelli negrissimi, fino a la cinta, e hanno daghe, coltelli, lance de oro, targoni, fiocine, arponi e reti per pescare come rezzali. Le sue barche sono come le nostre […]
Pigafetta fu testimone dei rapporti tra la corte di Colambu e Magellano, degli scambi di beni tra i due popoli (le spezie contenute nelle navi spagnole ma anche vestiario e coltelli), dei pranzi presso la dimora del re e dei tentativi di conversione al cristianesimo nei giorni attorno alla Pasqua del 1521, caratterizzati da banchetti in cui Pigafetta racconta di aver visto scorrere molto vino (in realtà un distillato di cocco fermentato) e carni di porco e pesce. El figliuolo maggiore del re, ch’era il principe, venne dove éramo: il re li disse che sedesse appresso noi, e così sedette. Fu portato due piatti, uno de pesce con lo suo brodo, e l’altro de riso, a ciò che mangiassemo col principe. Il nostro compagno per tanto bere e tanto mangiare diventò briaco.[…]
Dopo Samal, Magellano visitò l’isola più importante per i commerci, Cebu (Zobu nel diario di Pigafetta). Nel porto gli equipaggi trovarono dapprima una certa ostilità in quanto inizialmente gli europei rifiutarono di pagare dazio agli indigeni. Quando la parola fu data alle bombarde delle navi spagnole, i filippini vennero a più miti consigli. L’isola era governata dal Rajah locale Humabon, che nei giorni seguenti il primo burrascoso incontro con gli emissari di Carlo V, entrerà in confidenza con gli ospiti occidentali offrendosi ad un patto di sangue con Magellano e in seguito alla conversione al cristianesimo. Proprio a Cebu il 14 aprile 1521 fu organizzata una conversione di massa, descritta nei dettagli da Pigafetta: Se mise una croce grande nel mezzo de la piazza. Lo capitano li disse che, se si volevano far Cristiani, come avevano detto ne li giorni passati, li bisognava brusare tutti li suoi idoli, e nel luogo loro mettere una croce e ogni dì con le mani giunte adorarla e ogni mattina nel viso farsi lo segno de la Croce, mostrandoli come se faceva; e ogni ora, almeno de mattina, dovessero venire a questa croce e adorarla in genocchioni, e quel che avevano già detto, volesser con le buone opere confirmarlo. El re con tutti li altri volevano confirmare lo tutto. Lo capitano generale li disse come s’era vestito tutto de bianco per mostrarli lo suo sincero amore verso de loro. Risposero per le sue dolci parole non saperli respondere. Con queste buone parole lo capitano condusse lo re per la mano sul tribunale per battizzarlo, e disseli se chiameria don Carlo, como a l’imperatore suo signore; al re de Mazana Gioanni; a uno principale Fernando, come il principale nostro, cioè lo capitano; al Moro Cristoforo; poi a li altri a chi uno nome, a chi uno altro. Foreno battizzati innanzi messa cinquecento uomini. Udita la messa, lo capitano convitò a disnar seco lo re con altri principali: non volsero; ne accompagnarono fino a la riva, le navi scaricarono tutte le bombarde; e abbracciandose presero commiato.[…]
A poche miglia nautiche da Cebu si trova l’odierna Mactan (nei diari di Pigafetta chiamata Matan). Dopo Cebu, fu l’isola che gli uomini di Magellano vollero visitare. Dal rajah Humabon gli europei vennero a conoscenza che uno di due re che governavano l’isola, Cilapulapu (o Lapu-Lapu), si era mostrato ostile ai nuovi venuti e rifiutava il contatto e lo scambio di omaggi. Fu organizzata una spedizione esplorativa che Magellano organizzò sottovalutando grandemente l’avversario. Lasciò l’artiglieria e le navi a Cebu a causa dello scarso pescaggio dovuto alla presenza della barriera corallina, portando con sé solamente qualche decina di uomini armati di moschetti e balestre imbarcati su lance. Al seguito di Magellano c’erano anche alcuni guerrieri di Cebu inviati da Humabon. La mattina del 27 aprile 1521. Ad attendere gli europei Cilapulapu aveva schierato un vero e proprio esercito di 1.500 uomini armati di lance, spade, pietre e frecce avvelenate. Così Pigafetta annotò nella sua relazione quella tragica giornata: Quando arrivassemo in terra, questa gente avevano fatto tre squadroni de più de millecinquecento persone. Subito, sentendone, ne venirono addosso con voci grandissime, due per fianco e l’altro per contro. Lo capitano, quando viste questo, ne fece due parti e così cominciassemo a combattere. Li schioppettieri e balestrieri tirarono da lungi quasi mezza ora invano, solamente passandoli li targoni fatti de tavole sottili e li brazzi. Lo capitano gridava «non tirare, non tirare», ma non li valeva niente. Quando questi visteno che tiravamo li schioppetti invano, gridando deliberarono a star forte, ma molto più gridavano. Quando erano descaricati li schioppetti, mai non stavano fermi, saltando de qua e de là: coperti con li sui targoni ne tiravano tante frecce, lance de canna (alcune de ferro al capitano generale), pali pontini brustolati, pietre e lo fango, che appena se potevamo defendere.
Magellano fu tra i primi a rimanere ferito dalle armi degli indigeni. Non si tirò indietro, volle coprire per qualche minuto la ritirata dei suoi uomini. Soverchiato dalla furia avversaria, fu massacrato poco dopo perdendo la vita in quell’isola remota, senza poter portare a compimento la grande impresa della circumnavigazione del globo. Gli ultimi drammatici istanti restano nelle parole di Pigafetta: Questi, conoscendo lo capitano, tanti se voltorono sopra de lui, che due volte li buttarono lo celadone fora del capo; ma lui, come buon cavaliero, sempre stava forte. Con alcuni altri più de una ora così combattessemo e, non volendosi più ritirare, uno Indio li lanciò una lanza de canna nel viso. Lui subito con la sua lancia lo ammazzò e lasciogliela nel corpo; volendo dar di mano alla spada, non poté cavarla, se non mezza per una ferita de canna che aveva nel brazzo. Quando visteno questo tutti andorono addosso a lui: uno con un gran terciado (che è como una scimitarra, ma più grosso), li dette una ferita nella gamba sinistra, per la quale cascò col volto innanzi. Subito li furono addosso con lancie de ferro e de canna e con quelli sui terciadi, fin che lo specchio, il lume, el conforto e la vera guida nostra ammazzarono[…]
Il corpo di Magellano rimase a Mactan, avendone gli uomini del rajah rifiutato la restituzione. Ritornati a Cebu, i superstiti dovettero subire il tradimento di Humabon, che dopo la morte del capitano rinnegò l’alleanza e fece massacrare numerosi membri dell’equipaggio durante un banchetto organizzato come trappola. L’episodio segnò anche la fine di una delle navi di Magellano, la Concepciòn, che fu bruciata poco dopo la partenza da Cebu essendo rimasta priva dell’equipaggio necessario. Il posto di Magellano fu preso da Juan Sebastiàn Elcano, molto più prudente del navigatore di origini portoghesi al soldo di Carlo V. Con le due navi superstiti puntò dritto alle Molucche, obiettivo principale della spedizione, per rifornirsi delle preziose spezie come il chiodo di garofano ed evitò da allora contatti con tribù locali. Delle due navi, la Trinidad non fece ritorno in Spagna. Costretta dai fortunali a ritornare alle Molucche, fu intercettata dai portoghesi che rivendicavano il possesso delle «Isole delle spezie». Gran parte dell’equipaggio morì in prigionia.
Solo la Victoria (sulla quale si trovava anche Antonio Pigafetta) riuscirà a rientrare in Spagna il 6 settembre 1522 con a bordo 18 uomini stremati e flagellati dallo scorbuto dei circa 240 partiti tre anni prima. L’isola di Mactan sarà assoggettata agli spagnoli soltanto nel 1565 mentre Pigafetta fece ritorno alla sua città natale, Vicenza. Il suo resoconto della prima circumnavigazione del mondo non lo fece diventare ricco né famoso, ed inizialmente ebbe scarsa accoglienza alla corte di Carlo V, tanto che la prima pubblicazione ufficiale porta la data del 1591, cioè 70 anni dopo l’impresa. Soffocato dalla fama di Magellano, Pigafetta sarà recuperato come fonte principale della spedizione soltanto a partire dall’Ottocento. Muore a Vicenza nel 1531.
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(Totaleu)
Lo ha dichiarato l'eurodeputato bolognese Stefano Cavedagna a margine della sessione plenaria in merito al ricorso fatto al Tar da parte di Fratelli d'Italia per annullare il limite dei 30 all'ora a Bologna.