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2022-04-13
In viaggio tra le oltre 800 isole minori
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Quando immaginiamo una vacanza da sogno, balzano davanti ai nostri occhi palme, mare turchese e frutti esotici. Nulla contro isole come le Hawaii, Aruba o le Figi, ma noi italiani non possiamo certo lamentarci del nostro patrimonio, che ammonta a più di 800 isole, di cui solo un’ottantina abitate.
Nell’immaginario comune, Sicilia, Sardegna, Capri e Ischia rappresentano al meglio la bellezza insulare italiana; eppure sono tante le isole del Paese che meritano di essere visitate, soprattutto in periodi come questo. Se d’estate, infatti, ogni angolo lambito dal mare si riempie di turisti, in primavera questi luoghi baciati dalla fortuna possono offrire il meglio di sé.
Bisogna sfatare un luogo comune: che al mare si vada essenzialmente per fare il bagno. Nulla di più sbagliato. I benefici che l’aria di mare apporta alla salute psicofisica sono noti da sempre: migliora la circolazione, il metabolismo, la pelle, la respirazione e lo stress, tra le altre cose. Insomma, non c’è ragione per non godersi il mare d’inverno o, se lo si preferisce, durante le mezze stagioni, quando le temperature più miti ci permettono di godere delle bellezze naturali senza dover soffrire afa, traffico e assenza di posti.
Volendo fare un breve excursus tra le isole più belle del mondo ed escludendo le mete particolarmente ambite, non si può non citare l’Isola di Pasqua. La inseriamo al primo posto della nostra classifica, sia per la sua posizione remota, sperduta com’è nell’Oceano Pacifico, che per il numero di abitanti, che ammonta a poco più di 7.000.
Perché raggiungere quest’isola così isolata – è il caso di dirlo? Per i suoi moai, le misteriose sculture in pietra adagiate sulle pendici del vulcano Rano Raraku; ma anche per la spiaggia di Anakena e la possibilità di immersioni tra gli spettacolari fondali.
Le Isole Scilly, al largo della Cornovaglia, sono una meta altrettanto insolita. La maggior parte di esse non è abitata ed è riserva naturale. St. Mary’s, Tresco e Bryher sono le più conosciute e visitate per le loro baie, la quantità di specie ornitologiche e il clima mite, nonostante si trovino in pieno Atlantico. Dal villaggio megalitico di St. Mary’s al Tresco Abbey Garden, fino alla bellissima spiaggia di Rushy Bay: le attrattive sono moltissime.
Lo Sri Lanka è un’altra isola dal fascino misterioso. Meno ambita rispetto all’India e alle vicine Maldive, si offre in tutta la sua bellezza al visitatore più curioso e capace di andare oltre i soliti cliché. I motivi per scegliere quest’isola dell’Oceano Indiano risiedono nella sua gente ospitale, nella ormai pacifica convivenza di culti e religioni, nella bellezza selvaggia della giungla e della fauna e dal piatto forte della cucina locale: il rice and curry.
Concludiamo questo excursus straniero con Creta, cui non manca di certo la fama, ma nemmeno lo spazio necessario a non sentirsi oppressi dalla folla. Visitare quest’isola greca significa infatti mettersi l’anima in pace: impossibile visitarla tutta in un’unica mandata, a meno che non si opti per un on the road, che però potrebbe risultare stressante: le strade, in alcuni punti, sono dissestate e le tappe sono tali e tante che bisognerebbe fermarsi per pochissimo tempo in ciascuna di esse. Due delle zone più quotate sono comunque l’ovest e il sud-ovest, dominate rispettivamente dalle spiagge di Balos ed Elafonissi.
Ma perché scegliere un’isola? Quelle citate sono solo degli esempi, ma utili a fare il punto su ciò che, dal punto di vista meramente geografico, si può definire una porzione di terra circondata dal mare, ma che dal punto di vista simbolico rappresenta molto di più. Le isole, infatti, hanno sempre affascinato viaggiatori, poeti e artisti, attirati dal mistero che solo i luoghi lontani riescono a emanare.
Andare su un’isola, almeno al tempo dei grandi esploratori, significava prima di tutto fare delle congetture sulla sua esistenza e poi mettersi in viaggio per mettersi alla prova. L’isola rappresentava anche un luogo d’approdo, se non di salvataggio a seguito di un naufragio. Situata in mezzo al mare o all’oceano, era spesso un lembo di terra inaspettato, che si frapponeva tra il luogo di partenza e quello d’arrivo.
Isola come rifugio, quindi, ma anche come luogo in cui ritrovare se stessi e in cui pacificarsi con il resto del mondo. L’isola, insomma, è entrata a pieno titolo nella vita di tutti i sognatori. Perché se è vero che ormai il sentimento che nutriva le grandi scoperte si è trasformato in conoscenza diffusa, è altrettanto vero che l’isola rimane ancora un’idea da scoprire, oltre che un luogo-simbolo della diversità.
Isole venete

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Le isole della Laguna veneta non sono certo remote, ma quantomai affascinanti. Burano, Murano e Torcello sono le più famose e visitate. Nondimeno, scegliendo il periodo giusto, si possono vivere al meglio. Noi consigliamo la primavera, ma in un qualunque giorno infrasettimanale lontano dalle festività pasquali.
Le isole della laguna, che insieme a Venezia rientrano tra i patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, richiedono poco tempo ciascuna, ma una dose sufficiente di poesia per coglierne tutte le sfumature, tra colori abbaglianti, basiliche e visuali da sogno sul capoluogo veneto.
A Murano si va essenzialmente per entrare in punta di piedi nei laboratori artigiani del vetro e, possibilmente, acquistare un oggetto. Si tratta di un’arte plurisecolare, che ci ha resi famosi in tutto il mondo. I lampadari forgiati con questo prezioso materiale e alla maniera degli artigiani locali si trovano sparsi tra gli hotel più lussuosi del globo, orgoglio nazionale che richiama molti turisti in questo insieme di isole collegate da ponti.
Da non perdere: il Museo del Vetro, il Duomo Santi Maria e Donato, i bellissimi palazzi (tra cui spicca quello del municipio) e il faro.
Burano è invece diventata celebre per i colori che contraddistinguono le case dei pescatori, anche se non tutti conoscono l’arte specifica di quest’isola, ossia il merletto. Burano, come Murano, è in realtà anch’essa un insieme di isolotti minori separati da ponti. Se dobbiamo i colori arcobaleno delle case alla loro visibilità in caso di nebbia (questa l’ipotesi più accreditata), il merletto risale ad epoche lontane, che l’isola celebra con un museo dedicato.
Torcello è l’isola meno battuta dal turismo, ma altrettanto affascinante. Il Ponte del Diavolo, ponticello senza parapetti, è una delle attrazioni principali, anche per le leggende che gli girano intorno. Splendide sono anche la Basilica di Santa Maria Assunta, di costruzione bizantina, e il trono di Attila, che nulla ha a che fare con il re degli Unni: il seggio in pietra sui cui si sedeva il giudice per amministrare la giustizia si trova di fronte al museo di Torcello.
Dormire nella Laguna veneta
- Ca’ del Pomo Grana’ Al Roman, Fondamenta Sebastiano Santi 12, Murano: molto apprezzato per la posizione tranquilla e il giardino;
- Burano Experience, via San Mauro 293, Burano: casa tipica perfetta per due persone.
Mangiare nella Laguna Veneta
- Trattoria Valmarana, Fondamenta Andrea Navagero 31, Murano: mangiare ai tavoli fuori, con vista sul canale, è il massimo;
- Trattoria Al Gatto Nero, via Giudecca 88, Burano: pesce fresco e risotto ottimo;
- Al Trono di Attila, Torcello 29: da provare il risotto e la frittura di pesce.
Palmaria

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Il Golfo dei Poeti è famoso in tutto il mondo, ma pochi conoscono Palmaria, isolotto a pochi minuti di navigazione da La Spezia. Limpida e selvaggia, è un paradiso per chi è in cerca di tranquillità.
Capre in libertà percorrono questa piccola superficie in lungo e in largo, mentre gli avventori esplorano le calette muniti di scarpe adatte agli scogli. La parte meno battuta dell’isola è quella che prende il nome di Pozzale, mentre quella che fronteggia Porto Venere è sicuramente la più visitata.
Palmaria, inserita anch’essa tra i Patrimoni dell’umanità Unesco insieme alle isole Tino e Tinetto, è perfetta per chi ama passeggiare nella natura: inserita nel Parco Naturale Regionale di Porto Venere, vanta un’ottima sentieristica, che permette di girare l’isola in una sola giornata. L’ideale è percorrere il periplo di Palmaria in senso orario, in modo tale da affrontare la parte più ripida in discesa.
Boschi, mare e uliveti: Palmaria è la perfetta sintesi della bellezza ligure, anche se la natura non è l’unico elemento interessante. Sull’isola sono infatti presenti delle fortificazioni militari, tra cui spiccano il Forte Umberto I e il Forte Cavour, che si trova sulla sommità dell’isola ed è raggiungibile tramite il Sentiero dei Condannati.
Dormire a Palmaria
In quanto piccola isola, Palmaria ha pochissime strutture, anche perché quasi tutti i turisti vanno e vengono in giornata. Noi suggeriamo di fermarsi una notte, per un soggiorno particolare e fuori dalle solite rotte.
- Locanda Lorena, Via Cavour 4: si dorme immersi nel silenzio e si mangia anche molto bene;
- La Casa del Pescatore B&B, via San Giovanni 1: vista su Porto Venere, ottima colazione.
Mangiare a Palmaria e Porto Venere
- Gabbiano, Palmaria: si può mangiare anche la pizza;
- Elettra, via Calata Doria 42: da provare il polpo con patate;
- Palmaria Restaurant Portovenere, via Giuseppe Garibaldi 5, Porto Venere: vista spettacolare e ottimi dolci.
Ventotene

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Isola minore dell’arcipelago Ponziano, Ventotene è un luogo incantevole e selvaggio, da visitare preferibilmente in primavera se si preferisce averlo (quasi) tutto per sé.
La prima cosa che si nota arrivando è il porto romano, bacino scavato nel tufo e puntellato di grotte, all’interno di alcune delle quali, oggi, si trovano alcuni locali e ristoranti.
Sin da subito si intravede il paesaggio dell’isola, con le sue scogliere che si contrappongono alle case color pastello e un faro che appare come il fulcro dell’isola. Ai suoi piedi, la peschiera romana, serie di vasche che permettevano ai pesci di deporre le loro uova. Solo immergendosi, però, si possono scorgere i resti dell’antica costruzione.
Altri siti archeologici di grande interesse sono le cisterne romane, che venivano utilizzate per raccogliere l’acqua piovana, dal momento che sull’isola non esistono sorgenti di acqua dolce. Infine Villa Giulia, una delle residenze dell’imperatore Ottaviano Augusto.
Cala Nave e Cala Rossano sono due spiagge raggiungibili a piedi, mentre molte altre chiedono l’utilizzo di una barca. Se la prima è la più frequentata, la seconda è più piccola e riparata dal vento, da cui quest’isola – com’è intuibile – prende il nome.
Il mare è smeraldino, ma il punto forte è la vegetazione, rigogliosa e fonte di effluvi fioriti e balsamici: fichi d’india, elicriso e limoni, ma anche finocchietto selvatico e nespoli. Ventotene è insomma la quintessenza della natura mediterranea. Non per niente vi approdano moltissime specie di uccelli migratori, la cui storia e i cui viaggi sono perfettamente illustrati all’interno del Museo della Migrazione e Osservatorio Ornitologico, assolutamente da visitare.
Dormire a Ventotene
- Hotel Isolabella, via Calarossano 5: ha una grande terrazza con vista mare;
- Hotel Villa Iulia, piazza XX settembre 2/3: ottime la posizione e la colazione.
Mangiare a Ventotene
- Antico Forno Aiello, via Olivi 35: per acquistare dell’ottimo pane, ma anche per mangiare una buona pizza seduti al tavolo;
- Ristorante Bar Portovecchio, via Porto Romano: da provare i gamberi crudi e i paccheri alla ricciola;
- Un Mare di Sapori Di Musella Giuseppina & C, via Porto Romano 3: le fave fritte sono una delizia.
Procida

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Procida è assurta agli onori della cronaca solo ultimamente per essere stata eletta, un anno fa, Capitale della Cultura 2022.
Solo 4 chilometri quadrati e un mare di bellezza, da assorbire con lentezza. Perché Procida è un’isola e, in quanto tale, non esistono né fretta né itinerari precostituiti da seguire. Ci si deve abbandonare al sole e ai colori pastello delle case, ai lussureggianti e nascosti cortili e alla macchia mediterranea, che l’avvolge per intero.
Le targhe sparse in tutta Procida ricordano che l’isola uscì dall’oscurità grazie all’Arturo di Elsa Morante, scrittrice sopraffina che, oltre a raccontare la storia e la crescita di questo bambino, decanta lo splendore di questo luogo. Nel romanzo appare spesso il nome di Terra Murata, borgo in cui i procidani si rifugiavano ai tempi dei Saraceni.
Da non perdere, all’interno di queste mura, l’abbazia di San Michele Arcangelo e il Palazzo d’Avalos, frequente set cinematografico, ma un tempo carcere a picco sul mare. Interessante anche il Museo Casa di Graziella, giovane procidana di cui si innamorò lo scrittore Alphonse De Lamartine, che le dedicò un romanzo.
Ma Procida è anche cinema: molti i film e le serie tv girati su quest’isola. Tra questi emerge Il Postino, le cui scene si sono svolte principalmente a Marina della Corricella, il borgo marinaro più antico dell’isola. I due protagonisti (Troisi e la Cucinotta) si incontrano per la prima volta sulla spiaggia del Pozzo Vecchio.
Altro luogo interessante è Casale Vascello, insieme di abitazioni cinquecentesce che si snodano in modo labirintico intorno a una corte; un luogo la cui forma si deve alle incursioni saracene e al bisogno degli abitanti di nascondersi e attraversare ingressi stretti e quasi invisibili.
Procida è uno stato d’animo e come tale va vissuto.
Dormire a Procida
- Hotel San Michele, via S. Rocco 61/bis: un lusso fronte mare;
- Azzurromare Residence, via Salette 50: anche questi appartamenti affacciano sul mare.
Mangiare a Procida
- Ristorante Il Maestrale, via Marina di Corricella 29: ottimo pesce crudo in una location romantica;
- Crescenzo Hotel Ristorante, via Marina Chiaiolella 33: rinomato ristorante di pesce, dove assaggiare delle ottime alici marinate;
- Il Pescatore, via Marina di Corricella 63: squisiti i fiori di zucca ricotta e gamberi e gli spaghetti ai ricci di mare.
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Non solo Sicilia e Sardegna, o Capri e Ischia: il nostro territorio offre un numero sorprendente di opportunità per trascorrere giornate e vacanze da sogno. Dalla Laguna veneta, con Burano, Murano e Torcello, a Palmaria, passando per Ventotene e Procida, ecco un breve itinerario per scoprirne alcune delle più belle dello Stivale.Lo speciale contiene un articolo e quattro approfondimenti.Quando immaginiamo una vacanza da sogno, balzano davanti ai nostri occhi palme, mare turchese e frutti esotici. Nulla contro isole come le Hawaii, Aruba o le Figi, ma noi italiani non possiamo certo lamentarci del nostro patrimonio, che ammonta a più di 800 isole, di cui solo un’ottantina abitate.Nell’immaginario comune, Sicilia, Sardegna, Capri e Ischia rappresentano al meglio la bellezza insulare italiana; eppure sono tante le isole del Paese che meritano di essere visitate, soprattutto in periodi come questo. Se d’estate, infatti, ogni angolo lambito dal mare si riempie di turisti, in primavera questi luoghi baciati dalla fortuna possono offrire il meglio di sé.Bisogna sfatare un luogo comune: che al mare si vada essenzialmente per fare il bagno. Nulla di più sbagliato. I benefici che l’aria di mare apporta alla salute psicofisica sono noti da sempre: migliora la circolazione, il metabolismo, la pelle, la respirazione e lo stress, tra le altre cose. Insomma, non c’è ragione per non godersi il mare d’inverno o, se lo si preferisce, durante le mezze stagioni, quando le temperature più miti ci permettono di godere delle bellezze naturali senza dover soffrire afa, traffico e assenza di posti.Volendo fare un breve excursus tra le isole più belle del mondo ed escludendo le mete particolarmente ambite, non si può non citare l’Isola di Pasqua. La inseriamo al primo posto della nostra classifica, sia per la sua posizione remota, sperduta com’è nell’Oceano Pacifico, che per il numero di abitanti, che ammonta a poco più di 7.000. Perché raggiungere quest’isola così isolata – è il caso di dirlo? Per i suoi moai, le misteriose sculture in pietra adagiate sulle pendici del vulcano Rano Raraku; ma anche per la spiaggia di Anakena e la possibilità di immersioni tra gli spettacolari fondali.Le Isole Scilly, al largo della Cornovaglia, sono una meta altrettanto insolita. La maggior parte di esse non è abitata ed è riserva naturale. St. Mary’s, Tresco e Bryher sono le più conosciute e visitate per le loro baie, la quantità di specie ornitologiche e il clima mite, nonostante si trovino in pieno Atlantico. Dal villaggio megalitico di St. Mary’s al Tresco Abbey Garden, fino alla bellissima spiaggia di Rushy Bay: le attrattive sono moltissime.Lo Sri Lanka è un’altra isola dal fascino misterioso. Meno ambita rispetto all’India e alle vicine Maldive, si offre in tutta la sua bellezza al visitatore più curioso e capace di andare oltre i soliti cliché. I motivi per scegliere quest’isola dell’Oceano Indiano risiedono nella sua gente ospitale, nella ormai pacifica convivenza di culti e religioni, nella bellezza selvaggia della giungla e della fauna e dal piatto forte della cucina locale: il rice and curry.Concludiamo questo excursus straniero con Creta, cui non manca di certo la fama, ma nemmeno lo spazio necessario a non sentirsi oppressi dalla folla. Visitare quest’isola greca significa infatti mettersi l’anima in pace: impossibile visitarla tutta in un’unica mandata, a meno che non si opti per un on the road, che però potrebbe risultare stressante: le strade, in alcuni punti, sono dissestate e le tappe sono tali e tante che bisognerebbe fermarsi per pochissimo tempo in ciascuna di esse. Due delle zone più quotate sono comunque l’ovest e il sud-ovest, dominate rispettivamente dalle spiagge di Balos ed Elafonissi.Ma perché scegliere un’isola? Quelle citate sono solo degli esempi, ma utili a fare il punto su ciò che, dal punto di vista meramente geografico, si può definire una porzione di terra circondata dal mare, ma che dal punto di vista simbolico rappresenta molto di più. Le isole, infatti, hanno sempre affascinato viaggiatori, poeti e artisti, attirati dal mistero che solo i luoghi lontani riescono a emanare.Andare su un’isola, almeno al tempo dei grandi esploratori, significava prima di tutto fare delle congetture sulla sua esistenza e poi mettersi in viaggio per mettersi alla prova. L’isola rappresentava anche un luogo d’approdo, se non di salvataggio a seguito di un naufragio. Situata in mezzo al mare o all’oceano, era spesso un lembo di terra inaspettato, che si frapponeva tra il luogo di partenza e quello d’arrivo.Isola come rifugio, quindi, ma anche come luogo in cui ritrovare se stessi e in cui pacificarsi con il resto del mondo. L’isola, insomma, è entrata a pieno titolo nella vita di tutti i sognatori. Perché se è vero che ormai il sentimento che nutriva le grandi scoperte si è trasformato in conoscenza diffusa, è altrettanto vero che l’isola rimane ancora un’idea da scoprire, oltre che un luogo-simbolo della diversità.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggio-isole-italiane-minori-2657147391.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="isole-venete" data-post-id="2657147391" data-published-at="1649846772" data-use-pagination="False"> Isole venete iStock Le isole della Laguna veneta non sono certo remote, ma quantomai affascinanti. Burano, Murano e Torcello sono le più famose e visitate. Nondimeno, scegliendo il periodo giusto, si possono vivere al meglio. Noi consigliamo la primavera, ma in un qualunque giorno infrasettimanale lontano dalle festività pasquali.Le isole della laguna, che insieme a Venezia rientrano tra i patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, richiedono poco tempo ciascuna, ma una dose sufficiente di poesia per coglierne tutte le sfumature, tra colori abbaglianti, basiliche e visuali da sogno sul capoluogo veneto.A Murano si va essenzialmente per entrare in punta di piedi nei laboratori artigiani del vetro e, possibilmente, acquistare un oggetto. Si tratta di un’arte plurisecolare, che ci ha resi famosi in tutto il mondo. I lampadari forgiati con questo prezioso materiale e alla maniera degli artigiani locali si trovano sparsi tra gli hotel più lussuosi del globo, orgoglio nazionale che richiama molti turisti in questo insieme di isole collegate da ponti.Da non perdere: il Museo del Vetro, il Duomo Santi Maria e Donato, i bellissimi palazzi (tra cui spicca quello del municipio) e il faro.Burano è invece diventata celebre per i colori che contraddistinguono le case dei pescatori, anche se non tutti conoscono l’arte specifica di quest’isola, ossia il merletto. Burano, come Murano, è in realtà anch’essa un insieme di isolotti minori separati da ponti. Se dobbiamo i colori arcobaleno delle case alla loro visibilità in caso di nebbia (questa l’ipotesi più accreditata), il merletto risale ad epoche lontane, che l’isola celebra con un museo dedicato.Torcello è l’isola meno battuta dal turismo, ma altrettanto affascinante. Il Ponte del Diavolo, ponticello senza parapetti, è una delle attrazioni principali, anche per le leggende che gli girano intorno. Splendide sono anche la Basilica di Santa Maria Assunta, di costruzione bizantina, e il trono di Attila, che nulla ha a che fare con il re degli Unni: il seggio in pietra sui cui si sedeva il giudice per amministrare la giustizia si trova di fronte al museo di Torcello.Dormire nella Laguna venetaCa’ del Pomo Grana’ Al Roman, Fondamenta Sebastiano Santi 12, Murano: molto apprezzato per la posizione tranquilla e il giardino;Burano Experience, via San Mauro 293, Burano: casa tipica perfetta per due persone.Mangiare nella Laguna VenetaTrattoria Valmarana, Fondamenta Andrea Navagero 31, Murano: mangiare ai tavoli fuori, con vista sul canale, è il massimo;Trattoria Al Gatto Nero, via Giudecca 88, Burano: pesce fresco e risotto ottimo;Al Trono di Attila, Torcello 29: da provare il risotto e la frittura di pesce. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggio-isole-italiane-minori-2657147391.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="palmaria" data-post-id="2657147391" data-published-at="1649846772" data-use-pagination="False"> Palmaria iStock Il Golfo dei Poeti è famoso in tutto il mondo, ma pochi conoscono Palmaria, isolotto a pochi minuti di navigazione da La Spezia. Limpida e selvaggia, è un paradiso per chi è in cerca di tranquillità.Capre in libertà percorrono questa piccola superficie in lungo e in largo, mentre gli avventori esplorano le calette muniti di scarpe adatte agli scogli. La parte meno battuta dell’isola è quella che prende il nome di Pozzale, mentre quella che fronteggia Porto Venere è sicuramente la più visitata.Palmaria, inserita anch’essa tra i Patrimoni dell’umanità Unesco insieme alle isole Tino e Tinetto, è perfetta per chi ama passeggiare nella natura: inserita nel Parco Naturale Regionale di Porto Venere, vanta un’ottima sentieristica, che permette di girare l’isola in una sola giornata. L’ideale è percorrere il periplo di Palmaria in senso orario, in modo tale da affrontare la parte più ripida in discesa.Boschi, mare e uliveti: Palmaria è la perfetta sintesi della bellezza ligure, anche se la natura non è l’unico elemento interessante. Sull’isola sono infatti presenti delle fortificazioni militari, tra cui spiccano il Forte Umberto I e il Forte Cavour, che si trova sulla sommità dell’isola ed è raggiungibile tramite il Sentiero dei Condannati.Dormire a PalmariaIn quanto piccola isola, Palmaria ha pochissime strutture, anche perché quasi tutti i turisti vanno e vengono in giornata. Noi suggeriamo di fermarsi una notte, per un soggiorno particolare e fuori dalle solite rotte.Locanda Lorena, Via Cavour 4: si dorme immersi nel silenzio e si mangia anche molto bene;La Casa del Pescatore B&B, via San Giovanni 1: vista su Porto Venere, ottima colazione.Mangiare a Palmaria e Porto VenereGabbiano, Palmaria: si può mangiare anche la pizza;Elettra, via Calata Doria 42: da provare il polpo con patate;Palmaria Restaurant Portovenere, via Giuseppe Garibaldi 5, Porto Venere: vista spettacolare e ottimi dolci. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggio-isole-italiane-minori-2657147391.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="ventotene" data-post-id="2657147391" data-published-at="1649846772" data-use-pagination="False"> Ventotene iStock Isola minore dell’arcipelago Ponziano, Ventotene è un luogo incantevole e selvaggio, da visitare preferibilmente in primavera se si preferisce averlo (quasi) tutto per sé.La prima cosa che si nota arrivando è il porto romano, bacino scavato nel tufo e puntellato di grotte, all’interno di alcune delle quali, oggi, si trovano alcuni locali e ristoranti.Sin da subito si intravede il paesaggio dell’isola, con le sue scogliere che si contrappongono alle case color pastello e un faro che appare come il fulcro dell’isola. Ai suoi piedi, la peschiera romana, serie di vasche che permettevano ai pesci di deporre le loro uova. Solo immergendosi, però, si possono scorgere i resti dell’antica costruzione.Altri siti archeologici di grande interesse sono le cisterne romane, che venivano utilizzate per raccogliere l’acqua piovana, dal momento che sull’isola non esistono sorgenti di acqua dolce. Infine Villa Giulia, una delle residenze dell’imperatore Ottaviano Augusto.Cala Nave e Cala Rossano sono due spiagge raggiungibili a piedi, mentre molte altre chiedono l’utilizzo di una barca. Se la prima è la più frequentata, la seconda è più piccola e riparata dal vento, da cui quest’isola – com’è intuibile – prende il nome.Il mare è smeraldino, ma il punto forte è la vegetazione, rigogliosa e fonte di effluvi fioriti e balsamici: fichi d’india, elicriso e limoni, ma anche finocchietto selvatico e nespoli. Ventotene è insomma la quintessenza della natura mediterranea. Non per niente vi approdano moltissime specie di uccelli migratori, la cui storia e i cui viaggi sono perfettamente illustrati all’interno del Museo della Migrazione e Osservatorio Ornitologico, assolutamente da visitare.Dormire a VentoteneHotel Isolabella, via Calarossano 5: ha una grande terrazza con vista mare;Hotel Villa Iulia, piazza XX settembre 2/3: ottime la posizione e la colazione.Mangiare a VentoteneAntico Forno Aiello, via Olivi 35: per acquistare dell’ottimo pane, ma anche per mangiare una buona pizza seduti al tavolo;Ristorante Bar Portovecchio, via Porto Romano: da provare i gamberi crudi e i paccheri alla ricciola;Un Mare di Sapori Di Musella Giuseppina & C, via Porto Romano 3: le fave fritte sono una delizia. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/viaggio-isole-italiane-minori-2657147391.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="procida" data-post-id="2657147391" data-published-at="1649846772" data-use-pagination="False"> Procida iStock Procida è assurta agli onori della cronaca solo ultimamente per essere stata eletta, un anno fa, Capitale della Cultura 2022.Solo 4 chilometri quadrati e un mare di bellezza, da assorbire con lentezza. Perché Procida è un’isola e, in quanto tale, non esistono né fretta né itinerari precostituiti da seguire. Ci si deve abbandonare al sole e ai colori pastello delle case, ai lussureggianti e nascosti cortili e alla macchia mediterranea, che l’avvolge per intero.Le targhe sparse in tutta Procida ricordano che l’isola uscì dall’oscurità grazie all’Arturo di Elsa Morante, scrittrice sopraffina che, oltre a raccontare la storia e la crescita di questo bambino, decanta lo splendore di questo luogo. Nel romanzo appare spesso il nome di Terra Murata, borgo in cui i procidani si rifugiavano ai tempi dei Saraceni.Da non perdere, all’interno di queste mura, l’abbazia di San Michele Arcangelo e il Palazzo d’Avalos, frequente set cinematografico, ma un tempo carcere a picco sul mare. Interessante anche il Museo Casa di Graziella, giovane procidana di cui si innamorò lo scrittore Alphonse De Lamartine, che le dedicò un romanzo.Ma Procida è anche cinema: molti i film e le serie tv girati su quest’isola. Tra questi emerge Il Postino, le cui scene si sono svolte principalmente a Marina della Corricella, il borgo marinaro più antico dell’isola. I due protagonisti (Troisi e la Cucinotta) si incontrano per la prima volta sulla spiaggia del Pozzo Vecchio.Altro luogo interessante è Casale Vascello, insieme di abitazioni cinquecentesce che si snodano in modo labirintico intorno a una corte; un luogo la cui forma si deve alle incursioni saracene e al bisogno degli abitanti di nascondersi e attraversare ingressi stretti e quasi invisibili.Procida è uno stato d’animo e come tale va vissuto.Dormire a ProcidaHotel San Michele, via S. Rocco 61/bis: un lusso fronte mare;Azzurromare Residence, via Salette 50: anche questi appartamenti affacciano sul mare.Mangiare a ProcidaRistorante Il Maestrale, via Marina di Corricella 29: ottimo pesce crudo in una location romantica;Crescenzo Hotel Ristorante, via Marina Chiaiolella 33: rinomato ristorante di pesce, dove assaggiare delle ottime alici marinate;Il Pescatore, via Marina di Corricella 63: squisiti i fiori di zucca ricotta e gamberi e gli spaghetti ai ricci di mare.
Guido Guidesi (Ansa)
I numeri che accompagnano questa ambizione sono solidi. Con oltre il 23% del Pil nazionale e più di un quarto dell'export italiano, la Lombardia è già il principale motore economico del Paese. Dal 2021 al 2025 ha attratto 448 progetti su 1.158 complessivi in Italia, mantenendo una quota costante tra il 35% e il 45% del totale nazionale, con una crescita di 85-90 investimenti diretti esteri all’anno - il 35% in più rispetto al quinquennio precedente (lo dice il Financial Times). Dati ancora più significativi se confrontati con lo scenario globale: tra il 2023 e il 2024 i flussi internazionali di investimenti sono calati dell’11% e quelli europei del 5%, mentre la Lombardia ha segnato un +6%.
Nel periodo 2020-2025, grazie al progetto “Invest in Lombardy” – sviluppato in collaborazione con Milano & Partners – la Regione ha supportato oltre 1.400 aziende estere interessate a insediarsi sul territorio. Solo nel 2025, 34 di queste hanno già avviato o annunciato progetti concreti, con un impatto stimato di 2,8 miliardi di indotto e 6.200 nuovi posti di lavoro. Attualmente sono 428 i progetti in gestione attiva, concentrati nei settori a più alto valore aggiunto: manifattura avanzata (semiconduttori, Industria 4.0), Scienze della Vita (biotecnologie, farmaceutico), Clean Tech e IT/ICT.
«I numeri confermano il nostro primato italiano rispetto all’attrazione investimenti esteri: valiamo il 40% degli investimenti esteri che arrivano in Italia. Ma non possiamo però fermarci al primato nazionale, possiamo e dobbiamo migliorarci», ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, presentando la nuova strategia regionale.
«Questo è l’obiettivo della nuova strategia di attrazione degli investimenti in cui si evidenzia un ruolo più da protagonista e attivo di Regione Lombardia al fine di cogliere opportunità di nuovi investimenti presentandoci con ecosistemi completi: dalla ricerca, ai fornitori, alle competenze. Proviamo a giocarci la partita dell’attrazione in un campionato più difficile e maggiormente competitivo; alziamo il livello, proviamo a migliorarci; vogliamo essere meta internazionale e hub europeo», ha aggiunto Guidesi, sottolineando che con la nuova direttiva «andremo anche a cercarci gli investitori rispetto alle esigenze che abbiamo dal punto di vista della partecipazione ai nostri ecosistemi».
Tre le direttrici del piano di Guidesi. La prima è la qualità degli investimenti: la Regione punta sui settori ad alto valore aggiunto: ICT, scienze della vita, elettronica, aerospazio, chimica e agroalimentare avanzato. La seconda è la valorizzazione degli ecosistemi territoriali e in questo quadro si inseriscono le Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS), la Zona Logistica Semplificata di Cremona e Mantova, e l'iniziativa “Talenti – Trasferimento delle conoscenze”, che favorisce l’ingresso di dottori di ricerca e professionisti altamente qualificati nelle pmi lombarde. La terza direttrice è la semplificazione e la velocità dei processi, attraverso il rafforzamento del modello one-stop-shop per rendere più rapidi e prevedibili i percorsi di insediamento.
Per Giovanni Rossi, direttore generale di Promos Italia, «l'approccio internazionale è rafforzato da attività promozionali e roadshow nei principali mercati esteri, con “value proposition” focalizzate su settori ad alto valore aggiunto. La “business intelligence” permette di intercettare investitori qualificati e accompagnarli efficacemente nel percorso di insediamento. L'aftercare è considerato strategico per valorizzare le imprese già insediate e favorirne la crescita”, ha concluso Rossi.
Centrale nella strategia è il potenziamento di «Invest in Lombardy» come punto unico di accesso per gli investitori internazionali, capace di accompagnare le imprese lungo l'intero ciclo dell'investimento: dalla valutazione iniziale all'insediamento, fino ai servizi di aftercare.
Un riconoscimento al valore dell’ecosistema lombardo arriva dalle testimonianze delle imprese internazionali già presenti sul territorio. «Regione Lombardia ha accompagnato il nostro percorso di insediamento, supportandoci nel dialogo con il territorio e nello sviluppo delle competenze necessarie. La Lombardia si distingue per un ecosistema industriale solido e collaborativo, favorevole allo sviluppo di nuovi investimenti», ha evidenziato Carina Solsona Garriga, Coo di Affinity Petcare.
«Abbiamo scelto la Lombardia per la sua posizione strategica, la qualità delle infrastrutture e un ecosistema industriale unico a livello europeo, che consente di ottimizzare efficienza, sostenibilità e sviluppo produttivo», ha aggiunto Federico Castelli, amministratore delegato di Rockwool Italia.
«La Lombardia è più attrattiva di molte regioni europee grazie a una filiera industriale avanzata, competenze di altissimo livello e un forte orientamento all’export. Qui troviamo un luogo dove produrre, innovare e costruire valore nel lungo periodo», ha concluso Paolo Bertuzzi, Ceo & Managing Director di Turboden.
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Il primo dato da leggere con attenzione è la distribuzione dei sequestri. Circa la metà dei Paesi dell’America Latina e dei Caraibi registra un aumento, mentre l’altra metà segna una diminuzione. Non è una contraddizione, ma la prova di una trasformazione strutturale: il traffico non si riduce, si sposta. Ogni operazione di contrasto genera un effetto elastico che spinge le organizzazioni criminali verso aree meno controllate. È una dinamica ormai consolidata, che rende inefficace una risposta basata esclusivamente sulla repressione.
In questo scenario, la Colombia resta il cuore del sistema. Nel 2025 le autorità hanno sequestrato 445,9 tonnellate di cocaina, con un incremento del 59,4% rispetto alle 279,7 tonnellate dell’anno precedente. A queste si aggiungono altre 633 tonnellate sequestrate a livello internazionale con il supporto colombiano. Numeri che, più che indicare un successo, segnalano la scala del fenomeno. Il sequestro di 14 tonnellate in un solo container nel porto di Buenaventura rappresenta il più grande degli ultimi dieci anni e conferma la centralità della logistica marittima. Ancora più significativo è l’intercettazione di un narco-sottomarino telecomandato: un segnale che il traffico sta entrando in una fase di innovazione tecnologica avanzata, con l’obiettivo di ridurre i rischi e aumentare l’efficienza. Anche negli altri Paesi produttori emergono criticità profonde. In Perù sono state distrutte 55,6 tonnellate di droga, ma il fatto che il 70% sia classificato come «sostanze simili alla cocaina» solleva dubbi sulla qualità dei dati. L’eradicazione delle coltivazioni è salita a 34.200 ettari, rispetto ai 26.500 del 2024, con un’espansione significativa in aree sensibili come Ucayali e Huanuco. In Bolivia, i sequestri sono scesi a 17,1 tonnellate, ma il calo è in parte spiegato da un’anomalia statistica dell’anno precedente. In Venezuela, invece, i dati ufficiali parlano di 42,6 tonnellate sequestrate, ma la scarsa trasparenza impone cautela, mentre il controllo del traffico sembra passare sempre più nelle mani di gruppi locali.
Il baricentro operativo si sposta però nei Paesi di transito e nei grandi snodi logistici. L’Ecuador, con 75,9 tonnellate sequestrate sul territorio e 124 tonnellate in mare, conferma il suo ruolo strategico nelle rotte globali. Panama resta un passaggio obbligato, con 97 tonnellate sequestrate e operazioni di rilievo nelle acque del Pacifico. In Costa Rica, i sequestri sono aumentati del 72,4%, arrivando a 46,5 tonnellate, segno di un coinvolgimento crescente nelle catene del traffico. La logistica del narcotraffico si è ormai integrata con quella legale: container contaminati, rotte commerciali ibride e carichi mimetizzati tra merci regolari rendono sempre più difficile distinguere tra economia legittima e illegale. Un elemento trasversale è la corruzione. In diversi Paesi, dalle istituzioni locali fino ai livelli politici, emergono segnali di infiltrazione profonda. In Paraguay, casi giudiziari hanno coinvolto esponenti del potere politico; in Guatemala le organizzazioni criminali godono della protezione di funzionari pubblici; in Costa Rica un ex ministro della Sicurezza è stato arrestato per traffico di droga. Il narcotraffico non si limita a operare nei vuoti dello Stato: in molti casi riesce a condizionarne il funzionamento.
Sul fronte dei mercati di consumo, l’Europa si conferma il principale punto di arrivo. Il Belgio ha sequestrato 55 tonnellate di cocaina nel 2025, con un aumento del 25%, mentre la Francia ha registrato 31,3 tonnellate (+49%) e il Portogallo ha raggiunto un record di 25,6 tonnellate. Il porto di Anversa resta il principale hub, ma la pressione delle autorità sta spingendo i trafficanti a diversificare le rotte, puntando su scali minori e nuovi punti di ingresso. Le conseguenze sono visibili nelle città europee, dove la competizione tra gruppi criminali alimenta un’escalation di violenza.
Parallelamente, si rafforza l’espansione verso nuovi mercati. In Asia orientale e in Oceania si registrano sequestri record: 2,6 tonnellate in Corea del Sud e 7,8 tonnellate in Australia, con un aumento del 40%. Le rotte si allungano fino a 13.000 chilometri, collegando direttamente il Sud America a regioni finora marginali. È una scelta strategica: i cartelli cercano mercati meno saturi e più remunerativi rispetto a quello statunitense, dove i consumi restano stabili e i prezzi tendono a scendere. Proprio negli Stati Uniti si manifesta il paradosso più evidente. Nel 2025 sono state sequestrate 20,8 tonnellate di cocaina, in aumento rispetto alle 14,7 del 2024, nonostante l’intensificazione delle operazioni militari e dei raid navali. Il risultato è chiaro: la pressione aumenta, ma il flusso non si interrompe. Le organizzazioni criminali reagiscono spostando le rotte e adattando le modalità operative, dimostrando una capacità di resilienza superiore a quella degli apparati statali. Il quadro che emerge è quello di un sistema globale altamente efficiente. Il narcotraffico funziona come un mercato integrato, capace di innovare e di reagire in tempo reale. Gli Stati, invece, restano vincolati a logiche nazionali e strumenti spesso rigidi. Non è più solo una questione di sicurezza, ma uno scontro tra modelli organizzativi: da un lato strutture istituzionali lente e frammentate, dall’altro reti criminali flessibili, globali e tecnologicamente avanzate. La vera domanda, allora, non è quanta droga venga sequestrata. Ma quanta continui a passare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 13 maggio 2026. La deputata della Lega Simona Loizzo ci spiega come le terapie digitali saranno prescrivibili anche in Italia.
Sono numeri da brivido. L’offensiva della macchina fiscale, come riportato dal Sole 24 Ore, ha bloccato in tre mesi 4,1 miliardi di frodi sotto forma di crediti inesistenti o irregolari, impedendo che venissero utilizzati in compensazione con F24, il che avrebbe reso impossibile o molto difficile recuperarli. L’impatto dell’operazione sui conti pubblici è importante. Senza il lavoro di intercettazione degli uomini del Fisco, queste frodi si sarebbero aggiunte alla mole degli 8,4 miliardi indicati nel Documento di finanza pubblica (Dfp) quali crediti di spesa per il 2025.
Il dato più impressionante emerso dall’analisi è il tasso di irregolarità riscontrato sulle nuove comunicazioni. Il 33% dei crediti è stato ritenuto a rischio e quindi non utilizzabile in compensazione. Praticamente un euro su tre dei crediti che emergono dalle ultime fatture per le spese 2025 è stato fermato per illeciti. Probabilmente questi furbetti hanno voluto cogliere al volo l’ultima opportunità offerta dall’agevolazione pur non avendo i requisiti. Con la chiusura delle finestre temporali e il decalage delle aliquote è scattata una corsa frenetica a salire sull’ultimo vagone del Superbonus.
Il Fisco ha seguito due piste: i controlli preventivi, che hanno consentito di scartare 1,8 miliardi di crediti, e le attività di analisi del rischio attraverso le quali sono stati individuati 2,3 miliardi di euro di crediti da Superbonus che rispondevano a un identikit di pericolosità. Si è arrivati così a 4,1 miliardi di illeciti intercettati e bloccati. Le irregolarità riguardavano anche fatture emesse per lavori che in realtà al 31 dicembre 2025 non sono stati realizzati in parte o del tutto. Le indagini del Fisco hanno dovuto tener conto di una variabile, ovvero che per le spese 2025 i lavori potevano essere completati entro il 31 dicembre dell’anno passato ma le opzioni per cessioni e sconto in fattura potevano essere comunicate all’amministrazione finanziaria fino al 16 marzo scorso. Questo vuol dire avviare un monitoraggio costante senza mai abbassare la guardia.
Il Fisco è impegnato dal 2021 nell’azione di monitoraggio di tutti i bonus edilizi, quindi non solo del Superbonus. Cinque anni fa, infatti, fu necessario intervenire d’urgenza con il decreto antifrodi per bloccare i fenomeni di irregolarità che si stavano verificando. Da allora la quantità dei crediti rifiutati per tutti gli interventi ha quasi raggiunto i 9,4 miliardi di euro. Il Superbonus si aggiudica l’Oscar delle truffe (circa 6,8 miliardi) ma anche il bonus facciate non è da meno: gli stop del Fisco agli utilizzi in compensazione sono arrivati a superare 1,3 miliardi nel corso degli anni in cui poteva essere utilizzato.
Emerge anche la realtà di 4.000 condomini che sono rimasti in una sorta di limbo. Cioè vittime di imprese spuntate dal nulla, dall’oggi al domani, dopo il 2021, per cavalcare l’onda del Superbonus. Hanno preso delle commesse, che in parte hanno eseguito, lasciandole poi a metà. I condomini, committenti di questi lavori, si trovano alle prese con detrazioni non maturate, somme da pagare in contanti, crediti fiscali fruiti in modo formalmente illegittimo, e possibili verifiche future da parte dell’Agenzia delle entrate.
Dai dati del ministero dell’Economia, dell’Istat e dell’Agenzia delle entrate, emerge che l’impatto complessivo del Superbonus sui conti pubblici è di 174 miliardi. Una cifra vicina all’intero valore del Pnrr, che tra fondi europei e nazionali vale 194 miliardi. Quindi una gigantesca misura di spesa pubblica. Un’onda che si è ingigantita nel tempo (all’inizio le previsioni parlavano di poche decine di miliardi), quando è parso chiaro che il provvedimento poteva anche essere cavalcato in modo illecito e non solo per utili e regolari interventi edilizi. Senza l’intervento della Guardia di finanza con le contestazioni e i sequestri dei crediti fiscali dichiarati in modo fraudolento, l’onere per il bilancio pubblico sarebbe stato di circa 183 miliardi, quindi ben superiore alla cifra di 174 miliardi a cui si è arrivati. Cifre che rendono chiaramente l’idea del peso del Superbonus sul deficit.
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