
Non so quanti musulmani abbiano messo la croce sul nome di Andrea Martella, il senatore del Partito democratico che il campo largo aveva schierato per riuscire a conquistare il capoluogo veneto, strappandolo dopo 11 anni al centrodestra. Tuttavia, è evidente che la mossa non ha funzionato. Non soltanto perché a quanto pare non tutti gli stranieri hanno scelto di appoggiare l’ex funzionario del Pci ed ex sottosegretario del governo Conte, ma anche perché giocare la carta islamica probabilmente ha fatto scappare molti elettori, spingendoli a votare per il centrodestra.
Venezia da questo punto di vista si è rivelata un esperimento interessante. Infatti, per la prima volta abbiamo visto all’opera non soltanto il tentativo di utilizzare e strumentalizzare il voto degli stranieri, ma anche gli effetti che questo può avere sul resto dell’elettorato. I musulmani in Italia sono una delle comunità più consistenti e anche più organizzate che ci siano. Le ultime stime parlano di un milione e 700.000 persone e quasi l’80 per cento di queste ha la cittadinanza italiana. Un bacino di elettori enorme che fa gola alla sinistra, la quale infatti non perde occasione per abbracciarne la causa. Il gruppo più consistente è quello che ha nazionalità marocchina, poi seguono i bengalesi, i pakistani e gli albanesi. Ed è sulla seconda comunità, quella proveniente dal Bangladesh, che ha puntato il Pd, cercando di intercettare il voto degli immigrati che vivono a Mestre. Nel Comune di Venezia i musulmani sono circa 40.000 e di questi 12.000 sono bengalesi. In pratica, un residente su cinque.
Non ci vuole molto a capire che il Pd, candidando sette musulmani, strizzava l’occhio a costoro, nel tentativo di ingrossare i propri consensi. Purtroppo per Schlein e compagni il calcolo è risultato sbagliato, perché l’operazione non è stata a somma positiva. Forse il partito ha ottenuto il voto di una parte degli stranieri di origine bengalese, ma altri elettori si sono ben guardati dallo scegliere il campo largo. E anche a Venezia, come ormai capita in quasi tutte le città, il candidato della sinistra ha vinto nel centro della città, ma ha perso nelle aree più periferiche, confermando l’idea che i progressisti trionfano solo nelle Ztl, là dove abitano i radical chic che certo sono distanti dai problemi concreti del resto della popolazione.
Tuttavia, il risultato di Venezia, oltre a smentire la narrazione di una sinistra in grande ascesa, a proposito di Schlein e compagni ci fa capire perché insistano tanto sull’accoglienza. Essendo ormai da tempo in calo di consensi, sperano prima o poi di compensare con il voto degli stranieri ed è per questo che l’altro giorno il capogruppo del Pd Francesco Boccia se l’è presa con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, reo di aver detto che se gli italiani facessero più figli non ci sarebbe bisogno di immigrati.
Ma il gioco della sinistra, come si è visto a Venezia, oltre a essere perdente, è anche pericoloso. Infatti, ci sono comunità islamiche particolarmente chiuse e dove non di rado invece della legge del Paese che le ospita si applica la sharia. La Gran Bretagna insegna. Londra viene chiama Londonistan, a Birmingham la popolazione musulmana ha raggiunto il 30 per cento e non tutti sembrano convinti di essere sudditi di Sua Maestà, preferendo rispondere più alla legge di Allah che a quella del Regno Unito. In tal caso, se la storia si ripete in Italia, che si fa? È la domanda a cui i grandi strateghi del Pd non sanno rispondere. Parlano tanto di accoglienza, ma a dover accogliere le leggi del nostro Paese sono innanzitutto gli stranieri, ai quali prima di chiedere il voto bisognerebbe domandare di rispettare la Costituzione più della legge islamica.






