Rowling e Venezi: due donne scomode che vengono odiate anche dalle donne
J.K. Rowling e Beatrice Venezi (Ansa)
  • Emma Watson attacca ancora la creatrice di Harry Potter colpevole di avere posizioni contro woke e transgender.
  • Per Enrico Stinchelli le accuse di incompetenza alla Venezi sono un pretesto per attaccarla.

Lo speciale contiene due articoli.

Suzanne Moore, commentatrice femminista tra le più celebri del Regno Unito, ha definito Emma Watson una «ipocrita illusa», e non ha per nulla torto. È per lo meno da tre anni che la attrice, esplosa grazie alla saga di Harry Potter, punzecchia e attacca l’autrice. E la ragione è nota: J.K. Rowling ha da tempo preso posizione contro i deliri dell’attivismo transgender, e questa sua postura certo non può piacere al mainstream hollywoodiano e al wokismo da battaglia che impera nella mecca del cinema. Per questo motivo, gli attori che hanno interpretato i personaggi creati dalla scrittrice si sono affrettati a prendere le distanze da lei, alcuni con parole piuttosto ruvide. Tra questi, oltre a Daniel Radcliffe, c’è la Watson.

Nel marzo del 2022, la giovane attrice salì sul palco dei Bafta Awards e dedicò il premio ricevuto «a tutte le streghe», peritandosi di pubblicare sui social il video di quel momento corredato da una bandiera arcobaleno. Nel corso degli anni, la situazione non è affatto migliorata. Tanto che qualche mese fa Chris Columbus, regista dei primi due film di Harry Potter, ha dichiarato che non sarà mai possibile una reunion del cast originale, ovviamente a causa della questione trans: «Ogni membro del cast ha la propria opinione, che è diversa da quella della Rowling, il che rende tutto impossibile. Non so che cosa le sia successo». Ovviamente, la colpa del dissidio viene fatta ricadere sulla «transfobica» J.K.

L’ultimo capitolo della saga è in corso in queste ore. La Watson ha concesso una intervista al podcaster Jay Shetty e ha voluto esibire toni appena più concilianti. Ha detto di non voler cancellare la sua ex amica. Ma sul punto dei (presunti) diritti non cambia idea: «Il mio desiderio più profondo è che chi non è d’accordo con me possa comunque amarmi, e io spero di poter continuare ad amare persone con cui non condivido la stessa opinione», ha detto. Quanto alla Rowling, ha aggiunto: «Posso amarla, e so che anche lei mia ama. Posso esserle grata, posso essere d’accordo con alcune cose che ha detto e non con altre. Ma non posso dimenticare cosa ha fatto, nessuno potrà mai togliermelo».

La risposta di J.K. non è stata delle più dolci. L’autrice ha colto la palla al balzo per levarsi qualche sassolino dalla scarpa. I giornali di mezzo mondo la stanno avvisando di avere «attaccato» la Watson, ma le cose stanno in maniera opposta. Quando l’attrice fece la sua dichiarazione ai Bafta, ha spiegato la Rowling sui social, «le minacce di morte, stupro e tortura contro di me erano al culmine». Subito dopo l’evento, «Emma ha chiesto a qualcuno di consegnarmi un biglietto scritto a mano da lei, che conteneva la frase “Mi dispiace tanto per quello che stai passando (hai il mio numero di telefono)”. Aveva appena gettato pubblicamente altra benzina sul fuoco, eppure ha pensato che una sola riga di preoccupazione da parte sua mi avrebbe rassicurato della sua fondamentale simpatia e gentilezza». Già: da un lato la Watson prendeva le distanze dalla donna che le aveva regalato il successo, dall’altro fingeva ancora di esserle amica. La Rowling non gliel’ha perdonata.

«Come altre persone che non hanno mai sperimentato la vita adulta senza ricchezza e fama, Emma ha così poca esperienza della vita reale che ignora quanto sia ignorante», ha scritto la Rowling. «Non ero multimilionaria a quattordici anni. Ho vissuto in povertà mentre scrivevo il libro che ha reso famosa Emma. Quindi capisco per esperienza personale cosa significhi per le donne e le ragazze prive dei suoi privilegi la violazione dei diritti delle donne, a cui Emma ha partecipato con tanto entusiasmo. La più grande ironia qui è che, se Emma non avesse deciso nella sua ultima intervista di dichiarare che mi ama e mi apprezza – un cambio di rotta che sospetto abbia adottato perché ha notato che condannarmi a gran voce non è più così di moda come una volta – forse non sarei mai stata così onesta. Gli adulti non possono aspettarsi di ingraziarsi un movimento di attivisti che chiede regolarmente l’assassinio di un amico, per poi rivendicare il loro diritto all’amore dell’ex amico, come se l’amico fosse in realtà la loro madre. Emma è giustamente libera di non essere d’accordo con me e di esprimere pubblicamente i suoi sentimenti nei miei confronti, ma io ho lo stesso diritto e ho finalmente deciso di esercitarlo».

Risultato: in poche righe, la Rowling ha demolito la Watson e le sue pose da paladina trans: «Non avrà mai bisogno di un rifugio per senzatetto, non finirà in un reparto ospedaliero misto del servizio sanitario pubblico, non avrà mai bisogno di un centro antistupro che rifiuta di garantire un servizio esclusivamente femminile». Fine della disputa.

Da questa vicenda, al di là del gossip, c’è molto da imparare. Per prima cosa, si comprende a fondo il funzionamento dello show business e dei circoli culturali alla moda. Per convenienza, questi ambienti si sono fatti sostenitori del politicamente corretto a oltranza e del wokismo sfrenato. Ora che il vento è leggermente cambiato e il pubblico si è stufato delle scempiaggini delle minoranze risentite, ecco che anche i vip cercano di riposizionarsi o comunque di tenere il piede in due staffe.

L’altra lezione riguarda i diritti delle donne. Anni fa, durante l’esplosione del movimento me too e della psicosi sulle molestie sessuali, non passava giorno senza che qualche celebrità – anche in Italia – dichiarasse il suo rispetto per il genere femminile. Lo slogan era «believe women», credete alle donne sempre e comunque (anche quando le molestie non c’erano). Poi, passata la buriana e emerse altre cause nobili da difendere, abbiamo appreso che attaccare le donne furiosamente è possibile eccome. È successo alla Rowling con una violenza inaudita, e continua a succedere, a dispetto delle moine pelose della Watson. Succede anche da noi in queste ore con la vicenda che vede suo malgrado protagonista Beatrice Venezi. Da giorni, dopo che è stata indicata per dirigere La Fenice di Venezia, nei suoi confronti piovono accuse feroci. Dicono che sia inadeguata, incompetente, non abbastanza brava. Non la attaccano perché è donna, ma perché non fa parte del circolo giusto. A parità di curriculum, una più inserita negli ambienti che contano avrebbe avuto la strada spianata. Ma la Venezi ha il torto di avere espresso idee sgradite, proprio come ha fatto la Rowling. Per cui il massacro è concesso, l’ingiuria è approvata. Magari da parte degli stessi media ipocriti che un tempo la incensavano proprio perché femmina. Questo è il modello progressista: si difendono i diritti, veri o falsi che siano, solo se portano soldi e consensi. In tutti gli altri casi, all’ordine del giorno è l’odio.

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