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2023-12-06
Se non va più a vaccinarsi nessuno la colpa è del vaccino e delle virostar
Da sinistra: Fabrizio Pregliasco, Matteo Bassetti e Nino Cartabellotta (Ansa)
Un giretto al mercatino di Natale, poi all’hub vaccinale dove porgere il braccio e così trascorrere le Feste in tranquillità. Al ministero della Salute sognano un quarto dicembre di cittadini in coda per l’anti Covid, quest’anno integrato con l’antinfluenzale che neppure decolla. Sono troppo poche le dosi somministrate? Invece di chiedersi perché campagne promozionali e allarmi di virostar non convincono sul richiamo, ecco che rispolverano gli open day. Giornate aperte all’inoculo di massa e le Regioni si sono dette d’accordo, durante la riunione di ieri della cabina di regia (cambiate il nome, per favore, fa tanto pandemia) dedicata alle campagne vaccinali Covid e influenza. La definiscono «vaccinazione di prossimità» che andrebbe «implementata», appunto con open day che richiamino all’ordine medici di famiglia un po’ distratti, farmacie poco collaborative e «tutti i setting» assistenziali che servono, ha dichiarato Francesco Vaia, direttore generale della prevenzione sanitaria.
Finalmente, staranno esclamando i nostalgici dei bollettini giornalieri: tot inoculati, tot ospedalizzati, contagiati, morti, una conta da brividi. Ma almeno tutto pareva sotto controllo, scandito da dpcm assurdi che spacciavano per sicuro e affidabile il vaccino. Torna a invocare quei bei tempi Nino Cartabellotta, presidente del Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze. «La Fondazione Gimbe invita le istituzioni a potenziare rapidamente la campagna vaccinale per anziani e fragili, oltre a rimettere in campo - ove necessario - misure di contrasto alla diffusione del virus», comunicava ieri.
L’evidenza, a suo avviso, è che i tassi di copertura vaccinali negli ultrasessantenni «rimangono molto bassi a livello nazionale e prossimi allo zero in quasi tutte le Regioni del Sud». L’esperto in gastroenterologia si dispera perché il numero dei contagi è largamente sottostimato e il sistema di monitoraggio è «su base volontaria». Punta il dito contro la «stanchezza vaccinale» e la «continua disinformazione sull’efficacia e sicurezza dei vaccini», fingendo di ignorare che i cittadini sono informati sui flop dei richiami. Lo studio condotto dall’Ecdc ha mostrato che a distanza di 24 settimane dalla terza dose la protezione aggiuntiva è irrilevante: in tre mesi svanisce. Dopo la quarta si dimezza e per sapere che cosa accade con il quinto richiamo bisognerà aspettare il prossimo anno. Al momento, infatti, è stata verificata solo in Portogallo e in Belgio, unicamente in over 80 nei quali la protezione contro l’ospedalizzazione è scesa a zero, dodici settimane dopo la somministrazione.
Ma Cartabellotta è afflitto pure per i «vari problemi logistico-organizzativi», medici di famiglia che non tempestano di telefonate i loro assistiti, vaccini che non vengono ripartiti ovunque, portali Web inceppati. È sempre stato un grande sostenitore degli hub vaccinali, strutture dove ci si presenta senza appuntamento e tutti sono così rapidi nel farti firmare il modulo di consenso prima di iniettare il richiamo che non serve a nulla.
Quelle strutture tanto care all’ex commissario straordinario all’emergenza, Domenico Arcuri. Le voleva a forma di primula, ma i fiori progettati dall’architetto Stefano Boeri non piacquero alle Regioni, si vaccinò dove era possibile. Vaccinazioni di massa, che ora si vorrebbe ripropinare alla popolazione perché il governo non sarebbe stato tanto martellante nell’invitare a fare richiami.
«Non abbiamo più gli hub di una volta», ha detto sconsolata la direttrice dell’Igiene pubblica dell’Ausl di Ravenna, Raffaella Angelini. E «devono esserci sei pazienti da vaccinare, perché tante sono le dosi contenute in una fiala», spiega al Resto del Carlino. Quindi, avanti con gli open day. Li sostiene calorosamente l’infettivologo Matteo Bassetti, che vorrebbe anche riattivare gli hub regionali. «La percentuale di vaccinati over 80 è veramente bassa, facciamo presto», raccomanda.
Quanti ultraottantenni usciranno di casa con queste temperature per andare all’ingrosso dei vaccini, che non stanno funzionando? «L’adesione alla vaccinazione è veramente scadente ed è triste che sia così», ha commentato il direttore sanitario del Galeazzi di Milano, Fabrizio Pregliasco. Paventa l’onda minacciosa di un virus ancora letale, sparando numeri sui decessi: «Abbiamo sfiorato i 300 morti la scorsa settimana», sottolinea. Morti per o con Covid? Siamo sempre a dati privi di chiarezza.
Focalizza, come sempre, il vero problema Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. «La gente, dopo tutto quello che ha sentito sui vaccini, affermato e smentito, e su quanto è stato nascosto ingiustamente, ora ha un atteggiamento di totale rifiuto. Non crede più in questi vaccini», ha detto.
Per dare slancio alla campagna vaccinale, che associa anti Covid e anti influenzale sebbene Pfizer ammetta di non avere studi a riguardo, ci vuole ben altro che annunciare gli open day.
Denunciati all’Aia Pfizer, Ue e Oms
Una denuncia penale contro i vertici Ue, Oms e Pfizer. Sette personaggi chiave dell’affare vaccini anti Covid sono stati accusati davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia dalla Gemeinwohl-Lobby, associazione di cittadini tedeschi senza indirizzo politico e l’organizzazione per i diritti umani United for freedom, di «numerose violazioni del Codice di Norimberga, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio».
Sul banco degli imputati, si legge in un corposo documento di 24 pagine, devono salire Albert Bourla, ceo di Pfizer, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, il commissario Ue alla Salute, Stella Kyriakides, Emer Cooke, direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema, Nanette Cocero, ex responsabile globale del programma vaccini di Pfizer, Bill Gates, cofondatore della Fondazione Bill e Melinda Gates.
Nella denuncia, partita dalla Germania, è coinvolto anche Klaus Cichutek, presidente del Paul Ehrlich Institute, l’agenzia federale tedesca per i medicinali e i vaccini. Le accuse sono pesanti quanto circostanziate, viene ricordato l’accordo di acquisto anticipato concluso dalla Ue con l’industria farmaceutica il 20 novembre 2020, prima che il vaccino fosse approvato dall’Ema, malgrado la Commissione Ue fosse a conoscenza degli elevati rischi e le incertezze nella produzione del vaccino.
«La responsabilità dell’utilizzo del vaccino è stata trasferita agli Stati membri dell’Ue senza prima chiedere se fossero d’accordo. Quindi alle aziende farmaceutiche e all’Ue non possono essere imputati danni da vaccino». Si sottolinea, inoltre, che i singoli Stati, accettando i contratti d’ordine negoziati dalla Commissione europea, sapevano che «la sicurezza e l’efficacia del vaccino erano sconosciute, ma con le loro firme hanno espressamente approvato». Erano pure al corrente che «il vaccino non può essere prodotto in serie. In tal modo hanno concordato anche la consegna di diversi lotti con diverse quantità di principi attivi». C’è poi il complesso capitolo sulla non sicurezza dei vaccini Pfizer, mai testati per vedere se prevenivano l’infezione, approvati senza che continuassero studi sul gruppo di controllo per verificare possibili danni nel tempo.
Sono riportate le conclusioni dei 46 resoconti dei documenti che la Fda è stata costretta a rilasciare sui vaccini anti Covid di Pfizer, dopo l’ordinanza del tribunale del gennaio 2022 emessa dal giudice distrettuale statunitense Mark Pittman, del distretto settentrionale del Texas. «Dimostrano che i danni si sono verificati sin dal momento dell’introduzione […] Pfizer/Biontech hanno dovuto assumere personale aggiuntivo per valutare le segnalazioni», evidenzia la denuncia.
Un problema grosso, per l’industria farmaceutica, seppure sempre negato fino a novembre di quest’anno, quando la società Biontech ha presentato il suo rapporto sullo sviluppo finanziario fino al 30 settembre 2023 presso la Securities and exchange commission (Sec) degli Stati Uniti. A pagina 79, deve ammettere di aver ricevuto numerose cause legali contro il suo vaccino per il Covid-19 e di aspettarsi ancora più azioni legali: «Siamo esposti a un rischio intrinseco di responsabilità da prodotto».
Nella denuncia al tribunale dell’Aia, presentata il 28 novembre, per ciascuno degli otto «accusati» ci sono ampie motivazioni. Anche nei confronti di Bill Gates, il più grande donatore privato dell’Oms, e grande investitore nei vaccini. E per tutti, perché «hanno contribuito, secondo la loro sfera di influenza, a rendere possibile questo esperimento medico. Allo stesso tempo, hanno fatto tutto il possibile per negare la responsabilità del danno previsto e trasferirlo ad altri». Così operando «hanno portato la popolazione dell’Ue a condizioni di vita devastanti».
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Dopo bugie e omissioni, gli esperti si stupiscono delle iniezioni al palo. Il ministero rispolvera gli open day. Tornano anche gli allarmismi e la nostalgia degli hub di Arcuri. E Cartabellotta invoca restrizioni antivirus.Un’associazione tedesca e una Ong vorrebbero trascinare alla Corte penale pure Bill Gates. Contestati i contratti per le dosi e i mancati studi sulla sicurezza del farmaco.Lo speciale contiene due articoli.Un giretto al mercatino di Natale, poi all’hub vaccinale dove porgere il braccio e così trascorrere le Feste in tranquillità. Al ministero della Salute sognano un quarto dicembre di cittadini in coda per l’anti Covid, quest’anno integrato con l’antinfluenzale che neppure decolla. Sono troppo poche le dosi somministrate? Invece di chiedersi perché campagne promozionali e allarmi di virostar non convincono sul richiamo, ecco che rispolverano gli open day. Giornate aperte all’inoculo di massa e le Regioni si sono dette d’accordo, durante la riunione di ieri della cabina di regia (cambiate il nome, per favore, fa tanto pandemia) dedicata alle campagne vaccinali Covid e influenza. La definiscono «vaccinazione di prossimità» che andrebbe «implementata», appunto con open day che richiamino all’ordine medici di famiglia un po’ distratti, farmacie poco collaborative e «tutti i setting» assistenziali che servono, ha dichiarato Francesco Vaia, direttore generale della prevenzione sanitaria. Finalmente, staranno esclamando i nostalgici dei bollettini giornalieri: tot inoculati, tot ospedalizzati, contagiati, morti, una conta da brividi. Ma almeno tutto pareva sotto controllo, scandito da dpcm assurdi che spacciavano per sicuro e affidabile il vaccino. Torna a invocare quei bei tempi Nino Cartabellotta, presidente del Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze. «La Fondazione Gimbe invita le istituzioni a potenziare rapidamente la campagna vaccinale per anziani e fragili, oltre a rimettere in campo - ove necessario - misure di contrasto alla diffusione del virus», comunicava ieri.L’evidenza, a suo avviso, è che i tassi di copertura vaccinali negli ultrasessantenni «rimangono molto bassi a livello nazionale e prossimi allo zero in quasi tutte le Regioni del Sud». L’esperto in gastroenterologia si dispera perché il numero dei contagi è largamente sottostimato e il sistema di monitoraggio è «su base volontaria». Punta il dito contro la «stanchezza vaccinale» e la «continua disinformazione sull’efficacia e sicurezza dei vaccini», fingendo di ignorare che i cittadini sono informati sui flop dei richiami. Lo studio condotto dall’Ecdc ha mostrato che a distanza di 24 settimane dalla terza dose la protezione aggiuntiva è irrilevante: in tre mesi svanisce. Dopo la quarta si dimezza e per sapere che cosa accade con il quinto richiamo bisognerà aspettare il prossimo anno. Al momento, infatti, è stata verificata solo in Portogallo e in Belgio, unicamente in over 80 nei quali la protezione contro l’ospedalizzazione è scesa a zero, dodici settimane dopo la somministrazione. Ma Cartabellotta è afflitto pure per i «vari problemi logistico-organizzativi», medici di famiglia che non tempestano di telefonate i loro assistiti, vaccini che non vengono ripartiti ovunque, portali Web inceppati. È sempre stato un grande sostenitore degli hub vaccinali, strutture dove ci si presenta senza appuntamento e tutti sono così rapidi nel farti firmare il modulo di consenso prima di iniettare il richiamo che non serve a nulla.Quelle strutture tanto care all’ex commissario straordinario all’emergenza, Domenico Arcuri. Le voleva a forma di primula, ma i fiori progettati dall’architetto Stefano Boeri non piacquero alle Regioni, si vaccinò dove era possibile. Vaccinazioni di massa, che ora si vorrebbe ripropinare alla popolazione perché il governo non sarebbe stato tanto martellante nell’invitare a fare richiami. «Non abbiamo più gli hub di una volta», ha detto sconsolata la direttrice dell’Igiene pubblica dell’Ausl di Ravenna, Raffaella Angelini. E «devono esserci sei pazienti da vaccinare, perché tante sono le dosi contenute in una fiala», spiega al Resto del Carlino. Quindi, avanti con gli open day. Li sostiene calorosamente l’infettivologo Matteo Bassetti, che vorrebbe anche riattivare gli hub regionali. «La percentuale di vaccinati over 80 è veramente bassa, facciamo presto», raccomanda. Quanti ultraottantenni usciranno di casa con queste temperature per andare all’ingrosso dei vaccini, che non stanno funzionando? «L’adesione alla vaccinazione è veramente scadente ed è triste che sia così», ha commentato il direttore sanitario del Galeazzi di Milano, Fabrizio Pregliasco. Paventa l’onda minacciosa di un virus ancora letale, sparando numeri sui decessi: «Abbiamo sfiorato i 300 morti la scorsa settimana», sottolinea. Morti per o con Covid? Siamo sempre a dati privi di chiarezza.Focalizza, come sempre, il vero problema Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. «La gente, dopo tutto quello che ha sentito sui vaccini, affermato e smentito, e su quanto è stato nascosto ingiustamente, ora ha un atteggiamento di totale rifiuto. Non crede più in questi vaccini», ha detto.Per dare slancio alla campagna vaccinale, che associa anti Covid e anti influenzale sebbene Pfizer ammetta di non avere studi a riguardo, ci vuole ben altro che annunciare gli open day.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vaccino-virostar-2666458365.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="denunciati-allaia-pfizer-ue-e-oms" data-post-id="2666458365" data-published-at="1701864306" data-use-pagination="False"> Denunciati all’Aia Pfizer, Ue e Oms Una denuncia penale contro i vertici Ue, Oms e Pfizer. Sette personaggi chiave dell’affare vaccini anti Covid sono stati accusati davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia dalla Gemeinwohl-Lobby, associazione di cittadini tedeschi senza indirizzo politico e l’organizzazione per i diritti umani United for freedom, di «numerose violazioni del Codice di Norimberga, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio». Sul banco degli imputati, si legge in un corposo documento di 24 pagine, devono salire Albert Bourla, ceo di Pfizer, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, il commissario Ue alla Salute, Stella Kyriakides, Emer Cooke, direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema, Nanette Cocero, ex responsabile globale del programma vaccini di Pfizer, Bill Gates, cofondatore della Fondazione Bill e Melinda Gates. Nella denuncia, partita dalla Germania, è coinvolto anche Klaus Cichutek, presidente del Paul Ehrlich Institute, l’agenzia federale tedesca per i medicinali e i vaccini. Le accuse sono pesanti quanto circostanziate, viene ricordato l’accordo di acquisto anticipato concluso dalla Ue con l’industria farmaceutica il 20 novembre 2020, prima che il vaccino fosse approvato dall’Ema, malgrado la Commissione Ue fosse a conoscenza degli elevati rischi e le incertezze nella produzione del vaccino. «La responsabilità dell’utilizzo del vaccino è stata trasferita agli Stati membri dell’Ue senza prima chiedere se fossero d’accordo. Quindi alle aziende farmaceutiche e all’Ue non possono essere imputati danni da vaccino». Si sottolinea, inoltre, che i singoli Stati, accettando i contratti d’ordine negoziati dalla Commissione europea, sapevano che «la sicurezza e l’efficacia del vaccino erano sconosciute, ma con le loro firme hanno espressamente approvato». Erano pure al corrente che «il vaccino non può essere prodotto in serie. In tal modo hanno concordato anche la consegna di diversi lotti con diverse quantità di principi attivi». C’è poi il complesso capitolo sulla non sicurezza dei vaccini Pfizer, mai testati per vedere se prevenivano l’infezione, approvati senza che continuassero studi sul gruppo di controllo per verificare possibili danni nel tempo. Sono riportate le conclusioni dei 46 resoconti dei documenti che la Fda è stata costretta a rilasciare sui vaccini anti Covid di Pfizer, dopo l’ordinanza del tribunale del gennaio 2022 emessa dal giudice distrettuale statunitense Mark Pittman, del distretto settentrionale del Texas. «Dimostrano che i danni si sono verificati sin dal momento dell’introduzione […] Pfizer/Biontech hanno dovuto assumere personale aggiuntivo per valutare le segnalazioni», evidenzia la denuncia. Un problema grosso, per l’industria farmaceutica, seppure sempre negato fino a novembre di quest’anno, quando la società Biontech ha presentato il suo rapporto sullo sviluppo finanziario fino al 30 settembre 2023 presso la Securities and exchange commission (Sec) degli Stati Uniti. A pagina 79, deve ammettere di aver ricevuto numerose cause legali contro il suo vaccino per il Covid-19 e di aspettarsi ancora più azioni legali: «Siamo esposti a un rischio intrinseco di responsabilità da prodotto». Nella denuncia al tribunale dell’Aia, presentata il 28 novembre, per ciascuno degli otto «accusati» ci sono ampie motivazioni. Anche nei confronti di Bill Gates, il più grande donatore privato dell’Oms, e grande investitore nei vaccini. E per tutti, perché «hanno contribuito, secondo la loro sfera di influenza, a rendere possibile questo esperimento medico. Allo stesso tempo, hanno fatto tutto il possibile per negare la responsabilità del danno previsto e trasferirlo ad altri». Così operando «hanno portato la popolazione dell’Ue a condizioni di vita devastanti».
Jacques e Jessica Moretti con i loro avvocati (Ansa)
L’interrogatorio di oggi, a quanto risulta, ha riguardato i beni della coppia e le loro (sempre meno chiare) attività imprenditoriali, mentre un nuovo confronto sull’incendio si dovrebbe tenere domani. Ma questo è bastato per far prendere alle autorità svizzere, finalmente, la decisione di applicare per i due, accusati di omicidio colposo, lesioni e incendio colposo, le misure cautelari che i parenti delle vittime si aspettavano già da giorni. Per quanto riguarda Jaques, la procuratrice Catherine Seppey ha ritenuto che la sua nazionalità francese e le sue abitudini di spostarsi frequentemente da un luogo all’altro per affari fossero elementi sufficienti per ipotizzare che l’uomo potesse lasciare la Svizzera per tornare in patria. Soprattutto perché la Francia è un Paese che non estrada i suoi cittadini. L’uomo, al termine dell’incontro in Procura, è stato visto salire su un mezzo della polizia per essere tradotto in carcere.
La signora Moretti, invece, è uscita dagli uffici della polizia scortata dai suoi legali ed è stata mandata a casa, dove la Procura avrebbe chiesto per lei le misure domiciliari: dovrà indossare un braccialetto elettronico e presentarsi ogni tre giorni per la firma. Nell’immensa tragedia che ha stravolto la vita di tante famiglie, questo è il primo momento di riallineamento alla realtà dell’inchiesta svizzera, che fino ad oggi - anche a fronte di evidenze gravissime, dagli abusi dei gestori ai mancati controlli da parte degli enti pubblici - aveva tenuto un approccio ritenuto da molti troppo blando.
Nelle prossime 48 ore, comunque, la decisione dell’arresto e delle misure cautelari dovrà essere confermata dal giudice che si occupa, a livello cantonale, dei provvedimenti coercitivi.
Jessica, dunque, si sarebbe risparmiata il carcere in quanto - secondo alcuni media francesi - sarebbe madre di un bambino di 10 mesi (oltre a un primo figlio più grande, presente la sera dell’incendio come capo staff del locale andato a fuoco). La donna era arrivata oggi mattina a Sion, sede della procura generale del Canton Vallese, mano nella mano con Jaques, accompagnata dagli avvocati che seguono la coppia e scortata dalla polizia. I due erano entrati da una porta laterale degli uffici e lei - che la notte dell’incendio era presente a Le Constellation - con gli occhialoni scuri calati sulla faccia non aveva risposto ai giornalisti che la sollecitavano a porgere le scuse alle vittime.
Una volta uscita dall’interrogatorio, invece, trovatasi sola e con il marito in partenza per il carcere, Jessica ha parlato: «I miei pensieri costanti vanno alle vittime e alle persone che lottano tutt’oggi. È una tragedia inimmaginabile e mai avremmo pensato che potesse accadere. Si è verificata nella nostra struttura e ci tengo a chiedere scusa», ha detto, piangendo. Parole che, però, nella mente di chi vive un lutto così enorme, non riescono a cancellare l’idea che lei, quella notte davanti al fuoco che divampava, sia fuggita senza prestare soccorsi, se non addirittura con l’incasso della serata stretto tra le braccia.
Oggi, in Svizzera, era lutto nazionale e durante la cerimonia commemorativa dedicata alle vittime il consigliere di Stato del Canton Vallese, Stéphane Ganzer, ha fatto una promessa: «Adesso arriva il tempo della giustizia», ha detto. «È chiaro che avremmo potuto evitare questo dramma. Avremmo dovuto evitarlo. Ma ora la giustizia agirà in maniera rigorosa e indipendente».
Sempre oggi, il premier Giorgia Meloni, intervenendo alla usuale conferenza stampa di inizio anno, ha dichiarato: «Quello che è successo a Crans-Montana non è una disgrazia, è il risultato di troppe persone che non hanno fatto il loro lavoro o che pensavano di fare soldi facili. Ora le responsabilità devono essere individuate e perseguite». Ma torniamo, per un momento, a Jessica e al marito con due particolari che, se confermati, dicono molto della coppia, riportati dal quotidiano svizzero Inside Paradeplatz. Innanzitutto i domiciliari: la signora Moretti li passerà in un ambiente particolarmente confortevole, ossia la villa da 500 metri quadrati, di cui 147 di giardino, acquistata appena un anno fa dai due nel Comune di Lens per oltre 400.000 franchi. Per quanto riguarda Jaques, invece, sempre lo stesso quotidiano, scavando meglio sugli arresti che l’uomo in passato aveva scontato, ha scoperto che già avevano a che fare con la Svizzera. Secondo quanto riportato, infatti, Jaques, allora trentenne, abitava in un paesino francese ai confini con la Svizzera e da lì inviava giovani donne francesi a Ginevra per fare le «accompagnatrici» nelle località di lusso. Nel 2005 i francesi allertarono la polizia, ma poiché in Svizzera la prostituzione non è illegale, Jaques fu condannato in Francia a 12 mesi di carcere, dei quali ne scontò appena quattro. Intanto spuntano nuove accuse per la coppia: la notte della strage tolsero dai social video e foto del locale. A riferirlo uno dei legali delle vittime, l’avvocato Romain Jordan.
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«Gomorra. Le Origini» (Sky)
Non sarebbe stato il futuro, hanno deciso infine, ma il passato a permettere loro di continuare a vivere di Gomorra e dei suoi personaggi. Così, a cinque anni dall’ultima puntata della serie televisiva, dopo un film che ha approfondito verticalmente l’esistenza di uno fra i suoi protagonisti, gli sceneggiatori hanno scelto di confezionare un prequel di Gomorra. E di farlo insieme a Roberto Saviano. La storia, infatti, è frutto di un guizzo estemporaneo, calato, però, all'interno del romanzo originale: riavvolgere il nastro e spiegare (o provare a) come si sia arrivati laddove tutto è cominciato, a Secondigliano e alle lotte per il potere.
Pietro Savastano, allora, non boss, ma ragazzino. Gomorra: Le Origini, su Sky dalla prima serata di venerdì 9 gennaio, torna al 1977, all'anno in cui don Pietro Savastano è solo Pietro: un adolescente di strada, figlio di una famiglia indigente, di una Secondigliano povera e priva di mezzi. Sogna un futuro migliore, come gli amici che lo circondano. Ma questo futuro non sa come costruirlo, né con quali strumenti. Di lì, dunque, la scelta di accodarsi ad Angelo, detto 'a Sirena, reggente di quel pezzo di Napoli che per Savastano e i suoi amici è un tutto senza confini. Di qui, il fascino subito, l'invidia, la voglia di detenere un giorno quello stesso potere, quella stessa ricchezza.
Lo show, in sei episodi, racconta l'ascesa di don Pietro, quel don Pietro che sarebbe diventato padre di Gennaro Savastano e, dunque, motore della Gomorra vera e propria. Pare un romanzo di formazione al contrario, un romanzo di corruzione, la storia di un ragazzino che ha scelto di non scegliere, rimanendo dentro quelle storture che la prossimità gli ha insegnato a conoscere e riconoscere. Pietro Savastano, andando appresso ad Angelo, 'a Sirena, viene introdotto tra le fila della Camorra, al modus operandi della criminalità. Diventa quel che avrebbe dovuto evitare di essere. Ed è in questa sua metamorfosi che germina il seme di Gomorra, così come sette anni di messa in onda televisiva ce l'hanno raccontata.
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La normativa europea ha previsto un sistema graduale: nel 2024 copertura del 40% delle emissioni prodotte, poi salita al 70% nel 2025 e al 100% quest’anno. Un report del Centro studi Confindustria Sardegna ha disegnato uno scenario degli impatti della direttiva Ets trasporto marittimo sulle imprese dell’isola. Nello studio si sottolinea che se per un verso l’imposta dovrebbe accelerare l’introduzione di «innovazioni tecnologiche in grado di fornire un contributo estremamente significativo nella transizione ecologica, per un altro, ad oggi, assistiamo a un incremento esorbitante delle tariffe delle navi a totale discapito del sistema produttivo e del mercato finale». Considerando le due tratte più battute, la Cagliari-Livorno e, viceversa, la Olbia-Livorno, nel primo caso, nel 2024 l’Ets costava 6 euro a metro lineare per mezzo imbarcato (la misura media è di 13,6 metri lineari), con un costo complessivo di 81,60 euro. Nel 2025 l’importo a metro è passato a 16 euro con un sovraccosto di 217,60 euro. Per il 2026 con l’Ets al 100% l’onere, come ipotizza Confindustria, sarà di 27,14 euro a metro lineare e una maggior spesa per mezzo imbarcato di 369,10 euro. Questi rincari si scaricano lungo la filiera fino al consumatore finale. Il sistema Ets sta portando a un aumento anche del costo dei biglietti per i passeggeri. Le compagnie di navigazione hanno inserito nei preventivi una voce specifica, spesso chiamata «Supplemento Ets» o «Eco-Surcharge». Non è una tariffa fissa, ma varia in base alla lunghezza della tratta (ad esempio, la Civitavecchia-Olbia costa meno di supplemento rispetto alla Genova-Porto Torres). Poiché nel 2026 le compagnie devono coprire il 100% delle loro emissioni l’impatto sul prezzo finale è ora più visibile. C’è una nota parzialmente positiva: l’Unione europea ha previsto una deroga (esenzione) per i contratti di Continuità Territoriale fino al 2030. Questo significa che sulle rotte soggette a oneri di servizio pubblico (quelle «statali» con tariffe agevolate per i residenti), l’aumento dovrebbe essere nullo o molto contenuto. Il problema però è che molte rotte per la Sardegna sono operate in regime di «libero mercato» (soprattutto in estate o su tratte non coperte dalla continuità). Su queste navi, il rincaro Ets viene applicato pienamente e pagato da tutti, residenti e turisti. Alcune compagnie stanno cercando di compensare questi costi viaggiando a velocità ridotta per consumare meno carburante e pagare meno tasse, allungando però i tempi di percorrenza. Le aziende sarde hanno problematiche da affrontare anche per rimanere competitive. Per chi vuole risparmiare vale la regola dei voli, ovvero prenotare prima possibile perché i last minute sono diventati sensibilmente più costosi rispetto al passato.
Confitarma, l’associazione degli armatori, ha stimato che l’impatto totale per il sistema Italia nel 2026 dagli Ets a pieno regime, supererà i 600 milioni di euro. Questo costo, avverte l’organizzazione, non può essere assorbito dagli armatori senza mettere a rischio la sopravvivenza delle rotte. È inevitabile, se ne deduce, che potrebbe essere scaricato sulle tariffe. Cifre ufficiali non ci sono.Non c’è solo l’Ets. La Fuel Eu, altro regolamento europeo per diminuire le emissioni di gas serra, crea un costo aggiuntivo in Europa nel 2025 almeno tra 250 e 300 euro a tonnellata. L’aumento dei costi dei traghetti potrebbe spingere alcune aziende a preferire il trasporto tutto su gomma, dove possibile o a delocalizzare, aumentando le emissioni. Pertanto l’imprenditoria sarda si trova a dover pagare una tassa ambientale che chi produce in Lombardia o in Francia, usando camion su strada, non deve pagare allo stesso modo, creando una disparità di mercato. Cna Fita Sardegna ha segnalato che gli aumenti incidono in modo particolare sulle piccole imprese artigiane, già penalizzate dall’assenza di economie di scala e dall’impossibilità di accedere a meccanismi di compensazione automatica.
Sulla Cagliari-Livorno il costo a metro lineare è salito recentemente a 28,50 euro, con un totale di 387,60 euro per semirimorchio. Confrontando i dati con l’ultimo trimestre del 2025, la crescita arriva al 50%. La tratta Olbia-Livorno registra 23,60 euro a metro lineare, con un incremento del 43% rispetto al trimestre precedente. Le tariffe rischiano di rendere insostenibile la logistica per le aziende e c’è il pericolo di una stangata sui prezzi dei beni che viaggiano via mare.Intanto i marittimi respingono l’idea che questi aumenti abbiano a che fare con il costo del lavoro. «Sulle navi si naviga con equipaggi sempre più ridotti», spiegano, «spesso al limite della sicurezza. Non solo non beneficiamo di questi rincari, ma ne subiamo le conseguenze». Secondo i rappresentanti dei lavoratori del mare, negli ultimi anni le compagnie hanno puntato al contenimento dei costi comprimendo il personale. «Si parla di sostenibilità ambientale, ma non di sostenibilità sociale», sottolineano.
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Ecco #DimmiLaVerità del 9 gennaio 2026. Il costituzionalista Stefano Ceccanti, ex parlamentare Pd, spiega le ragioni del comitato La Sinistra che vota Si al referendum sulla giustizia.