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2023-12-06
Se non va più a vaccinarsi nessuno la colpa è del vaccino e delle virostar
Da sinistra: Fabrizio Pregliasco, Matteo Bassetti e Nino Cartabellotta (Ansa)
Un giretto al mercatino di Natale, poi all’hub vaccinale dove porgere il braccio e così trascorrere le Feste in tranquillità. Al ministero della Salute sognano un quarto dicembre di cittadini in coda per l’anti Covid, quest’anno integrato con l’antinfluenzale che neppure decolla. Sono troppo poche le dosi somministrate? Invece di chiedersi perché campagne promozionali e allarmi di virostar non convincono sul richiamo, ecco che rispolverano gli open day. Giornate aperte all’inoculo di massa e le Regioni si sono dette d’accordo, durante la riunione di ieri della cabina di regia (cambiate il nome, per favore, fa tanto pandemia) dedicata alle campagne vaccinali Covid e influenza. La definiscono «vaccinazione di prossimità» che andrebbe «implementata», appunto con open day che richiamino all’ordine medici di famiglia un po’ distratti, farmacie poco collaborative e «tutti i setting» assistenziali che servono, ha dichiarato Francesco Vaia, direttore generale della prevenzione sanitaria.
Finalmente, staranno esclamando i nostalgici dei bollettini giornalieri: tot inoculati, tot ospedalizzati, contagiati, morti, una conta da brividi. Ma almeno tutto pareva sotto controllo, scandito da dpcm assurdi che spacciavano per sicuro e affidabile il vaccino. Torna a invocare quei bei tempi Nino Cartabellotta, presidente del Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze. «La Fondazione Gimbe invita le istituzioni a potenziare rapidamente la campagna vaccinale per anziani e fragili, oltre a rimettere in campo - ove necessario - misure di contrasto alla diffusione del virus», comunicava ieri.
L’evidenza, a suo avviso, è che i tassi di copertura vaccinali negli ultrasessantenni «rimangono molto bassi a livello nazionale e prossimi allo zero in quasi tutte le Regioni del Sud». L’esperto in gastroenterologia si dispera perché il numero dei contagi è largamente sottostimato e il sistema di monitoraggio è «su base volontaria». Punta il dito contro la «stanchezza vaccinale» e la «continua disinformazione sull’efficacia e sicurezza dei vaccini», fingendo di ignorare che i cittadini sono informati sui flop dei richiami. Lo studio condotto dall’Ecdc ha mostrato che a distanza di 24 settimane dalla terza dose la protezione aggiuntiva è irrilevante: in tre mesi svanisce. Dopo la quarta si dimezza e per sapere che cosa accade con il quinto richiamo bisognerà aspettare il prossimo anno. Al momento, infatti, è stata verificata solo in Portogallo e in Belgio, unicamente in over 80 nei quali la protezione contro l’ospedalizzazione è scesa a zero, dodici settimane dopo la somministrazione.
Ma Cartabellotta è afflitto pure per i «vari problemi logistico-organizzativi», medici di famiglia che non tempestano di telefonate i loro assistiti, vaccini che non vengono ripartiti ovunque, portali Web inceppati. È sempre stato un grande sostenitore degli hub vaccinali, strutture dove ci si presenta senza appuntamento e tutti sono così rapidi nel farti firmare il modulo di consenso prima di iniettare il richiamo che non serve a nulla.
Quelle strutture tanto care all’ex commissario straordinario all’emergenza, Domenico Arcuri. Le voleva a forma di primula, ma i fiori progettati dall’architetto Stefano Boeri non piacquero alle Regioni, si vaccinò dove era possibile. Vaccinazioni di massa, che ora si vorrebbe ripropinare alla popolazione perché il governo non sarebbe stato tanto martellante nell’invitare a fare richiami.
«Non abbiamo più gli hub di una volta», ha detto sconsolata la direttrice dell’Igiene pubblica dell’Ausl di Ravenna, Raffaella Angelini. E «devono esserci sei pazienti da vaccinare, perché tante sono le dosi contenute in una fiala», spiega al Resto del Carlino. Quindi, avanti con gli open day. Li sostiene calorosamente l’infettivologo Matteo Bassetti, che vorrebbe anche riattivare gli hub regionali. «La percentuale di vaccinati over 80 è veramente bassa, facciamo presto», raccomanda.
Quanti ultraottantenni usciranno di casa con queste temperature per andare all’ingrosso dei vaccini, che non stanno funzionando? «L’adesione alla vaccinazione è veramente scadente ed è triste che sia così», ha commentato il direttore sanitario del Galeazzi di Milano, Fabrizio Pregliasco. Paventa l’onda minacciosa di un virus ancora letale, sparando numeri sui decessi: «Abbiamo sfiorato i 300 morti la scorsa settimana», sottolinea. Morti per o con Covid? Siamo sempre a dati privi di chiarezza.
Focalizza, come sempre, il vero problema Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. «La gente, dopo tutto quello che ha sentito sui vaccini, affermato e smentito, e su quanto è stato nascosto ingiustamente, ora ha un atteggiamento di totale rifiuto. Non crede più in questi vaccini», ha detto.
Per dare slancio alla campagna vaccinale, che associa anti Covid e anti influenzale sebbene Pfizer ammetta di non avere studi a riguardo, ci vuole ben altro che annunciare gli open day.
Denunciati all’Aia Pfizer, Ue e Oms
Una denuncia penale contro i vertici Ue, Oms e Pfizer. Sette personaggi chiave dell’affare vaccini anti Covid sono stati accusati davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia dalla Gemeinwohl-Lobby, associazione di cittadini tedeschi senza indirizzo politico e l’organizzazione per i diritti umani United for freedom, di «numerose violazioni del Codice di Norimberga, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio».
Sul banco degli imputati, si legge in un corposo documento di 24 pagine, devono salire Albert Bourla, ceo di Pfizer, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, il commissario Ue alla Salute, Stella Kyriakides, Emer Cooke, direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema, Nanette Cocero, ex responsabile globale del programma vaccini di Pfizer, Bill Gates, cofondatore della Fondazione Bill e Melinda Gates.
Nella denuncia, partita dalla Germania, è coinvolto anche Klaus Cichutek, presidente del Paul Ehrlich Institute, l’agenzia federale tedesca per i medicinali e i vaccini. Le accuse sono pesanti quanto circostanziate, viene ricordato l’accordo di acquisto anticipato concluso dalla Ue con l’industria farmaceutica il 20 novembre 2020, prima che il vaccino fosse approvato dall’Ema, malgrado la Commissione Ue fosse a conoscenza degli elevati rischi e le incertezze nella produzione del vaccino.
«La responsabilità dell’utilizzo del vaccino è stata trasferita agli Stati membri dell’Ue senza prima chiedere se fossero d’accordo. Quindi alle aziende farmaceutiche e all’Ue non possono essere imputati danni da vaccino». Si sottolinea, inoltre, che i singoli Stati, accettando i contratti d’ordine negoziati dalla Commissione europea, sapevano che «la sicurezza e l’efficacia del vaccino erano sconosciute, ma con le loro firme hanno espressamente approvato». Erano pure al corrente che «il vaccino non può essere prodotto in serie. In tal modo hanno concordato anche la consegna di diversi lotti con diverse quantità di principi attivi». C’è poi il complesso capitolo sulla non sicurezza dei vaccini Pfizer, mai testati per vedere se prevenivano l’infezione, approvati senza che continuassero studi sul gruppo di controllo per verificare possibili danni nel tempo.
Sono riportate le conclusioni dei 46 resoconti dei documenti che la Fda è stata costretta a rilasciare sui vaccini anti Covid di Pfizer, dopo l’ordinanza del tribunale del gennaio 2022 emessa dal giudice distrettuale statunitense Mark Pittman, del distretto settentrionale del Texas. «Dimostrano che i danni si sono verificati sin dal momento dell’introduzione […] Pfizer/Biontech hanno dovuto assumere personale aggiuntivo per valutare le segnalazioni», evidenzia la denuncia.
Un problema grosso, per l’industria farmaceutica, seppure sempre negato fino a novembre di quest’anno, quando la società Biontech ha presentato il suo rapporto sullo sviluppo finanziario fino al 30 settembre 2023 presso la Securities and exchange commission (Sec) degli Stati Uniti. A pagina 79, deve ammettere di aver ricevuto numerose cause legali contro il suo vaccino per il Covid-19 e di aspettarsi ancora più azioni legali: «Siamo esposti a un rischio intrinseco di responsabilità da prodotto».
Nella denuncia al tribunale dell’Aia, presentata il 28 novembre, per ciascuno degli otto «accusati» ci sono ampie motivazioni. Anche nei confronti di Bill Gates, il più grande donatore privato dell’Oms, e grande investitore nei vaccini. E per tutti, perché «hanno contribuito, secondo la loro sfera di influenza, a rendere possibile questo esperimento medico. Allo stesso tempo, hanno fatto tutto il possibile per negare la responsabilità del danno previsto e trasferirlo ad altri». Così operando «hanno portato la popolazione dell’Ue a condizioni di vita devastanti».
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Dopo bugie e omissioni, gli esperti si stupiscono delle iniezioni al palo. Il ministero rispolvera gli open day. Tornano anche gli allarmismi e la nostalgia degli hub di Arcuri. E Cartabellotta invoca restrizioni antivirus.Un’associazione tedesca e una Ong vorrebbero trascinare alla Corte penale pure Bill Gates. Contestati i contratti per le dosi e i mancati studi sulla sicurezza del farmaco.Lo speciale contiene due articoli.Un giretto al mercatino di Natale, poi all’hub vaccinale dove porgere il braccio e così trascorrere le Feste in tranquillità. Al ministero della Salute sognano un quarto dicembre di cittadini in coda per l’anti Covid, quest’anno integrato con l’antinfluenzale che neppure decolla. Sono troppo poche le dosi somministrate? Invece di chiedersi perché campagne promozionali e allarmi di virostar non convincono sul richiamo, ecco che rispolverano gli open day. Giornate aperte all’inoculo di massa e le Regioni si sono dette d’accordo, durante la riunione di ieri della cabina di regia (cambiate il nome, per favore, fa tanto pandemia) dedicata alle campagne vaccinali Covid e influenza. La definiscono «vaccinazione di prossimità» che andrebbe «implementata», appunto con open day che richiamino all’ordine medici di famiglia un po’ distratti, farmacie poco collaborative e «tutti i setting» assistenziali che servono, ha dichiarato Francesco Vaia, direttore generale della prevenzione sanitaria. Finalmente, staranno esclamando i nostalgici dei bollettini giornalieri: tot inoculati, tot ospedalizzati, contagiati, morti, una conta da brividi. Ma almeno tutto pareva sotto controllo, scandito da dpcm assurdi che spacciavano per sicuro e affidabile il vaccino. Torna a invocare quei bei tempi Nino Cartabellotta, presidente del Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze. «La Fondazione Gimbe invita le istituzioni a potenziare rapidamente la campagna vaccinale per anziani e fragili, oltre a rimettere in campo - ove necessario - misure di contrasto alla diffusione del virus», comunicava ieri.L’evidenza, a suo avviso, è che i tassi di copertura vaccinali negli ultrasessantenni «rimangono molto bassi a livello nazionale e prossimi allo zero in quasi tutte le Regioni del Sud». L’esperto in gastroenterologia si dispera perché il numero dei contagi è largamente sottostimato e il sistema di monitoraggio è «su base volontaria». Punta il dito contro la «stanchezza vaccinale» e la «continua disinformazione sull’efficacia e sicurezza dei vaccini», fingendo di ignorare che i cittadini sono informati sui flop dei richiami. Lo studio condotto dall’Ecdc ha mostrato che a distanza di 24 settimane dalla terza dose la protezione aggiuntiva è irrilevante: in tre mesi svanisce. Dopo la quarta si dimezza e per sapere che cosa accade con il quinto richiamo bisognerà aspettare il prossimo anno. Al momento, infatti, è stata verificata solo in Portogallo e in Belgio, unicamente in over 80 nei quali la protezione contro l’ospedalizzazione è scesa a zero, dodici settimane dopo la somministrazione. Ma Cartabellotta è afflitto pure per i «vari problemi logistico-organizzativi», medici di famiglia che non tempestano di telefonate i loro assistiti, vaccini che non vengono ripartiti ovunque, portali Web inceppati. È sempre stato un grande sostenitore degli hub vaccinali, strutture dove ci si presenta senza appuntamento e tutti sono così rapidi nel farti firmare il modulo di consenso prima di iniettare il richiamo che non serve a nulla.Quelle strutture tanto care all’ex commissario straordinario all’emergenza, Domenico Arcuri. Le voleva a forma di primula, ma i fiori progettati dall’architetto Stefano Boeri non piacquero alle Regioni, si vaccinò dove era possibile. Vaccinazioni di massa, che ora si vorrebbe ripropinare alla popolazione perché il governo non sarebbe stato tanto martellante nell’invitare a fare richiami. «Non abbiamo più gli hub di una volta», ha detto sconsolata la direttrice dell’Igiene pubblica dell’Ausl di Ravenna, Raffaella Angelini. E «devono esserci sei pazienti da vaccinare, perché tante sono le dosi contenute in una fiala», spiega al Resto del Carlino. Quindi, avanti con gli open day. Li sostiene calorosamente l’infettivologo Matteo Bassetti, che vorrebbe anche riattivare gli hub regionali. «La percentuale di vaccinati over 80 è veramente bassa, facciamo presto», raccomanda. Quanti ultraottantenni usciranno di casa con queste temperature per andare all’ingrosso dei vaccini, che non stanno funzionando? «L’adesione alla vaccinazione è veramente scadente ed è triste che sia così», ha commentato il direttore sanitario del Galeazzi di Milano, Fabrizio Pregliasco. Paventa l’onda minacciosa di un virus ancora letale, sparando numeri sui decessi: «Abbiamo sfiorato i 300 morti la scorsa settimana», sottolinea. Morti per o con Covid? Siamo sempre a dati privi di chiarezza.Focalizza, come sempre, il vero problema Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. «La gente, dopo tutto quello che ha sentito sui vaccini, affermato e smentito, e su quanto è stato nascosto ingiustamente, ora ha un atteggiamento di totale rifiuto. Non crede più in questi vaccini», ha detto.Per dare slancio alla campagna vaccinale, che associa anti Covid e anti influenzale sebbene Pfizer ammetta di non avere studi a riguardo, ci vuole ben altro che annunciare gli open day.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/vaccino-virostar-2666458365.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="denunciati-allaia-pfizer-ue-e-oms" data-post-id="2666458365" data-published-at="1701864306" data-use-pagination="False"> Denunciati all’Aia Pfizer, Ue e Oms Una denuncia penale contro i vertici Ue, Oms e Pfizer. Sette personaggi chiave dell’affare vaccini anti Covid sono stati accusati davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia dalla Gemeinwohl-Lobby, associazione di cittadini tedeschi senza indirizzo politico e l’organizzazione per i diritti umani United for freedom, di «numerose violazioni del Codice di Norimberga, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio». Sul banco degli imputati, si legge in un corposo documento di 24 pagine, devono salire Albert Bourla, ceo di Pfizer, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, il commissario Ue alla Salute, Stella Kyriakides, Emer Cooke, direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema, Nanette Cocero, ex responsabile globale del programma vaccini di Pfizer, Bill Gates, cofondatore della Fondazione Bill e Melinda Gates. Nella denuncia, partita dalla Germania, è coinvolto anche Klaus Cichutek, presidente del Paul Ehrlich Institute, l’agenzia federale tedesca per i medicinali e i vaccini. Le accuse sono pesanti quanto circostanziate, viene ricordato l’accordo di acquisto anticipato concluso dalla Ue con l’industria farmaceutica il 20 novembre 2020, prima che il vaccino fosse approvato dall’Ema, malgrado la Commissione Ue fosse a conoscenza degli elevati rischi e le incertezze nella produzione del vaccino. «La responsabilità dell’utilizzo del vaccino è stata trasferita agli Stati membri dell’Ue senza prima chiedere se fossero d’accordo. Quindi alle aziende farmaceutiche e all’Ue non possono essere imputati danni da vaccino». Si sottolinea, inoltre, che i singoli Stati, accettando i contratti d’ordine negoziati dalla Commissione europea, sapevano che «la sicurezza e l’efficacia del vaccino erano sconosciute, ma con le loro firme hanno espressamente approvato». Erano pure al corrente che «il vaccino non può essere prodotto in serie. In tal modo hanno concordato anche la consegna di diversi lotti con diverse quantità di principi attivi». C’è poi il complesso capitolo sulla non sicurezza dei vaccini Pfizer, mai testati per vedere se prevenivano l’infezione, approvati senza che continuassero studi sul gruppo di controllo per verificare possibili danni nel tempo. Sono riportate le conclusioni dei 46 resoconti dei documenti che la Fda è stata costretta a rilasciare sui vaccini anti Covid di Pfizer, dopo l’ordinanza del tribunale del gennaio 2022 emessa dal giudice distrettuale statunitense Mark Pittman, del distretto settentrionale del Texas. «Dimostrano che i danni si sono verificati sin dal momento dell’introduzione […] Pfizer/Biontech hanno dovuto assumere personale aggiuntivo per valutare le segnalazioni», evidenzia la denuncia. Un problema grosso, per l’industria farmaceutica, seppure sempre negato fino a novembre di quest’anno, quando la società Biontech ha presentato il suo rapporto sullo sviluppo finanziario fino al 30 settembre 2023 presso la Securities and exchange commission (Sec) degli Stati Uniti. A pagina 79, deve ammettere di aver ricevuto numerose cause legali contro il suo vaccino per il Covid-19 e di aspettarsi ancora più azioni legali: «Siamo esposti a un rischio intrinseco di responsabilità da prodotto». Nella denuncia al tribunale dell’Aia, presentata il 28 novembre, per ciascuno degli otto «accusati» ci sono ampie motivazioni. Anche nei confronti di Bill Gates, il più grande donatore privato dell’Oms, e grande investitore nei vaccini. E per tutti, perché «hanno contribuito, secondo la loro sfera di influenza, a rendere possibile questo esperimento medico. Allo stesso tempo, hanno fatto tutto il possibile per negare la responsabilità del danno previsto e trasferirlo ad altri». Così operando «hanno portato la popolazione dell’Ue a condizioni di vita devastanti».
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Donald Trump (Ansa)
Per di più, gli emissari della Casa Bianca inizierebbero a sospettare che, dall’altro lato della barricata, non ci sia nessuno dotato della vera autorità per siglare un’intesa: «Abbiamo riscontrato una frattura assoluta fra i negoziatori e i militari», hanno riferito fonti dell’amministrazione alla testata statunitense. «Nessuna delle due parti ha accesso alla Guida suprema, che non risponde». Sarebbe paradossale se, dopo aver fatto tanto per provocare la caduta degli ayatollah, tutto il processo diplomatico si incagliasse per le divisioni suscitate all’interno del regime e perché Mojtaba Khamenei latita.
In effetti, il destino della pace appare appeso a due chiodi: quello delle esibizioni di forza nello Stretto di Hormuz e quello delle debolezze, più o meno occulte, dei belligeranti.
Il sistema granitico, capace di resistere a quaranta giorni di bombardamenti, risulterebbe dunque meno solido di quanto cerchi di dimostrare: sarebbe acclarata la divergenza degli apparati politici con i pasdaran e i falchi che li spalleggiano. Non è un caso se, a comunicare che non è stata presa alcuna decisione sul secondo vertice a Islamabad, sia stata l’agenzia Tasnim, affiliata ai pretoriani islamisti. Delle tensioni si sarebbe avuta prova anche la scorsa notte, quando il capo della squadra incaricata di trattare con Washington, Mohammad Ghalibaf, ha dovuto smentire i commenti del suo consigliere, Mahdi Mohammadi, sulla pausa prolungata da The Donald. «È uno stratagemma per guadagnare tempo in vista di un attacco a sorpresa», aveva detto il boiardo persiano. «Le opinioni espresse da questi consulenti», ha poi corretto il tiro un funzionario del Parlamento, di cui Ghalibaf è presidente, «non rappresentano necessariamente» le idee dell’uomo che parla con gli americani. Il quale, ieri, ha elogiato le Guardie rivoluzionarie, definendole fonte di «orgoglio e onore», nonché «muro di ferro» contro le minacce esterne. Un messaggio che, se non fosse stato diffuso in occasione dell’anniversario della fondazione del corpo, avrebbe avuto l’aria di una excusatio non petita. Ieri, intanto, il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha sentito il titolare della Farnesina, Antonio Tajani: è un segnale che la Repubblica islamica non vuole tagliare ogni canale di dialogo con l’Occidente.
Se nel monolite iraniano si è aperta qualche crepa, all’Armada di Trump cominciano a mancare le cartucce. In senso letterale. Era noto che gli Usa avessero problemi di scorte e che, per sopperire allo svuotamento degli arsenali, già a novembre 2025 il Pentagono avesse contattato le fabbriche automobilistiche, esortandole a riconvertire a scopi bellici alcune linee di produzione. Anche il generale Dan Caine, capo dello Stato maggiore congiunto, aveva messo in guardia il presidente durante le discussioni preliminari su Epic fury: le riserve di missili e munizioni erano ridotte al lumicino, dopo anni di sostegno all’Ucraina e a Israele. Ora, la Cnn ha pubblicato una lista che illustra nel dettaglio lo stato allarmante in versano gli stock a stelle e strisce: il conflitto in Iran ha consumato metà degli intercettori Thaad e dei Patriot; il 45% dei missili di precisione Strike; il 30% dei Tomahawk; il 20% degli standoff aria-superficie, progettati per colpire obiettivi protetti rimanendo al di fuori della portata delle contraeree; e il 20% dei missili SM-3 e SM-6, i pilastri della difesa aerea e missilistica navale statunitense. Alla luce di questi dati, è plausibile che la sosta sia utile anche agli americani per tirare il fiato, benché a rimpiazzare gli armamenti - per la modica cifra di 47 miliardi di dollari - non bastino settimane. Tanto più che l’intelligence Usa, citata da Cbs, sostiene che la metà delle testate balistiche iraniane e dei mezzi di lancio sia intatta, così come il 60% della Marina - quella che per Trump è «in fondo al mare». Anche l’Aeronautica sarebbe ancora operativa per i due terzi.
Ma la scelta di concedere un ulteriore margine a Teheran potrebbe derivare pure dalla necessità di riconquistare un po’ della fiducia perduta. I commenti del consigliere di Ghalibaf tradiscono una preoccupazione autentica degli iraniani. Maturata già quando, il 9 settembre 2025, Israele colpì in Qatar l’edificio dove aveva convocato i rappresentanti di Hamas. La mossa di Benjamin Netanyahu irritò la Casa Bianca. Ma i nemici di Tel Aviv potrebbero non aver dato credito alla tesi della bravata di Bibi. Gli stessi ayatollah hanno lamentato di essere stati attaccati mentre erano aperti i tavoli a Ginevra, che comunque Trump considerava inconcludenti. E ieri il presidente della Repubblica islamica, Masoud Pezeshkian, ha ribadito che Teheran «ha sempre accolto e continua ad accogliere il dialogo», il «principale ostacolo» al quale rimane la «malafede» a stelle e strisce.
A breve capiremo se, per JD Vance, avrà senso partire alla volta del Pakistan. Ma che il presidente speri di chiudere la partita lo conferma il Wall Street Journal, quotidiano fresco di polemica con The Donald per un articolo di Elliot Kaufman, secondo cui gli iraniani lo considerano un «fesso». Il giornalista, ha scritto Trump su Truth, è «un idiota nel comitato editoriale». Fatto sta che, stando alle fonti consultate dal giornale, mentre si avvicinava la scadenza della precedente tregua, il tycoon si sarebbe mostrato molto cauto sull’ipotesi di riprendere le ostilità. Il cambio di toni e, forse, una reciproco tentativo di distensione, si notano pure dalla scelta di Teheran di non giustiziare le otto ragazze che Trump aveva chiesto di risparmiare: «Quattro saranno rilasciate immediatamente», ha riferito il presidente, «mentre quattro saranno condannate a un mese di carcere. Apprezzo vivamente». C’era una volta quello che minacciava di cancellare la civiltà iraniana.
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