• Palazzo Vecchio assegna il prestigioso Fiorino d’oro alla consorte dell’uomo che pagò casa al Rottamatore quando faceva il sindaco, creando scandalo. L’encomio alla signora è per il sostegno al dialogo fra religioni.
  • Per tenersi la Toscana il Pd sta pensando di cambiare le regole. Dopo il crollo delle roccaforti rosse Pisa e Siena, il partito teme la Lega alle Regionali e lancia l’idea: togliere il ballottaggio.

Lo speciale contiene due articoli

Il Giglio magico premia il Giglio magico. A distanza di ormai quattro anni dall’insediamento del governo di Matteo Renzi, con il senatore semplice ormai più all’estero che in Italia e il renzismo di fatto in declino, a Firenze capita che il sindaco Dario Nardella decida di premiare con il Fiorino d’oro – massima onorificenza cittadina – Francesca Campana Comparini, la moglie di Marco Carrai, Richelieu dell’ex segretario e 007 mancato a palazzo Chigi. (Nonchè già protagonista dello scandalo sulla casa affittata a Firenze da Renzi nel 2015) A molti è sfuggito, anche perché il premio quest’anno è stato dedicato alla scrittrice Dacia Maraini e al politologo Giovanni Sartori, ma tra i vincitori c’era anche il Festival delle religioni, iniziativa lanciata proprio dalla moglie di Carrai nel 2014.

Nel comunicato di Palazzo della Signoria non compariva il nome della Comparini, ma è stata lei – la scorsa settimana – a ricordare l’avvenimento su Facebook. Lo desiderava da tanti anni, quel riconoscimento, dicono i ben informati in riva all’Arno. Ora ce l’ha fatta, grazie all’amico Nardella.

Si legge nel post, accompagnato dalla foto della premiazione con immagine celebrativa di lei e Nardella: «Salendo la scalinata della millenaria Abbazia di San Miniato mi sono emozionata riflettendo su fin dove è arrivato il Festival delle religioni. Ho ritirato questo sabato il Fiorino d’oro, una delle onorificenze più alte per chi come me è nato, cresciuto e ostinatamente ha scelto di restare a Firenze. Grazie a tutti, presto vi daremo notizie sulla prossima edizione del Festival».

La giustificazione del premio? La promozione del dialogo interreligioso. È un vizio di famiglia. Anche il marito vinse lo scorso anno un premio a Milano per i rapporti tra Italia e Israele. A consegnarglielo fu il circolo renziano della Pallacorda. Non solo. Caso vuole che a conquistare il Fiorino d’oro ci fosse anche Unicoop Firenze, per il progetto «Un cuore si scioglie», cooperativa che è stata l’anno scorso unico sponsor proprio del festival creato dalla filosofa fiorentina. A Firenze parlano già di saldi di fine stagione. Del resto, il prossimo anno scade il mandato di Nardella e c’è chi teme che dopo le ultime elezioni amministrative il vento in Toscana sia cambiato. L’iniziativa di lady Carrai è sempre stata accompagnata da polemiche di ogni tipo, anche perché l’evento è nato e cresciuto nelle stanze del Giglio magico di Renzi. Si tratta insomma di quella gestione tra le quattro mura amiche tanto cara al renzismo, dove tutti si conoscono e gestiscono privatamente iniziative tramite istituzioni pubbliche.

Quattro anni fa ci fu la fila degli sponsor per promuovere il Festival, da Pirelli a Intesa San Paolo e a Firenze Parcheggi, dove era stato amministratore delegato l’anno prima proprio Carrai. Poi, colpa anche della sconfitta al referendum istituzionale del 4 dicembre 2016 e la fine politica di Renzi, c’è stato un fuggi fuggi generale.

Tanto che durante la visita del Dalai Lama lo scorso anno, a venire incontro a lady Carrai fu solo Unicoop Firenze e chiaramente anche Nardella. Il Comune fiorentino assicurò copertura mediatica e gli spazi municipali esenti da canone o rimborsi per l’utilizzo. Un aiuto arrivò anche dall’associazione Luoghi di incontro di Cristina Ferrari, avvocato, con un passato professionale nello studio legale di Alberto Bianchi, tesoriere della Leopolda renziana e liquidatore della fondazione Big Bang.

Ma il prossimo anno chi metterà i soldi per il Festival? L’ambito premio fiorentino è una magra consolazione in casa Carrai. Se la filosofa festeggia, il marito non sta passando un bel periodo, soprattutto dal punto di vista manageriale. Al crollo di Renzi è corrisposta una crisi anche tra i soci del Richelieu fiorentino.

A quanto pare tra i soci della Cambridge management consulting non scorre più il buon sangue di un tempo. Si parla di frizioni sugli aumenti di capitale e da quel che filtra ci sarebbero stati anche diverbi tra Franco Bernabè – ora vicepresidente di Telecom – e lo stesso Carrai. Per di più i contatti con le partecipate statali dell’esperto di cybersecurity si sono ridotti al lumicino.

Anche con Fabrizio Landi, consigliere d’amministrazione di Leonardo Finmeccanica, non ci sarebbe più l’intesa di una volta. Non resta che un Fiorino d’oro e la speranza che un po’ di meditazione buddista possa magari aiutare.

Alessandro Da Rold



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