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2021-12-25
Il turismo calcistico nel Regno Unito vale 5 volte quello italiano
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Un tifoso fuori da Anfield Road a Liverpool (Ansa)
Se è vero che la Premier League inglese è il campionato più bello, spettacolare, ma anche ricco e redditizio di tutto il mondo, è altrettanto vero che tutto ciò si riflette a cascata nel turismo legato appunto al calcio. Vedere uno stadio da molto vicino, anzi da dentro, con relativo tour del museo, fare acquisti di magliette, sciarpe e gadget all'interno degli store ufficiali, è spesso tra i motivi principali che spingono i turisti-tifosi a visitare una città piuttosto che un'altra. A far da padrona in tal senso non può che essere l'Inghilterra, grazie sì ad alcuni dei più grandi club del calcio mondiale, ma anche a una struttura degli stadi ben organizzata e alla valorizzazione di un prodotto che non ha alcuna difficoltà a «vendere». Un esempio lampante è il Liverpool: per un turista acquistare un biglietto per ammirare i Reds nel mitico Anfield Road e ascoltare dal vivo le note di You'll never walk alone intonate dalla Kop è un'impresa ai limiti dell'impossibile, visto che la squadra di Jurgen Klopp registra a ogni partita interna il sold out.
Secondo Football tourism in the Uk, un recente studio condotto da VisitBritain, l'ente turistico della Gran Bretagna, dal 2011 al 2019, ultima stagione presa in esame dal report per via della successiva pandemia, il valore della spesa dei turisti stranieri che hanno visitano il Regno Unito per vedere da vicino le partite della Premier League è passato da 880 milioni a 1,7 miliardi di euro, registrando una crescita dell'84%. Interessante vedere come più del 60% dei turisti che visitano la Gran Bretagna lo fanno durante i primi e negli ultimi tre mesi dell'anno, ovvero tra gennaio e marzo e tra ottobre e dicembre, periodi dell'anno in cui si disputa il clou delle partite. Soprattutto durante le feste natalizie, periodo durante il quale il calcio inglese non si ferma praticamente mai, anzi propone diversi turni di campionato, tra cui il famoso e suggestivo Boxing Day durante la giornata di Santo Stefano, il 26 dicembre. Stando alle cifre pubblicate dallo studio, su un totale di un milione e mezzo di turisti in generale, 94.000 hanno acquistato un ticket per assistere a una partita allo stadio. Non solo. Tutto questo genera effetti positivi anche per le città, visto che oltre il 50% di questi turisti-tifosi ha anche acquistato biglietti per visitare i monumenti e il 73% ha pranzato o cenato in un ristorante.
Detto di Anfield e del Liverpool, l'altro impianto glorioso, ricco di fascino e storia che risulta tra le mete preferite dei turisti è l'Old Trafford, il Teatro dei sogni del Manchester United. La casa del Liverpool si piazza al primo posto con 226.000 spettatori provenienti dall'estero nel corso degli otto anni presi in esame dallo studio di VisitBritain; mentre lo stadio dei Red Devils ne ha ospitati 213.000 nello stesso arco di tempo.
Gli stadi da visitare

Wembley (Ansa)
Gli stadi da visitare nel Regno Unito sono davvero tanti. Proviamo a fare una rassegna di quelli davvero imperdibili e che andrebbero visti almeno una volta, con l'aiuto di una guida pubblicata dall'ente del turismo inglese, pensata apposta per i turisti-tifosi. Nell'articolo soprastante abbiamo già citato Anfield Road e Old Trafford che fanno sicuramente parte di qualsiasi tour si possa immaginare. Ma proviamo ad andare con ordine. Perché un viaggio a se stante, e forse anche più di uno, lo meriterebbe la capitale, Londra, dove c'è l'imbarazzo della scelta. A cominciare dal mitico Wembley, dove la scorsa estate la Nazionale italiana ha sollevato al cielo la coppa dell'Europeo. Wembley, impianto da 90.000 posti a sedere e costato 757 milioni di sterline, equivalenti a quasi 900 milioni di euro, si trova nell'omonimo quartiere a Nordovest di Londra è lo stadio della Nazionale inglese e ospita le semifinali e le finali della Fa Cup, la più antica competizione calcistica al mondo. Wembley che nel periodo tra il 2017 e il 2019 ha ospitato anche le partite casalinghe del Tottenham, per permettere agli Spurs di ricostruire quello che è stato un altro monumento del calcio inglese, White Hart Lane, inaugurato il 4 settembre 1899 e diventato nel 2019, dopo i lavori, Tottenham Hotspur Stadium. Un tour calciatico a Londra non può non contemplare una visita a Stamford Bridge e all'Emirates Stadium, rispettivamente case di Chelsea e Arsenal. Per quanto riguarda i Blues, Stamford Bridge è lo stadio più antico di tutto il Regno Unito con 144 anni di storia essendo stato inaugurato addirittura nel 1877. Un impianto che con i suoi 41.631 posti è stato fino al 2006 lo stadio londinese, per quanto riguarda il calcio, più grande. Primato superato prima dai rivali dell'Arsenal, che in quell'anno hanno deciso di abbandonare uno stadio leggendario come Highbury e costruire, appunto, l'Emirates Stadium con al suo interno 60.260 posti a sedere, e poi dal già citato Tottenham Hotspur Stadium con 62.303.
A Londra, contando tutti in livelli dalla Premier League alla Southern Football League, la settima serie del calcio inglese, ci sono 32 club a cui vanno aggiunti Watford e Boreham Wood, appena fuori dall'area metropolitana della capitale inglese. Ci sono molti turisti che visitano Londra a più riprese proprio per riuscire nell'impresa di entrare in ognuno di questi stadi. Dopo Chelsea e Arsenal, restando in Premier andrebbe visitato anche il London Stadium, casa del West Ham, inaugurato nel 2012 in occasione delle Olimpiadi, dove però gli Hummers ci giocano dalla stagione 2016/2017, visto che fino allora hanno goduto di Boleyn Ground, meglio conosciuto come Upton Park. Il Boleyn Ground, demolito nel 2017, doveva il suo nome alla vicinanza del Boleyn Castle, antica residenza della seconda moglie di Enrico VIII, Anna Bolena. Ci sono altri tre stadi londinesi che meritano almeno una menzione. Si tratta di Craven Cottage, casa del Fulham fin dal 1896, costruita in prossimità di Bishops Park sulle rive del Tamigi, sul terreno dove nell'Ottocento c'era il cottage del barone William Craven. Il Selhurst Park, stadio dove dal 1924 gioca il Crystal Palace è passato alla storia come il primo ad aver ospitato il Real Madrid in terra londinese, in un match del 1962. Infine, Loftus Road, stadio del Queen's Park Rangers che dal 2019 è stato intitolato a Kylian Prince, giocatore di 15 anni delle giovanili del Qpr che venne ucciso con una pugnalata davanti scuola.
Uscendo da Londra, è doveroso andare a Liverpool e Manchester. Nella prima città, oltre ad Anfield troviamo Goodison Park. struttura di 39.572 posti che ospita le gare casalinghe dell'Everton. La curiosità sta nel fatto che in origine, dal 1884 all'1892 l'Everton giocava le proprie partite niente meno che ad Anfield. Quell'anno il proprietario del terreno, un certo John Houlding, decise di aumentare il costo dell'affitto e così i Toffees decisero di traslocare a meno di un chilometro di distanza, circa 900 metri, attraversando Stanley Park. Houlding si ritrovò con uno stadio inutilizzato e decise così di fondare una nuova squadra registrata inizialmente con il nome di Everton Fc and Athletic Ground plc e poi, in seguito all'impossibilità di utilizzare lo stesso nome dell'Everton, con Liverpool Football Club, dando così vita al derby della Merseyside. Anche a Manchester ci sono due squadre, ma il fascino più elevato lo ricopre ovviamente Old Trafford. Per storia, blasone, prestigio e per i numerosi campioni che negli anni, dl 1910, hanno vestito la maglia del Manchester United. Non a caso, un mostro sacro come Sir Bobby Charlton lo ha soprannominato Teatro dei sogni. Si tratta del secondo stadio più capiente d'Inghilterra con i suoi 74.994 posti a sedere dopo Wembley, il terzo del Regno Unito e l'undicesimo di tutta Europa. Con decisamente meno storia, ma comunque meritevole di una visita, è lo stadio del City, il City of Manchester, inaugurato nel 2002 dopo la demolizione di Maine Road, e dal 2011 chiamato con il nome commerciale Etihad Stadium.
Atre tappe da percorrere lungo questo itinerario sono Birmingham, al Villa Park dove gioca l'Aston Villa, Elland Road a Leeds, Bramall Lane e Hillsborough Stadium a Sheffield, rispettivamente casa dello United e del Wednesday, il St James' Park a Newcastle, il Pride Park del Derby County, il City Ground del Nottingham Forest, e senza dubbio, spostandoci in Scozia, i due stadi di Glasgow: Ibrox Stadium, casa dei Rangers situata nell'omonimo quartiere di Ibrox sulla riva meridionale del fiume Clyde, e il Celtic Park, casa del Celtic situata nell'area Parkhead della città scozzese.
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Secondo uno studio condotto da condotto da VisitBritain, il turismo calcistico in Inghilterra vale 1,7 miliardi. In Italia si superano a malapena i 300 milioni.Tra le ragioni stadi all'avanguardia e musei ben curati, oltre a un'attenzione non indifferente da parte delle istituzioni, con l'ente del turismo inglese che ha addirittura pubblicato una guida aggiornata per i turisti-tifosi sugli impianti da visitare.Lo speciale contiene due articoli.Se è vero che la Premier League inglese è il campionato più bello, spettacolare, ma anche ricco e redditizio di tutto il mondo, è altrettanto vero che tutto ciò si riflette a cascata nel turismo legato appunto al calcio. Vedere uno stadio da molto vicino, anzi da dentro, con relativo tour del museo, fare acquisti di magliette, sciarpe e gadget all'interno degli store ufficiali, è spesso tra i motivi principali che spingono i turisti-tifosi a visitare una città piuttosto che un'altra. A far da padrona in tal senso non può che essere l'Inghilterra, grazie sì ad alcuni dei più grandi club del calcio mondiale, ma anche a una struttura degli stadi ben organizzata e alla valorizzazione di un prodotto che non ha alcuna difficoltà a «vendere». Un esempio lampante è il Liverpool: per un turista acquistare un biglietto per ammirare i Reds nel mitico Anfield Road e ascoltare dal vivo le note di You'll never walk alone intonate dalla Kop è un'impresa ai limiti dell'impossibile, visto che la squadra di Jurgen Klopp registra a ogni partita interna il sold out.Secondo Football tourism in the Uk, un recente studio condotto da VisitBritain, l'ente turistico della Gran Bretagna, dal 2011 al 2019, ultima stagione presa in esame dal report per via della successiva pandemia, il valore della spesa dei turisti stranieri che hanno visitano il Regno Unito per vedere da vicino le partite della Premier League è passato da 880 milioni a 1,7 miliardi di euro, registrando una crescita dell'84%. Interessante vedere come più del 60% dei turisti che visitano la Gran Bretagna lo fanno durante i primi e negli ultimi tre mesi dell'anno, ovvero tra gennaio e marzo e tra ottobre e dicembre, periodi dell'anno in cui si disputa il clou delle partite. Soprattutto durante le feste natalizie, periodo durante il quale il calcio inglese non si ferma praticamente mai, anzi propone diversi turni di campionato, tra cui il famoso e suggestivo Boxing Day durante la giornata di Santo Stefano, il 26 dicembre. Stando alle cifre pubblicate dallo studio, su un totale di un milione e mezzo di turisti in generale, 94.000 hanno acquistato un ticket per assistere a una partita allo stadio. Non solo. Tutto questo genera effetti positivi anche per le città, visto che oltre il 50% di questi turisti-tifosi ha anche acquistato biglietti per visitare i monumenti e il 73% ha pranzato o cenato in un ristorante.Detto di Anfield e del Liverpool, l'altro impianto glorioso, ricco di fascino e storia che risulta tra le mete preferite dei turisti è l'Old Trafford, il Teatro dei sogni del Manchester United. La casa del Liverpool si piazza al primo posto con 226.000 spettatori provenienti dall'estero nel corso degli otto anni presi in esame dallo studio di VisitBritain; mentre lo stadio dei Red Devils ne ha ospitati 213.000 nello stesso arco di tempo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/turismo-calcistico-2656091807.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gli-stadi-da-visitare" data-post-id="2656091807" data-published-at="1640188142" data-use-pagination="False"> Gli stadi da visitare Wembley (Ansa) Gli stadi da visitare nel Regno Unito sono davvero tanti. Proviamo a fare una rassegna di quelli davvero imperdibili e che andrebbero visti almeno una volta, con l'aiuto di una guida pubblicata dall'ente del turismo inglese, pensata apposta per i turisti-tifosi. Nell'articolo soprastante abbiamo già citato Anfield Road e Old Trafford che fanno sicuramente parte di qualsiasi tour si possa immaginare. Ma proviamo ad andare con ordine. Perché un viaggio a se stante, e forse anche più di uno, lo meriterebbe la capitale, Londra, dove c'è l'imbarazzo della scelta. A cominciare dal mitico Wembley, dove la scorsa estate la Nazionale italiana ha sollevato al cielo la coppa dell'Europeo. Wembley, impianto da 90.000 posti a sedere e costato 757 milioni di sterline, equivalenti a quasi 900 milioni di euro, si trova nell'omonimo quartiere a Nordovest di Londra è lo stadio della Nazionale inglese e ospita le semifinali e le finali della Fa Cup, la più antica competizione calcistica al mondo. Wembley che nel periodo tra il 2017 e il 2019 ha ospitato anche le partite casalinghe del Tottenham, per permettere agli Spurs di ricostruire quello che è stato un altro monumento del calcio inglese, White Hart Lane, inaugurato il 4 settembre 1899 e diventato nel 2019, dopo i lavori, Tottenham Hotspur Stadium. Un tour calciatico a Londra non può non contemplare una visita a Stamford Bridge e all'Emirates Stadium, rispettivamente case di Chelsea e Arsenal. Per quanto riguarda i Blues, Stamford Bridge è lo stadio più antico di tutto il Regno Unito con 144 anni di storia essendo stato inaugurato addirittura nel 1877. Un impianto che con i suoi 41.631 posti è stato fino al 2006 lo stadio londinese, per quanto riguarda il calcio, più grande. Primato superato prima dai rivali dell'Arsenal, che in quell'anno hanno deciso di abbandonare uno stadio leggendario come Highbury e costruire, appunto, l'Emirates Stadium con al suo interno 60.260 posti a sedere, e poi dal già citato Tottenham Hotspur Stadium con 62.303.A Londra, contando tutti in livelli dalla Premier League alla Southern Football League, la settima serie del calcio inglese, ci sono 32 club a cui vanno aggiunti Watford e Boreham Wood, appena fuori dall'area metropolitana della capitale inglese. Ci sono molti turisti che visitano Londra a più riprese proprio per riuscire nell'impresa di entrare in ognuno di questi stadi. Dopo Chelsea e Arsenal, restando in Premier andrebbe visitato anche il London Stadium, casa del West Ham, inaugurato nel 2012 in occasione delle Olimpiadi, dove però gli Hummers ci giocano dalla stagione 2016/2017, visto che fino allora hanno goduto di Boleyn Ground, meglio conosciuto come Upton Park. Il Boleyn Ground, demolito nel 2017, doveva il suo nome alla vicinanza del Boleyn Castle, antica residenza della seconda moglie di Enrico VIII, Anna Bolena. Ci sono altri tre stadi londinesi che meritano almeno una menzione. Si tratta di Craven Cottage, casa del Fulham fin dal 1896, costruita in prossimità di Bishops Park sulle rive del Tamigi, sul terreno dove nell'Ottocento c'era il cottage del barone William Craven. Il Selhurst Park, stadio dove dal 1924 gioca il Crystal Palace è passato alla storia come il primo ad aver ospitato il Real Madrid in terra londinese, in un match del 1962. Infine, Loftus Road, stadio del Queen's Park Rangers che dal 2019 è stato intitolato a Kylian Prince, giocatore di 15 anni delle giovanili del Qpr che venne ucciso con una pugnalata davanti scuola.Uscendo da Londra, è doveroso andare a Liverpool e Manchester. Nella prima città, oltre ad Anfield troviamo Goodison Park. struttura di 39.572 posti che ospita le gare casalinghe dell'Everton. La curiosità sta nel fatto che in origine, dal 1884 all'1892 l'Everton giocava le proprie partite niente meno che ad Anfield. Quell'anno il proprietario del terreno, un certo John Houlding, decise di aumentare il costo dell'affitto e così i Toffees decisero di traslocare a meno di un chilometro di distanza, circa 900 metri, attraversando Stanley Park. Houlding si ritrovò con uno stadio inutilizzato e decise così di fondare una nuova squadra registrata inizialmente con il nome di Everton Fc and Athletic Ground plc e poi, in seguito all'impossibilità di utilizzare lo stesso nome dell'Everton, con Liverpool Football Club, dando così vita al derby della Merseyside. Anche a Manchester ci sono due squadre, ma il fascino più elevato lo ricopre ovviamente Old Trafford. Per storia, blasone, prestigio e per i numerosi campioni che negli anni, dl 1910, hanno vestito la maglia del Manchester United. Non a caso, un mostro sacro come Sir Bobby Charlton lo ha soprannominato Teatro dei sogni. Si tratta del secondo stadio più capiente d'Inghilterra con i suoi 74.994 posti a sedere dopo Wembley, il terzo del Regno Unito e l'undicesimo di tutta Europa. Con decisamente meno storia, ma comunque meritevole di una visita, è lo stadio del City, il City of Manchester, inaugurato nel 2002 dopo la demolizione di Maine Road, e dal 2011 chiamato con il nome commerciale Etihad Stadium.Atre tappe da percorrere lungo questo itinerario sono Birmingham, al Villa Park dove gioca l'Aston Villa, Elland Road a Leeds, Bramall Lane e Hillsborough Stadium a Sheffield, rispettivamente casa dello United e del Wednesday, il St James' Park a Newcastle, il Pride Park del Derby County, il City Ground del Nottingham Forest, e senza dubbio, spostandoci in Scozia, i due stadi di Glasgow: Ibrox Stadium, casa dei Rangers situata nell'omonimo quartiere di Ibrox sulla riva meridionale del fiume Clyde, e il Celtic Park, casa del Celtic situata nell'area Parkhead della città scozzese.
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Cinque secoli di storia, riforme, controriforme e una frattura mai sanata nella Chiesa tra conservatori e progressisti. Dopo le restrizioni di Francesco, il Vetus Ordo torna al centro del dibattito con Leone XIV, che lascia intravedere segnali di apertura verso il rito antico.
Relegato alla sezione «immondizia vetusta» dal Concilio Vaticano II. Reintrodotto da Benedetto XVI, pesantemente limitato da Francesco. E ora con Leone XIV si parla di inserirlo nuovamente tra le principali forme di celebrazione eucaristica. Il Vetus Ordo – o Messa Tridentina – è uno dei fili conduttori degli ultimi papati, un tema che divide profondamente conservatori e progressisti all’interno della Santa Sede. Le ragioni di un simile scontro non si esauriscono nella politica ecclesiastica del presente: per coglierle fino in fondo bisogna risalire alle origini stesse di questa liturgia, alla sua storia lunga e stratificata.
Il Vetus Ordo, innanzitutto, è l’antica liturgia che si riannoda fondamentalmente alla tradizione della Chiesa romana, tanto che le sue origini ancestrali risalgono addirittura al III secolo. La versione più «moderna» deriva invece dal Messale del 1570, promulgato da papa Pio V con la bolla Quo primum tempore a seguito del Concilio di Trento, con l’obiettivo di unire le millenarie – diversificate – forme romane. Ha come tratti distintivi la lingua latina, la posizione ad orientem del sacerdote e dei fedeli verso l’altare, la comunione ricevuta in ginocchio e sulla lingua, il canto gregoriano e un profondo senso del sacro. Rimase la versione ufficiale fino al 1962 quando, sotto il magistero di Giovanni XXIII, avvenne il primo cambiamento. Il Pontefice abolì infatti l’obbligo dei sacerdoti di accedere all’altare con la testa coperta dalla berretta clericale.
Ma la vera rivoluzione fu nel 1969, sulla scia del Concilio Vaticano II. Vennero eliminate diverse preghiere e introdotte altre nuove. Lo stesso avvenne per molti inchini e gesti cerimoniali. Per la celebrazione liturgica, il latino fu sostituito dalla lingua volgare. Paolo VI (al secolo Giovanni Montini) scelse inoltre di cambiare le formule dell’Offertorio, distaccandosi radicalmente sia dalla formula del 1962 sia – a maggior ragione – da quella precedente. Si andò ben oltre le disposizioni conciliari, le quali ambivano a semplificare i riti, inserire un numero maggiore di passi biblici e privilegiare la lingua volgare, concedendo tuttavia al latino «una parte più ampia, specialmente nelle letture e nelle ammonizioni, in alcune preghiere e canti». No, il Messale dell’allora pontefice andò ben oltre, sollevando pareri contrastanti nel mondo cattolico. Una specie di scisma silenzioso fra conservatori e progressisti, conciliari e preconciliari. Una frattura che si è protratta nei decenni successivi.
Cercando di venire incontro alle esigenze di chi si sentiva più vicino al Vetus Ordo, Giovanni Paolo II pubblicò due documenti «riappacificatori»: la lettera del 1984 Quattuor abhinc annos della Congregazione per il Culto Divino e il motu proprio del 1988 Ecclesia dei adflicta. In sintesi, il Papa chiedeva ai vescovi diocesani che fosse «ovunque rispettato l’animo di tutti coloro che si sentono legati alla tradizione liturgica latina, mediante un’ampia e generosa applicazione delle direttive, già da tempo emanate dalla Sede Apostolica, per l’uso del Messale Romano secondo l’edizione tipica del 1962».
Un’altra riforma in favore del rituale antico arrivò il 7 luglio 2007 da Benedetto XVI, papa di stampo fortemente conservatore. La sua lettera apostolica Summorum Pontificum sanciva di fatto che tutti i sacerdoti potessero celebrare la messa con la versione del 1962, dato che giuridicamente non era mai stata soppressa. Un riavvicinamento alla tradizione che si percepisce intensamente dallo scopo del motu proprio: «Questo sguardo al passato oggi ci impone un obbligo: fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell’unità, sia reso possibile restare in quest’unità o ritrovarla nuovamente».
Con l’avvento di Jorge Mario Bergoglio, però, il Vaticano ritornò sui propri passi e assunse un orientamento progressista accordato all’interpretazione montiniana del Concilio Vaticano II. In quest’ottica, Papa Francesco scrisse nel 2021 la lettera apostolica Traditionis Custodes, imponendo rigidissime limitazioni al Vetus Ordo e abrogando le precedenti aperture di Wojtyla e Ratzinger. Una scelta drastica che provocò la chiusura di diverse parrocchie legate al rito antico, in particolare nel mondo americano. Bergoglio si giustificò parlando di restrizioni necessarie per l’unità della Chiesa: alcuni membri del clero legati alla Messa Tridentina sarebbero stati contrari al Concilio. Già nel 2017, invece, Francesco aveva definito la riforma «irreversibile». Nessun ritorno al passato, ma un taglio netto a una tradizione secolare.
Arriviamo dunque ai nostri giorni. Archiviato Bergoglio, la Chiesa ha un nuovo pontefice, Leone XIV. Pacato, equilibrato, lontano anni luce dalla linea politica e spirituale del predecessore. Si è tornati quindi a parlare di una riapertura al Vetus Ordo. Il Papa, in effetti, ha alimentato queste voci con una dichiarazione dello scorso marzo ai vescovi francesi, invitandoli a una «generosa inclusione» proprio dei fedeli legati all’antica celebrazione liturgica. L’obiettivo sarebbe quello di sanare definitivamente le tensioni interne derivanti dalla Traditionis Custodes.
C’è un episodio singolare che dà seguito a questa ipotesi. Alla benedizione pasquale Urbi et Orbi, Leone XIV ha accanto a sé due cardinali. Il primo è Dominique Mamberti, che si trova lì esclusivamente per prassi. Il secondo, al contrario, è una scelta del tutto personale del Pontefice. Non ricopre un ruolo istituzionale, ma è una vera e propria istituzione. Si tratta di Ernest Simoni, che il 7 aprile 2026 ha celebrato il 70° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Una vita straordinaria vissuta da martire, vessato per decenni dal regime comunista albanese.
Oggi, nonostante l’età, è ancora molto attivo. Abita a Firenze e celebra la Messa con il rito antico, spesso e volentieri indossando i paramenti tradizionali risalenti all’epoca antecedente al Concilio Vaticano II. Una presenza molto significativa al fianco di Leone, che riporta a quel Vetus Ordo tanto discusso negli ultimi decenni e che continuerà a essere protagonista anche durante questo magistero.
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