Trump ha ragione: l’Iran è un male. Però la guerra era la cura sbagliata
Ormai è chiaro che attaccando il Papa (e di conseguenza pure Giorgia Meloni che si è schierata con il pontefice), Donald Trump ha compiuto un clamoroso errore. Non solo perché gran parte dei cattolici sta con Leone XIV e non con il presidente americano, ma anche perché mettendosi contro la Chiesa e pure contro uno dei pochi governi «amici», l’inquilino della Casa Bianca ha contribuito al proprio isolamento.
Tuttavia, c’è una cosa su cui il commander in chief americano non ha torto ed è l’estrema pericolosità dell’Iran per la pace nel mondo. Paradossalmente, a dimostrare quale rischio si corra se non si disarmano gli ayatollah c’è proprio la guerra scatenata da Trump. Attenzione: non voglio in alcun modo legittimare i bombardamenti americani e israeliani, né dire che gli Stati Uniti hanno diritto di fare ciò che vogliono perché sono i gendarmi del globo. No, semplicemente mi limito ad annotare che, a differenza di quanto tutti si attendevano, Teheran ha dimostrato una capacità di resistenza sorprendente, che deve far riflettere e non poco.
Gli ayatollah devono fare i conti con l’esercito più potente del mondo e con l’intelligence più letale del pianeta. Insieme, Stati Uniti e Israele rappresentano una micidiale macchina da guerra. Tuttavia, il regime di Teheran resiste. I primi hanno ucciso la guida suprema e, insieme a Khamenei, i vertici militari e politici della Repubblica islamica. Eppure gli ayatollah non capitolano, ma rilanciano e minacciano l’intera stabilità dell’area del Golfo. Nessuno immaginava che, decapitato il serpente, questi rigenerasse altre teste pronte a colpire. Nessuno poteva sapere che l’Iran avesse una quantità di missili e droni di gran lunga superiore a quella stimata dal Pentagono e dunque in grado di continuare a tenere in scacco la regione. Allo stesso tempo, credo che né Washington né Tel Aviv avessero previsto che, una volta attaccata, Teheran reagisse contro le petro-monarchie, ovvero i Paesi che campano vendendo greggio. Decine di velivoli comandati a distanza e costruiti con poche decine di migliaia di euro hanno messo in ginocchio l’economia del Golfo e di conseguenza quella occidentale, in particolare europea.
Come avete visto, ho tralasciato la questione dell’uranio arricchito che tanto preoccupa Benjamin Netanyahu e Donald Trump, ma che pure è una reale minaccia, perché se non venisse fermato il regime teocratico di Teheran il rischio che un bel giorno sganci una bomba atomica su Israele per cancellarlo dalla faccia della terra esiste. Come esiste il pericolo che destabilizzi le citate monarchie del Golfo, per imporre la sua visione dell’islam fino alla Mecca.
Tutto ciò giustifica la guerra scatenata da Trump e Netanyahu? No, perché il conflitto è stato iniziato su presupposti sbagliati, ovvero che gli ayatollah sarebbero caduti così come sono caduti Maduro e lo Stato socialista venezuelano. Purtroppo, a complicare le cose c’è il fanatismo religioso, oltre che un Paese molto più complesso del previsto. Risultato: il conflitto può essere un boomerang perché, se Khamenei junior e i suoi accoliti restano al potere, il sistema affaristico e terroristico iraniano rischia di essere legittimato e, in prospettiva, irrobustito. Anche perché, come si è visto, gli uomini forti di Teheran hanno intessuto relazioni con la Cina e la Russia, e dunque il nemico da sconfiggere non è più soltanto la Repubblica islamica, ma anche quella socialista e la federazione guidata da Putin.
Rischiamo in pratica di trovarci di fronte (ma forse, come segnala il Financial Times a proposito del satellite di Pechino che avrebbe guidato i colpi d’artiglieria dei pasdaran, l’abbiamo già davanti) a un’alleanza di Paesi canaglia, con possibili nuove guerre.
Non so, ma forse non lo sa neppure lui, come Trump pensi di uscire dall’angolo in cui si è ficcato senza rendersene conto, ma di fronte a una guerra che non si può perdere (perché il prezzo da pagare sarebbe salato) ma neppure vincere (perché l’avversario seppur tramortito resiste) c’è una soluzione, e non è costituita dalle bombe bensì dai soldi. Fermare il flusso di denaro che continua a sostenere il regime iraniano è l’unica possibilità per strozzare il regime.
Ma resta il fatto che, senza la Cina, e senza un’intesa per raggiungere una tregua in Ucraina, per Teheran sarà sempre facile, come è accaduto per anni, vendere il petrolio sotto banco e mantenersi a galla.
La guerra, insomma, prima che contro gli iraniani andava e va condotta contro il denaro sporco che tiene in vita il sistema teocratico di Teheran. E per vincerla serve raggiungere una pace con la Russia e un’intesa con Pechino.





