Più che i tiranni, il tribunale dell’Aia persegue i suoi avversari politici
Giorgia Meloni (Ansa)
Mai sfiorati dalle inchieste Bashar al-Assad, i sauditi, o i regimi comunisti di Cuba e Cina. Alla sbarra rischia di finirci Giorgia Meloni. Accusata di isolarsi sia se certe élite globali la attaccano, sia quando va a braccetto con Washington.

Può darsi che io mi sia distratto, ma non mi pare che la Corte penale internazionale abbia perseguito Bashar al-Assad, né ora che è fuggito in Russia, protetto dall’amico Vladimir Putin, né prima, quando spadroneggiava a Damasco.

Non mi sembra che l’uomo accusato di aver autorizzato l’avvelenamento di centinaia o forse migliaia di persone, sganciando bombe al Sarin sui ribelli di Khan Shaykhun, sia stato processato per crimini contro l’umanità, per le violenze compiute contro la popolazione e per le decine di omicidi di Stato perpetrati nel corso degli anni. Lo stesso si può dire di Nicolás Maduro, l’uomo che da anni tiene in pugno, e in prigione, gli abitanti del Venezuela. Forse qualcuno si è dato pena di trascinare a processo Miguel Díaz-Canel, il dittatore succeduto a Fidel Castro e che come ha fatto il líder maximo prosegue ad affamare il proprio Paese, sbattendo in galera e torturando chiunque si opponga? E che dire di Bin Salman, lo sceicco arabo adorato da Matteo Renzi che lo ha scambiato per un principe rinascimentale? Nel suo curriculum può vantare di aver fatto fare letteralmente a pezzi dai suoi sgherri, con la motosega, un giornalista che lo disturbava con domande e commenti impertinenti: un vero lord, che certo la Cpi si guarda bene dal perseguire.

Che cosa voglio dire? Che il mondo è pieno di tiranni e quelli portati davanti alla Corte penale internazionale non sono necessariamente i peggiori: spesso si tratta di chi non è riuscito a farla franca oppure sono capi di Stato caduti in disgrazia, perché hanno perso la guerra e per questo vengono deferiti al tribunale dell’Aia, così si fa finta che le democrazie siano in grado di punire i dittatori e di riaffermare la tutela dei diritti civili a ogni latitudine. In realtà, quella della Cpi è una finzione, in quanto la Corte colpisce solo alcuni, mentre lascia impuniti gli altri. E quasi sempre quelli che finiscono sul banco degli imputati sono gli sconfitti o sono i capi di Paesi contro cui una parte del mondo, quella progressista ovviamente, intende regolare i conti. Va da sé che rischiano il processo più i Paesi democratici che le tirannie. Di certo la Cina, che sta facendo una specie di pulizia etnica fra gli uiguri nello Xinjiang dopo averne fatta una simile nel Tibet, non sarà chiamata a rispondere davanti alla Corte dei suoi abusi sulla popolazione. E lo stesso si può dire dell’Iran, dove da quasi mezzo secolo si torturano e si ammazzano gli oppositori e dove le donne corrono il rischio di essere imprigionate, violentate e ammazzate solo perché non hanno accettato di annullarsi dietro un velo.

Dal che si capisce perché Donald Trump abbia deciso di mandare al diavolo l’organismo che dovrebbe processare i crimini contro l’umanità. Se la Cpi si sveglia sei anni dopo la denuncia contro Almasri e ha un sussulto di coscienza soltanto quando il torturatore libico è arrivato in Italia, e dunque si può creare un incidente con il nostro Paese, allora c’è davvero da chiedersi a che cosa serva una Corte penale internazionale. Se sia utile per punire i crimini contro l’umanità oppure se sia uno strumento nelle mani di qualche gruppo di pressione, che usa la leva delle inchieste per ottenere altro, rispetto ai diritti umani. La Cpi in passato non è stata la soluzione alle guerre e alle violenze contro la popolazione inerme e continuerà a non esserlo in futuro. Del resto, se uno dei procuratori prima difendeva il figlio prediletto di Gheddafi e ora si è trasformato in un accusatore di tiranni, che c’è da pretendere?

Quanto poi all’idea che l’Italia sia isolata nel consesso internazionale solo perché non ha firmato una lettera di sostegno alla Cpi dopo le accuse di Trump c’è solo da ridere. Prima il nostro Paese era isolato in Europa e nel mondo, perché a Palazzo Chigi era arrivata Giorgia Meloni. Adesso è isolato in Europa e nel mondo perché Giorgia Meloni ha un’intesa con l’America di Trump. Qui, a essere isolati e scollegati dalla realtà, sono soltanto alcuni cervelli, talmente condizionati dall’ideologia da non rendersi conto di essersi coperti di ridicolo.

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