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- Perché sia davvero un buon Natale si può scegliere un regalo da gustare. Ecco una mini rassegna del meglio d’Italia per mettere sotto l’albero - anche in tempi di bilanci magri - un pensiero molo appetitoso.
- Rendiamo più elegante la festa con semplici regole che vanno da come apparecchiare la tavola a come fare gli inviti, fino a come recapitare (ma anche scegliere) i regali. Un tocco di personalità in più per rendere più empatica la festa.
Lo speciale contiene due articoli.
Dicono sia un Natale da tempo di guerra e a pensarci bene nelle tasche non resta molto dei soldi che arrivano con la tredicesima. C’è l’incognita bollette e si sa che l’incertezza fa male al mercato. Ma c’è anche una certezza: dei 46,9 miliardi di retribuzione «aggiuntiva» chi si apparecchia di sicuro è il fisco che si porta a casa 11,4 miliardi. E per l’Agenzia delle Entrate sono netti, mentre per le famiglie la tredicesima quest’anno è totalmente assorbita dagli aumenti. Si calcola che rincari dell’energia, dei mutui, dell’inflazione ogni nucleo italiano dovrà sborsare circa 3.600 euro in più e le tredicesime al netto coprono appena la metà di questo esborso. Dunque poco sazio per i regali tant’è che Youtrend ha chiesto a 5 mila italiani - un campione statisticamente molto significativo - come si comporteranno con la strenna. Ebbene il 50% ha risposto che spenderà per i regali meno dello scorso anno (il 2021 non fu peraltro anno di particolare agiatezza) e la spesa media è calcolata in non più di 291 euro. Se questa è la cornice proviamo a tracciare un quadro almeno appetitosi affidandoci alla funzione consolatoria del cibo. Retorica a parte quest’anno i regali gourmet saranno particolarmente graditi. Una prova? Mai come per il Natale 2022 gli chef stellati sono misurati con il simbolo della festa «el pan de toni». Tutti li hanno prodotti e si è gridato allo scandalo per i prezzi.
Ci sarebbe da notare che se nostra signora degli influencer Chiara Ferragni per il solo fatto di firmare una confezione fa lievitare il prezzo del 30% a chi come Carlo Cracco la lievitazione la protrae per almeno 72 ore un valore aggiunto va pure riconosciuto. Cominciamo proprio dai panettoni la nostra rassegna di regali gourmet. Il primo da prendere in considerazione è il re dei pasticceri Iginio Massari che ha peraltro aperto in giro per l’Italia dei negozi pop-up (sono i temporary shop del cibo) dove vende i suoi panettoni a 42 euro. Niko Romito se lo fa pagare 55 euro, ma c’è una sua speciale dizione a 150 euro, Carlo Cracco va da 15 a 44 euro a seconda del peso e della farcia, Antonino Cannavacciulo (recentissimo tristellato) offre ben 8 versioni: la più cara è limited al cioccolato e caffè a 61 euro, la più economica la «classica» a 31. Straordinario quello di Da Vittorio albicocca e Piccolit (68 euro), Alajmo che peraltro nasce come pasticcere al top offre un formato da 2 chili zafferano e liquirizia a 130 euro. Ma il massimo per rapporto qualità e rezzo resta la produzione di Dario Loison, un vicentino che fa del Pandoro un gioiello, del panettone un dolce da mangiare tutto l’anno, dei suoi biscotti delle vere chicche in confezioni regale che vengono esportate per l'80%. Staccandoci dalla pasticceria facciamo un tour tra le occasioni gourmand.
Salumi - Anche qui la scala dei possibili regali è ampia per prezzo. Cominciamo con sua maestà il culatello. Il top di gamma è quello dei fratelli Spigaroli (Massimo e Luciano) che alla Corte Pallavicina di Polesine Parmense preparano i culatelli anche per re Caro III° d’Inghilterra. Restiamo in zona per la culaccia dei Rossi di Samguinaro (Parma) ma anche per la loro Spalla di Sa Secondo. Sull’Appennino tosco-emiliano ecco il re dei prosciutti cotti Niccolò Savigni. Parlando di prosciutto un nome su tutti Simone Fracassi a Rassina (Arezzo) le sue cosce di grigio del Casentino battono il Pata Negra in scioltezza. Altra coscia d’autore è quella di D’Osvaldo a Cormons, siamo in pieno Friuli. Per non spendere un occhio e godere tanto ecco i salami di Falorni a Greve in Chianti o l’ottimo ciauscolo di Re Norcino a San Ginesio nelle Marche. Per andare sull’inconsueto il salame d’oca di Mortara (ottimi quelli della Corte dell’Oca o di Nicolino), per andare sul trionfo del gusto la Mortadella Riserva della Favola (San Prospero di Modena) per stare sul classico il salame di Varzi ( da provare Dedomenici e Ornella Buscone)
Pasta - Potrà sembrare un regalo da poco, ma la paste se è quella vera è uno dei regali gourmet di maggiore effetto. Tantissimi sono i buoni pastifici artigianali in Italia, ma le Marche stanno diventando la patria alternativa della semola. E una ragione c’è: qui si celebra a memoria di Nazzareno Strampelli, l’uomo che ha cambiato la genetica del grano e ha salvato i contadini dalla fame. La sua fama oggi rinasce con il ritrovato grano Senatore Cappelli, un duro di straordinaria qualità. Ecco dunque due dalle Marche due pastifici da tenere d’occhio: Massimo Mancini e Carla Latini. Tra le paste all’uovo sempre dalle Marche arriva quella che si serve anche a Buckingham Palace e cioè la pasta di Aldo, ottima è la Campofilone diffusissima quella di Luciana Mosconi, da provare la Pasta di Camerino. In Toscana tre indirizzi: il primo è quello della famiglia Martelli di Lari, la sua pasta si riconosce per i sacchettoni gialli e per un gusto inconfondibile. Inimitabile è lo spaghettone di Fabbri di strada in Chianti. Il terzo è il pastificio Chigi che produce la pasta per il marchio Le Stagioni d’Italia: è senatore Cappelli in purezza. A Gragnano imperdibile è la pasta di Gentile. La famiglia Zampino ora fa anche ottime mozzarelle e prodotti da forno. Da provare assolutamente. In Puglia menzione d’obbligo per Benedetto Cavalieri. In Abruzzo De Luca e Cavalier Coco. Una citazione anche per il riso. Se volete stupire regalate un barattolone da cinque chili di Riso Buono, lo fa La Mondina a Casalbeltrame.
Pesci & conserve - Capitolo immenso per i regali da gustare. Se con il caviale si va verso budget importanti bisogna però ricordarsi che ne basta poco e che quello italiano è il migliore del mondo. Per un regalo esclusivo bussare a Bellavista (Erbusco) per una confezione di caviale in accompagno con la Riserva Vittorio Moretti che è come dire il meglio di Franciacorta. Sempre in Lombardia immensa e straordinaria la produzione di Calvisius. Quasi dei cru sono i caviale di Giaveri, molto cari al jet set mondiali quelli di Adamas, artigianali ed esclusivi quelli di Royal Caviar. Per stare sul prezzo si deve bussare da Urbani Tartufi: il migliore e più consistente produttore di tartufi del mondo che sta a Sant’Anatolia di Narco in Umbria nella splendida Valnerina. Per il tonno bisogna bussare in Sardegna: alla tonnara di Carloforte o dai Fratelli Pinna. Sempre in Sardegna ottima la bottarga di Cabras dei fratelli Manca, ma a Orbetello quella della coop dei pescatori è oro da gustare. Tra le conserve viene in mente un prodotto del tutto particolare come la Giardiniera di Cascina Pizzavacca a Soarza nel piacentino.
Formaggi - La prima scelta è per un prodotto golosissimo: la mozzarella (di bufala) d Cuor d’Olio di Silvia Chirico (Tenuta Chirico di Ascea) che racchiude l’extravergine del Cilento, inebriante, del frantoio Marsicani.Un formaggio da non perdere è il pecorino di Rita Rossi (siamo a Cascia), quello di Dipietrantonio (Belforte del Chienti) quelli di Silvana Cugusi, a Pienza. Notevolissimo il Parmigiano Reggiano da vacche Rosse del caseificio Gennari. Quasi un lingotto d’oro il Bitto dell’Alpe di Livigno, meraviglioso quello di Onorato Bertolini. Un formaggio da record è il Castelmagno La Meiro, una forma d’autore è la Fontina di Francesco Bredy
Questa è solo una minima rassegna del tanto di buono che si può regalare. Dei vini ce ne occuperemo presto. Ma con un regalo da gustare è davvero buon Natale!
Il galateo del Natale

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Siamo ormai arrivati ad uno dei momenti più gioiosi dell’anno, ma anche tra i più impegnativi per la preparazione di questa speciale festività: il Natale.
Ecco quindi un vademecum delle buone maniere dell’avvento per non sbagliare a fare gli invii, a mandare i regali ad apparecchiare la tavola. Semplici regole, ma che fanno la differenza…
GLI INVITI - Siamo ormai abituati a fare inviti via chat usando whatsapp o la messaggistica come gli Sms, ma se per queste feste vogliamo fare un invito formale è bene mandare un biglietto con carta di buona grammatura, scritto rigorosamente a mano (più è formale l’invito, più la grammatura della carta sarà alta e verrà utilizzata una penna stilografica per la grafia a mano) spedito una quindicina di giorni prima per poter dare la possibilità agli ospiti di organizzarsi e rispondere per tempo. Se l’invito invece è per i familiari, la formalità non è necessaria, ma di certo servirà per accontentare tutti: dalla suocera a la mamma e quindi consentirà di passare le festività sia con l’una che con l’altra. Del resto il Natale è più che mai la festa di condivisione degli affetti e del ritrovarsi anche dopo tanto tempo, cerchiamo quindi di non deludere chi ci tiene alla nostra presenza.
I REGALI - Non tutti sanno che lo scambio dei regali non avviane contemporaneamente tutti insieme e presto è spiegata la motivazione: non per ogni invitato infatti potrebbe esserci la stessa possibilità economica di fare i regali e quindi scambiarsi doni magari proprio dopo il pranzo di Natale o allo scoccare della mezzanotte della vigilia potrebbe creare forti imbarazzi. I regali, tranne se siamo solo in due a scambiarceli, vanno aperti in disparte, con calma, in modo da poterne apprezzare fino in fondo il gesto e soprattutto il biglietto. Quest’ultimo è il più sottovalutato, ma è il più importante: per il galateo il vero regalo è quello che c’è scritto nel bigliettino allegato e saranno parole pensate, non banali che dovranno esprimere tutto il nostro affetto o sentimento per la persona che lo riceve. Anche questo sarà scritto a mano e dovrà sempre accompagnare il regalo che può essere anche un semplice omaggio fait maison o non di grande valore, l’importante infatti è lo scambio di sentimenti e non di cose materiali. Si raccomanda però di fare attenzione ai regali riciclati perché poi il senso del regalo si perde completamente, va bene l’appello al riuso o alla sostenibilità, ma non tutti potrebbero apprezzarlo; non esagerare con oggetti costosi , super griffati o di gran lusso perché chi li riceve potrebbe essere mortificato di non poter ricambiare allo stesso livello. Infine una piccola nota va spesa per i regali che portiamo a casa di chi ci ha invitato a pranzo o a cena. Sappiamo bene che presentarsi a mani vuote a casa di qualcuno ci sembra maleducato, soprattutto per noi italiani che abbiamo un forte senso di ospitalità sia ricevuta che offerta, ma non ci presentiamo all’ora del pasto con un dono che i padroni di casa in quel momento non potrebbero ben apprezzare. Anche un mazzo di fiori potrebbe creare un minimo imbarazzo: la ricerca di un vaso adatto, riempirlo di acqua e posizionarlo nel posto giusto, tutte azioni che all’arrivo degli ospiti creano solo problemi. Spesso ci capita di voler portare anche il vino, ma se non concordato prima, potrebbe non essere affatto adatto al menù predisposto e potrebbe obbligare i padroni di casa a offrirlo ugualmente per non offendere chi lo ha portato, mortificando però l’abbinamento cibo-vino. Il consiglio che il Galateo dà è quello di mandare un omaggio la mattina stessa o il giorno dopo, sempre accompagnato da un bel biglietto in cui ringrazieremo per l’invito ricevuto o per la bella serata passata; di certo verrà apprezzato di più e non creerà disagi!
LA TAVOLA - Uno degli elementi più curati e più apprezzati durante le festività è proprio il decoro, l’allestimento della tavola. Ecco quali sono i dettami del Galateo per non sbagliare! Innanzitutto la tovaglia dovrebbe essere nei toni chiari, senza nessun tipo di macchia, ben stirata e della stessa forma del tavolo, per cadere circa 35 centimetri dal margine. Sotto la tovaglia va messo un mollettone per evitare che si rovini il tavolo, ma soprattutto per attutire i rumori che si creano durante il pasto. Se avete la possibilità di mettere un sottopiatto, questo non deve mai essere di carta, di plastica o della più recente melamina (per il bon ton questi materiali sono banditi), posizionato al margine del tavolo con sopra almeno un piatto piano. Mai impilare il piatto da antipasto sopra al piatto fondo, al massimo si apparecchia il piatto piano e quello da antipasto e poi si sparecchia quest’ultimo per fare spazio al piatto del primo. Inoltre spesso si notano tavole molto belle, ma disarmoniche per i decori dei piatti che non vengono messi tutti simmetricamente dalla stessa parte, per tutti i commensali. Le posate poi sono un altro cruccio! Dove vanno posizionate? La regola base dice che bisogna sempre apparecchiare 2 forchette a sinistra, il coltello a destra con la lama rivolta verso il piatto e, se c’è un primo in brodo, il cucchiaio va posizionato a destra oltre il coltello. E le posate da dolce frutta? Se vogliamo avvantaggiarci nell’apparecchiatura (anche se ultimamente questa tipologia è entrata in disuso), possiamo posizionare il coltello da frutta sopra il piatto sempre con la lama rivolta verso di esso e l’impugnatura verso destra, a seguire la forchettina con impugnatura a sinistra e sopra ancora il cucchiaio con impugnatura a destra. Praticamente le posate da dessert e frutta se traslate al lato, manterranno lo stesso ordine delle posate da pasto!
Altro elemento importante della tavola è il tovagliolo che va manipolato il meno possibile, senza quindi fare con esso elementi «coreografici» come alberelli, cigni o quant’altro, ma semplicemente piegarlo a triangolo o a rettangolo e posizionarlo a sinistra oltre le posate. Mai e poi mai bloccarlo con la posate sopra! Inoltre niente portatovagliolo, niente brillantini o decorazioni, il tovagliolo deve rimanere immacolato.
I BICCHIERI - Apparecchiare i bicchieri è sempre un momento di difficoltà, c’è chi dice che vanno verso destra, chi verso sinistra con il bicchiere dell’acqua davanti o dietro. In realtà bisogna specificare che il Galateo vorrebbe bicchieri con stelo, la punta del coltello da carne è il riferimento da cui partire: prima va posizionato il calice da vino che nello stesso servizio (al contrario di quanto dice la sommellerie) è quello più piccolo, poi il bicchiere da acqua che è quello più grande essendo anche il più alto va posizionato dopo e dietro ai due, formando un triangolo, va messa la flute. Se però il bicchiere da acqua è un tumbler, essendo il più basso, va posizionato appena sopra la punta del coltello!
IL CENTROTAVOLA E LE CANDELE - Se apparecchiare in modo corretto può sembrare difficoltoso e pieno di tranelli da evitare, ancora più attenzione deve essere posta al centrotavola che non deve infastidire i commensali, non deve essere esondante e nemmeno troppo alto, deve rispettare la forma del tavolo e nei colori dare armonia non solo abbinandolo ai piatti, ma anche alla stanza dove ci troviamo. Il centrotavola non deve avere profumazioni tali da interferire con i profumi e i sentori delle pietanze e dei vini. Le candele andrebbero accese solo dopo le 18, sempre prima dell’arrivo degli invitati e non devono essere troppo alte per non interferire tra gli sguardi delle persone «bloccando» la comunicazione ma nemmeno troppo basse per non far rischiare di bruciare accidentalmente i polsi delle persone. È vero, è Natale e in questo giorno qualche concessione in più bisogna pur darla e «trasgredire» con qualche addobbo in più è concesso, ma la cosa più importante è stare in empatia con i nostri affetti e se alla fine ci scappa un cin cin o un buon appetito in più, perdoniamo l’errore e rispondiamo con un grande sorriso ricambiando con un bell’augurio!
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Il Culatello di Zibello di Spigaroli (iStock)
- Siete rimasti a corto di regali? Niente paura con una proposta gastronomica anche all’ultimo minuto si fanno felici gli amici. Ecco una minima rassegna delle migliori specialità italiane.
- Ecco alcune regole per apparecchiare al meglio sia per il cenone che per Natale. I consiglio di tre esperte che ci invitano ad arredare la tavola per consolidare l’atmosfera familiare e di amicizia.
Lo speciale contiene due articoli.
Siete rimasti senza regalo. Niente paura si possono fare gustosissimi doni di Natale attingendo all’ultimo minuto dalla dispensa Italia. Ecco qui un giro delle regioni alla ricerca del regalo gustoso e non troppo costoso. Ma ancora una volta lontano dai luoghi comuni. Partiamo.
Valle d’Aosta - Da queste montagne due prodotti eccezionali. La fontina non può mancare una molto buona è quella della Società agricola frères Pinet - Alpeggio Chatellard di Tognon. Un’ altra specialità è sicuramente il lardo di Arnad. Da provare quello Maison Bertolin – Arnad località Champagnolaz, 10 .
Piemonte - Non si può prescindere dai gianduiotti, i cioccolatini alle nocciole più golosi del mondo. Da provare quelli di Guido Castagna a Giaveno. Un altro must della piemontesità è il Vermouth. Una bottiglia da tenere in conto è sicuramente lo storico Veurmout di Torino Cocchi. Ultimo ma non ultimo il riso che nel caso di Riso Buono di Calbeltrame diventa un gioiello.
Lombardia - Potremmo fare un sorta di lussuria e golosità. IL prodotto più esclusivo lombardo è sicuramente il caviale. Imperdibile quello di Calvisius (Calvisano) di Moretti (Bellavista ma si vende solo in abbinamento ad uno dei grandi spumanti di Vittorio Moretti) o di Royal Food Caviar sempre di Calvisano. Quasi per un contrappasso da non perdere sono il salame di Oca di Corte dell’oca di Mortara e il Gorgonzola di Arioli a Ozzero.
Veneto - Un panettone, dei biscotti, il pandoro vestiti con confezioni di stile e glamour si trovano da Dario Loison a Costabissara nel vicentino. Un prodotto unico sono le ostriche rose del Delta del Po. Si trovano a Porto Tolle e vengono coltivate nella sacca degli Scardovari.
Friuli Venezia Giulia - Un prosciutto da sogno è quello di D’Osvaldo che si fa a Cormons. Leggermente affumicato è una chicca gastronomica. Sempre dal Nordest come non farsi tentare dalla Gubana de La Giuditta Teresa di San Pietro al Natisone. E poi un distillato che ha segnato un'epoca, il Maraschino Luxardo che proprio quest’anno compie il secolo di vita da Trieste.
Trentino-Alto Adige - Un’esplosione di sapore è senza dubbio il wrustel. Ma quale? Per provarli tutti a partire dal Meraner si può bussare alla porta di Thomas Schrott a Bolzano. Una orma che fa stare in forma è quella del Trentingrana, ne fa di ottimo il caseificio sociale della Presanella.
Liguria - Un dono davvero gustoso sono le olive taggiasche di Raineri e poi un dolcetto senza tempo ma buonissimo l’amaretto di Sassello, ottimi da Virginia o dalla Sassellesse.
Toscana - La dispensa toscana è varia e vasta, scegliamo due prodotti che non possono mancare sulla tavola. Il primo sono le paste artigianali di Dino Martelli a Lari, il secondo il gigantesco prosciutto di grigio del Casentino e gli altri salumi di Simone Fracassi a Rassina.
Emilia-Romagna - Quando si parla di questa regione si pensa ovviamente ai salumi. Ed ecco sua maestà il Culatello di Zibello di Spigaroli con al seguito la sua ancella, la mortadella Favola di San Prospero. Ma un tocco di dolcezza viene dall’Amarena Fabbri a Bologna e dai wafer di Babbi a Panighina nel forlivese.
Marche - Anche in questa regione si trovano prodotti insoliti. Si parte dalle confetture di frutti antichi i Si.Gi di Macerata, e poi l’ultimo nato il Gin Infinito i Rosati ottimo produttore anche di Anisetta in quel di Ascoli, e poi c’è il salmone affumicato, uno di quelli veramente selvaggi che arriva dalla Nef di Osimo. E sempre da Osimo come non comprare i Trucioli, formato di pasta ideato da Gualtiero Marchesi e realizzato da Carla Latini.
Lazio - Dalle coppiette al Prosciutto di Bassiano fino alla porchetta di Ariccia. Ma se proprio dobbiamo fare un regalo andiamo ad Amatrice: lì trionfa il guanciale, lì c’è un formaggio di pecora speciale l’Amatriciano. Senza dimenticar e il Pecorino Romano. I produttori sono tutti ottimi.
Umbria - Non si può resistere all’extravergine umbro soprattutto nella zona della Culta Valle dunque Olio di Casa Gola a Bevagna, di Viola a Foligno, di Marfuga a Campello sul Clitunno. E poi i tartufi: quelli di Urbani a Sant’Anatolia di Narco sono noti in tuto il mondo, ma anche Giuliano Tartufi di Pietralunga ha un ottimo catalogo.
Abruzzo - Anche qui c’è l’imbarazzo della scelta ma lasciamoci tentare da due specialità dolci: i torroni delle Sorelle Nurzia a L’Aquila (quelli morbidi al cioccolato sono il non plus ultra) e poi confetti di Sulmona ricordando anche che quella è la patria di Ovidio, dunque dell’Arsa Amatoria. Quali confetti scegliere? I più famosi sono i Pelino, ottimi anche i De Carlo.
Molise - Terra meravigliosa che ha un’arte casearia antica. Provole, scamorze e mozzarelle sono gioielli nelle mani della famiglia Di Nucci di Agnone. Molti non lo sanno ma il Molise è un giacimento a cielo aperto di tartufi. Le Ife di Capracotta ne offrono di ottimi.
Puglia - La burrata non si può proprio non regalare. Il caseificio Capurso è a Gioia del Colle. A Martina Franca si va per comprare il Capocollo. Tanti i salumifici buoni: da Cervellera a Martellotta, da Santoro a Eatria. Ad Andria ottimo olio extravergine da Coratina all’agricola Miscioscia.
Campania - Anche qui il catalogo delle cose ottime è infinito. Ci concentriamo su due prodotti cilentani che sono due rarità. La prima è la mozzarella Cuor d’Olio che contiene davvero dell’extravergine di oliva al suo interno ed è prodotta da Silvia Chirico con l’olio del frantoio Marsicani ad Ascea, e il fragolino di Melis un liquore con le fragole di bosco all’interno che Enrico Foti produce a Postiglione. Uno dei classici è però la pasta Gentile di Gragnano. Oggi la famiglia Zampino fa anche prodotti da forno e ottimi fiordilatte.
Calabria - Una meraviglia per i gourmet è la ‘nduja che da Spilinga è il massimo (ottima quella del salumificio Monteporo. Un altro must di Calabria è senza dubbio il bergamotto. Patea e Il Giardino del Bergamotto sono indirizzi da tenere in conto.
Basilicata - I peperoni cruschi sono imperdibili. Se ne trovano di ottimi da Tenuta Pietrasanta. Ottimo il Canestrato di Moliterno formaggio particolarmente aulente. Buono è quello che offre Guffanti.
Sicilia - La pasta Martorana non può mancare a Natale, questi frutti di pasta di mandorle sono eccellenti. Li fanno buoni i fratelli Nuccio a Palermo. Irrinunciabile anche il cioccolato di Modica. Perfetto quello di Sbadì.
Sardegna - La Sardegna ha un universo di prodotti tipici. Due ittici però sono delle vere perle gastronomiche. Il tonno di Carloforte nella sua scatola rossa, e la bottarga degi stagni di Cabras. Quea dei fratelli Manca è un must.
Tavola ordinata e la festa migliora

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Pronti per apparecchiare la tavola? Ebbene ecco qualche consiglio perché siano belle, ordinate e soprattutto eleganti. C’è una qualche differenza tra la tavola del cenone, cioè di stasera e quella di domani della festa di Natale.
Partiamo dal cenone - Si possono, anzi si devono avere le candele accese ricordando che vano accese prima dell’arrivo degli ospiti e spente quando gli ospiti se ne sono andati. Spegnerle prima vorrebbe dire un chiaro invito ad abbandonare la festa. Siccome il cenone è scandito dal pesce sarebbe buona regola avere le posate da pesce che differiscono da quelle normali perché non hanno coltelli, ma delle spatole e le forchette sono più piccole. Se non avete coltelli da pesce potete ovviare facendo una cosa molto semplice: non servite quello che il Galateo ritiene essere pesce. Potete divertirvi con dei filetti che si possono spezzare solo con la forchetta o con una bella frittura di gamberi, calamari, piccoli pesci che si possono mangiare solo con la forchetta. Nel caso di una cena di pesce se ci sono frutti di mare che si possono mangiare con le mani è sempre necessario provvedere i nostri commensali di una ciotola (meglio se coordinata con il servizio di tavola) in cui versare acqua calda e succo di limone offrendo poi un tovagliolino supplementare per far si che si possano nettare le dita. Quanto ai piatti ricordatevi di apparecchiare il piattino per l’antipasto sopra al piatto piano, mai dentro la fondina. Non potete sovrapporre più di due piatti. Meglio sempre prevede un sottopiatto. Quanto ai colori della tovaglia e dei piatti che dovrebbero essere coordinati ma potete anche trasgredire per il cenone potete optare per l’oro, l’argento, insomma per tutto ciò che fa brillare la tavola. Anche i bicchieri a vino in si possono accumulare: al massimo oltre a quello da acqua potete tenerne in tavola due. Una raccomandazione: non è ammessa la plastica!
La tavola di Natale - Se si sta alla lettera del Galateo i colori della tavola di Natale dovrebbero essere bianco, avario, grigio pela al massimo. Ma siccome è festa buttatevi pure sul rosso, il verde e soprattutto tirate fuori dagli armadi i servizi di tavola della nonna o addirittura della nonna bis- A Natale tutto deve essere ricollegato alla famiglia! Il centrotavola non deve essere ingombrante, ma deve essere però importante, se volete fatelo con frutti della natura: rametti di abete, rosa canina, pungitopo, pigne, mele, agrumi. Se servite i tortellini o comunque un brodo ricordatevi di apparecchiare il cucchiaio destra all’esterno del coltello, così se avete un primo asciutto e un secondo dovete apparecchiare a sinistra due forchette. In alto vanno le posate da dessert: attaccato al piatto il coltello col manico a destra poi la forchetta col manico a sinistra e infine il cucchiaio da dolce col manico a destra. Indispensabile il sottopiatto che va apparecchiato a filo tavola. Quando si arriva al dolce si sparecchia tutto lasciando solo il bicchiere da acqua e le posate da dolce. Se avete un dolce a cucchiaio potete servire le coppette con accanto il cucchiaio per mangiare; la frutta va sempre dopo il dolce e sarebbe gentile servirla già sbucciata e a pezzi. Al pranzo di Natale se volete potete servire il pane nei piatti con accanto la ciotolina del burro e il coltellino per spalmarlo. A cena non si offre mai il burro.
Ma quello che forse non si sa è che il galateo della tavola è anche un ottimo codice anti covid. Il pane si serve sempre con le pinze, se fate il servizio all’italiana cioè predisponete i piatti in cucina e li servite ad ogni singolo commensale abbiate cura di portare se possibile i piatti coperti dalla cloche, se fate il servizio alla russa e cioè con il vassoio che gira tra i commensali abbiate cura di corredare il vassoio con le posate di portata, è vietatissimo far servire i commensali con la proprio forchetta! Ancora, non si deve mai far toccare il colo della bottiglia sui bicchieri. Nel caso abbiate caraffe per l’acqua non passatele a mo’ di ping pong, ma ogni commensale deve servire chi sta alla sua sinistra sempre evitando di toccare il bicchiere. Infine se vi alzate da tavola non poggiate il tovagliolo sulla tovaglia, ma sistematelo sulla vostra sedia. Sono poche regole, ma servono anche a salvaguardarci un po’. Con le mani potete spezzare il pane ma non prenderlo, se vi viene servito qualcosa con l’uovo ricordatevi di non tagliarlo con il coltello. Non si spezza la vita nascente, tanto meno il giorno di Natale. Le candele? Beh anche se vi piacciono tanto di giorno sarebbero proibite, ma per una volta si può anche trasgredire.
E ora sentiamo il parere di tre esperte per le tavole di questo Natale. «Di certo è l’occasione buona - dice Eleonora Ciolfi una delle più famose wedding planner – per tirare fuori dagli armadi i corredi di casa. Piatti, posate, tovaglie se hanno una ricordanza d’antico danno alla festa un’intimità e una solidità di affetti che è impagabile. Per me sono irrinunciabili citazioni delle essenze delle nostre colline, il colore dominante dovrebbe essere il rosso, con una punta di verde che è anche un inno alla naturalità e alla speranza. I piatti devono essere coordinati con i colori scelti per la tovaglia e devono essere di ceramica fine meglio se di un servizio di famiglia, non possono mancare i sottopiatti, e mi raccomando bicchieri di cristallo e a stelo». Pensa a una tavola solare invece Francesca D’Orazio che si definisce «maestra di cucina e di buon gusto» Il tema di quest’anno è – sostiene Francesca . sostenibilità: dunque raccogliamo rami d’abete, foglie, frutti di corbezzolo che sono anche un emblema dell’Italia, tutto ciò che richiama la natura e diamo a questi elementi il posto d’onore: il centrotavola. Deve essere tutto elegantemente familiare e sobrio, ma devono esserci anche dei colpi di luce. Quindi mettiamo in tavola qualcosa di bianco, di lucente per dare il senso della festa e poi lasciamo spazio ai ricordi. Quando ero piccola a Gessopalena un borgo d’incanto del mio Abruzzo i miei zii facevano liquori all’arancio e le donne stavano sull’uscio a sbucciare i frutti e ogni tanto buttavano le scorze nel camino. Quel profumo è il mio Natale e dunque lo porterò in tavola con una ricetta che faccio ormai da trenta anni: lo zuccotto con le arance».
Infine la “nostra” maestra di galateo Petra Carsetti ci dà una delle sue consuete pillole: «Per me la tavola non dovrebbe mai derogare dai canoni del Galateo. A Natale si può fare uno strappo per i colori; ammesso il rosso, il blu, anche se preferisco i toni tenui: dal bianco all’avorio, dal tortora al beige. Non si può transigere sulle candele: mai apparecchiarle per il pranzo. Neppure a Natale. E poi niente plastica, e tessuti solo naturali. Facciamo brillare il cristallo dei bicchieri, è bello tirare fuori l‘argenteria di famiglia, ma è segno di rispetto non ostentare. La tendenza per quest’anno è un centrotavola sobrio e naturale. Invito a fare una passeggiata nei boschi o in campagna e a completare la tavola con ciò che si trova dando spazio alla creatività” E l’ultimo consiglio è “Tornare a servire il caffè in salotto e non a tavola, servire un aperitivo in modo da mettere a loro agio gli ospiti in attesa che la compagnia si sia completata sono forme che recuperano la liturgia della buona convivialità».
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Il 61% degli italiani ha dichiarato di aver letto almeno un libro durante questo 2020. In crescita anche i romanzi in formato digitale, da scoprire grazie a tanti nuovi tablet.
«Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine». In un anno in cui siamo stati costretti a riscoprire le nostre case e a ricostruire le nostre giornate, la lettura - come cita Virginia Wolf - è diventato un piccolo paradiso in cui fuggire dalle preoccupazioni quotidiane.
Secondo i dati raccolti dall'Aie (Associazione italiana editori) a ottobre la percentuale di cittadini che dichiara di aver letto un libro negli ultimi 12 mesi di attesta al 61% contro il 58% del 2019 e il 55% del 2018. In particolare i lettori di libri cartacei sono il 55%, di eBook il 30% (in crescita di cinque punti percentuali sul 2019) e audiolibri il 12% (più due punti percentuali). La crescita dei lettori su supporto digitali è evidenziata anche dall'aumento dei lettori forti di eBook (chi legge 4 o più libri in formato digitale passa dal 9% del 2019 al 14%) e di audiolibri (dal 2% al 3%). Se consideriamo l'intero universo di chi a ottobre dice di aver letto un libro negli ultimi 12 mesi, il 40% di essi legge perlopiù in digitale, il 46% cartaceo, il 14% utilizza tutti i tipi di supporto. Solo un anno prima, i lettori “digitali" erano il 32%, 51% cartaceo e 17% utilizzava entrambi i supporti.
Crescono anche gli acquisti online. In particolare, sono 3,4 milioni gli italiani, già lettori di libri e clienti delle librerie tradizionali, che per la prima volta hanno acquistato un libro online e 2,3 milioni un eBook. La platea di chi legge libri cartacei acquistati online sale così al 38% dei lettori, eBook al 30%. La crescita degli italiani che hanno iniziato ad acquistare online non vuol dire però la fine delle librerie, anzi. A ottobre dichiarano di frequentarla il 67% dei lettori, dato sì inferiore al 2019 (era il 74%) ma in netto recupero rispetto al 20% di maggio. Gli altri punti di vendita fisici, soprattutto supermercati, sono frequentati dal 23% dei lettori contro il 21% del 2019 e l'11% di maggio 2020. Le librerie online sono al 38% rispetto al 31% del 2019 e al 39% di maggio 2020. Il prestito bibliotecario, sommato alla riscoperta di titoli già presenti nella libreria di casa, i prestiti e i regali, è fonte di letture per il 41%. Le librerie, in particolare, sono essenziali nei meccanismi di selezione: sceglie cosa comprare una volta entrato in libreria il 33% dei lettori, si affida alle informazioni raccolte online il 23% e ai media tradizionali il 21%.
«I nuovi dati completano la fotografia di un mondo che sta mutando. Le novità, determinate dalla brusca accelerazione che la pandemia ha imposto, saranno oggetto di ulteriore analisi: è infatti fondamentale utilizzare al meglio i dati raccolti dall'indagine per ideare e realizzare progetti e soluzioni sempre più in linea con le esigenze dei lettori e le tendenze di un mercato in continua evoluzione» ha dichiarato Angelo Piero Cappello, direttore del Centro per il libro e la lettura. Il presidente dell'Aie, Ricardo Franco Levi, ha invece commentato i dati sostenendo come «i rapidi cambiamenti nelle modalità di lettura e acquisto impongono nuove sfide per tutta l'editoria».
Basta un caffè per essere felici di Toshikazu Kawaguchi
<p>Niente è paragonabile al profumo del caffè, quell'odore inebriante che al mattino ci dà il più bel buongiorno che si possa sperare, ancora di più se il buongiorno te lo dà il barista di fiducia in una delle caffetterie più strepitose che esistano. In questo caso siamo in Giappone e il rito di bere un buon caffè ti permette di far riaffiorare i ricordi del passato, anche gli errori. È così che come in una voragine si intrecciano i percorsi di vita di Yukio, che per inseguire i propri sogni ha tralasciato la madre in un periodo delicato, o Kiyoshi, che non ha saputo dire addio alla propria moglie come avrebbe desiderato. Un romanzo toccante e riflessivo adatto a chi ha ancora il peso del passato che affligge le sue giornate.</p>










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