La notizia potrebbe sembrare una cosetta da niente, nel bullicame delle soap opera calcistiche. In Premier League, Kevin De Bruyne, centrocampista del Manchester City dal piedino di fata, ha rinnovato il contratto con la sua società. Accordo fino al 2025 da circa 50.000 sterline alla settimana in più rispetto all'ingaggio precedente, cifre che fanno di lui il calciatore più pagato del campionato britannico. Ma ecco la novità insinuarsi proditoria: al tavolo delle trattative De Bruyne si è presentato da solo - c'erano il padre e un avvocato per tutelare la forma -, senza alcun procuratore, vale a dire senza quella figura ingombrante che negli ultimi decenni ha stravolto i tira e molla del calciomercato.
In luogo dell'agente, il giocatore ha snocciolato una sfilza di dati numerici partoriti dal lavoro di un gruppo di data analyst, letteralmente «analisti dei dati», stipendiati meno di un procuratore, e capaci di individuare statistiche puntuali sul rendimento del loro assistito. Giocate vincenti, gol, voti in pagella, prestazioni atletiche nelle partite disputate e negli allenamenti, tenendo conto persino della tipologia di match, della pressione psicologica, variabile a seconda dell'impegno profuso e della qualità dell'avversario, fino all'interazione coi compagni. In parole semplici: mettendo nero su bianco l'impatto del centrocampista sui risultati della squadra, valore necessario e sufficiente a negoziare in autonomia un aumento dello stipendio, saltando un passaggio della filiera mercantile, quello destinato al potere persuasivo - talvolta pervasivo - dei procuratori. A dirla tutta, non è proprio una novità, in passato Gary e Phil Neville del Manchester United l'avevano fatto, Raheem Sterling e altri colleghi parrebbero intenzionati a farlo nel prossimo futuro.
Quanto all'analisi dei numeri, già ai tempi in cui Fabio Capello allenava il Milan, il fido Gigi Balestra trottolava negli stadi di mezzo mondo slogandosi le mani a furia di rimpinzar taccuini d'appunti. E però la svolta di oggi è stuzzicante. Da un lato per ragioni squisitamente speculative. Si potrebbe volare alto citando il professor Emanuele Severino e la schiera di pensatori che, con i dovuti distinguo, ritiene inevitabile l'avvento di un'era della tecnica lanciata a briglia sciolta, destinata a produrre scopi, oltre che a soddisfarli. Nel caso specifico, l'era dell'«algocrazia sportiva» - il governo degli algoritmi -, lo studio previsionale del talento di un atleta e della probabilità di affinarlo nella compagine giusta attraverso l'intelligenza artificiale.
Dall'altro lato, per mere questioni di portafoglio: rinunciare a un procuratore significa fare a meno di corrispondergli le ricchissime commissioni che di solito si intasca dai club, disinnescando il suo potere di indirizzo (che a volte fa rima con ricatto) nelle scelte di un assistito. Non è detto che ciò si traduca in un immediato campanello d'allarme per figure come i potentissimi Mino Raiola e Jorge Mendes. Ma di sicuro ci si trova di fronte a un precedente. Manna dal cielo per i tifosi milanisti, soggiogati dal tira e molla di Gigio Donnaruma sul rinnovo, o juventini, con la telenovela Paulo Dybala. Al romanticismo pallonaro che vagheggia l'importanza delle bandiere, viene in soccorso la razionalità illuminista che responsabilizza l'atleta e lo rende un po' più padrone della sua carriera. Prospettive allettanti per gli analisti dei dati, in procinto di diventare autentici cardinali Richelieu delle società.
Gli appassionati di videogiochi già lo sanno. L'intelligenza artificiale applicata alle simulazioni delle partite ha compiuto passi da gigante negli ultimi cinque anni. I talent scout dedicano a passatempi come Football Manager (il simulatore manageriale più diffuso nel mondo) quasi lo stesso tempo trascorso a visionare campioncini. La compilazione di statistiche e previsioni algoritmiche è la bolla pontificia con cui accreditare un investimento oculato, l'incentivo a sborsare danari diminuendo il rischio dello sperpero. Le relazioni umane, la condotta di un atleta nella sua vita privata, le bizze di personalità fanno il resto.
Ci sono statistiche pure su quello. Sui social abbondano i riferimenti a personaggi come Geoffrey Moncada, capo degli osservatori dei rossoneri di Milano. Eminenza grigia dietro le quinte, ha soltanto 33 anni, di lui dicono che abbia scovato per primo un certo Kylian Mbappé quando ancora sgambettava sui campi coi denti da latte appena cambiati. Spulciando il profilo linkedin di Moncada emerge un particolare gustoso. Professione: videoanalista.
Uno studio della Fifa rivela come le nostre squadre spendono più soldi rispetto a quelle degli altri campionati per pagare chi fa da intermediario tra una società e l'altra nel corso dei trasferimenti dei calciatori.
Secondo un report realizzato dalla Fifa, dal titolo Intermediaries in international transfers 2019 - Men and women professional football, la Serie A è il campionato che nel 2019 ha registrato il più alto numero di commissioni girate agli intermediari nell'ambito dei trasferimenti internazionali dei calciatori. Nell'anno che sta per concludersi sono stati completati 17.896 trasferimenti internazionali di giocatori e sul 19,9% di questi, ovvero 3.558, è stato necessario l'intervento di un intermediario. Secondo i numeri diffusi nello studio sono aumentati anche le squadre che hanno deciso di affidarsi a un agente di mercato per completare un acquisto o una cessione, passando dalle 1.207 del 2018 alle 1.307 del 2019 (+7,3%). Ed è proprio nella prima circostanza, quella dell'acquisto, che l'Italia si piazza al primo posto: nel 40,5% dei casi, ossia in 151 operazioni di calciomercato, la società che ha acquistato un calciatore si è affidata a un procuratore. Nella seconda, invece, quella della cessione, l'Italia si ferma al secondo posto dietro alla Serbia. In generale, in tutto il 2019, considerando quindi la finestra invernale e la sessione estiva del calciomercato, le squadre di calcio hanno speso un totale di 590,13 milioni di euro in commissioni, il 19,24% in più rispetto al 2018 e così suddivisa: 65% dai club acquirenti, 35% dai club venditori. Di questi 590,13 il 95,7% e quindi 564,86 milioni di euro sono da ricondurre a club appartenenti alla Uefa. Il dato relativo all'Italia riporta a 117,77 milioni di euro, primato europeo e quindi mondiale. Dietro di noi l'Inghilterra con 93,5 milioni d euro e la Germania con 76,35 milioni di euro.
Ma chi sono gli agenti più influenti e quanto guadagnano dai trasferimenti dei loro assistiti? Secondo una classifica stilata da Forbes i dieci agenti più potenti al mondo hanno fatto firmare ai propri calciatori contratti per un totale di 33,83 miliardi di euro e hanno incassato commissioni per 1,75 miliardi nel solo 2019. Al comando della classifica stilata da Forbes dei primi cinque agenti più ricchi e influenti al mondo nel 2019 c'è l'inglese Jonathan Barnett con 115,46 milioni di euro di commissioni e 1,17 miliardi di euro di contratti fatti sottoscrivere ai suoi assistiti, tra i quali spiccano l'ala gallese del Real Madrid Gareth Bale, il portiere polacco della Juventus Wojciech Szczęsny, il centrocampista spagnolo dell'Atletico Madrid Saúl Ñíguez e la stellina inglese del Chelsea Mason Mount. Il procuratore titolare dell'agenzia Stellar Group precede due colleghi illustri come Jorge Mendes e Mino Raiola, considerati da molti i due top player del calciomercato. L'agente portoghese, che nella sua scuderia può co tare su calciatori del calibro di Cristiano Ronaldo, Bernardo Silva, Angel Di Maria, Diego Costa, Radamel Falcao e anche l'allenatore e connazionale Josè Mourinho, attesta i suoi guadagni derivanti dalle commissioni sui trasferimenti sui 106,44 milioni di euro, con contratti che raggiungono il valore totale di 1,08 miliardi. Ha molti interessi tra Portogallo e Inghilterra, tanto che è considerato il deus ex machina del Wolverhampton, club che milita in Premier League composto da diversi giocatori, compreso l'allenatore Nuno Espirito Santo, appartenenti alla Gestifute, l'agenzia che si occupa della procura di calciatori e allenatori portoghesi fondata proprio da Mendes nel 1996. Il tanto chiacchierato e discusso, e a volte anche odiato, Mino Raiola deve "accontentarsi" del gradino più basso del podio con 63,41 milioni di euro guadagnati dalle commissioni e contratti di 634,14 milioni. A detta di molti è definito il vero re del calciomercato perché, sì, può essere appunto discusso e odiato, ma conosce il mondo del calcio meglio delle sue tasche, sa come muoversi e riesce quasi sempre a piazzare i suoi giocatori in club importanti e soprattutto a strappare ingaggi notevoli. Basti pensare all'estate del 2017 quando per far sottoscrivere il rinnovo di contratto al portiere Gianluigi Donnarumma con il Milan, non solo riuscì a fargli firmare un quinquennale da sei milioni a stagione, ma fece mettere sotto contratto anche il fratello Antonio, tutt'oggi nella rosa rossonera come terzo portiere, con un ingaggio di un milione all'anno. Per non parlare delle numerose occasioni procurate a Mario Balotelli che prima di tornare nella sua Brescia e dopo essere partito dall'Inter è passato da squadre come Manchester City, Milan (due volte), Liverpool, per poi andare in Francia prima al Nizza, poi al Marsiglia. Tra i suoi assistiti anche Marco Verratti, Paul Pogba, Zlatan Ibrahimovic, Lorenzo Insigne. Al quarto posto troviamo il tedesco Volker Struth, molto attivo in Bundesliga con 39,42 milioni di euro di commissioni e 394,47 milioni di contratti. Tra i suoi assistiti il centrocampista tedesco del Real Madrid Toni Kroos, l'autore del gol che consegnò alla Germania la Coppa del mondo del 2014, Mario Götze e il capitano del Borussia Dortmund, Marco Reus. Chiude la classifica l'italiano Alessandro Lucci con 25,71 milioni di commissioni e 256,91 milioni di contratti. Nella sua World soccer agency ci sono 28 calciatori, tra cui spiccano i nomi del difensore della Juventus e capitano della Nazionale Leonardo Bonucci, il terzino della Roma Alessandro Florenzi, l'attaccante argentino della Lazio Joaquin Correa, i colombiani Luis Muriel dell'Atalanta e Juan Cuadrado della Juventus e l'ala spagnola del Milan Jesus Suso.




