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La  «rete» che prova a mettere Conte al posto della Meloni
Giuseppe Conte (Getty Images)
Cresce l’attivismo di Giuseppi. Dopo il pranzo con l’inviato di Donald Trump (ma le interlocuzioni sono a un livello anche più alto), lancia messaggi di apertura a Pechino e frena sul gas russo. A consigliarlo, l’ex ambasciatore Pietro Benassi, che punta alla Farnesina.

In fondo, a chi è stato presidente del Consiglio prima in alleanza con la Lega e poi con il Pd, deve sembrare un giochetto da ragazzi andare d’accordo sia con Donald Trump che con Xi Jinping. Giuseppe Conte, il CamaleConte, ci prova: campione mondiale di cinismo politico, si lascia intervistare da Bloomberg, colosso dell’informazione globale con sede a New York, di orientamento politico pragmatico e tutto orientato al business, e rispolvera la sua mai sopita passione per il multilateralismo e in particolare la Cina: «Trump e gli Usa», sottolinea Giuseppi, «ovunque si muovono tutelano i loro interessi economici e commerciali. La formula Make America Great Again non può essere sottoscritta dagli alleati più piccoli come l’Italia. Io non posso dare il sangue al mio alleato to Make America Great Again».

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Nuovo summit dei «volenterosi»: Meloni scettica per evitare trappole
Giorgia Meloni (Ansa)
Il premier resta fortemente contrario all’invio di truppe a Kiev. Ma la videocall di questa sera si annuncia come già operativa.
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Meloni punta il dito contro i giudici: «Atto voluto e danno alla nazione»
Giorgia Meloni (Ansa)
Il capo dell’esecutivo non indietreggia: «I magistrati desiderano governare, ma non funziona così». Fdi attacca Francesco Lo Voi sulle sue richieste per i voli speciali: «Troppe anomalie». Antonio Tajani: «Segreto di Stato? Sceglie il premier».
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Pure le toghe mollano il collega anti Meloni
Marco Patarnello (Ansa)
Magistratura indipendente attacca il «rosso» Marco Patarnello per la mail in cui definisce il premier pericoloso: «Il premier non è mai un avversario da fermare. Essere e apparire indipendenti è la prima condizione per la credibilità dei giudici».
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Il Ppe chiede un ruolo forte per Roma. E i socialisti hanno l’ansia da poltrona
Raffaele Fitto e Giorgia Meloni (Ansa)
Nomine Ue: sostanziali aperture alla Meloni dal leader dei popolari, Manfred Weber (anche se «Repubblica» gli fa dire l’esatto contrario...). Nervosismo nei ranghi di S&D: «Senza portafogli importanti, niente sostegno».
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