Per gentile concessione, pubblichiamo un estratto da «Dentro la testa di Trump», saggio del giornalista Mattia Ferraresi (Mondadori, 240 pagine, 19 euro, in uscita da lunedì). Il testo è una capillare mappa del pensiero conservatore «post-liberale», insieme causa ed effetto del fenomeno trumpiano. Partendo dai tentativi filosofici - a matrice cattolica - di superare la cornice esausta del liberalismo, l’autore indaga le radici dei movimenti nazionalisti di destra e le sporgenze intellettuali del tecno-capitalismo libertario. Il nuovo partito repubblicano poggia, non senza fatica, su questi tre complessi mondi. Il brano proposto riguarda Peter Thiel, e rivela un progetto politico-culturale del capo di Palantir. Ferraresi, esperto osservatore di cose americane, è anche autore del recente scoop mondiale sul burrascoso incontro al Pentagono tra l’allora nunzio a Washington ed Elbridge Colby, sottosegretario alla Difesa Usa.
Peter Thiel è probabilmente la figura più rilevante nel mondo tecnologico emersa fra i due millenni. È importante non tanto per le aziende che ha creato o finanziato, ma per la sua elaborazione intellettuale attorno ai precetti che gravitano nella Silicon Valley e alla forma politica che hanno preso, rivoltandosi contro l’ortodossia liberale. Thiel è stato fra i primi, in un mondo dominato dal progressismo di sinistra tendenzialmente ateo, a intuire che la storia andava verso l’autocombustione della democrazia liberale, suscitando nel popolo nuove domande d’identità e ricerca di senso. Quesiti esistenziali a cui l’ideologia dei diritti e dei mercati non era in grado di rispondere.
[…] Thiel è un esemplare filosofico e ideologico difficile da categorizzare. È un libertario cresciuto sotto la stella di Ayn Rand e nutrito dall’avversione per il centralismo statalista, un futurologo accelerazionista avvinto dalle infinite possibilità dell’individuo, un transumanista che guarda oltre ai limiti della biologia umana, un evangelico gay non convenzionale che ha ridato cittadinanza al discorso cristiano nei circoli della tecnologia, un animatore del Club Bilderberg, il centro di tutti i complotti globalisti, e un profeta del «momento straussiano», il punto in cui si è manifestato il lato oscuro delle strutture di sicurezza nate in seno al nuovo ordine mondiale emerso dopo la fine della Guerra fredda.
[…] Gli eventi sconvolgenti del tempo che ha vissuto da protagonista hanno scosso e modificato il suo impianto di convinzioni. Gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, le disastrose guerre che vi hanno fatto seguito, la crisi finanziaria del 2008, la nascita dello smartphone, la rivoluzione dei social, il cambiamento della percezione della Silicon Valley, l’emergere delle criptovalute, la pandemia di Covid-19, la crisi degli oppiacei, il disfacimento del nuovo ordine mondiale simbolicamente sancito dall’invasione su larga scala dell’Ucraina e infine le promesse dell’intelligenza artificiale hanno cambiato la sua visione, allontanandolo dal convenzionale ottimismo libertario delle origini per aprirsi a prospettive più oscure e mistiche.
pensiero e azioni
Spesso gli osservatori tendono a separare l’imprenditore dal predicatore, il cinico uomo d’affari che punta al fatturato dall’intellettuale che si esprime sulle grandi questioni filosofiche, dall’ontologia platonica alla fine dei tempi, come se convivessero in lui due anime separate. Se è vero che con il passare degli anni si è concentrato sempre di più sulla dissertazione, Thiel esprime e diffonde le sue posizioni intellettuali innanzitutto attraverso le aziende che ha fondato, che guida o nelle quali investe. PayPal nasce come sistema di pagamento alternativo ai circuiti del credito per la protezione dei dati sensibili e la garanzia della riservatezza, una preoccupazione libertaria di fronte a sistemi informativi sempre più invadenti. Palantir è invece l’output aziendale di una lettura esoterica di Leo Strauss. Thiel fonda l’azienda, assieme a un gruppo di investitori e alleati, proprio mentre lavora al testo, che diventerà poi un libro, sul «momento straussiano» che si è materializzato negli attacchi dell’11 settembre. Gli attentati terroristici hanno scatenato una forsennata corsa per la raccolta di informazioni per trovare i responsabili e garantire la sicurezza nazionale, mostrando il valore e il pericolo della raccolta di informazioni riservate e segrete. Thiel si poggia sulla considerazione straussiana che «anche nel più liberale o aperto dei regimi esistono alcune verità profondamente problematiche», e queste verità hanno a che fare con l’uso della violenza da parte dello Stato, con l’abuso di informazioni riservate e la torsione dello stato di diritto per sorvegliare il popolo e fare azioni clandestine. […] Gli osservatori più acuti hanno sempre saputo che quest’anima nera era lì, adagiata sorniona tra le pieghe di un sogno sorridente fatto di prosperità e diritti, ma sono stati abbastanza saggi da non parlarne apertamente. Hanno consapevolmente taciuto il reale costo della pax americana.
rispunta calasso
Il principale strumento per la creazione di uno Stato potente, secondo Strauss, è lo spionaggio, l’attività di raccolta, elaborazione e utilizzo delle informazioni senza la quale «una società giusta non può sopravvivere». Thiel cita Roberto Calasso ne La rovina di Kasch: «Di ciò che è avvenuto fra il 1945 e oggi due storie parallele si possono scrivere: quella degli storici, con tutto il suo macchinoso apparato di parametri, fra cifre, masse, partiti, movimenti, negoziati, produzioni; e quella dei servizi segreti, punteggiata di assassinii, trappole, tradimenti, attentati, mistificazioni, partite di armi. Sappiamo che l’una e l’altra sono insufficienti, che l’una e l’altra pretendono di essere autosufficienti, che non potrebbero mai neppure tradursi l’una nell’altra, che continueranno la loro vita parallela. Ma non è forse stato sempre così...?».
C’è dunque una storia emersa, pubblica, il luogo di accordi e compromessi, dove agiscono gli angeli migliori della natura umana; e c’è poi una storia sommersa, segnata dal conflitto e dalla violenza, dove si esprime quella bestialità latente nella natura umana che la modernità si era illusa di avere domato. Una è apollinea, l’altra dionisiaca, per riprendere il vocabolario di Nietzsche, che ha avuto un’influenza enorme sul pensiero del giovane Strauss. Una è rappresentata politicamente dall’Onu, con la sua burocratica rete di procedure e inconcludenze, l’altra è incarnata da Echelon, la rete segreta di coordinamento dei servizi segreti globali.
Questa lettura si appoggia su una visione antropologica premoderna. Lo Strauss citato da Thiel critica l’illuminismo perché ha creduto di avere superato il problema della natura umana, che grazie alla razionalità, alla scienza, alla delega all’autorità e alla liberazione dalle antiche credenze si è emancipata dal suo fondo pericoloso e violento. La modernità si presenta innanzitutto come il momento in cui l’umanità mette al centro un soggetto razionale e orientato alla massimizzazione del proprio interesse. Liberalismo e marxismo divergono sulla dottrina economica da seguire, ma entrambi mettono al centro dei loro progetti un Homo oeconomicus, figlio della modernità che si pensa liberata dalle pulsioni più oscure e irrazionali, proprie dell’antico e del medievale. Credere di aver risolto così il problema umano è un gravissimo errore, secondo Strauss. Palantir è perciò un’azienda straussiana, perché riconosce l’impulso alla violenza, alla sopraffazione e alla bestiale manifestazione di irrazionalità, e dispone di una sofisticata tecnologia d’intelligence digitale per arginare e proteggere la civiltà. Esprime la consapevolezza che la costruzione di un ordine passa innanzitutto per il faticoso contenimento dell’elemento diabolico che abita nell’uomo, e questo compito si svolge nella storia in modi segreti e clandestini, se necessario illegali.
strauss e la disillusione
Il momento straussiano è anche un pezzo del percorso di disillusione di Thiel verso la politica. Nel tempo si erode la sua fiducia nella possibilità di liberare l’uomo e cambiare il mondo attraverso l’azione democratica, che è debole, incerta, produce effetti circoscritti e sempre passibili di revisione. […] Quello che serve è un fustigatore delle inconcludenze delle procedure democratiche. Guarda caso, nell’estate del 2015 sulla scala mobile di un grattacielo di cattivo gusto di Manhattan si affaccia un improbabile candidato alla presidenza degli Stati Uniti che dice cose scostanti e volgari, ma in qualche modo promette di dare una frustata a un sistema calcificato e corrotto. Visto da questa prospettiva, Trump è un personaggio in qualche modo straussiano. O almeno è così che Thiel lo interpreta. Quando ha conquistato la presidenza una seconda volta, l’imprenditore ha scritto sul Financial Times che si trattava di «un’apocalisse», nel senso etimologico ed evangelico di rivelazione, disvelamento. Di che cosa? Degli indicibili segreti custoditi dallo Stato e dai suoi apparati, per decenni egemonizzati da una sinistra che si è fatta nel tempo sempre più intollerante e violenta, fino a partorire la «cancel culture» e il pensiero woke.
jd vance e la politica
[…] Il più politicamente esposto dei discepoli del cenacolo di Thiel è naturalmente JD Vance, a cui il primo ha dato un lavoro nella tecnologia quando non era ancora una figura pubblica. Ha poi finanziato generosamente la sua candidatura al Senato. Per ottenere il seggio, Vance si è dovuto genuflettere a Trump, che in precedenza aveva indicato come una specie di Hitler americano. E nella rete di relazioni di Thiel c’è naturalmente anche Elon Musk, al quale è legato dai tempi di PayPal. Tutto questo attivismo intorno al governo di Trump non deve però farlo apparire come una specie di grande suggeritore che orienta le mosse della Casa Bianca, quasi un presidente-ombra che sussurra continuamente all’orecchio del capo; oppure rappresentarlo come una semplice cheerleader che balla e si agita qualunque cosa faccia il suo idolo. […] Thiel è il canale attraverso cui sgocciolano nell’universo politico trumpiano concetti, idee, autori, letture e concezioni del mondo che evidentemente non sono parte del patrimonio culturale - se così si può chiamare - che Trump ha ricevuto in eredità. Ma più che un orientatore, Thiel è in qualche modo un interprete del fenomeno trumpiano, un intellettuale che cerca di cogliere (e cavalcare) il compito storico di una figura che sfugge e supera le sue stesse intenzioni.
l’anti-soros a parigi
Ha anche riflettuto a lungo sull’opportunità di mettersi in prima linea nel dibattito pubblico, dedicandosi alla costruzione di una rete politico-intellettuale per formare le nuove generazioni di conservatori, quelle che dopo l’opera di distruzione trumpiana saranno chiamate a costruire qualcosa. Nel corso del 2025 ha riunito in segreto alcuni stretti collaboratori per discutere della fondazione di una rete di think tank in Europa, proponendo a destra qualcosa di simile a quello che George Soros ha fatto a sinistra con la sua ragnatela di iniziative filantropiche a sfondo politico. Il luogo individuato per la sede era Parigi, considerato l’ambiente più fertile, fuori dal mondo anglofono, per l’elaborazione di nuove idee conservatrici. L’iniziativa avrebbe dato seguito ai progetti, finora goffi o velleitari, di creare luoghi di elaborazione del pensiero e di costruzione dell’opinione pubblica, sancendo tra le altre cose il fallimento del tentativo di trasformare la periferica Budapest in un laboratorio credibile per la destra del futuro. Dopo lunghe consultazioni, Thiel alla fine ha deciso di non procedere. Almeno per il momento.





