Daniele Franco (Thierry Monasse/Getty Images)
Il governo vuole uno scostamento ma senza appesantire i conti pubblici. Così restano solo due opzioni: più tasse o meno spese. Sarà comunque un bagno di sangue.
Anche ieri gran parte della stampa si è data da fare per darci la nostra cattiva notizia quotidiana. Al momento giornali e tv sono specializzati nel dipingere scenari da tregenda, con un Pil ridotto al lumicino e un debito destinato a esplodere. Clausole di salvaguardia, tassi d'interesse, disoccupazione: le geremiadi sono puntuali come le cambiali in scadenza. Ieri, per esempio, sui siti web il principale titolo dopo il rogo di Notre Dame era dedicato alle previsioni sul deficit, che secondo il capo economista di Banca d'Italia è destinato a salire se il governo non deciderà di alzare l'Iva. (...)
L'intricatissimo risiko partito ormai un mese fa, a seguito della decisione del governo di innalzare il deficit al 2,4% sul Pil, si è arricchito di un'altra, importante mossa. Nella tarda serata di ieri (le comunicazioni «price sensitive» vanno sempre date a mercati chiusi) l'agenzia Standar & Poor's ha emesso il suo verdetto sul rating del debito pubblico italiano. Nessuna particolare sopresa, a dire il vero. La decisione di lasciare invariato il giudizio complessivo (la «tripla B») e peggiorare l'outlook (cioè la previsione per il futuro) da «stabile» a «negativo» era ampiamente prevista. L'agenzia ha comunque avvisato che, nel medio termine, il donwgrade potrebbe arrivare se l'economia reale dovesse divergere significativamente dalle stime contenute nel report.