content.jwplatform.com
Federico Bianchi di Castelbianco (Facebook)
L’imprenditore Federico Bianchi di Castelbianco denunciò una presunta violazione del segreto d’ufficio. Ma i dati sui pagamenti sospetti erano presi dai registri delle Camere di commercio.
All'interno un secondo video.
Federico Bianchi di Castelbianco, l’imprenditore accusato dalla Procura di Roma di aver pagato tangenti per 3 milioni di euro all’ex capo dipartimento del ministero dell’Istruzione Giovanna Boda, ha cercato di fermare l’inchiesta giornalistica della Verità sulla vicenda con un esposto per violazione del segreto d’ufficio. La mossa di Castelbianco emerge dagli atti depositati al termine dell’inchiesta. Questi i fatti: il 21 giugno 2021, la Verità pubblica in esclusiva una ricostruzione degli sviluppi dell’indagine sulle presunte tangenti al ministero dell’Istruzione. In particolare, avevamo ricostruito, utilizzando i dati della Camera di commercio, una parte dei pagamenti arrivati alle società riconducibili a Castelbianco tramite alcuni istituti scolastici, citando gli esempi più importanti. Ad esempio, quelli all’Istituto di ortofonologia, fondato da Castelbianco, che nella nota integrativa al bilancio 2019 elencava, come previsto dalla legge, i 54 affidamenti ottenuti da singoli istituti scolastici, che avevano permesso incassi per 6,2 milioni di euro, su un fatturato complessivo di 9 milioni.
Avevamo anche svelato come fino a quattro anni fa la parte più consistente del fatturato non provenisse dalle convenzioni con il Miur, bensì da quelle con le Asl. Poi il trend era cambiato, garantendo contratti ben più sostanziosi dei due citati nel decreto di perquisizione dell’aprile 2021, che parlava di due affidamenti sotto soglia da 40.000 euro l’uno. Castelbianco, però, ad aprile, anziché rispondere alle nostre domande, preferì rilasciare comunicati senza contraddittorio attraverso la sua agenzia di stampa Dire, mentre il 23 giugno pubblicò un video nel quale, dopo aver magnificato le sue attività per la scuola, annunciò: «Ho dato incarico allo studio legale che mi rappresenta di tutelarmi e difendermi». Poi spiegò di aver «fatto questo excursus perché stanno attaccando le scuole con le quali io lavoro, ho lavorato o i dirigenti».
Mentre Castelbianco preparava il suo sfogo, la guardia di finanza si recava nelle scuole che avevano affidato progetti alle sue società ad acquisire documentazione. Magari anche per questo l’imprenditore il 25 giugno rincarò la dose con un secondo video, nel quale attaccava frontalmente questo giornale: «[…] Io dove va la guardia di finanza l’ho letto il 21 giugno sulla Verità, che sarebbe andata nelle scuole a cercare i bandi che io con le mie aziende avevo vinto e specificando che andava a cercare i bandi legati a Federico Bianchi di Castelbianco». In realtà non avevamo preannunciato nessuna visita, ma Castelbianco presenta comunque una denuncia che la pm Claudia Terracina sintetizza così in una missiva inviata il 9 luglio 2021 al collega Carlo Villani: «Questo ufficio procede in relazione ai fatti di rivelazione di segreto di ufficio denunciati da Bianchi di Castelvetere (in realtà Castelbianco, ndr) Federico, dopo aver appreso alcune notizie relative al procedimento che lo vede indagato in veste di corruttore (…) leggendo un articolo del 21 giugno 2021 sul quotidiano La Verità, che si allega in copia».
La Terracina chiede informazioni «al fine di comprendere se le notizie pubblicate fossero coperte da segreto al momento della pubblicazione». Ma alle domande, in realtà, Villani aveva già risposto il 24 giugno, con una nota inviata all’aggiunto Paolo Ielo: «Come rappresentato dalla guardia di finanza (in una relazione di servizio, ndr), nel corpo dell’articolo sono riportate informazioni relative alle erogazioni ricevute dall’Istituto di ortofonologia srl di cui è legale rappresentante il principale indagato Bianchi di Castelbianco, da parte di pubbliche amministrazioni che si trovano in banche dati pubbliche quali il registro delle imprese nonché in fonti aperte quali il sito istituzionale del ministero dell’Istruzione». Per quanto riguarda «gli istituti scolastici citati nell’articolo», Villani spiega che «sono tutti quelli presenti nei bilanci della società e coincidono soltanto in parte con gli istituti che sono stati destinatari dell’ordine di esibizione documenti (…) eseguito dalla Pg nella giornata di ieri, 23 giugno 2021». A Castelbianco e ai suoi giornalisti sarebbe bastato studiare un po’ per evitare di lanciare accuse calunniose.
Continua a leggereRiduci
Giovanna Boda (Imagoeconomica)
In un’intercettazione l’imprenditore Vincenzo Solaro e il portaborse Antonio Russo dicono: «Uno importante del corpo diplomatico ha dato 640.000 euro alla dirigente e lei li ha depositati...». I due facevano riferimento al figlio dell’indagato Federico Bianchi di Castelbianco.
Il 15 aprile 2021, due giorni dopo le perquisizioni che hanno svelato l’inchiesta della Procura di Roma sulle presunte tangenti al ministero dell’Istruzione, i pm della Procura di Firenze captano casualmente in un’altra indagine una telefonata che porta a conoscere il reale potere dell’imprenditore Federico Bianchi di Castelbianco, editore dell’agenzia stampa Dire, accusato di aver corrotto la ex capo dipartimento del Miur Giovanna Boda con circa 3 milioni di euro di mazzette e varie utilità. Gli investigatori fiorentini incappano in una chiamata tra l’imprenditore (indagato in un’altra vicenda) Vincenzo Solaro e Antonio Russo, residente a San Marino, riguardante il tentato suicidio della Boda, avvenuto il giorno precedente. Nella conversazione, trasmessa il successivo 22 aprile a Roma dall’allora procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo, Russo (che non risulta indagato) vanta rapporti con il segretario di Stato all’Istruzione Andrea Belluzzi e spiegando le difficoltà che si incontrano nel lavorare con San Marino, racconta all’interlocutore: «Guarda, credimi che in questo momento qui, io adesso sono venuto a Firenze eh ... sai per quella che si è suicidata, che si è buttata giù dalla finestra al ministero della… eh... al ministero della Pubblica istruzione qui in ltalia, l’hai sentito tu?». Solaro cade dalle nuvole e Russo spiega: «Allora, adesso, adesso ti giro la notizia… lì in mezzo c’è uno molto importante di San Marino del corpo diplomatico che gli ha dato 640.000 euro, va bene? E questa cretina è andata a prenderli e depositarli in banca». Il riferimento è probabilmente alla cifra, in realtà di 680.000 euro, all’epoca ipotizzata dalla Procura come il profitto ottenuto dalla Boda per la corruzione, che La Verità aveva raccontato in esclusiva il giorno precedente. Per Russo, la vicenda Boda rischiava di avere conseguenze pesanti sul Titano: «Ecco... quindi... San Marino deve stare molto attento a fare le cose... adesso salta tutto il corpo diplomatico...». Per Russo la Boda, versando i contanti, che in realtà erano molti meno, si è fatta «beccare subito», poi attacca: «Questa è una cretina... hai capito? ...lei e quello che ha fatto questo lavoro qua... che adesso compromette il corpo diplomatico».
strane coincidenze
Un riferimento che porta dritto al figlio dell’imprenditore accusato di corruzione, Giuliano Bianchi di Castelbianco, cittadino sammarinese e nominato nel 2011 ambasciatore a Malta. Nel 2018, Castelbianco junior, aveva accompagnato, in qualità di ministro plenipotenziario (un ruolo diplomatico leggermente minore di quello ricoperto a Malta), l’ambasciatore presso la Santa Sede di San Marino, Maria Alessandra Albertini all’udienza pontificia al corpo diplomatico accreditato in Vaticano.
progetti ambiziosi
Anche Castelbianco senior ha ricoperto incarichi nella piccola enclave che affaccia sulla riviera romagnola. Dal suo curriculum risulta infatti essere stato, dal 1996 al 2001 segretario dell’Ordine degli psicologi della Repubblica di San Marino. Ma a collegare i Castelbianco, padre e figlio, con il Titano sono anche gli affari. Nel aprile 2008, i segretari di Stato all’Industria, Tito Masi, all’Informazione, Ivan Foschi, e al Lavoro, Pier Marino Mularoni, avevano presentato alla stampa locale un’iniziativa relativa alla comunicazione per migliorare l’immagine della piccola Repubblica. Per i tre segretari di Stato, «un’immagine spesso appannata e compromessa da una percezione distorta per la quale sono spesso enfatizzati comportamenti negativi di singoli individui che finiscono col discreditare l’intero Sistema Paese». Un problema che il governo voleva affrontare affidandosi , con un contratto da 110.000 euro in vigore fino a fine 2008, alla società di diritto sammarinese Della Torre Uno Srl, costituita nel 2004 da Castelbianco padre e figlio, con il primo che aveva partecipato alla conferenza stampa. Nel suo intervento Castelbianco aveva chiosato: «L’immagine di San Marino che scaturisce dai media nazionali italiani è molto negativa anche perché il sistema talvolta non è stato pronto nel rispondere alle insinuazioni. E il silenzio equivale a una conferma delle accuse». E aveva avuto anche l’ardire di aggiungere: «Lavoreremo per fare emergere e far conoscere in Italia e nel mondo il modello positivo e validissimo della Repubblica di San Marino, affinché possa essere non solo apprezzato, ma preso ad esempio». Contattato dalla Verità, Belluzzi ha confermato che Castelbianco junior è ancora un diplomatico sammarinese: «So che il padre è il proprietario dell’agenzia che da anni a San Marino si occupa di trascrivere i verbali degli interventi in Parlamento. Il figlio di Panebianco (sbaglia il nome, ndr) ha un titolo consolare della Repubblica di San Marino». E soprattutto, ha confermato i timori per la ricaduta d’immagine: «Ho letto sui media italiani ed è una cosa che mi preoccupa per l’immagine del Paese. Ho fatto quello che si fa quando c’è una persona che rappresenta diplomaticamente San Marino che resta coinvolta in fatti di cronaca in Italia», ovvero «vedere che cosa succede, se ci sono aggiornamenti». Quando gli abbiamo chiesto se Castelbianco aveva cercato di ottenere commesse nelle scuole anche a San Marino, il segretario di Stato ha risposto: «Io non ho mai conosciuto i Castelbianco, solo di fama. San Marino è un piccolo Paese e poi noi non abbiamo un provveditorato degli acquisti della scuola. Ogni acquisto passa una centrale unica degli acquisti, che non è una società, ma un’unità operativa dello Stato, che si occupa degli acquisti di beni e servizi di tutta la Pubblica amministrazione».
Ci ha parlato anche di Russo: «È tuttora un mio collaboratore di natura politica con cui ho condiviso le mie preoccupazioni su questa vicenda». Con Solaro, invece, ha detto di non avere nessun rapporto, ma non ha escluso di averlo conosciuto:
«Io su due piedi non mi ricordo, potrei averlo incontrato ma non so... capita di incontrare degli imprenditori che vogliono investire a San Marino, poi io li indirizzo, a seconda della materia, dal collega competente». Russo invece con La Verità ha ricordato il ruolo dei Castelbianco nella comunicazione di San Marino: «Questi signori gestiscono la società che fa i comunicati per le segreterie della Camera di San Marino, per i nostri consiglieri». Oltre alle paure provenienti da San Marino, i nuovi atti depositati in concomitanza con la chiusura delle indagini svelano anche come le attenzioni della Boda nel curare i rapporti con i ministri fossero bipartisan. Il 13 giugno 2019 Boda comunica al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti «di star scegliendo una nuova stoffa per lui». Solo pochi giorni dopo gli manda un sms: «Sono appena passata a ritirare il tuo vestito, pronto! Sarai bellissimo! Appena ci incrociamo te lo porto! Un abbraccio grande grande. Tvb». Gli investigatori hanno convocato il sarto che ha confezionato l’abito, che ha spiegato: «Mi sono recato personalmente al ministero per prendere le misure. Abito e camicie, se non erro, dovevano essere un regalo per il ministro da parte di tutti i collaboratori di una segreteria». Quella della Boda.
regali su misura
«Complessivamente», ha spiegato il sarto, il costo ammontava a «2.800 euro». Pagati tramite bonifici disposti da Valentina Franco. Ma gli investigatori hanno evidenziato anche dei noleggi di auto «effettuati a favore di Bussetti dall’11 al 17 agosto», per 4.655 euro. Anche questo particolare è saltato fuori dalle chat di Valentina Franco, che scrive alla titolare della Nuova Scuola Travel srl: «Manu scusa ha chiamato il ministro a Giovanna dicendo che dall’11 al 16 agosto vuole una macchina a disposizione ad Olbia e in giro per la Sardegna». Poi aggiunge: «Autista per Min deve essere a disposizione tutto il periodo 11-16 e pagato da noi». Ma Franco si interessa anche per un soggiorno di Bussetti nell’Hotel 4 Stelle Niccolo V a Terme dei Papi di Viterbo. La prenotazione è per «due camere matrimoniali Prestige in 30 aprile out 4 maggio», con mezza pensione e massaggio relax di coppia. Non è stato accertato però se il pacchetto costruito dalla Franco alla fine sia stato utilizzato.
Continua a leggereRiduci
Nel riquadro, Giovanna Boda
Agli atti dell’inchiesta i biglietti delle ferie a Lampedusa dei due coniugi. La causale: «Viaggio regalo». Per gli inquirenti il versamento sarebbe stato effettuato con i soldi del presunto corruttore Federico Bianchi di Castelbianco.
Dall’inchiesta sull’ex capo dipartimento del ministero dell’Istruzione Giovanna Boda saltano fuori dei particolari che, seppur non considerati dagli inquirenti come di rilievo penale, potrebbero far arrossire qualche magistrato. La donna è sospettata di aver ricevuto 3 milioni di euro di utilità dall’editore Federico Bianchi di Castelbianco, suo presunto corruttore, in cambio di appalti per 23,5 milioni di euro dal Miur.
Per un viaggio aereo a Lampedusa pagato dall’imprenditore che sarebbe riuscito a monopolizzare l’ufficio della Boda, sulle scrivanie degli investigatori sono finiti anche dei biglietti aerei: Roma-Palermo del 30 giugno 2020 e Palermo-Lampedusa del giorno successivo, nonché il ritorno diretto a Roma per il 5 luglio. Risultano a nome di«Giovanna» e «Francesco».
Quest’ultimo è Francesco Maria Rodolfo Testa, ex procuratore capo a Chieti, approdato alla sede romana della nuova Procura europea nell’aprile 2021, poco dopo che le prime perquisizioni avevano disvelato l’inchiesta sulla moglie. C’è da dire che dalle carte dell’indagine non emerge che il magistrato fosse consapevole dei pagamenti. Testa non è indagato e nell’interrogatorio della moglie non è emerso che fosse al corrente dell’esistenza dello sponsor Bianchi di Castelbianco. L’unica colpa che ricade sulla toga è quella di non aver messo in campo un po’ più di fiuto. Soprattutto perché, stando alle verbalizzazioni di sua moglie, gli aiutini dell’imprenditore arrivavano in un momento di «difficoltà economica». Ma i viaggi pagati da terzi devono portare particolarmente sfiga. Si pensi alle indagini sullo stratega delle nomine Luca Palamara, che è rimasto incagliato nelle maglie giudiziarie proprio per una vacanza pagata dal faccendiere Fabrizio Centofanti. Da lì partì l’inchiesta.
Tempo fa, inoltre, nell’indagine sulla Boda, erano emerse 12 mensilità da 2.000 euro, per un totale di 24.000 euro a nome di Daniele Piccirillo. E i magistrati cercarono di capire se si trattasse del fratello di Raffaele Piccirillo, magistrato della corrente di Area e capo di gabinetto del ministro Marta Cartabia, chiedendo durante un interrogatorio a Valentina Franco, la factotum della Boda, se Piccirillo fosse finito, come tanti altri, «sul libro paga» di Federico Bianchi di Castelbianco. La risposta fu questa: «Daniele Piccirillo dovrebbe essere il fratello della moglie di De Raho o forse il cognato». De Raho è un nome che fa rumore nella magistratura: Federico Cafiero De Raho era il procuratore nazionale antimafia, che nel frattempo è andato in pensione e adesso è candidato in Parlamento con i 5 stelle. Tornando al viaggio a Lampedusa, durante l’interrogatorio del 6 luglio il pm Carlo Villani chiede alla Boda, assistita dagli avvocati Giuseppe Rossodivita e Luigi Medugno, se conosca Manuela Tartagni, dipendente di un’agenzia di viaggi e se abbia «mai usufruito di servizi turistici per il tramite della predetta agenzia e chi ha pagato per tali servizi, considerando che lei non lo ha fatto».
La donna, dopo che le vengono mostrate una serie di mail intercorse con la dipendente dell’agenzia, racconta: «Ho effettuato: diversi viaggi privati con loro, dei quali ricordo di aver pagato una parte tramite bonifici e una parte in contanti, mentre una buona parte sono stati pagati direttamente da Bianchi di Castelbianco. Ho cercato la Tartagni per chiederle informazioni sui pagamenti che le ho effettuato, ma lei non mi ha risposto».
Poi il pm mostra alla donna altre mail scambiate con la Tartagni e risalenti al 2019. Nel carteggio, che ha come oggetto «holidays» seguito da una sfilza di puntini di sospensione, le due discutono di fatture, con la Boda che dice: «Ok, mettili su inaugurazione oppure falli fatturare da Nadia a Federico con fattura di 10.000 euro, così chiudiamo tutto e qualcosa resta a Nadia di anticipo se abbiamo bisogno». La Boda aggiunge: «Dillo a Valentina», verosimilmente Valentina Franco. Ma la Tartagni risponde: «Non posso fatturare a Nadia perché li ho spesi io e non lei. Ci sta dentro la biglietteria e Ncc di altre città. Per ciò che riguarda lei ha già incassato da Federico un piccolo fondo extra…». La Boda risponde che vedrà lei «con Valentina» e la Tartagni propone una soluzione: «Ma va bene anche se li mettiamo in inaugurazione oppure se fatturo io a Federico, ma pare che stranamente lui non possa pagare un’agenzia viaggi. Anche se in passato con noi lo ha fatto… mah vabbè».
Al pm la Boda spiega che si trattava «del tentativo di concordare e capire in che modo fare pagare le spese sostenute per i miei viaggi a Bianchi di Castelbianco». Il tutto nella perfetta consapevolezza da parte della Tartagni «del rapporto che avevamo in essere io e Bianchi di Castelbianco». L’agenzia per cui lavora la Tartagni è la Scuola nuova travel, che la Boda nel suo interrogatorio descrive così: «Si tratta di un’agenzia di viaggi particolare, che lavora con il Vaticano e che mi è stata presentata dal movimento studenti cattolici». Aggiungendo poi che si tratta di «un’agenzia specializzata nei viaggi nazionali e internazionali delle scuole», che la ex dirigente considera «molto seria». E in effetti, il testo della mail con cui vengono inviati i biglietti racconta la cura nell’organizzare il viaggio della Boda: «Come già anticipato, da Manuela, è impossibile contattare l’Alitalia, per cui non abbiamo potuto preassegnarle il posto a sedere davanti. Il 29 giugno V.G. t'invierà la carta d’imbarco del volo di Palermo del 30 giugno comprensiva di Fast track e il miglior posto che riuscirà a trovare. Le carte d’imbarco per e da Lampedusa le invieremo rispettivamente il 30 giugno e il 4 luglio». I biglietti, agli atti dell’inchiesta, sono, come detto, per la Boda e per il consorte. Marito e moglie arrivano a Palermo con due compagnie diverse: la donna al mattino con un volo Alitalia, in classe economica. Testa la raggiunge nel tardo pomeriggio con un volo Ryanair e il giorno dopo proseguono per Lampedusa con la Danish air. Il 5 luglio la coppia rientra a Roma direttamente da Lampedusa con un Airbus A318 di Alitalia, sempre in economy. Dagli atti i voli risultano fatturati alla Franco, dipendente di Castelbianco ma di fatto segretaria della Boda al ministero, dal cui conto corrente risulta partito il bonifico di 2.000 euro, con causale «regalo viaggio Lampedusa», pagamento che la Procura nella sua ricostruzione delle utilità ricevute dalla donna elenca tra «i movimenti bancari effettuati dalla Franco in favore della Boda col denaro proveniente da Bianchi Di Castelbianco […]».
Infine nel suo verbale la Boda ricostruisce anche il rapporto con Fabio Condoleo, autista Ncc al servizio della Boda che è stato retribuito per i suoi servigi da Castelbianco con 105.000 euro. Condoleo, finito ai domiciliari nel settembre 2021, aveva ottenuto un’importante vittoria in Cassazione, ma le dichiarazioni della Boda potrebbero riaprire la partita. Infatti la donna ha sostenuto davanti agli inquirenti che fosse perfettamente a conoscenza del sistema corruttivo e che aveva «un rapporto quasi filiale» con l’editore, a cui «doveva tutto»: «Era venuto da un paesino della Calabria, il padre stava male e lavorava solo grazie a Bianchi di Castelbianco».
Quindi, per spiegare al meglio quanto Condoleo fosse legato all’imprenditore, racconta un episodio avvenuto dopo che le perquisizioni avevano reso nota l’indagine: «Sempre per esemplificare la consapevolezza di Condoleo vi dico che poco dopo essere uscita dall’ospedale, circa a fine luglio, lo stesso ha contatto mia madre (Titti Palazzetti, ex sindaco di Casale Monferrato in quota Pd, ndr) dicendole che Bianchi di Castelbianco voleva incontrarla urgentemente e che si sarebbero dovuti vedere alla Feltrinelli della Galleria Sordi di Roma. Spaventata mia madre si recò all’appuntamento e Bianchi di Castelbianco volendola tranquillizzare le disse che i lavori di Limone Piemonte erano stati pagati in contanti e che lei non doveva preoccuparsi di niente». Aggiungendo che l’imprenditore «aveva dato 80.000 euro in contanti e che tutti i lavori in corso nella casa di mio padre erano stati pagati. Mia madre preoccupata di quanto appreso è partita per Limone Piemonte e lì ha appreso che i contanti erano stati restituiti e che quindi i lavori dovevano essere interamente pagati». Le dichiarazioni della Boda evidenziano come i rapporti tra Condoleo e Bianchi di Castelbianco non fossero cessati nonostante fossero di pubblico dominio l’esistenza dell’inchiesta e le perquisizioni svolte dagli uomini della Guardia di finanza.
Continua a leggereRiduci
Nei riquadri Giovanna Boda e Federico Bianchi di Castelbianco (Ansa-iStock)
Chiesto il sequestro di 3 milioni all’editore: è il prezzo della presunta corruzione di Giovanna Boda per pilotare i bandi del ministero.
Nella vicenda delle presunte tangenti al ministero dell’Istruzione la Procura di Roma batte cassa dagli indagati. Il pubblico ministero Carlo Villani ha infatti chiesto al Gip di eseguire nei confronti dell’imprenditore Federico Bianchi di Castelbianco il «sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente» di 2,99 milioni di euro, pari «al valore corrispondente alle somme di denaro e utilità date alla stessa e ai terzi» indicati dall’ex capo dipartimento del Ministero Giovanna Boda, corrotta, secondo l’accusa, da Castelbianco in cambio di affidamenti da parte di istituti scolastici per 23,5 milioni di euro.
La richiesta di sequestro riguarda anche due dei cinque nuovi indagati emersi dall’avviso di chiusura della indagini, Lucrezia Stellacci, ex direttore generale in pensione del Ministero e Maria Beatrice Mirel Morano, anche lei in forza al ministero fino alla quiescenza. Per la Stellacci, che presiedeva le commissioni di valutazione dei progetti presentati dalle scuole per l’assegnazione di fondi, la Procura chiede il sequestro dei 40.293 euro di utilità (soggiorni in strutture ricettive e trasferte a Roma con minibus) che la donna avrebbe ricevuto da Castelbianco, mentre per la Morano, che è anche la madre di una componente dello staff della Boda la richiesta è di 2.000 euro, che avrebbe percepito per il suo ruolo, formalmente a titolo gratuito «componente delle commissioni di valutazione dei progetti».
Le due donne sono tra i collaboratori citati da Valentina Franco, dipendente di una delle società di riconducibili a Castelbianco, ma di fatto segretaria della Boda, durante il suo interrogatorio del 30 novembre scorso: «Poi ci sono i dipendenti che ricevevano l’una tantum. Tra questi Catia Brenda, Anna Rosa Rotondi, Giulia Bertolini (le tre non risultano indagate, ndr), entrambe facenti parte di commissioni per le scuole, Beatrice Morano, ormai in pensione da poco più di un anno, Lucrezia Stellacci che, pur in pensione, aveva un contratto di consulenza a titolo gratuito col Ministero».
Dalle intercettazioni contenute nella richiesta di sequestro emerge quanto l’arresto di Bianchi di Castelbianco avvenuto nel settembre 2021, avesse spaventato l’entourage della Boda. Come nel caso di Evelina Roselli e Lucrezia Stellacci. Proprio in quei giorni le due donne commentano gli ultimi sviluppi investigativi, anche grazie agli articoli della Verità.
Dopo i convenevoli Stellacci afferma: «Ieri è stata una giornata tremenda per me almeno perché ho letto tutte ste cose». Replica Roselli: «Eh ma stamattina per me è peggio perché c’è ad un certo punto un articolo della Verità che dice che stanno inves». Dopo una breve pausa riprende: «Allora ora io non so se sono indagata perché “una fitta rete di rapporti che andava oltre ai destinatari dei provvedimenti cautelari e su cui stanno investigando gli inquirenti i quali nel frattempo hanno iscritto nuovi indagati. La richiesta cita il caso del rapporto qualificato che lo psicoterapeuta intratteneva con un membro del personale del Ministero, R.E., la quale secondo il giudice, conoscendo l’ascendente particolare dell’uomo sulla Boda avrebbe puntato ad una promozione all’interno del dipartimento”». Pausa e poi ancora Roselli: «Cioè sono indagata? Capito? Avrei passato informazioni e bandi quando io».
Quello di Roselli, che in effetti era realmente indagata e ha chiesto il patteggiamento, è un vero e proprio sfogo: «Allora io ti dico come andava perché vorrei essere intercettata mi si diceva di fare un bando in certo modo io lo stendevo e poi mi si diceva fallo vedere a lui. Io non avrei dovuto? Indubbiamente quello era il sistema, capito? Quindi secondo me io mi salta il posto di lavoro, in sospensione, io come cazzo mangio ma poi i ragazzi io ho fatto delle cazzate appresso a lei perché pensavo che […]». La lunga conversazione prosegue, diventando una miniera d’oro per gli investigatori. Infine l’amara conclusione di Stellacci: «Vedrai ma vedrai che prenderanno tutti nella rete poi, poi vedrai che arriveranno anche a me non ti credere, qui bisognerà difendersi e purtroppo bisognerà spendere soldi questo è il problema». Chiosa la sua interlocutrice: «Che palle. Vabbè ti giro sta cosa». L’accoglimento del sequestro, potrebbe rendere più agevole la strada per un’eventuale richiesta di patteggiamento della Boda, che come rivelato ieri da questo giornale, ha iniziato a collaborare con i pm. Il ritorno nella casse dello Stato delle cifre percepite dalla donna come contropartita della presunta corruzione era quindi il principale ostacolo a una sua possibile uscita di scena dal procedimento.
Continua a leggereRiduci







