«Elkann non è la tua festa. La Repubblica siamo noi». La mostra dei 50 anni di Repubblica inaugurata ieri all’ex Mattatoio si è trasformata in occasione di protesta per il comitato di redazione del giornale romano. «Giornalismo, dignità, indipendenza», questi gli striscioni esposti. Per terra anche qualche carciofo. Una trentina di giornalisti del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari hanno atteso qualche ora per cercare un confronto con John Elkann, amministratore delegato di Exor, che a breve cederà quel che resta del gruppo editoriale Gedi a una società di un armatore greco, Antenna.
L’erede di Gianni Agnelli ha fatto tutto ciò che era in suo potere per non rischiare di trovarsi di fronte i giornalisti del suo giornale. È entrato dall’ingresso posteriore per evitarli, è uscito in macchina e non si è fermato neanche rincorso da alcuni di loro. Potrebbe essere la scena della fine degli Elkann, una fine penosa. «Ha fatto il sorcio», si direbbe a Roma, perché è entrato di nascosto ed è uscito scappando. Qualcuno gli ha urlato: «Maledetto il giorno in cui ci hai comprato».
Gli Elkann non sono mal visti solo dai dipendenti Gedi. Il 59% degli italiani, secondo Youtrend, dichiara di non fidarsi del presidente di Stellantis, mentre solo il 14% ha un’opinione positiva. Peggio di lui il fratello Lapo: a giudicarlo negativamente è il 69% degli italiani.
Le proteste e gli striscioni sono stati visti anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha visitato l’esposizione in forma privata. Ad accogliere il capo dello Stato, oltre a John Elkann, c’erano il direttore del quotidiano Mario Orfeo e il suo predecessore alla guida di Repubblica, Ezio Mauro. Presenti anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il presidente di Gedi, Paolo Ceretti, e l’amministratore delegato Gabriele Comuzzo. C’erano anche le figlie del fondatore Scalfari, Donata ed Enrica, il vicedirettore per la parte grafica, Angelo Rinaldi, che è stato tra i curatori, l’assessore alla cultura del comune di Roma, Massimiliano Smeriglio, e le più giovani redattrici del quotidiano Giulia Ciancaglini ed Emma Bonotti. Più tardi la mostra è stata aperta agli invitati, tra cui tanti volti noti del giornale e politici come Paolo Gentiloni e Pier Ferdinando Casini. Editorialisti e scrittori come Walter Veltroni, Roberto Saviano e Gianrico Carofiglio. I giornalisti, quelli che il giornale lo fanno tutti i giorni, fuori al freddo e senza risposte.
«La presenza di John Elkann oggi alla festa di Repubblica», sottolinea il comitato di redazione del quotidiano in una nota, «è un vergognoso schiaffo in faccia a Repubblica e alle sue lavoratrici e lavoratori. Siamo stati lasciati fuori dalla inaugurazione della mostra al Mattatoio per i 50 anni dalla fondazione di Repubblica. Quindi chi vuole disfarsene è dentro a festeggiare, chi Repubblica la fa ogni giorno è fuori alla stregua di fastidiosi disturbatori. Probabilmente per non infastidire un editore che non si è mai degnato di incontrare le rappresentanze sindacali nel pieno della vertenza per la cessione di Gedi. Ribadiamo ciò che abbiamo scritto nei nostri striscioni: la Repubblica siamo noi, Elkann non è la tua festa».
Fischietti e cori: «Fatti vedere, Elkann fatti vedere». «Dopo quasi sei anni di gestione disastrosa del gruppo editoriale», si legge nel volantino che distribuivano, «l’attuale proprietario John Elkann ha deciso di vendere quel che resta di Gedi a un greco. È un suo diritto ed è nostro diritto e dovere pretendere alcune cose», prosegue elencando tre punti: garanzie occupazionali, il mantenimento della cultura «di sinistra, progressista moderna e antifascista, e trasparenza per una cessione che sta avvenendo in una coltre di mistero».




