C’è sempre il sesso nella guerra senza fine tra Elon Musk e Keir Starmer. Ieri il premier britannico ha segnato un punto a proprio favore costringendo il padrone di X a impegnarsi affinché il suo programma di intelligenza artificiale Grok non possa più spogliare le persone reali. In un primo momento, Musk aveva pensato bene di resistere, minimizzando, ma poi, di fronte alla minaccia concreta di vedersi spegnere i social nel Regno Unito, ha garantito il pieno rispetto della legge. Peccato che Starmer si sia dimenticato che esistono anche altre intelligenze artificiali e decine di bot su Telegram che possono costruire dei nudi con il volto di persone ignare.
A inizio anno, il giorno della Befana, Starmer aveva affrontato duramente l’inviso Mister Tesla con un avvertimento in piena regola: «Basta diffondere bugie e disinformazione contro di me e contro il partito laburista». Ce l’aveva con la campagna, in corso da giorni su X, nella quale si accusava il premier di aver insabbiato un vasto scandalo sessuale dieci anni prima, quando era procuratore generale. E in base a quelle accuse a scoppio ritardato, e nonostante le smentite di Starmer (che aveva fatto riaprire alcuni casi), Musk chiese le sue dimissioni. I colpevoli delle violenze sessuali, che sarebbero stati tollerati, erano di origine pachistana e secondo la destra inglese questo sarebbe successo perché l’ossessione per il politicamente corretto di Starmer (che in effetti, da premier, ha poi varato una serie di provvedimenti censori imbarazzanti per la tradizione giuridica britannica) avrebbe preso il sopravvento sulla gestione della giustizia. Il tutto per il timore che si scatenasse una reazione «razzista» contro i violentatori.
Ora, a una decina di giorni da questo violento scontro, con la scusa di Grok, i due hanno di nuovo incrociato le spade. I fatti sono semplici: nei giorni scorsi OfCom, l’autorità britannica delle telecomunicazioni, ha aperto un’indagine formale su X dopo una serie di segnalazioni sulla possibilità che Grok potesse generare immagini sessualizzate di donne e bambini (i cosiddetti deep nude o deepfake sessuali). Il premier laburista ha immediatamente definito la situazione «vergognosa» e «disgustosa» e ha aggiunto che chi viola la legge perde il diritto all’autoregolamentazione. Musk, dal canto suo, inizialmente ha provato a minimizzare la faccenda. Poi, ieri, ecco la marcia indietro. Il proprietario di X ha fatto sapere che Grok «si rifiuterà di produrre qualsiasi cosa illegale, poiché il principio operativo per Grok è obbedire alle leggi di qualsiasi paese o stato».
Lo scandalo esploso nel Regno Unito rischiava di allargarsi a macchia d’olio, anche perché Musk, che è tornato a muoversi ovunque in piena sintonia con Donald Trump, ormai è una figura decisamente polarizzante anche negli affari. E così, sempre su X, il padrone di Starlink ha aggiunto: «Abbiamo messo in atto misure tecnologiche per impedire al profilo Grok di consentire la modifica di immagini di persone reali con abiti rivelatori, come i bikini»,E ha garantito che «questa restrizione si applica a tutti gli utenti, compresi gli abbonati a pagamento». Una precisazione surreale.
Fine della storia, almeno fino al prossimo match Starmer-Musk. Ma il problema della nudification resta quasi intatto. Al momento esiste una quantità imprecisata di servizi simili, facilmente accessibili con una semplice ricerca online o come bot su Telegram, sia gratis che a pagamento. L’uso di questi servizi, in molte nazioni e anche in Italia, senza il consenso della persona è una violazione della privacy e della dignità personale. Molti di questi servizi sono nati come strumenti per creare immagini innocenti. L’ex procuratore Starmer avrà il suo bel da fare a inseguirli tutti.




