- Ancora tre settimane di chiusura delle attività. Mentre il primo ministro Boris Johnson è ancora convalescente, l'Inghilterra continua ad affrontare il coronavirus puntando più sulla persuasione verso i cittadini convincendoli a stare a casa piuttosto che su sanzioni penali e autocertificazioni.
- Gli inglesi non rinunciano al cinema. Così Secret Cinema sposta i suoi eventi misteriosi (e interattivi) sul divano di casa. Gli incontri costano circa 5 euro e avvengono su Zoom.
- «Con il mio lavoro ero sempre in una città diversa. Ora cerco di aiutare le piccole medie imprese nella loro comunicazione digitale». Come è cambiata con la quarantena la vita di Xenia Tchoumi, italo-svizzera e una delle maggiori influencer al mondo.
Lo speciale contiene tre articoli e gallery fotografiche.
Giovedì scorso il governo di Londra, attraverso Dominic Raab, ministro degli Esteri e capo del governo ad interim, ha annunciato un'estensione del lockdown di altre tre settimane. Lo ha fatto facendo prevalere – solo per il momento e con estrema cautela – la linea del ministro della Salute Matt Hancock (e dello stesso Raab) rispetto all'approccio più sviluppista e pro ripartenza del Cancelliere dello Scacchiere (ministro delle Finanze) Rishi Sunak, e della Home Secretary (ministro dell'Interno) Priti Patel.
Attenzione, però: si resta nell'alveo della linea tracciata da Boris Johnson, il primo ministro attualmente convalescente nella residenza di Chequers. Pur essendo state fissate le regole restrittive, da diverse settimane, in una norma (il Coronavirus Bill), si continua a contare più sulla persuasione verso i cittadini (strong advice) che su sanzioni penali, burocrazia, e miriadi di autocertificazioni (assolutamente non richieste ai londinesi, che non devono rendere conto dei loro spostamenti, e, con le opportune distanze, possono anche correre al parco).
Conta indubbiamente il dna del Regno Unito, che porta i britannici a confidare nella libertà personale e a diffidare di uno stato onnipotente e onnipresente: e in fondo il primo ministro ha fatto capire a tutti che non prolungherà la richiesta di isolamento un solo minuto più del necessario.
La situazione sanitaria resta comunque delicata. Ma da un punto di vista politico, al di là delle falsificazioni mediatiche (Johnson non ha mai parlato di immunità di gregge: a citarla infelicemente era stato il suo consulente scientifico, sir Patrick Valiance), al primo ministro è riuscito anche il capolavoro tattico, con il suo discorso emozionale dopo essere stato dimesso dall'ospedale, di essere divenuto il campione del National Health Service (NHS), definito da Johnson il “maggior asset nazionale", di fatto sottraendo ai laburisti l'ultimo argomento politico rimasto, e presentando i Tories come il partito capace di tenere insieme tutto, libertà economica e dimensione sociale, iniziativa privata e efficienza delle strutture pubbliche, istinto libertario e necessità di protezione.
Oltre naturalmente a garantire economicamente i britannici: il giorno stesso in cui Johnson ha chiuso tutto, ha riconosciuto ai lavoratori dipendenti l'80% del loro stipendio (fino a 2500 sterline), e a tutti gli autonomi l'80% del loro fatturato dell'anno prima.
Il complesso di queste scelte ha fatto registrare nei sondaggi livelli di popolarità mai visti per Johnson: i britannici hanno premiato proprio il fatto che abbia chiuso tutto solo come extrema ratio, e non per istinto autoritario, che abbia offerto adeguata protezione economica a tutti, e che incarni l'idea del lottatore coraggioso.
Da segnalare infine un'attenzione forte del governo britannico pure alla dimensione psicologica e ai problemi (anche di violenza domestica) che l'isolamento forzato può determinare, specialmente per le donne. E' dunque stato attivato un numero verde (la campagna si chiama “You are not alone") e Priti Patel ha annunciato un fondo di 2 milioni di sterline per questa linea e per consentire alle vittime di sollevare le appropriate denunce.
Daniele Capezzone
Gli inglesi non rinunciano al cinema. Così Secret Cinema sposta i suoi eventi misteriosi (e interattivi) sul divano di casa
La compagnia cinematografica Secret Cinema ha deciso di ospitare le sue esperienze cinematografiche immersive su Zoom dopo che il progetto di mettere in scena e ricreare Dirty Dancing sotto il Big Ben è stato messo in pausa a causa del coronavirus. L'apertura del resort Kellerman, il luogo in cui prende vita l'amore tra Baby e il ballerino Johnny Castle, era prevista per luglio ma attualmente è in fermo a causa delle norme sanitarie che impongono il distanziamento sociale.
Per non fermare il cinema, il gruppo ha cos' deciso di spostare il tutto nel mondo del virtuale. Come? Organizzano proiezioni a tema su Zoom. Il costo del biglietto, poco più di 5 euro, verrà completamente devoluto a raccolte fondi per combattere il Covid-19.
Il primo tentativo di party era a tema anni Ottanta, ed è stato ospitato da un attore e due dj. Ha venduto oltre 1.000 biglietti a 5 sterline ciascuno. Secret Cinema è così diventato Secret Sofa.
Ma come funziona? E dove sta l'esperienza se il tutto avviene nel salotto di casa? Semplice. Il primo film in palinsesto sarà The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson. Dopo essersi registrati sul sito di Secret Cinema, i partecipanti riceveranno via email le istruzioni su cosa indossare, le routine di danza da praticare, i consigli per gli attrezzi di scena e altro ancora. L'azienda ha stretto un accordo con Haagen-Dazs che invierà a casa dei partecipanti un gusto speciale di gelato selezionato per l'occasione.
La compagnia ha ancora in programma di ospitare Dirty Dancing, anche se senza alcun dubbio le date cambieranno e con tutta probabilità l'evento verrà posticipato in autunno. Secret Cinema ha recentemente firmato accordi con Netflix e Disney per diventare loro partner di eventi esperienziali per alcuni dei titoli più popolari. il gruppo ha infatti recentemente ospitato una proiezione a tema Stranger Things a Londra.
L'evento è già un successo: «È stato meraviglioso. Avevamo 600 browser aperti in qualsiasi momento» ha commentato Max Alexander, Chief Executive di Secret Cinema «La gente giocava, abbiamo fatto una gara di ballo e abbiamo incoraggiato la gente a travestirsi. È stato fantastico. Quello che stiamo facendo è un po' sciocco, no? Non è una cosa seria, ma è importante aggiungere un qualche tipo di struttura e di appuntamento alla vita delle persone; venite, vestitevi e fate un ballo. Miglioreremo, lo abbelliremo, lo abbelliremo e ne aggiungeremo altri man mano che ci alzeremo in piedi. Ma ora come ora, si mette un cappello, si prende un gelato e si guarda un film».
«Con il mio lavoro ero sempre in una città diversa. Ora cerco di aiutare le piccole medie imprese nella loro comunicazione digitale»

Xenia Tchoumi (Instagram)
Con 1.6 milioni di followers solo su Instagram, Xenia Tchoumi, è una delle voci dall'estero che stanno tenendo compagnia in questo periodo di quarantena. Svizzero-italiana, Xenia non è solo un'influencer di moda e un'imprenditrice digitale ma anche una public speaker. Oltre a essere stata ospitata alle Nazioni Unite e ad aver partecipato a molteplici TedxTalk, Xenia Tchoumi è una vera e propria paladina del self-empowerment, ovvero la capacità di credere in se stessi e potenziare al massimo le proprie abilità.
Abbiamo chiesto a Xenia, abituata a girare il mondo per il suo lavoro, come è cambiata la sua vita da quando anche a Londra è stato emanato lo stato di emergenza a causa del coronavirus.
Come è organizzata la tua giornata in questo periodo di quarantena?
«Ogni sera cerco di farmi una lista da seguire il giorno dopo. Si tratta di molto lavoro online, come le collaborazioni con i brand per i miei social, contenuto da scattare, ma anche di scrittura, perché sto finendo di redigere il mio primo libro sul self-empowerment».
Che tipo di contenuti stai producendo?
«A volte è semplice e da quarantena (workouts, cucina, pigiama), a volte mi trucco, mi sistemo i capelli e insceno un vero e proprio fashion shoot. Perché non farlo? Cerco anche di scandire la mia giornata con un po' di yoga, allenamenti e balli spontanei per migliorare l'umore. Lavoro ogni giorno sulla mia disciplina, ed ammetto che non è un'impresa facilissima stando sempre in casa».
Come è cambiato il lavoro?
«Il mio lavoro era già indipendente ed è completamente in linea. Sono più focalizzata a cercare di aiutare le piccole e medie imprese facendogli promozione digital, perché so che sono quelle che stanno soffrendo di più. Con il mio lavoro io ero sempre in una città diversa, fino a 5-6 volte al mese. È un ritmo sfrenante, però adrenalinico. Mi mancano tantissimo gli aerei ed gli aeroporti. Chi l'avrebbe mai detto».
Come sta affrontando l'emergenza la città di Londra?
«Tutto chiuso, tranne le attività essenziali. È surreale vedere il centro di una capitale come Londra completamente chiuso. Ma la NHS (National Health Service) sta davvero facendo miracoli».
-Le strade sono vuote o c'è ancora movimento?
«Molto piene di persone (da sole o in coppia) che non sanno dove andare e che fare. Le persone si sono date allo sport, i parchi sono pieni. C'è chi prende la situazione molto sul serio, e chi meno.. Ma con il sole fuori è molto difficile fermare i londinesi».
E le aziende?
«Tutto lento, tutto chiuso, tutti in uno stato di attesa. Siamo indietro rispetto all'Italia, ma sono sicura che arriveremo agli stessi livelli se non peggiori purtroppo».
Tu esci da casa? Quante volte a settimana e perché?
«Solo a prendere caffè accanto a casa, con mascherina e guanti, e una volta ogni dieci giorni per la spesa. A volte esco nel giardino privato del mio palazzo. In realtà non solo preferisco rispettare il social distancing, ma evito anche di vedere la mia città in ginocchio, mi deprime molto. Quindi preferisco dedicarmi alla casa».
Si parla già di riaperture?
«No qui no, siamo indietro. Con calma, passo a passo, si ripartirà un giorno»
Hai qualche progetto post quarantena?
«Viaggiare quando potrò, lancerò il mio libro self-help & business (almeno in e-book per ora!), ricominciare a scattare collaborazioni moda».













