Manca poco più di un anno al voto per eleggere il nuovo sindaco di Milano. La data appare lontana, ma si intravvedono le prime agitazioni a sinistra, alimentate da una serie di sondaggi che assegnano un buon vantaggio al campo largo.
Le recenti inchieste sull’urbanistica non paiono infatti intaccare più di tanto il consenso: hanno piuttosto alimentato discussioni sul fatto che Milano sia una città troppo elitaria, dove il guadagno di pochi tende a prevalere sull’interesse pubblico. Ma il dibattito esiste anche perché tanti vedono un capoluogo ambivalente, luogo delle opportunità ma anche dei sacrifici. Resta un fatto: la maggior parte dei milanesi ha continuato a preferire le stesse giunte di centrosinistra sotto le quali questa sensazione si è diffusa. È un’apparente contraddizione che si può provare a spiegare in vari modi.
Il primo è che, nonostante la narrazione di una città «escludente», nel complesso Milano soddisfa chi ci vive. Circa il 70% dei residenti è proprietario di casa: per queste persone l’aumento dei prezzi delle abitazioni - motivo di forti critiche - si traduce in aumento del valore dei loro immobili, rivendibili a prezzi molto più alti.
Il secondo elemento è che più del 60% degli attuali residenti non viveva in città 15 anni fa. Sono persone che si sono trasferite perché attratte dall’offerta di Milano: università, servizi pubblici abbastanza efficienti, lavoro, vita sociale. Anche se sono ormai evidenti sia le sofferenze delle periferie sia l’abbassamento del livello di sicurezza per i cittadini: temi sui quali la sinistra ha finora balbettato.
Sta di fatto che tutto ciò ha permesso, dal 2011 a oggi, al centrosinistra milanese di mantenere la maggioranza, in controtendenza rispetto al resto del territorio. Prendiamo le regionali 2023: in tutta la Lombardia la coalizione di centrodestra che candidò Attilio Fontana vinse con il 54,65%: ben 20 punti in più del centrosinistra con candidato Pierfrancesco Majorino. A Milano, la coalizione di quest’ultimo vinse con il 45%, con Fontana fermo al 39. È in questo quadro che si spiega l’appetito di molti candidati. Ma come sempre succede, più nomi ci sono e più iniziano le divisioni. Le cronache cittadine informano che tra i candidati a sostituire Beppe Sala due sono quelli che vanno per la maggiore: Mario Calabresi, giornalista e figlio del commissario di polizia Luigi, ucciso in un agguato terrorista 54 anni fa, e Pierfrancesco Majorino, attuale consigliere regionale. Uno che, se c’è da candidarsi a qualcosa, risponde sempre presente. Sono due profili che non ricevono un forte consenso, e ognuno di essi trova ostacoli in ampi settori della possibile coalizione.
Partiamo da Calabresi. Rumors interni al Pd, sia attorno al segretario milanese sia nella segretaria regionale, riferiscono della sensazione di una candidatura debole. Inoltre, nella parte più a sinistra, la sua storia personale risveglia antichi ricordi e riapre ferite mai dimenticate: suo padre venne si assassinato da esponenti di Lotta continua, ma una fetta dell’opinione pubblica gli ha sempre attribuito la responsabilità per la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli. Per questo risulta difficile pensare che Avs e altri raggruppamenti di sinistra possano convintamente appoggiarlo.
Per quanto riguarda Majorino invece le contrarietà sono più trasversali e con ragioni diverse. Un’area che include anche settori del Pd rinfaccia a Majorino le cariche di consigliere e assessore al comune di Milano, poi la candidatura in Europa, poi l’abbandono del Parlamento europeo dopo poco tempo per candidarsi in Lombardia. Per i riformisti, poi, si tratta di una candidatura troppo a sinistra. Motivo per cui, anche se con ragioni opposte, Avs non si scalda più di tanto: non vorrebbe delegare la propria rappresentanza radicale a un esponente Pd.
Insomma, di fronte alla coalizione di sinistra c’è un bel rebus, e anche in questo caso, come a livello nazionale, c’è grande incertezza sul tema della primarie. Il quadro è questo: condizioni elettorali favorevoli per il centro -sinistra , ma forti divisioni sui nomi che, se si accentueranno, rischiano di non dare la partita elettorale per scontata. Vedremo gli sviluppi, ma comincia già a farsi largo l’idea che, al di là di queste schermaglie posizionali preventive, forse sia il caso di ricercare qualcun altro che possa meglio competere per assicurarsi il governo della città respingendo i tentativi, fin qui non convintissimi, del centrodestra di rientrare in partita.




