Nel corso dell'evento organizzato da La Verità per fare il punto sulle prospettive della transizione energetica, è intervenuto il presidente di Ascopiave Nicola Cecconato.
L'amministratore delegato di Ascopiave Nicola Cecconato (Imagoeconomica)
L’ad dell’utility del Nord Est: «Abbiamo presentato un’offerta per 490.000 punti di distribuzione del gas in Lombardia, diventeremmo il terzo player del Paese. Aumentano utili e incassi. Riforma del settore? C’è chi chiede solo 7-8 ambiti territoriali, sarebbe un errore».
Giornata di conti in casa Ascopiave, ma non solo. L’utility controllata dai Comuni delle province di Treviso, Belluno, Pordenone e Venezia, che serve circa 870.000 utenti ed ha una rete da 14.500 chilometri, ha infatti annunciato al mercato la presentazione di un’offerta non vincolante per l’acquisizione di asset che comprendono circa 490.000 pdr (le utenze) di distribuzione gas in Lombardia (Brescia, Bergamo, Cremona, Pavia, Lodi), ora gestiti da A2A. L’operazione fa parte di un processo di crescita che tra affari andati in porto e altri saltati sul filo di lana (gli impianti di stoccaggio di Edison passati di recente a Snam) nelle intenzioni del presidente e amministratore delegato, Nicola Cecconato, dovrebbe caratterizzare anche il prossimo futuro della società. I fondamentali della semestrale sono in crescita. A partire dall’utile di 18,5 milione che segna un incremento del 38% rispetto all’esercizio precedente, per arrivare ai ricavi che sfiorano i 100 milioni (erano a quota 83,9 nello stesso periodo del 2023) e al margine operativo lordo (l’indicatore più attendibile sulla redditività di un’impresa) in progressione del 27,6% da 38 a 48 milioni.
Presidente iniziamo dalle note positive.
«Non possiamo che essere soddisfatti, abbiamo chiuso il primo semestre con risultati in miglioramento e un contributo positivo da parte di tutte le aree di business. Segnalo in particolare la performance del comparto delle energie rinnovabili che, nel semestre, ha realizzato un margine operativo lordo di 11,6 milioni di euro, in decisa crescita rispetto allo scorso anno».
Ci sono fattori esterni che vi hanno favorito?
«I buoni risultati dipendono innanzitutto dai volumi di produzione prossimi alle medie storiche e da un regime dei prezzi di vendita che è tornato a condizioni normali di mercato, dopo che tutto il settore aveva subito le restrizioni del precedente governo, entrate in vigore nel 2023».
Non ci sono solo i numeri però. Oggi avete annunciato al mercato un’offerta per 490.000 pdr di distribuzione gas in Lombardia che appartengono ad A2A.
«Abbiamo ottenuto un periodo di negoziazione in esclusiva, fino al 15 dicembre 2024, per portare avanti la due diligence e nel caso arrivare alla sottoscrizione di un accordo vincolante. Si tratta di un primo passo con l’obiettivo di negoziare accordi contrattuali di comune soddisfazione e ottenere le autorizzazioni necessarie da parte delle autorità competenti».
Ci sono le prime indicazioni sul valore degli asset, con forchette di prezzi abbastanza flessibili. Può darci qualche conferma?
«No guardi siamo in una fase iniziale e qualsiasi parola su quest’aspetto rischia di essere fuorviante. Quello che posso dirle è che si tratta di un’operazione molto importante che ci farebbe diventare il terzo player nella distribuzione di gas in Italia, con un salto del 50% rispetto alla nostra attuale capacità che oggi si attesta a quota 870.000 pdr (utenze)».
Il settore è in grande fermento, in questi giorni potrebbe esserci novità anche rispetto all’offerta di Italgas per l’acquisizione del 100% del capitale di 2i Rete Gas da F2i: un affare da circa 5 miliardi. Si parla anche di spinte della stessa Italgas per una riforma del sistema che riduca gli Atem (ambiti territoriali ottimali assegnati attraverso gare d’ambito) dagli attuali circa 180 a 7-8 a livello nazionale. Siete d’accordo?
«Non penso che un disegno del genere possa portare dei vantaggi in generale. Finirebbe con il favorire i grandi operatori che non avrebbero praticamente più concorrenza, a discapito delle piccole e medie realtà come la nostra».
Il disegno finale sarebbe quello di dare più forza ai grandi player per integrare di più la distribuzione elettrica con quella del gas.
«Evidentemente sì. Se passasse una riforma del genere ci troveremmo davanti a una vera e propria nazionalizzazione del sistema. E a proposito di gare gas, certamente una semplificazione della normativa che governa le gare e la ridefinizione della dimensione degli Atem della distribuzione gas appare necessaria tuttavia deve essere individuata una dimensione minima efficiente a livello industriale e la garanzia di un adeguato livello di concorrenzialità e partecipazione degli operatori alle gare».
Di recente siete stati vicini a ottenere un’esclusiva per l’acquisizione degli impianti di stoccaggio a Collalto (Treviso), Cellino (Teramo) e San Potito e Cotignola (Ravenna), con una capacità complessiva di più di 1 miliardo di metri cubi di gas, da Edison. Alla fine però l’ha spuntata Snam.
«Eravamo interessati, certo, ma alla fine il venditore ha preferito prendere un’altra strada. Anche quella sarebbe stata un’operazione importante, considerate le nostre dimensioni, che testimonia la volontà di crescere, sempre però senza fare il passo più lungo della gamba».
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Nicola Monti, amministratore delegato di Edison (Imagoeconomica)
Snam e Ascopiave sono in corsa per 4 siti di stoccaggio di Edison. C’è una causa su uno dei depositi (ballano 100 milioni), ma il gruppo di Edf non vuol concedere garanzie.
Ballano poco più di 100 milioni nella gara che ormai da settimane vede contrapposte Snam e Ascopiave, l’utility controllata dai Comuni delle province di Treviso, Belluno, Pordenone e Venezia, per aggiudicarsi quattro siti di stoccaggio del gas messi sul mercato da Edison. Sono già arrivate delle offerte (che tra equity e asset superano i 600 milioni), ma il colosso energetico a guida francese (Edf) ha fatto sapere a inizio anno di ritenerle insufficienti e ha chiesto un secondo giro di Nbo (offerte non vincolanti) prima di assegnare l’esclusiva. C’è tempo fino alla fine del mese per i rilanci.
Snam e Ascopiave stanno lavorando alle nuove proposte, ma secondo quanto risulta alla Verità, è diventato centrale il contenzioso di Edison con Arera in relazione a uno dei siti oggetto dell’affare, quello di San Potito e Cotignola (Ravenna). Una delibera della authority che svolge attività di regolazione e controllo anche nei settori dell’energia elettrica e del gas naturale, non ha infatti riconosciuto alcuni degli investimenti realizzati da Edison sul sito ravennate. Come da prassi nei settori di pubblica utilità, dal Rab (capitale investito regolatorio o capitale investito netto riconosciuto) sono determinate le tariffe riconosciute e di conseguenza i ricavi del sito. Meno investimenti corrispondono anche a minor fatturato. Abbassandosi i ricavi, quindi, potenzialmente si abbassa di circa 100 milioni anche il valore del deposito di gas.
Edison ha vinto il ricorso al Tar, ma Arera si è rivolta al Consiglio di Stato. Insomma, si tratta di una spada di Damocle rispetto alla quale i potenziali acquirenti (in partita c’erano anche la compagnia ceca Eph, e il fondo australiano Macquarie, ma ormai si sono defilati) vorrebbero delle garanzie. Che succede se alla fine di un percorso giudiziario che si prevede ancora lungo dovesse aver ragione Arera? Chi ci rimette? È questo uno dei grandi elementi del contendere rispetto al quale però pare che Edison non voglia sentir ragioni.
Insomma, c’è il rischio concreto che l’affare possa non andare in porto. E che la società guidata da Nicola Monti decida di sospendere la gara per riproporre i siti sul mercato in un altro momento. Certo a quel punto è probabile che i protagonisti attuali dell’affare decidano di tirarsi indietro. Per Ascopiave che capitalizza in Borsa poco più di mezzo miliardo, si tratta di un deal importante e un eventuale rinvio potrebbe convincerla a convergere gli sforzi economici su un altro obiettivo.
Secondo quanto risulta alla Verità, comunque, le nuove offerte non cambierebbero di molto dal punto di vista dell’equity, ma prevederebbero delle opzioni più favorevoli al venditore.
Sembra che Snam (primo azionista Cdp Reti con il 31%) sia pronta a inserire nella proposta anche le attività legate al biogas che fanno capo alla controllata Bioenerys, mentre Ascopiave, guidata da Nicola Cecconato, avrebbe messo sul piatto le centrali idroelettriche e i parchi eolici che si trovano tra Lombardia e Veneto. Si tratta di 29 impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili: 27 centrali idroelettriche e due parchi eolici, in Campania e Calabria, per una potenza complessiva di 84 megawatt.
Resta inoltre il nodo antitrust. Stogit (Snam) possiede il 93% del mercato, Edison il 6% e Italgas storage l’1%. La cessione dei siti di Collalto (Treviso), Cellino (Teramo), San Potito e Cotignola (Ravenna), che hanno una capacità complessiva di più di 1 miliardo di metri cubi di gas, alla stessa Snam creerebbe, seppur in un settore iper-regolamentato, una situazione di quasi monopolio.
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