Il 796° giorno di guerra in Ucraina è stato segnato da due pesanti attacchi messi a segno dall’esercito russo, che in queste settimane sta intensificando gli sforzi per provare ad anticipare la difesa di Kiev, ancora in attesa di ricevere le armi promesse dagli Alleati. A Ocheretiny, un insediamento rurale nei pressi di Avdiivka situato nella regione di Pokrovsk all’interno dell’oblast di Donetsk, i militari russi hanno sfondato la linea difensiva ucraina composta perlopiù da riservisti. «La situazione è tale che il nemico è riuscito a sfondare in questo insediamento», ha ammesso il portavoce del comando militare Khortytsia Nazar Voloshyn, «Sono in corso pesanti combattimenti affinché le forze armate ucraine riescano a scacciarli da lì». Da Mosca, stando a quanto reso noto dal ministero della Difesa, fanno sapere che l’esercito russo ha conquistato oltre al villaggio di Ocheretiny, anche quello di Berdychi, distante 10 chilometri da Avdiivka. Altri due villaggi persi dunque per l’Ucraina, che vede spostare la linea del fronte orientale nei pressi di Kurakhove e Pokrovsk, dove sono in corsi violenti scontri. A Zaporizhzhia, invece, il portavoce dell’intelligence ucraina Andry Chernyak ha riferito, con il supporto di un video, che i russi stanno utilizzando la centrale nucleare come punto di lancio dei droni kamikaze, fatti partire dalle rampe di lancio allestite proprio vicino al sesto reattore. Una mossa che rende impossibile qualsiasi risposta da parte dell’esercito ucraino. A Kharkiv sei bambini sono rimasti feriti sotto le bombe aeree guidate dall’esercito russo; mentre sul fronte meridionale, il sindaco di Odessa ha comunicato i danni causati dall’ennesimo raid missilistico che ha ferito almeno 13 persone e distrutto diverse infrastrutture civili. Il danno peggiore, però, l’ha subito la città di Chasiv Yar, completamente carbonizzata come si può vedere da un video realizzato da un drone e diffuso dall’Associated Press.
L’esercito russo, intanto, è stato accusato di aver utilizzato armi vietate dalla Convenzione sulle armi chimiche. Il sospetto è stato avanzato dagli Stati Uniti: secondo il dipartimento di Stato americano, Mosca avrebbe appunto impiegato la cloropicrina per combattere contro le forze ucraine. Accuse prontamente respinte al mittente dal Cremlino, con il portavoce Dmitri Peskov che le ha definite «completamente infondate e non dimostrate», mentre l’ambasciatore russo negli Usa, Anatoly Antonov, che ha parlato di accuse «odiose e false». Accuse che si sommano a quelle avanzate dall’organizzazione non governativa internazionale Human rights watch, secondo cui l’esercito russo avrebbe giustiziato almeno 15 soldati ucraini che si erano arresi.
Intanto, Volodymyr Zelensky, che ieri ha dato il benservito al capo della sicurezza informatica del Servizio di sicurezza ucraino, Illia Vitiuk, sospettato e accusato di corruzione, continua a sollecitare l’Occidente affinché si velocizzi la consegna degli aiuti militari. «Il ministro della Difesa Rustem Umerov ha presentato un rapporto sui tempi di consegna delle armi dei partner. Ho incaricato di adottare tutte le misure possibili per abbreviare i termini», ha scritto il leader ucraino su Telegram, «ciò vale soprattutto per la fornitura di attrezzature di difesa aerea per la protezione delle vite umane e delle infrastrutture energetiche». Il presidente ucraino ha inoltre aggiunto, in un post pubblicato su X, che «sarà possibile fermare il terrore russo soltanto con l’utilizzo della forza».




