Su Bibbiano rischia di calare la prescrizione
Il processo per i bimbi strappati ai genitori e dati in affido potrebbe saltare, anche perché la prossima udienza è il 16 dicembre. Per questo ben 14 legali di parte civile, compreso quello del ministero della Giustizia, chiedono ai giudici di velocizzare i lavori.

L’inchiesta «Angeli e demoni» rischia, vergognosamente, di finire in nulla. Il processo per i presunti allontanamenti illeciti dei bambini di Bibbiano è iniziato l’8 giugno nel tribunale di Reggio Emilia, ma è stato subito rinviato di 6 mesi, al 16 dicembre. Tempi troppo lunghi, che potrebbero causare l’annullamento del procedimento per la prescrizione di molti reati. Per questo motivo, 14 avvocati che rappresentano le parti civili, cioè le presunte vittime del caso, ieri hanno presentato un’istanza formale al presidente della Corte d’appello di Bologna, Oliviero Drigani, e alla presidente del tribunale di Reggio, Cristina Beretti: i legali chiedono che il processo venga celebrato «in tempi ragionevoli» per scongiurare proprio il rischio prescrizione e per impedire così che «vengano frustrate le legittime aspettative di giustizia della collettività, profondamente colpita dalle vicende oggetto del procedimento». I 14 avvocati – tra i quali anche quello che in aula rappresenta il ministero della Giustizia – chiedono insomma un calendario molto più serrato, che permetta di affrontare un’istruttoria che si annuncia complessa, visti i 17 imputati e le oltre 30 parti civili. Da solo, il pubblico ministero Valentina Salvi ha chiesto alla corte di ascoltare 233 testimoni, mentre le difese hanno già proposto svariate centinaia di testi.

Su Bibbiano la giustizia fin qui è già stata terribilmente rallentata dal Covid. Ormai sono trascorsi più di tre anni dall’esplosione dello scandalo, il 27 giugno 2019, quando l’inchiesta giudiziaria divenne di pubblico dominio a causa degli arresti domiciliari ordinati per Andrea Carletti, il sindaco di Bibbiano appena rieletto per il Pd, e per alcuni dei principali imputati che oggi sono sotto processo: Nadia Anghinolfi, in quel momento responsabile dei servizi sociali dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza di cui Bibbiano fa parte; lo psicologo piemontese Claudio Foti, fondatore del centro Hansel e Gretel di Moncalieri, e sua moglie Nadia Bolognini, psicoterapeuta.

Nei mesi successivi, le cronache sullo scandalo di Bibbiano hanno colpito in profondità l’opinione pubblica, soprattutto per le inquietanti intercettazioni di cui è stata capace l’inchiesta dei carabinieri di Reggio Emilia.

L’accusa finora ha anche incassato una prima condanna, oggettivamente significativa: nel giudizio abbreviato che si è concluso in primo grado lo scorso novembre, Foti è stato condannato a 4 anni di reclusione, più 2 anni di sospensione dalla professione e 5 d’interdizione dai pubblici uffici. La condanna (particolarmente dura se si considera che nel giudizio abbreviato la pena viene ridotta di un terzo) trae origine soprattutto dalle gravi patologie causate a una giovanissima paziente, nella cui mente lo psicologo ha indotto il falso ricordo di un abuso sessuale da parte del padre. Ma Foti è stato anche condannato per concorso in abuso d’ufficio, il reato che nel processo ordinario viene ora contestato al sindaco Carletti, accusato di avere affidato senza gara al centro Hansel e Gretel l’incarico di occuparsi della psicoterapia dei bambini allontanati dalle famiglie, facendo così spendere indebitamente al Comune almeno 182.000 euro tra il 2014 e il 2018.

Un’inchiesta dello spessore e della gravità di «Angeli e demoni», storicamente la prima ad avere aperto uno spiraglio sul fenomeno degli affidi facili (un altro scandalo è esploso nel dicembre 2020 a Massa Carrara, e altri sono avvenuti più di recente in Lazio), avrebbe davvero meritato tempi più veloci. Invece la giustizia, nei confronti dei bimbi di Bibbiano e delle loro famiglie, è stata disastrosamente lenta.

Come non bastasse, il processo in corso a Reggio Emilia è destinato inevitabilmente a fermarsi nei prossimi mesi per l’uscita di scena di due dei tre magistrati che compongono la corte: sia il suo presidente Simone Medioli Devoto sia uno dei due giudici a latere, Chiara Alberti, hanno infatti ottenuto il trasferimento a un’altra sede giudiziaria. Anche per questo i 14 legali di parte civile oggi chiedono al presidente del tribunale di Reggio provvedimenti organizzativi che permettano «una congrua anticipazione dell’udienza» prevista per il 16 dicembre, possibilmente costituendo tempestivamente anche il nuovo collegio giudicante.

Nel frattempo, davanti al tribunale del lavoro di Reggio Emilia è in corso il processo aperto dalla ex responsabile dei servizi sociali di Bibbiano, Anghinolfi, licenziata per giusta causa dal Comune nel gennaio 2020. La prossima udienza si terrà il 15 luglio.

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